Una spiegazione

Ieri pomeriggio ho pubblicato qui una breve poesia che ricalcava, nel numero delle lettere di ogni singola parola, il segmento iniziale della celebre sequenza del matematico Leonardo Fibonacci, e poche ore dopo l’ho cancellata. L’ho fatto deliberatamente, e non per un ripensamento circa il valore del testo, al quale non attribuivo particolare importanza e originalità ma che consideravo a suo modo valido. E’ che amo l’arte effimera. Una delle opere che più mi colpirono la vidi una sera di alcuni anni fa in una galleria d’arte di San Gimignano. Era una sorta di plastico della città, con tutte le case e le torri fatte di cera, candele accese che a fine serata si erano completamente consumate. Questo tipo di espressione artistica vanta illustri predecessori. Si narra infatti che Leonardo, alla corte di Ludovico il Moro, fosse solito realizzare, in occasione delle feste più importanti, delle imponenti sculture di panna montata, che venivano di lì a poco metabolizzate diventando così per i fruitori non solo nutrimento dello spirito, ma anche della carne. E siccome nella vita bisogna farsi ispirare da grandi modelli, e dato che la modestia non è mai stata il mio forte, ho pensato di scrivere dei brevi testi effimeri, da pubblicare sia qui che altrove (magari su Nazione Indiana, se mi ospiteranno), che verranno cancellati nel giro di poche ore. Si riconosceranno per il fatto di avere un asterisco nel titolo. Questo valga anche come avvertenza per gli eventuali commentatori, affinché sappiano che le loro parole seguiranno in poco tempo lo stesso destino caduco del post a cui si riferiscono. Grazie dell’attenzione.

39 pensieri su “Una spiegazione

  1. Ezio

    Interessante, Sergio. Mi domando solo quanti abbiano capito l’esperimento. Che, al contrario di quello del CERN finito, come si temeva, nel nulla, è davvero finito nel nulla.
    Ezio

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  2. Giocatore d'Azzardo

    Sergio, ah ecco chiarito l’arcano. Avevo risposto con uno stupidissimo commento che riprendeva, trasformati in lettere, i numeri della sequenza di Fibonacci. Comunque era assai interessante l’esperimento: addomesticare parole e numeri.
    Qualcosa di simile capita anche in alcune composizioni di Mozart: alcune scale sono sequenze di Fibonacci perfette.

    Blackjack.

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  3. Marina Pizzi

    Molto sottile questa piccola forma di suicidio nel suicidio di Internet.

    Anch’io misi on line un post di un solo rigo, post, pare, deprecato da alcuni.

    Il tuo di ieri ha tutta la mia vicinanza.

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  4. lisa

    Come Orsola ha fatto, celandolo nel suo commento, ho pensato anch’io ad una sorta di mandala.
    Quelli buddisti vengono completamente distrutti dopo le cerimonie religiose,mi chiedevo se anche questi “mandala poetici” lo saranno altrettanto, cioè nel senso non solo dal “luogo” dove verranno postati, e ancora… se poi non dovesse leggerli nessuno? e se poi nascesse una specie di moda,una specie di caccia, una forma di collezionismo? cambierebbe totalmente il senso che gli si voleva dare.
    vabbè. cose pensate senza aver letto il testo mi spiace…
    grazie
    lisa

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  5. Marina Pizzi

    tutto in Internet è effimero. come TUTTA la vita ivi compresa la MORTE terribile o dolcissima di ognuno.

    essere ignorati può essere una libertà tenue, nuda, sola, cinerea, di tutti.

    siamo vittime e il vittimismo è, al massimo, dei furbi che credono di militare tra i non-vinti.

