23. Ai confini del paradiso

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da qui

Vi state guardando: siete imbarazzati. Vi chiedete come sia possibile che i racconti nascano dal nulla, in un viaggio a Parigi dove pare di trovare una risposta, perché la vita è una domanda e a un certo punto s’intuisce un segno, un’indicazione misteriosa che viene nel sonno, cadute le difese che impediscono d’identificarti nelle storie altrui, come quando lo scrittore è davanti alla pagina e sente che le parole arrivano, da dove non si sa, le annota in fretta, perché se gli sfuggissero finirebbe tutto, e basta niente per distrarlo: un rumore, il chiacchiericcio delle donne che preparano il pranzo per la pasqua, mentre lui trasforma desideri e incubi nelle file uguali delle lettere, incompreso, perché nessuno può capire chi capisce tutti, chi è in attesa di uno sguardo, un gesto sottratto all’attenzione, un ti amo sussurrato nel buio galeotto di una sala; mentre gli altri si agitano sul palcoscenico, lui origlia alle porte, capta i segnali, coglie al volo gli oggetti che a un altro non direbbero nulla, ma a lui dicono tutto: un cappello di lana, una sciarpa color latte, gli stivali infilati dentro ai pantaloni, perché sapeva che gli piacevano così, e ogni volta l’abbracciava, davanti alla finestra, mentre scorrevano le note di Pezzi di vetro, Caruso, Mille giorni di me e di te. Sono i dettagli a catturare la curiosità, movimenti impercettibili con un’eco più forte a ogni giro di strofe, finché prendono forma, sono autonomi, si coagulano ed entrano nei sogni quando meno te lo aspetti, in un viaggio in cui dormi e ti lasci raccontare, e quando riapri gli occhi ti accorgi di nuovo del vicino, e non sai che nel tempo in cui hai dormito hai vissuto la sua storia, ti specchi nel suo sguardo e ti chiedi come sia stato possibile vedere lo spettacolo del suo dolore, e racconti e comprendi che il romanzo è la chiave per uscire da se stessi, per dire le parole che l’altro non avrebbe osato confidarti e scopri che la letteratura l’ha inventata Dio, all’origine di tutto ha pensato a un racconto, accanto al fuoco, una storia che si ripete sempre uguale, ma ogni volta t’incanta, anche adesso che arrivate alla stazione di Parigi, nella piazza grande, e quasi non volete scendere, perché siete incatenati dal filo degli eventi, vicinissimi a quello che cercate, a strapiombo sulla meta,  ai confini del paradiso, dove è difficile distinguere chi legge e chi scrive, chi ascolta e chi racconta, perché ogni storia è uno specchio in cui si riflettono i destini, il punto in cui si sciolgono i nodi intrecciati sin dall’alba dei tempi.

26 pensieri su “23. Ai confini del paradiso

  1. gum

    “la letteratura l’ha inventata Dio”

    Le parole arrivano improvvise come i ladri di notte.
    Ti devono trovare pronto non possono sfuggirti altrimenti rischi di perdere la ricchezza dell’ispirazione.
    Sono loro che ti chiamano non sei tu che puoi andarle a trovare ,solo se la tua anima è pronta ad accoglierle esse verranno..
    Poi devi conservarle proteggerle come farebbe un Apostolo e dispensarle con generosità agli altri perchè possano averne beneficio.
    E’ così che lettore e scrittore diventano tutt’uno, quasi una transustanzazione per atto divino dove Lui entra in te e te in Lui.

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  2. Fides

    Dio disse… un narratore che continua a fare parole che ci lasciano pieni di meraviglia.

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  3. marco1963

    Se pensiamo che la vita non ponga domande, possiamo cambiare mestiere. La vita è una domanda continua, ed è follia cercare di sfuggirle. Il segno che essa fornisce a un certo punto, è quello della crescita; è un’indicazione chiara, inequivocabile, di come evolvere. Lo scrittore più degli altri ha capacità interpretativa: vede dove gli altri guardano, interpreta ciò che gli altri odono, sente quando gli altri sono distratti. E la sua capacità ama metterla a disposizione di tutti, con animo sensibile, con desiderio di trasferire emozioni altrimenti invisibili. Sono quei dettagli, come dici tu, che catturano la curiosità e consentono d’imbastire la trama. E’ una sottile trama d’oro, preziosa, che produce un filo d’oro, sempre identico, come sempre uguali sono le sensazioni che ci fanno godere o soffrire. Quel filo d’oro permette di uscire da se stessi e donarsi agli altri. Con un ulteriore, meraviglioso, slancio d’amore.

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  4. ema

    DICONO CHE LA MIA

    Dicono che la mia
    sia una poesia d’inappartenenza.
    ma s’era tua era di qualcuno:
    di te che non sei più forma, ma essenza.
    dicono che la poesia al suo culmine
    magnifica il tutto in fuga,
    negano che la testuggine
    sia più veloce del fulmine.
    Tu sola sapevi che il moto
    non é diverso dalla stasi,
    che il vuoto é il pieno e il sereno
    è la più diffusa delle nubi.
    Così meglio intendo il tuo lungo viaggio
    imprigionata tra le bende e i gessi.
    Eppure non mi dà riposo
    sapere che in uno o in due noi siamo una sola cosa.

