35. Chi è?

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da qui

Come l’avete trovato, questo posto? Non avevate prenotato all’hotel di lusso in Rue de Berthollet? Ma in fondo, cosa importa? Ti sembra l’ideale, con le brocche stile Modigliani sulle mensole in legno, la stella grigia che pende dal soffitto, lo specchio che riflette il letto a due piazze dal copriletto arancione e la selva di cuscini accavallati senza un ordine preciso. Davanti al bagno c’è persino la bilancia: quanto peserà sulla coscienza ciò che state per compiere? Marika sorride: chissà se le tornano in mente le immagini del sogno, la donna col berretto di lana e la sciarpa color latte che li segue ovunque, anche nel cuore di Parigi, negli angoli di Montparnasse che hai imparato ad amare a poco a poco, il ristorante La Baraka, il negozio di pasta italiana con il nome Enzo scritto in nero su un cartello rosso, l’hotel Tipi dalle tende beige e i balconcini in ferro stile Sanremo. Le chiedi se le piace, certo che le piace, ma le piaci soprattutto tu; lo dice con un sorriso aperto che nasconde un pensiero inconfessabile: e Mattea? Non ne puoi più del senso di colpa che ti assale, devi fare qualcosa; per distrarti, pensi ai negozi della via su cui si affaccia la mansarda: il ristorante la Forcella, il negozio di frutta col signore panciuto che aspetta sulla soglia, la pasticceria con le locandine dei film appena usciti. Marika ha un vestito corto, nero, con un rettangolo bianco sul davanti. Ti avvicini, le metti le mani sui fianchi, le dici che hai capito quanto sia importante, ora, per te. Lei sorride ma è incerta, come non volesse calpestare un’aiuola curata nei minimi dettagli. Forse è questo che gonfia il desiderio, che ti spinge a evadere dal ricordo di Mattea, cosa c’era, dopo? Il negozio di transazioni dalla tenda gialla, la vetrina gremita di manichini con gli abiti di lana, il laboratorio ottico coi rampicanti incollati sulla porta a vetri. Vieni, mettiti a sedere, le dici, e lei cede, con l’eterno sorriso stampato sulle labbra, i capelli di un biondo tinto, le labbra grandi che dicono baciami, ma nello stesso tempo vorrebbero ritrarsi, perché le immagini del sogno sono ancora lì, le sembra che Mattea salga le scale e arrivi alla mansarda, come gli incubi che aveva da bambina, quando il fratello si divertiva a spaventarla e lei lo diceva a suo papà, ma adesso che non c’è non può più chiedere di essere protetta dai timori che l’hanno trascinata fino a qui, in cerca di cosa non lo sa, e ora che Filippo le sfila lentamente l’abito corto, le sembra che accada qualcosa di terribile, che un rumore di passi risuoni per le scale, che qualcuno bussi alla porta con violenza, non è un sogno, al punto che Filippo  è diventato pietra, come il gatto che hanno visto nella piazza, e chiede in un sussurro: chi è? Una voce femminile emersa dagli abissi dell’inferno risponde con durezza inflessibile: sono io, Mattea.

22 pensieri su “35. Chi è?

  1. RossellaT

    Il passato

    E’ una curiosa creatura il passato
    Ed a guardarlo in viso
    Si può approdare all’estasi
    O alla disperazione.

    Se qualcuno l’incontra disarmato,
    Presto, gli grido, fuggi!
    Quelle sue munizioni arrugginite
    Possono ancora uccidere!

    Emily Dickinson

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  2. ROBERTA Z

    Più vado avanti e più i vari personaggi del romanzo in qualche modo si assomigliano. Nessuno di loro ha un lavoro stabile, non considerando stabile fare lo scrittore, nessuno di loro ha una vita regolare, un uomo o una donna che dividano con loro la vita, sono tutti in cerca di qualcosa che manca loro per essere felici. Tutti cercano la felicità, ma sembra che non vogliano coglierla. Tutti sono stati in qualche modo trattati male dai genitori o hanno avuto esperienze che ancora li fanno soffrire.

