11. Vivere all’altezza

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da qui

Si va al Tempio a motivo della purificazione di Maria, ma Luca sembra più interessato alla presentazione di Gesù. Vigeva l’obbligo, allora, di riscattare il primo figlio, in ricordo della strage dei primogeniti d’Egitto: cinque sicli, che Giuseppe guadagnava a stento in un mese di lavoro. Lo dimostra il sacrificio di una coppia di tortore o di giovani colombi, che sostituiva, per le famiglie povere, l’offerta dell’agnello. Si noti quante volte è citata la Legge del Signore: Gesù è educato nel rispetto delle norme; è un ebreo con tutti i crismi della tradizione, il che lo porterà a dichiarare, in età adulta, di non essere venuto ad abolire la Legge, e che neanche un iota o un apice (i segni più minuscoli dell’alfabeto ebraico) sarebbero passati prima che tutto si compisse. Si potrà capire la consacrazione di Gesù soltanto nelle battute finali del Vangelo, al momento dell’offerta sulla croce.
Matteo infarcisce il testo di rimandi che ne mettono in risalto lo spessore simbolico. La lettura deve includere tutti questi strati, che rivelano mondi insospettati e gravidi di senso. Se la Legge del Signore è un ritornello ossessivo, altrettanto frequente è il raccordo tra lo Spirito Santo e Simeone, un ebreo giusto e timorato di Dio, ispirato a riconoscere, nel piccolo, il Messia da tempo atteso. Gli ortodossi ritengono che si trattasse di uno dei settanta traduttori della Bibbia in greco, e che avesse esitato di fronte alla profezia isaiana della nascita dell’Emmanuele (7,14): un angelo gli avrebbe comunicato che, prima di morire, avrebbe visto il compimento di tutte le speranze, un fanciullo partorito da una vergine. Se così fosse, Simone non sarebbe vecchio, ma vecchissimo (trecento anni dividevano la traduzione dei Settanta dalla presentazione del bambino al Tempio). Egli rappresenta il resto fedele d’Israele che attende, senza scoraggiarsi, la consolazione del Signore. E’ commovente la scena del vegliardo che prende in braccio il bimbo, in cui si concentra tutta l’aspettativa degli Ebrei. Il bellissimo inno che scaturisce dalle labbra dell’anziano – finito nella celebrazione quotidiana di compieta – è anch’esso carico di segni: lascia che il tuo servo vada in pace va inteso, per esempio, sia come immagine di morte sia come approdo di riconciliazione con se stesso e la storia d’Israele, giunta al traguardo sospirato. La salvezza è concessa ad ogni popolo: un’offerta rispettosa della libertà, come sempre, nell’agire di Dio, che crea le premesse per la scelta della vita, destinata a soddisfare i desideri più profondi o a siglare, in caso di rifiuto, il fallimento esistenziale. In questa scena straordinaria di rivelazioni, si apprende che tutti, in fondo, aspettano qualcosa: Anna, la profetessa della tribù di Aser, rivela, con la sua testimonianza, come la speranza sia l’unica via per vivere all’altezza di ciò che la vita è veramente.

22 pensieri su “11. Vivere all’altezza

  1. Giulia

    Fabrizio, è bello avere questa tua chiave di lettura, specie per chi, come me, si affanna nel “dubitare”; e poi l’ultima frase di questa pagina sulla speranza, come “l’unica via per vivere all’altezza di ciò che la vita è veramente” è davvero magistrale, sia che si guardi verso terra che verso il cielo. Questa frase… non Parigi… val bene una Messa! La diffonderò (con la tua firma ovviamente)

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  2. M&C

    La speranza è “l’unica via per vivere all’altezza di ciò che la vita è veramente” perchè è quella forza interiore e superiore che ci spinge ad andare avanti sempre, nonostante tutto, a volte anche oltre la logica e l’evidenza, e ci impedisce di fermarci ai nostri limiti umani e materiali.
    La speranza ci mette in viaggio e ci fa camminare, conoscendo il punto di partenza e senza sapere di preciso quello di arrivo, con fiducia al seguito di Qualcuno che per Amore ha dato la Sua vita sulla croce per noi: come Abramo che «sperò contro ogni speranza» (Rm 4,18).

