Per Idolina Landolfi

L’ho saputo troppo tardi. Tardi per accompagnare qualcuno che ami fino a vederlo scomparire fra nuvole e orizzonti.Idolina Landolfi, la professoressa Landolfi, Idolina la scrittrice, la traduttrice, la giornalista, Idolina l’erede, la curatrice, l’alter ego di suo padre, Tommaso Landolfi è morta silenziosamente venerdì scorso.

Idolina è stata la mia compagna di banco in seconda elementare. L’ho ritrovata per caso nel giugno di tre anni fa.
Avrei voluto raccontare che quarant’anni di vita non l’avevano cambiata se non nella sapienza e nella gentilezza.
Aveva sempre gli stessi occhi: scuri, profondi, brillanti, che sembravano sempre bruciare di domande, di curiosità e di immaginario.

Idolina, ovvero della capacità di ascoltare tutti. Ancora di più: della capacità di creare connessioni di anime e argomenti e parole, immagini, stupori.

I suoi articoli letterari così pieni di storia, la sua scrittura sempre così intessuta di favole, magie, visioni eppure così semplice, curiosa, quasi incapace di psicologismi.

Ne avevamo bisogno di un’intellettuale come Idolina Landolfi. Non ce ne sono abbastanza in questo mondo letterario dove più che ai racconti ed al bello scrivere s’è sempre tenuto a congreghe e parrocchie.
Ne avevamo bisogno perchè sapeva, nel suo stupore, indicarci una via diversa.

Ma non c’èstato abbastanza tempo.
Eppure il tempo che di Idolina Landolfi ci hanno concesso è stato un mondo, un mare, un cielo.

12 pensieri su “Per Idolina Landolfi

  1. Gaja

    Idolina era mia amica. Ci conoscevamo da una decina d’anni, ci siamo anche viste spesso in passato. Ci univa il fatto di essere nate entrambe il 19 maggio (lei del 1958, io del ’68). Era di una bellezza e di una cultura infinite. Ci si incantava a starla a sentire.
    Ha scritto un bel libro “Scemo d’amore” (Edizioni Empiria). Quando ho saputo della sua scomparsa mi è mancato il fiato.
    Grazie, Isabella, per averla ricordata così, per questo soffio leggero e profumato che è stata Idolina e per averla saputa descrivere com’era realmente.
    Elegante, in ogni suo comportamento, una donna *bella*.

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  2. nadia agustoni

    Ebbi modo di conoscerla quando stavo in Appennino e venne un pomeriggio con Mariella Bettarini e altre amiche per andare a cavallo. Le feci lezione e la portai in breve passeggiata. Le offrii del cioccolato perchè non avevo altro sotto mano. Ero anche intimidita, stavo per pubblicare il mio primo libro di poesie e non conoscevo nessuno. Ogni tanto leggevo qualcosa di suo. Mi spiace moltissimo.

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  3. Juliette

    beh è poi grazie a lei alla sua cura e il suo impegno che abbiamo tante ed. critiche sul padre: lo scrittore più completo nell’ambito dell’esperienza narrativa fantastica perché ne affronta tutte le possibili variazioni, tanto da affascinare e influenzare in seguito lo stesso Calvino dei racconti Cosmicomici.
    peccato che autori del calibro di Savinio, Landolfi, Bontempelli, Delfini, Morselli… siano sempre troppo poco ricordati. per quanto essi, attraverso la creazione di nuovi mezzi di espressione, di un nuovo linguaggio poetico, abbiamo contribuito a contrapporsi a una tradizione divenuta ormai retorica.

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  4. daniela

    quindici anni di intensa amicizia e di grandi battaglie vissute insieme non mi hanno permesso di venire a sapere della sua morte se non – come tutti gli amici – affannosamente, una notte, per un passaparola creatosi freneticamente fra amici ex amici e nuovi amici, e lei se ne è andata senza permetterci di esserle accanto.
    conoscevo benisismo idolina, mi ha segnata nell’ anima, era una persona eccezionale, madre due volte per le amiche che incontrava non essendolo direttamente, grande esempio di spina dorsale, coraggio ed energia per tutti , ma veramente tutti – e tutto questo direi prima che una grandissima mente letteraria e una delle poche vere grandi personalità della cultura italiana contemporanea
    ho smesso di piangere finalmente ieri, ho la sensazione che si sia semplicemente liberata da un corpo che la tradiva – e quanto e con che fierezza ha saputo resistere alla malattia! – e che adesso sia ancora più vicina, libera e serena di prima-
    non credo alla reincarnazione ma per lei lo spero , una donna così va clonata….ed è un onore averla avuta per amica, anche le litigate hanno dato qualcosa.
    ricordatela e LEGGETELA soprattutto: Scemo d’ amore è solo uno dei libri, Matracci e Storte, 2004, è uno dei suoi più belli, e ce n’ è uno inedito, che immagino uscirà fra poco, ” Quando ero mio padre”.
    Chi più di lei poteva dirlo, che è stata l’ anima viva di Tommaso Landolfi e la grande curatrice delle sue opere in tutti questi anni….e soprattutto, sua figlia, la sua Idolina , veramente , come ha scritto Repubblica, nata nei libri di suo padre – basta leggere Rien va per trovarla lì.

