36. Simboli

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da qui

Hai sentito dei rumori, avvertito l’ombra di gente che correva e urlava. Ti sei accorto di quello che accadeva, ma la scrittura ti prendeva troppo, ti chiedevi come tutta la luce che invadeva la tua vita, l’aura di fiaba, in famiglia, nella scuola, la faccia seria della maestra Battistoni, Nazareno Pietroni con la pancia in fuori, lo snobismo di Aldo Bises, tutto l’amore, la fiducia, gli angeli che passeggiavano nel corridoio di casa, i cornetti da Rossana, le partite al laghetto, in barba alla sorveglianza svogliata dei carabinieri, le palme-porte e i cespugli-linea del fallo laterale; ti chiedi dove siano finite le gomme riparate da Manzetti, gli oggetti allineati sugli scaffali colmi del Minimax – massima qualità, minimo prezzo -, ti chiedi, insomma, dove sia finita quella luce, perché siano calate le tenebre in un punto della tua esistenza, quale forza abbia compresso i sentimenti, blindato gli impulsi del tuo cuore. Ti domandi se la bambina che fuggiva fosse il mondo perduto, l’innocenza di un tempo, la speranza di leggere di seguito il libro della vita. Ti sei accorto della donna che arrivava con gli occhi verdi e azzurri, e hai intuito che fra lei e te c’era qualcosa di comune, una rabbia per l’amore bruciato tutto in una volta, la parola cattiva, il gesto volgare, l’aggressione improvvisa che subisti sul campo di calcetto, quando Daniele Ippolito ti accusò insultandoti davanti a tutti e tu non capivi la ragione, forse l’invidia perché giocavi meglio, e t’interroghi su cosa possa proteggere dalla gelosia, se sia possibile non diventare vittime della violenza scatenata contro te solo perché sospettano che abbia qualcosa più di loro. Ti sei accorto dell’inquietudine della donna che chiamano Futura, il simbolo di un passato da cui devi riscattarti, la rivoluzione che prima o poi esplode per scrollarsi le catene, e capisci che scrivere su una moleskine è come pescare nel pozzo degli orrori: ci vuole coraggio, troppo coraggio per guardare in faccia la realtà. D’istinto, cerchi uno dei tanti segnalibri che porti nelle tasche, ma senti che una mano si poggia sulla tua e la voce di Fofner ti sussurra aspetta, ancora una pagina, e pensi a Veronica che vende i libri, che invita a non fermarsi, al suo corpo bianco che si apre inutilmente perché un giorno all’improvviso sei sparito, per chiedere il nome alla bambina, e pensi che Futura stia inseguendo lo stesso sogno tuo, che abbia fermato tutto pure lei, in un mattino azzurro e verde di aprile, che si domandi se ci sia una via di fuga in questo labirinto che è la vita.

24 pensieri su “36. Simboli

  1. robysda

    Leggendo questa pagina ho fatto un tuffo nel passato, Viale Europa, il primo lavoro, il negozio di giocattoli con il pavimento fatto di sampietrini, un segnalibro che ha segnato l’inizio della nuova vita…

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  2. M&C

    – e tu non capivi la ragione, forse l’invidia perché giocavi meglio, e t’interroghi su cosa possa proteggere dalla gelosia, se sia possibile non diventare vittime della violenza scatenata contro te solo perché sospettano che abbia qualcosa più di loro…

    L’invidia, la violenza e la gelosia sono sempre in agguato: quando qualcuno cerca di costruire qualcosa di buono, c’è sempre un altro che prova a distruggerlo, perchè non ha capito quanto sarebbe invece piú bello condividerne i frutti, perchè “ci vuole coraggio, troppo coraggio per guardare in faccia la realtà”.

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  3. Agnese

    Prima di tutto,grazie dal Bach,mi piace tanto.E poi…
    “che si domandi se ci sia una soluzione in questo labirinto che è la vita”-certo, soluzione ci sta sempre,anzi,si trovano tante,anche se non tutte possono piacere. A volte ci vogliono giorni e giorni prima che si inventa qualcosa con un senso. Io miei problemi grandi affido a Dio,mi aiuta sempre, certo che a volte non mi risolve come volevo io,ma poi con tempo riesco capire che meglio di cosi non si poteva fare,Lui è un Genio.La soluzione ci sta,anche quando si sembra che stiamo davanti un muro sulla strada di uscita.Mi è capitato tante volte,basta lasciarsi a guidare.