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  6. lisa

    Intanto grazie Sergio. Il fatto di non essere letto lo consideravo marginale, mio errore inserirlo avendo compreso la tua intenzione. E sono perfettamente d’accordo su quanto dici.Pensavo più che altro alla realizzazione. Ecco, forse, ed è un forse enorme e smentibilissimo, senza questo post le tue intenzioni avrebbero centrato in pieno il bersaglio: un evento senza controllo, ma ti ripeto l’idea mi affascina e la condivido, e riferisco dubbi come se fossero pensieri ad alta voce.
    grazie ancora
    lisa

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  7. sergiogarufi

    La mia preziosa amica Stefanie mi raccontava che in Germania sempre più persone si fanno seppellire in fosse comuni. Non è un problema di soldi, è una scelta precisa di anonimato, il desiderio che di sé non rimanga nulla, nemmeno il nome e le date su una modesta lapide. E poi questa volontà di stare insieme agli altri, mischiati in modo da non essere distinti e isolati, è una cosa che mi affascina. Questo è un tempo orribile, un aggettivo pessimo come “esclusivo” è diventato un titolo di merito, come se escludere gli altri dalla propria vita fosse una cosa auspicabile. Per lungo tempo la mia citazione preferita era tratta da L’Imitazione di Cristo, diceva: “ama nesciri“, vale a dire “compiaciti di essere ignorato”. Rispetto ad allora oggi penso che il compiacimento sia eccessivo, e come lezione di umiltà basterebbe dire “non dispiacerti di essere ignorato”, perché il compiacimento è qualcosa di negativo, il vittimismo può essere una forma di arroganza. Questo per dire, cara lisa, che se nessuno leggerà i miei scritti effimeri (non solo poesie come quella di ieri, tengo a precisare) vorrà dire che è giusto così. Grazie a tutti per l’attenzione.

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  8. lucy

    purtroppo ci sono testi effimeri inconsistenti volatili che, stranamente, restano e restando pesano, pesano…

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  9. obviamens

    credo che il potenziale performativo di certi strumenti comunicativi come internet
    non sia ancora stato esplorato che in minima parte, dico performativo
    sia nel senso più prossimo alle pratiche di happening dagli anni ’50 ad oggi
    sia nel senso lato di azione ‘performativa’ – che imprime nuova forma a preesistenti forme

    trovo interessanti le perplessità di Lisa, ma anche il rigore che ispira l’esperimento di Sergio Garufi – pensate al video apparso qualche mese fa su youtoube di una ragazzina giapponese che guardava fissa (anche se non rigida) in webcam per 30” senza che altro accadesse – e mi sembra che quel video sia stato cancellato, dopo un certo boom di visite, se qualcuno ne sa di più, lo dica…

    non parlo di second-life, che per definizione è una struttura performativo-imitativa,
    ma delle performance che possono essere realizzate da strumenti nati con tuttaltre
    intenzioni funzionali e stravolti nel loro utilizzo,
    incrinati per crepe di senso inattese (fifa, eh?!),
    come appunto questa micro-performance di Garufi fa

    Mario Bertasa

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  10. lorpat

    Ciò che è pubblico non ha nessun bisogno di essere letto. Tanto per incominciare, l’autore potrebbe limitarsi a non firmare l’opera. Noli me legere, si prega di non guardare Euridice. Appello cortese, avvertimento insolito, divieto già da sempre trasgredito. L’incantatore ha bisogno di assicurarsi che ci sia una bellezza che lo segue.

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  11. bevitore

    avevo un amico che aveva aperto un blog in quel modo.
    ogni giorno ci scriveva su le sue cose in forma di prosa o poesia.
    il giorno dopo non c’erano più.
    io mi incazzavo perché ero costretto a seguirmelo tutti i giorni nel timore di perdermi qualcosa di importante (perché importante ho ritenuto quella persona)………e però c’erano dei giorni che per cause di forza maggiore non ci riuscivo e così restavo con la consapevolezza dell’inutilità della mia incazzatura…….