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  5. Isabella

    Io vi ringrazio tutte tutte.
    Tutte donne, com’era giusto.
    Vi ringrazio perchè nel gran silenzio mi sono sentita così sola a piangere quella bambina che avevo conosciuto e che mi era più piccola di soli 13 giorni e con la quale avevo mangiato gelati di nascosto dalle nonne, fatto corse proibite oper i corridoi della scuola e soprattutto con la quale avevo incominciato ad imparare che la vita non era solo obbedienza e capo chinato nei confronti dei genitori e degli insegnanti…
    Idolina la ribelle!
    Nonostante abbia ritrovato, quarant’anni dopo, una donna che soffriva di nascosto e non voleva cedere alle cattive abitudini del mondo, io non posso fare a meno di ricordare quella bimba che mi scriveva con la biro sugli stivali Superga e che sembrava essere affamata d’amore.

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  6. marina torossi

    anch’io la ricordo con simpatia. l’ho incontrata un paio di volte a trieste, abbiamo organizzato con gli amici Roberto Dedenaro e Ernestina Pellegrini manifestazioni e ci siamo dati ad amene cene.
    voglio ricordare di lei, oltre al libro segnalato, anche Attacchi d’amore che Idolina scrisse assieme all’amica Ernestina (che lo pubblicò con uno pseudonimo) e Sotto altra stella (Campanotto)
    una bella persona. anch’io ho appreso con dolore la sua scomparsa

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  7. Dominica Villa Balbinot

    grazie di questo particolare post e di tutti gli interventi appassionati( da parte di una lettrice che si soffermava ogni qualvolta la incontrava sulle pagine culturali, e anche quando parlava e approfondiva la figura e le opere del padre)e grazie a lei.

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  8. francesca farina

    Idolina Landolfi: ma come è possiile scomparire così? E’ morta di fatica, di dolore…per tutto. Vorrei sapere di più, l’ho incontrata un volta, era graziosissima, sembrava una Bambi, non parlava, quasi, ma mi guardava con certi occhi da cerbiatto, intelligentissimi, acutissimi…Purtroppo, l’ho lasciata andare, non mi sono tenuta in contatto…Forse è quello che ci manca, nella nostra distratta società, tenere i rapporti, allacciarsi col cuore a qualcuno…

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  9. Gemma Menigatti Scarselli

    Era molto misteriosa la cara e bella Idolina, coltissima, gentilissima, amabilissima. Era grande ammiratrice delle opere poetiche di mio marito Veniero Scarselli, per il quale aveva scritto molti articoli. Credo che la riservatezza fosse il suo punto debole; pur esssendo stata nostra ospite in diverse occasioni e per diversi giorni, non ha mai voluto parlare della sua vita privata, e tantomeno della sua infanzia e dei suoi genitori; rimetteva sempre le distanze anche quando dopo una lunga seppure non assidua frequentazione si credeva di aver guadagnato la sua confidenza. Si capiva che aveva molto sofferto nel rapporto coi suoi genitori, specialmente con la madre, ma su questo era assolutamente chiusa. Dopo l’ultima volta che è stata in crociera con noi, nell’estate 2006, è sparita senza lasciarsi più rintracciare e con grande nostro dispiacere non rispondeva neanche alle nostre lettere. Si capiva che doveva essere già molto malata, sapevamo che prendeva molte medicine, era anche molto dimagrita e mangiava pochissimo, ma non ne ha mai voluto parlare. Nessuno comunque poteva immaginare che fosse così vicina alla morte e la ferale notizia ci ha profondamente costernati. Gemma Menigatti Scarselli

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  10. nicola gardini

    Idolina era una cara amica. La notizia della sua morte, sulla quale vorrei sapere di più, mi ha scioccato. Da quando abito all’estero ci sentivamo meno. Contavo di andarla a trovare ieri, ma a Roma ho scoperto, casualmente, che era morta.
    Ci mancherà Idolina, segreta, sola, ostinata, assurda, magica, buona. Soffro perché è caduta prima del traguardo; perché aveva ancora molto da fare.

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  11. Luca e Lucy

    -figura — Scultura in ceramica ideata da Lucy Spinillo per commemorare il trigesimo di Idolina Landolfi -.