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  4. gum

    Se nasci tondo non puoi morir quadrato recita un vecchio adagio (credo siciliano).
    Anche il cuore non può cambiare dall’inizio alla fine.
    E’ il contesto che cambia nel percorso di vita, una lunga gimkana seminata di scarti improvvisi di pendenze di paurosi tornanti, lungo cui ti puoi anche smarrire, mentre nulla nè invidia nè gelosia nè ingiustizia nè abuso puo fermare il riscatto del cuore che liberato dal dedalo scuro che inibiva l’uscita va a riprendersi il sogno che ti ha visto bambino.

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  5. ema

    “e pensi che Futura stia inseguendo lo stesso sogno tuo, che abbia fermato tutto pure lei, in un mattino azzurro e verde di aprile, che si domandi se ci sia una soluzione in questo labirinto che è la vita.”

    La soluzione sta nel cercare l’altro …e nel trovarlo.

    IL LABIRINTO

    Zeus non potrebbe sciogliere le reti

    di pietra che mi stringono. Ho scordato

    gli uomini che fui; seguo l’odiato

    sentiero di monotone pareti

    ch’è il mio destino. Dritte gallerie

    che si incurvano in circoli segreti,

    passati che sian gli anni. Parapetti

    in cui l’uso dei giorni ha aperto crepe.

    Nella pallida polvere decifro

    orme temute. L’aria m’ha recato

    nei concavi crepuscoli un bramito

    o l’eco d’un bramito desolato.

    Nell’ombra un Altro so, di cui la sorte

    è stancara le lunghe solitudini

    che intessono e disfanno questo Ade

    e bramare il mio sangue, la mia morte.

    Ci cerchiamo l’un l’altro. Fosse almeno

    questo l’ultimo giorno dell’attesa.

    Jorge Luis Borges

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  6. M&C

    Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
    ma non avessi la carità,
    sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante.

    Se avessi il dono della profezia
    e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza
    e avessi tutta la fede in modo da spostare le montagne,
    ma non avessi la carità,
    non sarei nulla.

    Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri,
    se dessi il mio corpo per essere arso,
    e non avessi la carità,
    non mi gioverebbe a nulla.

    La carità è paziente,
    è benigna la carità;

    la carità non invidia, non si vanta,
    non si gonfia, non manca di rispetto,
    non cerca il proprio interesse, non si adira,
    non tiene conto del male ricevuto,
    ma si compiace della verità;

    tutto tollera, tutto crede,
    tutto spera, tutto sopporta.

    La carità non verrà mai meno.

    Le profezie scompariranno;
    il dono delle lingue cesserà, la scienza svanirà;
    conosciamo infatti imperfettamente,
    e imperfettamente profetizziamo;
    ma quando verrà la perfezione, sparirà ciò che è imperfetto.

    Quando ero bambino, parlavo da bambino,
    pensavo da bambino, ragionavo da bambino.
    Da quando sono diventato uomo,
    ho smesso le cose da bambino.

    Adesso vediamo come in uno specchio, in modo oscuro;
    ma allora vedremo faccia a faccia.
    Ora conosco in parte, ma allora conoscerò perfettamente,
    come perfettamente sono conosciuto.

    Ora esistono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità;
    ma la più grande di esse è la carità.

    S. Paolo – Prima lettera ai Corinzi 13,1

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  7. ema

    “ti chiedi, insomma, dove sia finita quella luce,”

    DOVE LA LUCE

    Come allodola ondosa
    Nel vento lieto sui giovani prati,
    Le braccia ti sanno leggera, vieni.

    Ci scorderemo di quaggiù,
    E del male e del cielo,
    E del mio sangue rapido alla guerra,
    Di passi d’ombre memori
    Entro rossori di mattine nuove.

    Dove non muove foglia più la luce,
    Sogni e crucci passati ad altre rive,
    Dov’è posata sera,
    Vieni ti porterò
    Alle colline d’oro.

    L’ora costante, liberi d’età,
    Nel suo perduto nimbo
    Sarà nostro lenzuolo.

    G.Ungaretti

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  8. ema

    “Ti domandi se la bambina che fuggiva fosse il mondo perduto, l’innocenza di un tempo”

    Ogni felicità è una forma di innocenza.
    Marguerite Yourcenar

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  9. pam

    ‘..che si domandi se ci sia una soluzione in questo labirinto che è la vita.’

