Braccialetto? No meglio la cintura di castità!
Di Stefania Nardini
E perché no la cintura di castità ?
E’ stato un pensiero istintivo, quando ho sentito che il candidato a sindaco di Roma Francesco Rutelli ha proposto il braccialetto antiviolenza per le donne.
Perché, diciamola tutta, questi aggeggi elettronici spesso fanno cilecca, e cosi’ potrebbe capitare che se un stupratore entra in azione e l’aggeggio va in tilt la vittima-preda, cioè la donna, è spacciata. E’ più comoda la vecchia cintura di castità! Antico mezzo di coercizione del potere maschile che con la voglia di “vintage” che c’è in giro potrebbe fare addirittura tendenza…
Siamo al ridicolo. Per non dire che siamo alla frutta. E, tanto per rimanere in tema gastronomico, c’è pure la ciliegina sulla torta : il solito, immancabile dibattito televisivo a casa Vespa.
Cosi’ dopo un’amara risata sul signor Rutelli, che si proclama uomo di sinistra, chi c’è in televisione a dibattere di un tema tanto delicato quale la violenza sulle donne? I politici. Dagli “sfrattati” ai nuovi inquilini. Tutti maschi e una sola signora, ex senatrice di Rifondazione.
Si parla del braccialetto, del rumeno che ha aggredito la studentessa a La Storta, dell’emergenza sicurezza.
A sentirli penso a un amico carabiniere che viene tenuto “in panchina” perché lo Stato non ha sufficienti energie economiche per le forniture di benzina alle volanti.
Infatti lui taglia il prato della caserma….
La parola “ordine pubblico” risuona per tutta la seconda serata nel salotto buono della Rai.
E le donne?
A parte l’ex senatrice Palermo, neanche l’ombra.
E le donne, quelle che nel novembre scorso erano in 150 mila a Roma per denunciare il dilagare della violenza? Non sono state invitate. Evidentemente non sono nel carnet degli ospiti, tra l’altro sempre gli stessi. E dire che avrebbero potuto intervenire esponenti di associazioni quale l’Udi, le donne cattoliche, o aderenti al movimento che organizzo’ quel corteo tanto numeroso e pure “rimosso” dal circuito mediatico. Stavolta si che ci vorrebbe lo psicologo col golfino color pastello a spiegarne le motivazioni ancestrali!
Diciamo che tra Rutelli che propone il braccialetto, e il giornalismo italiano che continua a fare informazione con i soliti volti di palazzo, la situazione è a dir poco preoccupante. E lo hanno spiegatole recenti elezioni. Che come un colpo di fulmine hanno spiazzato sondaggisti, opinionisti, e i soliti immancabili intervistati. Si perché i risultati di questa tornata elettorale hanno dimostrato quanto contino poco giornali e tivvu’. Chi l’avrebbe mai detto che la classe operaia avrebbe messo la camicia verde?
Ma a parte questa notazione, le donne che subiscono violenza? Quelle, e la maggior parte, stando alle denunce, che la vivono o l’hanno subita tra le quattro mura domestiche? Che si fa? Risolviamo col braccialetto? Insieme al latte detergente troveremo le pile di ricambio al supermercato o in profumeria?
Oppure mandiamo gli sceriffi a cavallo giacché lo Stato non eroga carburante in quantità sufficiente?
La giovane donna violentata a La Storta deve la sua vita a chi l’ha salvata, non c’è dubbio, ma anche a un pizzico di fortuna: un cittadino che ha segnalato, una pattuglia disponibile! Non so di che religione sia la poveretta, ma se ha un dio lo preghi!
Colpire le donne, renderle vittime di abusi, è una questione che non si puo’ ridurre a una questione di ordine pubblico facendone l’ingrediente del minestrone emergenza criminalità.
Dietro uno stupro c’è più, molto di più. Ed è quel di più che bisognerebbe avere il coraggio di mettere in discussione. Perché è quel retaggio che vede la donna oggetto, mi si perdoni la retorica femminista, che ritorna come elemento di una cultura diffusa e di cui è complice l’intera società.
E’ troppo facile risolverla con le “quote rosa”. E’ troppo facile, e cinico, sbandierare il concetto di parità come ha fatto Zapatero in Spagna, nominando Carmen Chacon, al settimo mese di gravidanza, ministra della difesa , inviandola in Afghanistan con al seguito ginecologo e pediatra. Bella immagine , dirà qualcuno. Invece per la signora Chacon provo pietà. Ha accettato di prestarsi al gioco massmediologico, magari pagando con le sue ansie di donna prossima al parto. Perché la differenza tra un uomo e una donna c’é. E’ nel corpo. Le cronache di questi giorni ne sono la dimostrazione. E lo spettacolo a cui assistiamo non è degno neanche di una compagnia di guitti. Se con bracciali elettronici e gravidanze in bella mostra pensiamo di costruire il futuro dell’Europa e delle nuove generazioni non siamo alla frutta, ma al desiderio di bere un forte digestivo capace di farci dormire rassegnati, aspettando che passi la nottata.
Pubblicato sul quotidiano“Gente d’Italia”, distribuito con il New York Times


Cara Stefania,come sempre,i tuoi post non possono passare inosservati.
Gira e rigira è sempre il dolore della donna in primo piano,peccato che non mi sembra ci sia volontà a soluzioni definitive.