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  12. sergiogarufi

    caro Mario, innanzitutto ho scoperto che viviamo molto vicino, e questo mi fa piacere. Anzi, fino al 77 eravamo vicinissimi, io vivevo all’Edilnord, il primo famigerato centro residenziale del Berlusca. Ti ringrazio per il supporto teorico che mi attribuisci, ma ti confesso che l’idea è nata quasi in contrapposizione a certi discorsi che mi capitava di sentire nella mailing list interna di un altro blog letterario collettivo, in cui i redattori spesso pretendevano maggior visibilità ai loro pezzi, includendoli in categorie speciali o chiedendo che nessun altro postasse per almeno un giorno. Allora ho pensato di scrivere brevi pezzi non impegnativi che durino poco. Non voglio non essere letto – e con questo mi rivolgo a Lorpat -, e in ogni caso il primo e più importante pubblico dei nostri pezzi siamo noi stessi. La letteratura è imparentata coi sogni, dove siamo sia attori che registi e spettatori. Questi pezzi effimeri saranno letti da chi capita, pochi o tanti o nessuno non importa. Concordo comunque con Obviamens sul fatto che le grandi potenzialità di questo mezzo siano ancora tutte da esplorare. In questi giorni per esempio sto pensando di realizzare una sorta di videomoleskine, per poi metterle su youtube e replicarle qui. Pensavo a un’inquadratura fissa, stile Nicoletti di Golem, ma in un ambito meno serioso, e cioè in bagno, seduto sul cesso (tipo Ciprì & Maresco), che è poi il luogo dove leggo più frequentemente. Senza contare che le mie vere muse ispiratrici sono le coliche intestinali, è a loro che debbo i miei pensieri più profondi. Appena mi impratichisco un po’ con la videocamera ci provo. Non sarà niente di originale ma non ho mai avuto il culto della primavoltità.

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  13. obviamens

    caro Sergio, anch’io ho scoperto, dopo aver rispost al tuo post,
    che viviamo nello stesso territorio in fermento – è tutto da capire
    se si tratti di fermento che trasforma liquidi naturali in prelibato cibo
    o che li immarcescisce
    ma di fermenti l’aria di Monza&Brianza qui è piena, carezzata dalle brezze
    di un vicino centro di compostaggio malgestito – pensa che proprio all’Edilnord
    la mia piccola compagnia teatrale ha una sede operativa da pochi mesi
    più incuneati di così nelle famigeratezze del sistema non si può

    sono molto orgoglioso di entrare come cittadino nella nascente nuova provincia brianzola
    perché se mai un giorno dovrò cambiare automobile avrò la targa MB, le iniziali del mio nome!

    e comunque nel ’77 eravamo lontani, perché ancora trascorrevo la mia fanciullezza
    ai piedi delle Orobie bergamasche, dove la Valseriana riceve le acque della Valgandino
    uno dei miei loghi è un ciottolo rigato
    roccia incisa in modo indelebile
    ma levigata dallo scorrere del fiume e dei suoi greti

    Mario

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  14. Sabrina

    OT per Mario-Obviamens, ma anche per Sergio Garufi: fermento a Monza? Dov’è? Perchè io non lo vedo? Mi pare di vivere nella provincia più statica del mondo, ma magari sono io che non so dove guardare. Concittadini inseriti, illuminatemi. 🙂

    Quanto all’esperimento oggetto del post, purtroppo non ho letto la poesia, ma l’idea è intrigante. Una volta scrivevo poesie e frasi d’amore sui ciottoli tondi e poi li restituivo al mare. Sentendomi meglio, chissà perchè.

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  15. lorpat

    Grande l’idea dei videomoleskine da mettere su you tube e poi replicare qui. Non farci aspettare troppo.

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  16. sergiogarufi

    x Mario e Sabrina: stasera sono al bar di fronte a Piazza Duomo a bere con amici, spero che venga anche Stefanie Golisch, firma preziosa di questo blog. Chi vuol venire a far 2 chiacchiere è benvenuto, mi si riconosce dalla foto che c’è sul mio profilo di LPELS. Ai non brianzoli un forte abbraccio.

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  17. Sabrina

    Come non brianzola, (da 8 anni brianzola per caso) mi prenderò l’abbraccio. Quanto alla serata devo a malincuore declinare. Appena messo a nanna i bimbi (oggi primo giorno di scuola) e credo mi aspetti solo (se reggo) il buon (per chi lo ama, io lo amo) Stephen King, finché non mi casca la palpebra.. 🙂
    Ma ci sarà occasione.