    Mi chiedo se sia possibile un mondo di persone così. Devo dire di sì, penso che siano pochi quelli veramente soddisfatti del proprio lavoro, avrebbero sognato di fare ben altro, la scrittura é un modo di vivere una realtà diversa, in cui tutto è come vorrebbero.
    Tutti hanno un ideale di partner, qualcuno che esiste solo nei sogni, qualcuno su misura che ami i nostri difetti, le nostre mancanze, capace di condividere tutto con noi. Anche questi personaggi faranno i conti, come tutti, con la realtà, che è così diversa dal sogno?

    Molti danno la colpa delle proprie insicurezze ai genitori, a episodi o a persone che li hanno feriti e che non riescono a dimenticare. Senza pensare a quanti errori abbiamo fatto o stiamo facendo noi con i nostri figli, a quanto possiamo influire sul loro carattere e sul loro futuro.

    Tutto quello che succede in questo romanzo e che sembra così irreale è vita vera, non è solo fantasia.

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  3. Fides

    Lei sorride ma è incerta, come non volesse calpestare un aiuola curata nei minimi dettagli.

    Povera Marika, nome cacofonico (almeno alle mie orecchie), donna di ripiego, di sfogo, quasi d’uso estemporaneo, pure mostra un tratto non comune: sa cogliere segni impercettibili, sembra sappia di essere di troppo, di essere la persona sbagliata, il tassello fuori posto, il fiore caduto, il dettaglio disarmonico … ma è davvero così?
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  4. robysda

    Una finestra sempre aperta sul passato che una romantica Parigi prova dolcemente a cancellare, effimere emozioni, surrogato di una felicità che non decolla finché il cuore non renderà giusta trasparenza al suo sentire

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  5. RossellaT

    Filippo, Marika, la mansarda, Parigi, tutto bellissimo ma anche spaventoso, perchè a volte la felicità fa paura e allora arrivano i sensi di colpa a guastare l’incanto.
    Quando si vive un nuovo presente è normale che il passato, specialmente se non risolto, bussi alla porta della nostra coscienza. 
    E’ necessaro affrontare il passato, valutare e riconoscere i propri errori ma è anche giusto pensare che tutto ha un tempo, inizia, si svolge e a volte finisce e non e’ possibile far tornare quello che e’ andato via. Questa consapevolezza e i ricordi piu’ belli ci aiuteranno ad andare avanti.

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  6. bioraffaella

    e Mattea? Non ne puoi più del senso di colpa che ti assale,

    Perchè farsi assalire dai sensi di colpa quando è Mattea che ha deciso di andarsene ?
    In fondo chi ha rotto i ponti con il passato è stata lei e non Filippo.

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  7. pam

    ‘Filippo è diventato pietra, come il gatto che hanno visto nella piazza, e con un filo di voce chiede: chi è? ‘

    In effetti, la presenza di Mattea che aleggia in tutta la pagina, per poi materializzarsi in una voce inflessibile, è molto simile a quella di un convitato di pietra.

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  8. marco1963

    La coscienza che pesa. Un peso incredibile. La coscienza collegata in tempo reale con l’anima. Se offuschiamo l’anima, la coscienza va in tilt e l’oscuramento c’investe. Anzi, direi piuttosto l’oscurità ci colpisce. E più quel pensiero controverso della tentazione appare vivido, acceso ed eccitante, più l’oscurità innesta la baionetta per l’assalto all’arma bianca. E’ un contrasto reso scioccante dagli elementi che lo compongono. Da un lato un “rettangolo bianco su sfondo nero”, un vestito invitante su un corpo disponibile e piacente; dall’altro i ricordi, i sentimenti che rincorrono la coscienza e invadono i pensieri. Resta il libero arbitrio, eterna sentinella di sempre, fascio convulso di voci che c’interroga dal di dentro.