Lo stupratore,di donne o di bambini,una volta consegnato alla giustizia,quando ciò avviene,ma non sempre avviene,deve scontare la sua pena,massima pena,sapendo che per lui non ci saranno sconti nè indulti. Dentro e possibilmente buttare la chiave. Io non credo nella rieducazioni di tali individui. Ma la legge viaggia con lentezza,e questi lo sanno,e si sentono leggittimati a perpetrare i loro scempi. Sono indignata e molto.Mi auguro che la magistratura si renda finalmente conto che il lupo perde il pelo ma non il vizio.
un caro saluto
jolanda
Ecco, io non credo che la soluzione sia ancora parlarne tra donne, come se la cosa riguardasse solo noi e fosse un NOSTRO problema.
Segnalo questa iniziativa tutta al maschile, che appunto, cerca di riportare la responsabilità all’origine, cioè, ad un certo tipo di cultura maschile. Il gruppo in questione http://www.maschileplurale.it/cms/index.php,
è composto da uomini che ad esempio sostengono che: “Quello che noi uomini possiamo fare è cominciare a parlare delle nostre modalità relazionali, di come siamo nelle relazioni, di come costruiamo le relazioni, di come le neghiamo, di come ne abbiamo paura. Dobbiamo chiederci in che misura siamo riusciti ad accogliere la libertà e il libero desiderio delle donne nelle nostre relazioni e nel nostro modo di amare”.
Intendiamoci, questi non sono santi, ne’ martiri, ne’ superuomini. Sono persone sensate che stanno cercando di innescare una pratica positiva, cambiare il modello di pensiero dominante nell’affrontare il problema “strupro e violenza”.
Perché se a tutt’oggi la prima causa di morte nel mondo per le donne di ogni razza, età etnia, religione è la violenza dell’uomo sulla donna (il ‘femminicidio’), il problema esiste ed ha proporzioni enormi e forse è ora di cominciare a riportare l’attenzione (e la responsabilità) su chi uccide o stupra.
Io trovo, da uomo, la proposta di Rutelli offensiva. Ma perché non mettiamo il braccialetto al pisello degli uomini? Vediamo cosa dicono!
La tirata alla Chacon, mi pare comunque fuori luogo. Che problemi crea, all’articolista, una Ministro della Difesa al settimo mese di gravidanza?
Blackjack.
la soluzione non è parlarne nè fra uomini, nè fra donne nè, tanto meno fra giornali e talk show.
La soluzione è lì dove nessuno la vuole cercare, perchè nessuno ha il coraggio di vederla.
E’ nei luoghi dove i bambini (e le bambine) si formano. Nella scuola, nei libri di testo, nei giornali per le ragazzine, nelle streghette-modaiole-finte-bambole e in tutto ciò che rimanda ancora una volta (e con sempre più incapacità di critica da parte dei genitori e degli insegnanti) alla ruolizzazione dei generi.
In un mercato dove vengono studiati dolciumi differenziati per maschi e per femmine, continua a passare l’immagine e dunque la convinzione che la donna sia “quella roba lì” per la quale servono proprio quegli oggetti, alla quale si danno proprio quei consigli e che quindi ha indubbiamente proprio quelle necessità.
Le prime a crederci ciecamente sono le bambine che non avendo altre possibilità si sentono di essere proprio così, come anche sui sussidiari è indicato, e se non ci si riconoscono pernsano certamente di essere sbagliate e cercano a tutti i costi di aderire al modello.
E’ la mancanza di conoscenza delle alternative, la mancanza di fiducia in altre possibilità, la sensazione che ci si può fidare soltanto di chi “sa proteggerti” dichiarando di agire per la tua sicurezza ed insegnandoti chi sei e come devi essere, che genera vittime e persecutori.
Non serve la forza per quei popoli che hanno la capacità di molteplici punti di vista.
E intanto: il branco stupra – e mette il video in rete!
Bracciali? Collari? Cinture? Una proposta di castrazione chimica mai, eh?
E’ violenza [la stessa?] renderli inoffensivi? Provare per credere – sempre – poi ne riparliamo…
Io credo che il tempo ormai sia scaduto. Chi subisce violenza non può certo fare un’indagine socio-psico-pedagogica e,in tutta sincerità,credo che non gliene freghi proprio niente perchè il risultato della violenza è sul suo corpo devastato e dentro la sua anima smarrita,questo nelle migliori delle ipotesi,cioè quando si sopravvive a uno stupro.
Non è più tempo di parole,è tempo di pene certe e durature,perchè la collettività deve sapere che questi esseri immondi,troppo semplice definirli malati,una volta arrestati,saranno messi in condizione di non nuocere più.
La “tirata” alla Chacon non mi sembra fuori luogo, anzi fa parte della stessa logica. L’uso mediatico del corpo femminile. Se la signora non fosse stata in attesa di un figlio avrebbe fatto meno notizia, é evidente.Lei si é prestata al gioco e si é portata dietro anche l’equipe nel caso di un parto anticipato, roba da prime pagine di tutto il mondo se accadesse!
Sono molto d’accordo con Isabella. Il problema é alle radici, non c’é dubbio.