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  18. obviamens

    eh, Sergio, dare appuntamenti al volo a chi ha cuccioli è aleatoriamente inaffidabile quanto lasciare in rete una poesia per poche ore e poi farla sparire per sempre

    anch’io messo a nanna (dieci minuti prima di Sabrina, e vvvvvai!) i due bimbi at primo giorno di scuola (4 e 6)
    ora mi aspetta un po’ di lavoro notturno, progetti, ecc.

    quanto ai fermenti, Sabrina, non è la prima volta che raccolgo sguardi disillusi come il tuo
    io stesso mi difendo ricordando che i fermenti spesso producono solo bolle di metano
    però sapere che da 8 anni in Brianza vive una non brianzola che scriveva frasi d’amore
    lanciandoli poi nel mare
    scusa, ma per me è una straordinaria conferma della mia teoria sulla fermentazione…

    Mario – fiducioso, per partito preso, nelle occasioni

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  19. Bartolomeo Di Monaco

    Sergio, ho sempre pensato che tu avresti presto trovato la strada per comporre un libro di rara bellezza. Come Damiano Zerneri, come Luca Tassinari, che tu conosci. Li sto aspettando e spero di poterli tenere tra le mani, un giorno.
    Non distruggere le tue cose. Offrile agli altri.

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  20. lambertibocconi

    Sergio: va bene la vaghezza e l’effimero della parola scritta, ma cosa vuol dire precisamente “il bar di fronte a piazza Duomo”? Su un’indicazione di tal fatta molti ermeneuti ci perderebbero il sonno… 🙂

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  21. Sabrina

    Lambertibocconi.. non un ermeneuta monzese. 🙂
    A Monza abbiamo Il bar davanti al Duomo. Che poi a definirlo bar esso s’offenderebbe, temo…

    Obviamens, ora che capisco la natura del fermento che dicevi sono possibilista anch’io. Forse però il compost sta maturando, e i fiori nasceranno in una prossima stagione… :DD

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  22. sergiogarufi

    Ciao Anna, come ti ha spiegato Sabrina si tratta di un locale, l’unico, che c’è in Piazza Duomo a Monza. E’ un posto un po’ fighetto, un po’ tanto anzi, però la piazza e il Duomo sono talmenti belli che gli si perdona qualsiasi cosa. Ci ho portato anche Franz tempo fa, e se capiti da queste parti mi piacerebbe farlo conoscere anche a te. Con Mario e Sabrina comunque conto che ci sia un’altra occasione per vedersi e parlare (e con chiunque legga e viva nei paraggi). Un caro saluto anche a Viola e Bartolomeo, che mi sopravvaluta sempre troppo generosamente.

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  23. Bartolomeo Di Monaco

    No, Sergio, non ti sopravvaluto. Mi aspetto qualcosa di importante da te. Ne hai i mezzi e una sensibilità fuori del comune. Faresti torto a questi doni, se tu li sprecassi.

    Il 6 aprile ero a Monza con una gita collettiva del mio paese e ho visitato la bella Cattedrale e il Museo. Camminando per le strade, pensavo: Chi sa che non incontri Sergio.

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  24. obviamens

    non ci sono solo fermenti, ma anche resistenze: chiamare “bar” il posto dell’appuntamento non riuscito, Sergio, è proprio un lapsus da utopica resistenza culturale!

    come alternativa a Monza avevo la Stanga (se c’è ancora, l’ultima volta che ci sono stato era 7-8 anni fa, è vicino al passaggio a livello di via Bergamo

    però domani sera a Cassina de’ Pecchi c’è una serata del festival di artisti di strada (www.polomartesana.com) c’è anche un carissimo amico clown, Roberto Pansardi, che pare abbia spopolato quest’estate in giro per analoghi festival – mi piacerebbe andarci coi miei bimbi…

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  25. fem

    e io mi accorgo solo ora sia della poesia sui numeri di Fibonacci perduta, sia della tua cancellazione da Fb, senza spiegazione

    tutte queste prove di morte mi snervano, ma tant’è, non mi ci abituerò mai.

    un abbraccio

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