    In ricordo di Idolina Landolfi

    «…Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo…cerchiamo di entrare nella morte a occhi aperti…».
    Marguerite Yorcenar
    “Pochissime persone hanno unito come Te cultura e semplicità con tanta armonia. Sei stata bella e avvolta di malinconia sorridente; sei stata spiritosa, solare, sdrammatizzante fino alla fine, quando ancora minimizzavi sul male che muoveva gli ultimi pezzi sulla scacchiera della vita. Il tuo pudore t’ha fatto morire senza recare il minimo fastidio a nessuno. La tua morte rende chiaro che ci sono persone non sostituibili. Addio, cara Idolina, nessuno di noi ebbe occhi così chiari per leggere fino in fondo la tua finezza, così evidente anche in quel tuo andartene in silenzio rinunciando ai riti del commiato”.
    Quello sopra riportato è lo stralcio di un toccante articolo di Ruggero Cappuccio comparso sul quotidiano “Il Mattino”, del 27 giugno 2008, il giorno successivo alla morte di Idolina Landolfi. Estrapolato con il consenso dell’autore, il brano è citato per onorare il trigesimo della scomparsa della nostra amata amica Idolina e rendere un umile omaggio alla sua figura, sia umana sia professionale.
    Attraverso i libri che ci ha lasciato, è possibile capire la rigorosa qualità della scrittrice, traduttrice, giornalista, poetessa (di poesie ne conserviamo, con particolare gelosia, una di struggente malinconia, sapientemente corredata da un’incisione, a tiratura limitata). Noi non letterati però abbiamo anche avuto il privilegio di conoscere «l’altro lato della medaglia». “Ido”, come amavamo chiamarla in napoletano e ad alta voce, era solita rispondere con un sorriso radioso, riuscendo a imitare il linguaggio dialettale con sorprendente precisione.
    Incancellabili i viaggi in sua compagnia in Italia e all’estero. A Paestum, luogo che amava, era nostra ospite abituale. Quante passeggiate lungo la spiaggia o in bici fino ai templi; appariva spensierata come una bambina; adorava quelle escursioni, purtroppo frequentemente interrotte perché il fisico non reggeva il ritmo del suo forte desiderio di assaporare ogni istante di una vita immersa nella natura.
    Immenso era l’amore che provava per gli animali. A Paestum portava sempre con sé Minù e Omar, due splendidi esemplari di gatto che la adoravano. Avevano l’abitudine di riposare sui libri disseminati ovunque sul pavimento della sua camera, privilegiando quelli ordinati in pile, immobili per ore, a guardarla ammirati.
    Tale era Ido nell’intimità: l’amore per gli amici; il sapersi aprire, confidare, ascoltare, chiedere e offrire consiglio; «ma abituata a mascherare le pene fisiche con grande dignità». Ci aveva rivelato i suoi problemi di salute insorti fin dalla giovane età.
    Nel mese di maggio di quest’anno, è stata con noi a Roma per tre giorni. Non era trascorso molto tempo dal nostro ultimo incontro, ma accettò l’invito a raggiungerci senza esitazione; la sua voce al telefono risuonava gaia e sicura. Dovette affrontare un lungo viaggio durato ben nove ore da Firenze a Roma, a bordo della sua “Pandina verde” come la speranza che l’aveva sempre sostenuta. Al suo arrivo restammo attoniti e stupiti; la sua vista fu una pugnalata al cuore, ma ci facemmo forza per non tradire l’emozione: era pallida, macilenta, ridotta a un fuscello. Completamente spossata nel fisico, ma salda e limpida nella mente. La sua prima preoccupazione fu di chiedere della nostra salute. Furono tre giorni indimenticabili, gli ultimi trascorsi insieme; era venuta a Roma per salutarci un’ultima volta, conscia del suo stato terminale. Ma non si era arresa; ripartì con il solito sorriso, e con le parole di sempre: “arrivederci a presto”.
    Cara, dolce Ido, hai lasciato «la tua famiglia adottiva» in uno sconfinato rimpianto. Com’è pensabile dimenticarti?

    I tuoi amici per sempre.

    Lucy e Luca.

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  12. paolo

    Fiducioso che in queste schermate Idolina avrebbe di certo ritrovato fisionomie familiari e affettuose, ardisco di condividere un dono personale da lei ricevuto. Un breve bozzetto triestino che Idolina scrisse subito a ridosso di un’indimenticata vacanza, un po’ per celia, un po’ per amicizia. Non so quanto sia perspicuo agli occhi di chi non era lì, ma credo contenga alcuni di quei piccoli dettagli che possono aprire spiragli inaspettati sui mille volti, teneri e sorprendenti, ingenui e ironici, di quella che resta un’amica, prima che una maestra e una sodale.