Un po’ meno lo sono con Chiara. Non sono d’accordo con la castrazione chimica. Mi sembra la “risposta” al bracciale elettronico. Chi usa violenza non ha un problema ai genitali, ma in testa. E se da un lato la magistratura dovrebbe cercare di applicare le leggi, é anche vero che una grande responsabilità é dei media. Capaci di bombardare il pubblico con le immagini femminili che vediamo continuamente nei talk show o nelle pubblicità, per poi esaltare notizie di cronaca nera che portano esasperazione. Notizie passate “inosservate” o scarsamente amplificate fino a qualche mese fa. Perché alla fine é più facile giungere a conclusioni tipo castrazione, o caccia all’immigrato, piuttosto che affrontare il problema con la serietà che merita.
Grazie
Stefania
Lo stupro, la violenza fisica, sono pratiche che puntano a stabilire un potere, un predatore e un predato, una vittima e un padrone. E’ una pratica di umiliazione, di delimitazione della libertà (di parola, spazio, azione), di disconoscimento dell’altro come essere umano, di azzeramento, del prevalere assoluto della volontà dell’uno sulla vita dell’altro.
noi attribuiamo spesso dei risvolti progettuali alla violenza sulle donne che hanno una perversa levatura intellettuale. non c’è nessun progetto di delimitazione di libertà, di disconoscimento dell’altro. c’è l’uomo bestia totalmente azzerato nelle sue facoltà di comprensione. c’è la “matta bestialitate” che trova alimento in una società dell’usa e getta, del tutto e subito, in cui educazione e cultura sono alimenti, al contrario, indigesti. in cui c’è la spettacolarizzazione di efferati omicidi a cominciare dal continuo omicidio delle coscienze, dei sentimenti messi in piazza, filmati. perché mai dei ragazzini non dovrebbero giocare a fare i registi e gli attori porno? che c’è di male a violentare una compagna e a riprendere la scena? perché mai degli esclusi da tutto meno che dal vedere la televisione non dovrebbero allungare le mani su una donna che aspetta l’autobus, o chiede un passaggio? in fin dei conti le strade brulicano di prostitute…ma è il mestiere più antico del mondo…
Domanda:
ma allora se la colpa è della società usa e getta, il fenomeno dovrebbe essere recente, limitato all’occidente e con ruoli vittima e carnefice distribuiti alla pari .
Così non è. Chissà se può entrarci qualcosa che le donne per la prima volta nella storia dell’umanità, a vari livelli, e con risultati non certo brillantissimi, stanno invadendo (o almeno tentano) i territori considerati tradizionalmente maschili? E che ci sia un forte astio per questo irrompere dei “neri” nei salotti, suoi tram, nelle scuole dei bianchi? 😉
kkk? 😉
Non sono in grado di identificare le cause della violenza o di fare discorsi sociologici, e infilarsi in un discorso fra donne e per donne, è sempre complicato. Quello che so con certezza è che non sono per le mediazioni, nei casi di violenza sulle donne e sui bambini.
Va benissimo una migliore formazione, necessaria, una visione diversa, altrettanto indispensabile, ma nell’attesa sono d’accordo con Chiara Daino: castrazione chimica, galera e buttare le chiavi in attesa di una nuova generazione di uomini.
Sarò esagerato, ma colloco sullo stesso livello sia il braccialetto rutelliano, sia la tirata alla Chacon: preconcetti. Dà fastidio che la Chacon si sia portata il ginecologo e non che i ministri uomini si portino le accompagnatrici di alto bordo?
Blackjack.
Inizio da Bianca. Il fenomeno non é recente ovviamente. Anzi é ancestrale. Per dirla alla Vico é unpo’ come i “corsie ricorsi della storia”, non appena una società é in crisi, il primissimo segnale é prendersela con i più deboli. I bambini per esempio. Le donne non sono deboli, ma lo stereotipo é la vulnerabilità del corpo. Dunque ecco lo stupro ecco la violenza sui bambini.
Al nostro “giocatore” ( detesto l’anonimato ma rispondo) credo che abbia fatto un po’ di confusione.
Come si puo’ mettere a confronto la maternità, in questo caso esibita massmediologicamente, e i ministri che vanno a puttane?
Siamo su due piani completamente diversi. La ministra decide di rendere visibile, e ” sacrificale” un momento della vita da madre, il parlamentare che va a puttane ha un altro problema: la frustazione di essere un numero, di aver fatto un culo come un secchio per essere eletto, e ritrovarsi a pigiare un bottone ( ha detto Berlusconi che i suoi sono “obbedienti”). Dunque frustrazione e sballo da grande città. Due cose diverse, completamente. Anche se hanno in comune un fatto: la mancanza di felicità. Un uomo che stupra non é felice. Un parlamentare che ha bisogno dei festini si “droga” per evitare di pensare allo sbaglio che ha fatto: essere un numero, non un soggetto.
Buona notte e grazie
Capisco il ragionamento, Stefania: non è un problema di “attributi”. Detto questo – non mi sembra che il sostegno psichiatrico abbia impedito a molti stupratori di reiterare il loro orrendo crimine – una volta scarcerati. Barbarie da sempre – dallo *stupro sacro*, allo *stupro* etnico*, allo *stupro patoligico*, etc… STANDING OVATION per blackjack: mai le donne e i bambini!