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  9. M&C

    Del passato si deve solo fare tesoro, deve essere un bagaglio di esperienze che aiuta a costruire il futuro, non una zavorra che ti impedisce di andare avanti.
    Per vivere con fiducia il presente e guardare al futuro con tranquillità e speranza, è necessario quindi non avere conti in sospeso con il passato, ma ricordarlo con serenità e gratitudine.

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  10. Agnese

    “le dici che hai capito quando sia importante,ora,per te”
    “lei sorride ma è incerta”
    E si,perchè non è sicura se suo “ora”significa “in questo momento” o “adesso ho capito”.Due persone con il peso sulle spalle si incontrano sul incrocio dalle strade di vita.Che fare? Fidarsi e lasciarsi andare o tornare dietro nel ombra del passato?
    Lasciarsi andare! Provare,rischiare! Tanto il passato già lo sai come è! Il futuro è tutto da scoprire! Se perdi,avrai almeno questi bel ricordi,ma c’è sempre il rischio di essere felici.
    Lo so,c’è sempre la coscienza che bussa alla porta,che ti paralizza.Aprire?

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  11. M&C

    @Bioraffaella nr. 8

    Hai ragione, la storia è proprio questa, quindi i sensi di colpa sono fuori luogo.
    Mattea non può pensare di ritrovare tutto e tutti come aveva lasciato, non può pretendere nulla, soprattutto la ragione; al massimo può tornare con umiltà e chiedere perdono per la scelta sbagliata fatta, qualora se ne sia resa conto, e Filippo, se la ama, le tenderà le braccia.

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  12. Agnese

    LA BARCA D’ORO
    Al rumore del monsone
    trema il cuore,si stringe,
    guarda,senza trovare speranza,
    verso l’alto,metre la paura
    invade la notte.

    Tornano in mente tante volte
    i suoi due occhi teneri.
    Fuori infuria il temporale,
    rimbombano i tuoni,
    il cielo si lamenta.
    Tornano in mente i suoi occhi…

    Rabidranath Tagore

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  13. gum

    I sensi di colpa azzerano ogni tentativo edonistico.
    Come i fantasmi cattivi di” Ghost” che vengono per trascinare via chiunque si macchi di un peccato grave per portarlo in un posto dove non esisterà più.
    Sono ombre sinistre che incombono sulla tua coscienza impedendoti di godere di ciò che fai, di ciò che hai come i nuvoloni neri durante il picnic di Pasquetta.
    Quando tra l’amplesso di membra sul letto prima o poi spunterà la tua faccia riflessa nello specchio che fa da soffitto della stanza un po kitch, sarà vano mentire alla voce che accenta: non ha colpe soltanto chi ama davvero.

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  14. bioraffaella

    quanto peserà sulla coscienza ciò che state per compiere? Marika sorride: chissà se le tornano in mente le immagini del sogno, la donna col berretto di lana e la sciarpa color latte che li segue ovunque, anche nel cuore di Parigi…

    I fantasmi ti inseguono ovunque , anche a Parigi, finchè non li lasciamo andare per la loro strada .Dopotutto loro l’hanno già fatto!

    Affrontare il passato soggettivamente non aiuterà Filippo a liberarsi dei fantasmi che lo inseguono.
    Il passato va affrontato oggettivamente. da spettatore e non da protagonista. Solo così si potrà liberare dei fantasmi, e vedere con occhiali diversi la realtà dei fatti.

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  15. Ernesta Scappaticci

    “le dici quanto è importante ora per te”
    Ognuno di noi è importante per gli altri, spesso non ce ne accorgiamo perché la vita corre e noi facciamo tutto quello che essa ci chiede come fosse normale.
    Quando ci accorgiamo che basta una sola parola detta nel momento giusto, anche se è pensata solo per rendere felici le persone che soffrono vicino a te, per rendere l’altro sereno,questo magnifico gesto è il vero senso della vita.
    Tu sei importante per me come lo sono io per te: ecco quello che veramente ti mette nella speranza…

    Capire l’amore che ti è offerto, senza avere timore di sperare che avvenga.

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