    SLIDING DOORS

    Mezza estate. Lungomare di Trieste, esterno giorno

    Lo studioso, sul suo asciugamano Rocco Barocco, legge un testo di psicoanalisi. Il sole picchia forte, sul suo capo rasato come vuole l’ultima moda, perciò, verso la metà del giorno, decide di mettere un ridicolo cappellino da baseball.
    ‘Ecco’ commenta tra sé lo studioso ‘così sarò ancora più ridicolo; e lei non mi guarderà mai e poi mai. Beh, pazienza, si vede che non era destino…’
    S’ha da sapere, infatti, che lo studioso da ore sbirciava, di quando in quando e da sopra gli occhiali, la bella vicina, che, stesa languidamente al sole, i capelli biondo-scuro raccolti in coda di cavallo, leggeva a sua volta un libro meno irto, uno di quelli per non pensare.
    La bella, certamente sentendosi osservata, non ha però mai accennato a volgere verso di lui il suo sorriso luminoso, né, a dirla tutta, a mai levare lo sguardo dalla pagina. Ogni tanto – nota lo studioso – ella pare compitare a fior di labbra le parole che legge, come usano in genere gli illetterati: ma ciò non fa che aumentarne il fascino ai suoi occhi.
    Lo studioso è bensì incapace di compiere un gesto qualechessia per stabilire un contatto con lei; si alza, va e viene sulla piattaforma di cemento adibita a solarium, ad un certo punto risale le scalette onde meglio considerarla da posizione superna. Ed è tutto.
    Ovviamente l’individuo in mutande, dal fisico segaligno e con quella sua aria imbarazzata e al tempo stesso leggermente satiresca, non potrà mai interessare la bella triestina; e dunque la cosa sembra chiusa qui, senza alcuna speranza.
    Ma ecco che, mossa a pietà dalle disavventure dell’amico, una santa di quei luoghi, una santa slovena protettrice degli innamorati, scende in suo aiuto dalla vetta più alta del Carso, sua dimora: è santa Idolan?ica.

    Lungomare di Trieste, esterno giorno, una settimana dopo

    Lo studioso cammina a passo svelto in compagnia del suo cane, un cucciolo biondo e grassottello, la cui bellezza ed armonia costituiscono, forse, la vera prova dell’esistenza di Dio. Imbracato in uno di quei guinzagli per cuccioli, con sottopancia piuttosto che collare, gli trotterella accanto vispamente. Di tanto in tanto, stanco (le sue gambette sono di tanto più corte delle sue) si siede in terra sul suo paffuto deretano, e sembra non voglia più saperne di procedere. Al che lo studioso si china e lo prende in braccio per un certo tratto. Da lì, il cucciolo guarda il mondo con un’aria sussiegosa, da piccolo principe in berlina.
    Giunti al solarium, dove, come al solito, la triestina dalla pelle ormai ambrata è distesa presso il mare, lo studioso libera il cucciolo dalla sua imbracatura, e questi, quasi fosse telecomandato, si dirige dritto presso di lei, cominciando a leccarle il viso, chino sull’immancabile libro.
    La seducente creatura solleva il viso di sole e, con gridolini di gioia, di tenerezza, d’amore, lo solleva tra le braccia, prende a baciarlo sulla testa, a coccolarlo.
    Lo studioso si avvicina con fare indifferente, parendo anzi un tantino crucciato:
    – Mi scusi, signorina, se le ha dato fastidio… E’ così affettuoso, così pieno di vita… Non riesco mai a tenerlo a freno. Su, vieni Rolf, non dar più noia alla signorina… Si chiama, scusi?
    – Elisa. Z’è un bel nome, Rolf, z’è un nome tedesco; ma lui non z’è mica tedesco, no?
    – No, è inglese, ma Rolf era un cane importante, sa; un cane che ha fatto grandi cose… Abitava a Mannheim.
    – Mannheim?
    – Lasci perdere… Piuttosto, mi scusi ancora.
    – Ma de cossa ti te scusi, tontolon… Z’è un piazer de ver sto’ tombolino! S’è talmente coccolo… E ti, com’è che te ciami, ti?
    – Mi me ciamo… No, insomma, mi chiamo Paolo: piacere.
    – Il piazer z’è mio, te l’ho già dito. Posso tenerlo un pocheto in braccio…
    – Ma sì, certo. Stia attenta, però che potrebbe…
    – Far pipì. Eh, sì, la ga già fata. Ma z’è pipì degli angeli. E che me dai ancora del lei, tontolon! Vieni, vieni a sederte vicino… Cossa z’è che leggi? Ma-rie Bo-na-par-te: ah, z’è la sorella de Napoleon. Z’è un libro de storia, allora?
    Ma questo, allo studioso, non importava più.

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