Sono parte della parte di quelli a cui – come scrive Jolanda – “non gliene frega proprio niente”. La mia fede non arriva a tanto. Non arriva al perdono.
io non sono d’accordo sull’interpretazione in negativo della ministra chacon al fronte. mi pare un messaggio di vita in un luogo di morte, un messaggio che ricorda che lì il contingente è per difendere la vita, non per dare la morte. ogni paese e ogni governo ben si sa ha le sue “trovate” massmediologiche, ma questa non mi pare così criticabile.
quanto alle frustrazioni dei politici: ci andrei cauta. mi pare che, dati i risultati del loro, chiamiamolo, lavoro, siano ancora troppo poco frustrati. che siano solo dei reucci con delirio di onnipotenza pronti a scatenare pulsioni sin lì borghesemente rintuzzate? è una classe che ha un super-io molto debole e un es straripante. dei selvaggi, insomma, in senso deteriore. rubano a mano salva, cosa volete che siano festini a base di droga e sesso?
ma questo che c’entra con gli stupri per strada ad opera generalmente di immigrati o a scuola da parte del solito branco di studentelli cellularici? c’entra la crisi complessiva di una società che versa in uno stato confusionale senza precedenti. le misure severe tardano ad arrivare perché si levano ogni volta alte le grida di chi si chiede se è o non è eticamente ammissibile la castrazione chimica, perché gli studentelli spesso se la cavano con processi-lavata di capo mentre la ragazza subisce reiterate violenze nel dover raccontare i fatti, perché la violenza finita in omicidio si tramuta in pene risibili, qualche anno e poi fuori. beccaria che ci ammonì sull’inutilità di pena di morte e tortura invocava la certezza e la severità della pena per una società civile. il problema è che donne e bambini sono poco visibili, la violenza su di loro non ferma la gran machina del mercato: che è quello che conta. l’unica cosa che conta.
…stupri per strada ad opera generalmente di immigrati o a scuola da parte del solito branco di studentelli cellularici…
Lucy,mi permetto di ricordare che ci sono stupri perpetrati nelle famiglie da sempre,e forse sono,in quantità maggiori di quello che possiamo pensare.
C’è ancora,in questi casi,un muro di gomma difficile da bucare.
jolanda
Voglio insistere perchè sono certa, passionalmente certa che il mondo non abbia bisogno di ulteriore violenza e di ulteriori sbarre.
Più andiamo avanti e più ci troviamo circondati da divieti, da limiti e da imposizioni vigliaccamente mascherate da “nostro bene”.
Ci stiamo abituando, le nuove generazioni nascono senza neanche sapere come si viveva quando di “sicurezza” imposta ce ne era assai meno.
Io mi sento soffocata, disanimata, offesa da chi decide di gestire per me anche i miei rischi di chi decide che i miei figli debbano essere ipertutelati e non ricorda (o non ha mai saputo) quante botte, quante derisioni, quanti scherzi, quanto “bullismo” abbiamo vissuto noi tutti nei gruppi, nelle classi, nei collegi. Ed era un modo come un altro per crescere liberi ed avere dei parametri di solidarietà e di autodeterminazione da spendere poi nella vita che saerbbe venuta.
Ora i ragazzi non hanno niente di tutto questo, aspettano che qualcuno dall’alto gli indichi persino cosa pensare (altrimenti perchè ci sarebbero questi risultati elettorali? Pensate che siano stati i vecchi tradire la sinistra oppure tutta quella massadi giovani che ha imparato che si può criticare, in nome del revisionismo, qualunque cosa, con quell’arroganza, lla stessa alla quale sono quotidianamente sottoposti, di cui sono vittime?).
E in quest’attesa si compie il misfatto più grande: l’abbandono della capacità critica. A nessuno viene più insegnato a guardare da più punti di vista, a porsi dei dubbi, a mettere in dubbio quello che gli viene proposto.
L’unica reazione che tutti conoscono è la sfiducia. Nei confronti di tutto e di tutti. Anche delle persone care.
E il discorso della violenza sulle donne fa parte di tutto questo.
Certo, c’è sempre stata. Semplicemente perchè le donne sono sempre state considerate senza valore. Poi ci sono stati alcuni anni in cui, con fatica, si è provato a dare ascolto a quello che le donne erano davvero.
Ma non pagava, anzi, rischiva di far perdere posizioni e potere.
In un paese come l’India, che ancora non ha affinato le sue regole politiche per riuscire a turlupinare la gente, la violenza sulle donne è crudele, brutale, fatta di ossa rotte, uccisioni neonatali, vendite ai bordelli, stupri di massa e, ancora peggio, aborti contraccettivi, inesistenza del concetto di autodeterminazione, ripudi per avere una malattia, malnutrizione quando non di affamamento.
In un paese “civile” si è imparato a mostrare una bella faccia fatta di quote rosa, indignazioni, rapida cattura degli stupratori, promesse (spesso mantenute)di rendere innocui i violentatori, analisi psico-parolaia dei motivi, belle trasmissioni tv tutte intente a farci vedere il meglio dei massacri (perchè si sa, il noir vende).
Però man mano decimano i consultori, secondo le statistiche siamo gli ultimi in Europa rispetto alla condizione socio-economica delle donne (superati di molti punti perfino dalla Romania-coacervo-di-mali) e la prima causa della morte delle donne è la violenza familiare.
C’è molta differenza?
E ancora vogliamo sostenere che la causa principale è il maschio in quanto essere dotato di un attributo atto alla violenza e una bestialità innata?
Certo, il maschio è l’autore materiale, ma da qualche parte questa aggressività, questo modo di risolvere le cose lo ha imparato.
Qualcuno, invece di dissuaderlo, gli permette di rinnovare ogni giorno la sua certezza di essere nel giusto. Qualcun altro che invece sa come funziona, invece di dargli delle opportunità, lo addita, lo denuncia e lo condanna.