    A volte un gesto cattivo, o un atteggiamento freddo o scortese sembrano bruciare l’amore tutto in una volta.
    Ma il paradiso è dentro di noi, e a volte serve una mano che si poggi sulla nostra, per ricordarcelo.
    Solo facendoci portatori di quel paradiso anche verso l’esterno, verso l’altro, possiamo provare a mettere in circolo un’altra energia, che abbatta i muri del labirinto.

    ‘Se si sperimenta l’amore di Dio, occorre solo rimanere in questo amore. Uscirne significa alienarsi, non essere se stessi’ (F. Centofanti, Le parole della felicità)

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  10. bioraffaella

    Quando si è schiavi del proprio io, l’invidia e la gelosia si annidano nel cuore fino a farti vivere una realtà alterata, una realtà che non corrisponde alla verità.

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  11. marco1963

    La coscienza può chiudersi, le tenebre calare a un certo punto. La vita è realmente imprevedibile con ciascuno di noi. Con alcuni di più. Le cose e le persone che sono scomparse nella nostra vita o che abbiamo abbandonato, si ripresentano in genere quando siamo più maturi, o crediamo di esserlo, sotto la stessa forma o forme diverse. Ma rappresentano lo stesso appuntamento che abbiamo perso un tempo, solo che vi si aggiungono tutte le occasioni perdute, i se e i ma, la comprensione dei fatti, i motivi delle gelosie, le ragioni delle paure, l’analisi puntuale degli accadimenti che non capimmo allora. Voglio pensare che i “ritorni” servano a svegliarci, a svegliare un cuore indurito, a far tornare la luce azzurra dove prima era penombra. Forse anche a farci gridare di rabbia, a tirar fuori la rabbia accumulata negli anni che ci ha avvelenato l’anima. Una sensazione che torna può rappresentare la salvezza, la vita che fa capolino, l’amore che – sotto una nuova forma – bussa ancora per vedere se abbiamo finalmente imparato a districarci in questo labirinto che è la vita.

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  12. ema

    “quando Daniele Ippolito ti accusò insultandoti davanti a tutti e tu non capivi la ragione”

    I simboli, a distanza di anni, hanno sempre valore. Quando siamo finalmente pronti ad interpretarli ci rivelano l’essenza delle cose, regalando eternità ad ogni scrittura/vita; la Bibbia, ad esempio…

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  13. Agnese

    IN COSA CREDO

    Credo nella rivelazione dell’amore,che sconvolge la vita.
    Senza questo non c’è niente.
    Poi viene il lavoro,duro e tenace,
    ma col soffio che spira,il flusso che trascina.
    Credo nel cuore.
    Senza questo non c’è niente.
    Non venite a raccontarmi di volontà e costanza.
    Non c’è volontà o costanza senza cuore.
    Credo nella folgorazione che si chiama incotro,
    per cui vale la pena patire il dolore.
    Senza questo non c’è niente.
    Quando ti presenti,oltre la nebbia del mio io,
    ringrazio d’esserci,nonostante tutto.
    Credo nella coincidenza che mi fa posare lo sgardo
    al posto giusto e nel momento giusto.
    Senza questo non c’è niente.
    Quante volte ho desiderato quel verso,quella pagina,quel volto,
    e proprio ora,quando meno me lo aspetto,leggo e vedo.
    Non venite a raccontarmi che è soltanto un caso.
    E se anche fosse,gli sarei grato
    come a un Dio che mi aspetta alla finestra,
    con gli occhi sulla strada deserta,oltre la nebbia del mio io.
    Ecco,in cosa credo.
    Ora che la notte è scesa.
    E il mio cuore finalmente vede.

    Fabrizio Centofanti

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  14. bioraffaella

    quale forza abbia compresso i sentimenti, blindato gli impulsi del tuo cuore.

    Quando il battito del cuore supera le ombre del passato
    l’amore potrà trionfare sul destino.
    ~ Nicholas Sparks ~

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  15. Ernesta Scappaticci

    Per fortuna che una mano si appoggia sulla nostra, questo gesto di tenerezza ci può veramente dare l’energia che sembra persa: un gesto caldo e facile, che ti può ridare il paradiso che credi di avere perso.
    L’avventura della vita ricomincia solo così!

    Ernestina.

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