    E. Montale

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  5. bioraffaella

    ti specchi nel suo sguardo e ti chiedi come sia stato possibile vedere lo spettacolo del suo dolore,

    E’ “possibile vedere lo spettacolo del suo dolore “,soltanto quando l’altro ha deciso di condividere con te la sua triste storia.

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  6. M&C

    – la letteratura l’ha inventata Dio, all’origine di tutto ha pensato a un racconto, accanto al fuoco, una storia che si ripete sempre uguale, ma ogni volta t’incanta…

    Una storia sempre uguale, ma sempre nuova e diversa: proprio come in uno specchio, ti ci rivedi e ritrovi te stessa, ma non sei mai la stessa persona della volta precedente ed il messaggio riflesso cambia di conseguenza e ti sorprende ancora.
    E tu che stai leggendo, hai proprio l’impressione che sia stata scritta apposta per te, o addirittura di averla anche scritta…

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  7. Agnese

    “la vita è una domanda…” Ogni tanto mi fermo e mi domando:che senso ha la mia vita,quale compito ho sulla Terra,perchè mi sono trovata in certa situazione,che devo imparare?
    “Ogni storia è uno specchio in cui si riflettono i destini”-ma quale è mio? Ancora non ho scoperto.
    “un certo punto s’intuisce un segno…”-ogni giorno faccio per me solo una pregiera:Dio aiuta mi e guida me con la strada giusta.

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  8. Agnese

    mi sa che gia una volta ho scritto questa poesia però mi piace e lo scrivo di nuovo.
    “Dimenticando un sogno”
    Continua il dubbio e la penombra cresce
    se sapessi che è stato di quel sogno
    che sognai,o che sogno aver sognato,
    saprei tutte le cose

    Jorge Luis Borges

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  9. pam

    ‘trasforma desideri e incubi nelle file uguali delle lettere’

    ..come un fabbro, come un alchimista che trasforma ogni emozione in metallo puro e prezioso.

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  10. RossellaT

    ti chiedi come sia stato possibile vedere lo spettacolo del suo dolore

    E’ possibile quando è l’altro che anche inconsciamente ti affida il proprio dolore, uno sguardo, una mano timidamente tesa, una lacrima che si affretta ad asciugare, gesti delicati, teneri che celano il fallimento di chi non riesce a sopravvivere al proprio dolore perché è troppo per lui e allora ti chiede di provare tu a sciogliere quel nodo con il tuo capire, con il tuo saper amare.

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  11. gum

    Quando indugi all’ascolto di una storia più volte, anche quando è d’un altro quella storia è la tua.
    Quando poi la vicenda ti ricorda il dolore la passione e l’amore puoi sentirla in eterno non ti stancherà mai.
    Quando il senso di essa ti avvicina alla la meta puoi anche tu raccontarla è la storia di Dio.

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  12. Agnese

    “Tutte le cose sono belle,e lo diventano ancora di più quando non abbiamo paura di conoscerle e provarle. L’esperienza è la Vita con le ali”
    Kahlil Gibran

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  13. riccardo ferrazzi

    Il vecchio e la farfalla. Realtà o sogno? E il mondo è un sogno di Dio. Ma noi sappiamo di essere sognati da Dio. Ciò che, forse, è un peccato di superbia è pretendere di agire, sognare, scrivere. Ma come si fa a sapere se Dio non ha sognato che noi agivamo, sognavamo, scrivevamo? E rieccoci qua: libero arbitrio o predestinazione? Forse soltanto una logica limitata, da parte nostra.
    Ciao Fabry, buona Pasqua.

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  14. Ernesta Scappaticci

    @Agnese
    Che bel commento ,lo condivido molto volentieri…è vero sono le ali di cui più abbiamo bisogno, speriamo che ci diano la forza di andare per questa strada difficile che è la vita.
    Sono sicura che la nostra fede è l’unica capace di farci volare verso noi e gli altri.

    Un abbraccio a tutti voi.

    Ernestina.

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  15. Agnese

    @ Ernesta

    Grazie,anche se non sono le parole miei,però come ho trovato interesante volevo condividermi con tutti.
    un abbracio
    Buona Pasqua a tutti

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    1. fabrizio centofanti

      grazie a tutti!
      un abbraccio dal massacro della settimana santa.
      un saluto speciale a Riccardo, amico di penna e di vita.
      che tutta la nostra storia passi attraverso il crogiolo della Pasqua.

  16. robysda

    ti specchi nel suo sguardo e ti chiedi come sia stato possibile vedere lo spettacolo del suo dolore

    Si riesce amando tanto, fino in fondo e e affidandosi all’Amore,così come ha fatto Maria

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