Perchè questo è utile a mantenere le cose come stanno, a fingere di essere un paese aperto e progressista mentre sotto sotto si è un paese come l’India che, a mio avviso, nella corruzione e nell’oppressione è più onesto perchè quello che mostra non è manipolato, non è mistificato.
Vorrei solo che chi comprende, chi ha gli strumenti intellettuali per capire tutto questo, non rifiuti di comprenderlo davvero e di lottare affinchè possano cambiare le impostazioni, affinchè si smetta di programmare le bambine a diventare culturalmente merce da usare e gettare via, oggetti su cui sfogare frustrazioni e disperazioni.
Vorrei solo che si smettesse di volere vendette inutili perchè tutti stiamo immersi nella stessa melma dove, nolenti, ci hanno catapultati e nessuno ha davvero il diritto di pensare che gli sarà possibile considerarsi fuori.
E se lo pensa è perchè ne sente l’acre odore del terrore e dell’impotenza.
Stefania, non capisco dove tu veda la ‘confusione’. Personalmente non ci trovo nulla di strano che una Ministro della Difesa, incinta, si porti appresso, durante un viaggio non brevissimo, il ginecologo. Parli di esibizione del corpo femminile da parte della Chacon; scusami ma non capisco cosa avrebbe dovuto fare: abortire per ritrovare la linea, non avere la pancia, ed evitare di essere trasformata in un caso mediatico?
E valutare la Chacon in base a quello che farà? Complicato?
D’accordo con Lucy: la certezza CERTA, della pena, è fondamentale. E magari, aggiungo, anche un incremento della pena: pari alla ‘pena’ perenne che una donna o un bambino/a che subiscono violenza devono portarsi appresso.
Blackjack.
Stupri ad opera di immigrati o compagni di scuola? Sono questi i risultati di una ricerca commissionata all’ISTAT dal Ministero delle Pari Opportunità e resi pubblici il 21 febbraio 2007.
.In Italia sono 14 milioni le donne, da 16 a 70 anni, che hanno subito violenze fisiche o psicologiche nel corso della vita.
– 6 milioni 743 mila sono state vittime di violenza fisica o sessuale (5 milioni hanno subito violenze sessuali, 3 milioni 961 mila violenze fisiche, circa 1 milione stupri o tentati stupri)
– 2 milioni 77 mila donne hanno subito comportamenti persecutori (stalking)
– 7 milioni 134 mila donne hanno subito o subiscono violenza psicologica
– 1 milione 400 mila donne hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni
– oltre il 90% delle violenze subite non viene denunciato
.
Soltanto nel 2006 il numero delle donne vittime di violenza ammonta a 1 milione e 150 mila; gli stupri che si sono consumati nello stesso anno sono ben 74.000 (una media, cioè, di circa 203 stupri al giorno)
.
Dallo studio emerge in modo chiaro ed inequivocabile quello che è stato sempre denunciato dal movimento femminista: le violenze contro le donne si consumano prevalentemente tra le mura domestiche.
Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera dei partner, il 17,4% di un conoscente e solo il 6,2% è opera di estranei. Gli sconosciuti commettono soprattutto molestie fisiche sessuali piuttosto che stupri.
Le violenze domestiche (perpetrate, cioè, dal proprio partner) sono, per lo più, di una certa gravità: in molti casi le donne hanno avuto la sensazione che non ne sarebbero uscite vive e hanno subito ferite tali da dover ricorrere a cure mediche. Tutto ciò ha spesso comportato conseguenze psicologiche rilevanti quali: perdita di fiducia e di autostima, sensazione di impotenza, depressione, difficoltà a gestire la vita quotidiana, idee di suicidio, autolesionismo, etc. Le conseguenze sulle vittime sono molto gravi anche in virtù del fatto che l’azione criminale proviene da persone di cui si ci si fida e che abusano di questa fiducia.
La maggior parte delle violenze e dei maltrattamenti, quindi, avviene tra le mura domestiche, la maggior parte dei violentatori appartiene a fasce sociali medio-alte e gli stupri vengono compiuti tutti i giorni, anche se la stampa non ne parla. ?La stampa (che spesso è solo apparentemente dalla parte della donna) non ne parla, a meno che non debba strumentalizzare determinati episodi per altri fini. Fa, ad esempio, notizia uno stupro commesso da un extracomunitario in un momento in cui esistono forti tensioni e contrasti politici sul tema dei clandestini. Non si ha, cioè, un reale interesse a comprendere e combattere il problema della violenza di genere, ma si tende ad “usare” tale problema perché lo si ritiene utile per portare avanti una campagna xenofoba. E mentre si punta il dito sullo “straniero”, vengono contemporaneamente perpetrati almeno altri 200 stupri dai nostri connazionali … ma nessuno ne parla, come se il maschilismo fosse, per incanto o per magia, scomparso dalla cultura occidentale … nessun grido di allarme o di indignazione per gli altri 200 casi quotidiani.
Va sottolineato, inoltre, il fatto che 674 mila donne hanno subito violenze ripetute da parte del partner e, nella maggior parte dei casi, i figli hanno assistito ad uno o più episodi di violenza.
Particolare rilievo assume la violenza psicologica che viene spesso esercitata dai partner anche contemporaneamente a quella fisica e a quella sessuale. Si esplicita in forme di isolamento, forme di controllo, forti limitazioni economiche, umiliazioni, offese, denigrazioni, intimidazioni, ricatti, minacce. Si lede, così, la libertà e la dignità delle donne.
Per la prima volta è stato affrontato il problema dello stalking, cioè dei comportamenti persecutori che molte donne subiscono durante e dopo la separazione e che le spaventano in modo particolare.
È stato appurato che lo stalking è più accentuato per le donne che hanno subito violenza fisica o sessuale da parte dell’ex fidanzato rispetto a quelle che hanno subito violenza dall’ex-marito o exconvivente.
Contrariamente a quanto comunemente si pensa, è la civile Emilia Romagna la Regione più violenta contro le donne, seguita da Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia. Le regioni più rispettose risultano essere Calabria, Sicilia e Sardegna. Ma tale dato potrebbe anche leggersi nel senso che nel sud le donne hanno, ancora oggi, più difficoltà ad ammettere di essere state oggetto di abusi.
giocatore
nessuna pena ha mai vinto.
L’unica vittoria della pena è quella di togliere dalla società una persona.
Un palliativo piuttosto che una vittoria.
Bianca
grazie di aver riportato le statistiche. Hano sempre una forza dirompente.
Stefania
scusami se sto parlando tanto su questo post, ma è un argomento che mi prende al cuore.
Cara Stefania, il problema della violenza sulle donne mi indigna molto e mi indigna ancor di più vedere che l’indignazione non è generale, tra le donne soprattutto.Mi indigna il fatto che in tv si facciano tanti salotti con lo psicologo o psicologa di turno e non si parli mai della perversione narcisistica, in poche parole di coloro che sembrano persone normalissime e vivono invece alimentandosi della sofferenza del partner. Si tratta di veri omicidi psichici, come dice la Hirygoien, che avvengono inosservati sotto gli occhi di tutti. Questi, e cioè non parlarne, sono tra i peccati di omissione dei nostri tempi, i più gravi.
jolanda catalano: ho infatti sottolineato “per strada”, dal momento che nell’intimo delle famiglie, e non solo famiglie con disadattamenti, tutt’altro, si consumano stupri continuati che si chiamano incesto.
Isabella, ho ben chiaro che la pena (da sola) non vince, specialmente se non è mai applicata, ma preferisco sapere che uno stupratore è in carcere piuttosto che a spasso a farsi i cavoli suoi.
Rimane poi l’aspetto che evidenzia Bianca, con i suoi numeri implacabili e la vergogna, mia, per uomini che usano la violenza contro persone che non sono in grado di difendersi. Non ho alcuna idea su come uscirne, ma sapere che esiste una pena certa potrebbe, forse e in attesa di una generazione migliore, diminuire i casi di violenza.
Blackjack.
Ancora statistiche. S quelle cifre vanno aggiunti altri 80.000 italiani che ogni anno si recano all’estero per sfruttare la prostituzione con bambini e adolescenti. L’ultima moda sono i bordelli vietnamiti. I bambini hanno mediamente 5 anni. Gli italiani oramai sono in testa alle classifiche mondiali.
Riporto articolo dal corriere. Molto interessanti l’età e il ritrattino del ‘turista medio.
http://www.corriere.it/cronache/08_marzo_25/turisti_sesso_47af0610-fa38-11dc-b669-00144f486ba6.shtml
Il 23 novembre scorso eravamo 150 mila donne in piazza a Roma per denunciare cio’ che le statistiche ci dicono.
Restando sul tema dei numeri va fatta una puntualizzazione: le 80 mila persone che si recano all’estero per turismo sessuale sono prevalentemente uomini ma anche donne. Anche qui lo dicono le statistiche.
La ministra spagnola: se sto per essere operata di appendicite acuta non parto per lavoro. e se mi porto dietro il medico é perché temo. Credo che una maternità sia un evento importante nella vita di una donna. E credo che sacrificarla in nome dell’immagine e del potere sia assurdo. Al contrario le donne hanno dovuto lottare per ottenere il riconoscimento di questo evento, tant’é che nei contratti di lavoro viene riconosciuto il periodo di maternità. Poi ogni persona é libera di far cio’ che vuole, ovvio, ma la signora in questione, e lo dice una che ha lavorato col pancione ma con delle cautele, evidentemente é molto presa dal ruolo pubblico. Tutto qui.
La giustizia. E’ un capitolo amaro. Sarebbe sufficiente far rispettare le leggi. Perché il rischio é il tramonto della nostra cultura occidentale, il ritorno cioé a tecniche coercitive di tipo medievale. Se facciamo le moratorie sulla pena di morte negli Usa, mi sembra una contraddizione applicare la legge del taglione in versione elettronica.
Il problema é culturale. E’ di valori e regole. E’ di salute mentale collettiva. Se accendi la tivvu’ e ti propinano culi e tette mattina e sera qualcosa succede. Se non esiste più il rispetto per i propri simili significa che si é innescato un meccanismo pericoloso. Che colpisce in primis le donne, ma che finisce poi con il colpire tutti.
Le regole in questa nostra civiltà contemporanea si vanno estinguendo. A cominciare dalla scuola, dove per evitare che i ragazzi usino i telefonini in classe é necessario un decreto ministeriale. Vi pare normale?
Per finire allo stupro che in ogni delitto é diventato come la ciliegina sulla torta. Ecco perché, e concludo, non é con i braccialetti elettronici, o con la castrazione che si risolve il problema. Una società moderna deve essere in grado di formulare proposte educative capaci di rendere civile la convivenza tra esseri umani. Puntando sulle responsabilità personali e sulla difesa della dignità della persona.
Un saluto
Stefania
@Isabella
perché chiedere scusa? Un post é l’occasione per discutere. Magari fossero impostate cosi’ le discussioni nei salotti televisivi ! Qui ognuno ha la sua posizione, ma non c’é strumentalizzazioni o cattiva fede. Si discute in libertà:-)
Nell’articolo sul Corriere c’è anche il dato allo sfruttamento della prostituzione minorile all’estero da parte delle donne.
<<Il problema é culturale. E’ di valori e regole. E’ di salute mentale collettiva.
Ti giro una domanda che mi faccio spesso. Se siamo rimasti ipoteticamente in 300 ad avere la percezione del fatto che ci siano un problema culturale, di valori e regole, e se invece, altri 55 milioni di persone vivono questa ‘follia’ priva di regole e di cultura come la normalità, chi sono i normali e chi i pazzi? E questi 300, come ipoteticamente vorrebbero convincere i 55 milioni rimanenti a intraprendere una terapia psichiatrica, spegnere la televisione, o altro? Con quali strumenti, con quale autorità, in nome di quali leggi, di quale morale?
Stefania: mi arrendo 🙂
Bianca: fortunatamente il rapporto fra orchi e gente per bene, non è ancora capovolto e non credo lo sarà mai. Rimane comunque il dato di fatto che aumenta il numero dei MAIALI che scelgono questa via. Non si riuscirà a risolvere il problema agendo solo nei paesi occidentali: è necessario intervenire direttamente in quei paesi.
Vedo una sola risposta possibile: scuola! Togliere quei bambini/e dalla strada e mandarli a scuola, dargli la possibilità di una vita migliore, offrirgli gli strumenti per poter giudicare autonomamente.
Nel frattempo in galera i maiali, e le maiale, che si divertono in quel modo.
Blackjack.
Vedi Bianca, io non credo che la soluzione sia una terapia psichiatrica collettiva. Anche se gli studi degli psicanalisti sono sempre più affollati. Dico soltanto che le “300 persone” non devono arrendersi perché poi, grattando grattando, di soggetti coscienti della situazione ce ne sono tanti. In fondo i grillini, discutibili che siano, o le donne che tornano in piazza, stanno a significare che c’é un desiderio di uscire da questo letargo. Io la prima risposta che mi sento di dare é che il mondo della cultura dovrebbe fare breccia e dire la sua. Del resto luoghi come questo ed altri nella rete sono molto visitati, raccolgono interventi, testimonianze. Si é aperta una nuova frontiera della comunicazione fatta da persone come noi che stiamo qui a parlarne.
Non esistono normali o pazzi. Esiste una società con le sue malattie. Di fronte alla quale c’é un’assenza della politica. E la politica é fatta di persone. E ci sono tante persone di valore che hanno deposto le armi.
Sui media l’alternativa é la professionalità. L’autocensura o la miopia dei giornalisti é la più grave forma di autocensura. E di queste cose bisogna parlare per cambiare. C’é chi lo fa.
E noi “300” dobbiamo continuare.
Grazie e buona serata
Sono dati che sconvolgono, e che confermano il primato della forza, fisica, sulle istanze di civiltà.
L’istinto, come prima reazione, induce pure me a soluzioni drastiche, tali da rendere innocui violentatori e pedofili. Ma sarebbe sempre la violenza a spuntarla.
Una soluzione potrebbe essere la previsione, quale pena accessoria, della pubblicazione su un sito delle foto e del nome e cognome delle persone condannate, o segnalate dalle autorità estere. (Forse è poca cosa, ma consente alla società, per lo meno, di cautelarsi). Altra soluzione potrebbe essere quella di moltiplicare gli alloggi (già ve ne sono, in molte città, anche se insufficenti) per le vittime delle violenze; creare una catena di solidarietà per tirare via le donne e i bambini dai contesti di violenza.
Grazie a Stefania, e a coloro che sono intervenuti sul tema.
Giovanni
Se fosse così evidente la forbice fra chi “intende” e chi no probabilmente sarebbe tutto molto più semplice. Vorrebbe dire che neanche ci si porrebbe il problema…
Se stiamo chiedendo soluzioni pratiche, beh non mi sembra che ce ne siano: tutti quelli che ci hanno provato non hanno risolto quasi niente. Il che significa che il timore della pena non è un deterrente e sono convinta che psicologicamente sia davvero così.
Trecento persone o 25 milioni non cambiano da soli la violenza, ci vuole un intenzione politica, di quelle intenzioni che -abbiamo sperimentato sulla nostra pelle- quando vengono “iniettate” nel pensiero collettivo riescono persino a far diventare positivo quello che solo fino a dieci anni prima era il massimo della negatività.
Non sono questi i tempi, credo, ma sono i tempi giusti e maturi perchè si faccia sentire molto forte questa voce. Il dissenso reale, duro, crudo al quale siamo stati disabituati in anni di “correttezza”.
E mentre le persone che amano la democrazia fanno i corretti, gli altri continuano a portare avanti una sola tesi, un solo punto di vista, un solo “frame” come direbbe Lakoff.
Il problema non sta nella correttezza di chi parla, ma nell’incapacità di comprendere questo equilibrio da parte di chi ascolta.
Quando, come ieri, il Presidente della Repubblica ha ammesso che la lotta partigiana è assimilabile alla guerra civile, mica passa un’equa considerazione del fenomeno da più punti di vista, passa che ha ragione Berlusconi a denunciare che la resistenza sia stata un massacro… tanto che lo ammette anche il Presidente della Repubblica (comunista).
In tutti gli argomenti scabrosi è così. E’ il punto debole di tutti i democratici del mondo. Pensare all’elefante (cito sempre Lakoff) mentre gli altri vincono perchè pensano alle loro mete, ai loro bisogni e marciano dritti verso la loro meta.
Io non mi sento più tranquilla se un criminale sta fuori. Perchè se è davvero un criminale (e non un semplice ladro di polli) che stia fuori o che stia dentro è esattametne lo stesso.
Ho lavorato a lungo in carcere e ne conosco i meccanismi psicologici e sociali.
Se invece è un ladro di polli, forse è uno che ha qualche chanche di essere (come si dice in gergo) “riabilitato”.
Abbracci a tutti
Ciao a tutti, il post mi era sfuggito e lo trovo invece enormemente interessante. Mi spiace che, come al solito, questo sia ritenuto per lo più un argomento “femminile” e gli interventi siano soprattutto firmati da donne. Come se la violenza sessuale fosse una “questione femminile”, tipo il ciclo o la ceretta, e NON un problema che colpisce gli uomini, la cultura maschile, il loro immaginario simbolico, il loro modo di vivere la socialità, ecc.
Che, come segnala Bianca, ci siano uomini che si siedono attorno a un tavolo per chiedersi cosa c’è che non va, mi pare degno di nota.
Che le donne siano chiamate in causa nei salotti televisivi solo quando c’è da parlare di legge sull’aborto e di stupri (da quanto dice Stefania, manco più per questo), mi pare un segno dello svilimento della nostra partecipazione alla res publica. Se si volesse valorizzare il contributo intellettuale e politico delle donne si dovrebbe invitarle ai dibattiti sulla manovra finanziaria o sulle riforme istituzionali. Invece siamo sempre equiparate ai nostri uteri.
Riguardo la scappata di Rutelli sul braccialetto: finché si penserà che la violenza sessuale è un reato di “ordine pubblico” c’è ben poco da fare. Un po’ come se per contrastare il razzismo i neri americani avessero denunciato i linciaggi del Ku Klux Klan allo sceriffo (che naturalmente ne faceva parte).
Finché la violenza sessuale sarà concepita come un reato di “ordine pubblico” essa verrà strumentalizzata dai politici per fini elettoralistici e tanti saluti.
Se la violenza sessuale è ritenuta un reato di “ordine pubblico” come contrastare la violenza perpetrata nella “sacra famiglia italiana” di cui tutti si riempiono la bocca?
La nota più inquietante riguarda l’ultimo stupro di Roma: è stato non solo politicizzato, come sempre accade, sotto l’etichetta dell’emergenza sicurezza, ma si insinua l’orrore che sia stato uno “stupro politico”, eseguito su mandato di strateghi della tensione per influenzare il voto delle comunali.
La castrazione chimica per punire lo stupratore è la reazione impulsiva più comprensibile. Il fatto è che gli stupratori, i molestatori e i picchiatori – come ben dicono le famose e ignorate statistiche – si annidano tra le classi agiate, tra i laureati, nella media e alta borghesia. Che si eserciti la castrazione chimica su questi egregi rappresentati dell’intellighenzia mi pare improbabile, un po’ come pensare che i deputati si taglino stipendi o privilegi. Alla fine il pisello se lo vedrebbe ammosciato solo il poveraccio di turno.
Sembra di stare parlando “solo” di violenza sessuale. E invece, guarda un po’, stiamo parlando di tutto.
Un caro saluto,
renata
Quando l’uomo smetterà di desiderare una donna “seducente ma non puttana, bene accasata ma non cancellata, che lavora ma senza riuscire troppo per non schiacciare il suo uomo, magra ma non maniaca della dieta, che rimane giovane ma senza farsi sfigurare dai chirurghi estetici, madre realizzata ma non totalmente assorbita da pannolini e compiti per la scuola, buona padrona di casa ma non casalinga tradizionale, colta ma meno di un uomo”, allora le cose andranno meglio.
Virgina Despentes docet.
PS trovo l’idea di Rutelli del braccialetto adeguata alla caratura mentale del soggetto che l’ha partorita.
Attentati all’anima
per rubare
la morte a fondo cieco
Libertà che spaventa
E se fosse il lato femminile a stuprare?
Un lato femminile che evidentemente non si è ancora visto o non si vuole guardare e allora entra in una sorta di “invidia dell’utero”.
Io credo che per potersi relazionare ci sia bisogno di persone che tendano, lavorando su se stesse, a mettere il più possibile in equilibrio la propria parte maschile con quella femminile.
Altrimenti la relazione rischia di entrare in una logica finalizzata: l’altro è strumento del proprio equilibrio.
Ma se quel lato femminile non lo si voleva guardare, forse è perché in contrapposizione alla necessità di equilibrio esiste la repulsione per lo stesso.
Soluzioni? Credo che la soluzione sia solo il cercare, almeno per me, di essere vicini, aiutare e aiutarci, fino a dove le nostre possibilità arrivano.
Spero di aver dato un contributo alla discussione
Complimenti per il blog e ciao
Leela