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  3. ema

    LA SPERANZA È UN ESSERE PIUMATO

    La speranza è un essere piumato
    che si posa sull’anima,
    canta melodie senza parole e non finisce mai.
    La brezza ne diffonde l’armonia,
    e solo una tempesta violentissima
    potrebbe sconcertare l’uccellino
    che ha consolato tanti.

    L’ho ascoltato nella terra più fredda
    e sui più strani mari.
    Eppure neanche nella necessità
    ha chiesto mai una briciola – a me.

    Emily Dickinson

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  4. F

    “VIVERE ALL’ ALTEZZA”
    ” Dio creò l’uomo e lo pose nel Paradiso, cioè in Cristo”
    (Padri della chiesa)
    “SPES IN SPEM”, è di ritornare in quel perduto Giardino
    divino.

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  5. F

    Simeone e Anna, vecchi, nel tempio di Dio custodi di intese
    divine, segreti e rivelazioni.
    Tempio di Dio è anche l’anima, è anche la bellezza che av-
    volge, è anche un volto imprevedibile.La sua voce parla soa-
    vemente, alle volte è frastuono,casualità,contrarietà, sofferen-
    za, richiami non sempre comprensibili alla rozzezza del cuore,
    che parlano arcanamente.
    Lui è l’eterna presenza, è il sorriso sull’umanità è Colui che
    “sta alla porta e bussa”, per rivelarsi.

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  6. agnese

    Le persone cercano sempre una sicurezza,e a volte la ottengono: ma la sicurezza è già un fine,e la Vita non ha fine.

    Kahlil Gibran

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  7. agnese

    L’anima ricerca Dio come l’aria calda si dirige verso l’alto,e come i fiumi scorrono verso il mare. L’anima ha due poteri:il desiderio di ricercare e la capacità di lottare per questo desiderio.
    L’anima non smetterà mai di cercare Dio. E quando Lo troverà, scoprirà che anche Lui la stava cercando.

    Kahlil Gibran

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  8. agnese

    Quando la conoscenza occuta nell’anima si manifesta,siamo sorpresi di noi stessi,e i nostri pensieri invernali si trasformano in fiori che intonano canti mai sognati prima.
    La vita ci darà sempre più di quanto riteniamo di meritare.

    Kahlil Gibran

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  9. M&C

    – tutti, in fondo, aspettano qualcosa

    “… chi sono io?… sono uno che aspetta di essere amato per imparare ad amare.”

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  10. robysda

    «Per favore, non lasciatevi rubare la speranza». Papa Francesco

    L’impegno è quello di renderla a chi l’ha persa per strada, perché il fondo della sporta si è bucato con la malattia della solitudine, o riempito troppo con l’inutilità di belle parole ma non così miracolose, tanto da non crederci più, o ancora, si è strappato a causa di quell’indifferenza diffusa che si preoccupa solo di chiudere la porta per evitare la ventata di tristezza soffiata dal vicino. Ricominciare con un sorriso, una stretta di mano, “perdere” dieci minuti per ascoltare le litanie dello sfigato di turno, potrebbe essere il primo passo per ricominciare a vivere tutti: non soltanto chi ha bisogno di vomitare il proprio dolore nella bacinella messa a disposizione per l’occasione, ma anche chi quella bacinella riesce a porgerla con amore.

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  11. F

    “Anche quando l’angoscia ci assale
    donaci, o Padre, di non dubitare,
    o anche di dubitare,
    ma insieme di sempre più credere:
    di credere alla tua fedeltà,
    al tuo amore
    al di là di tutte le apparenze;
    e con il tuo Spirito
    sempre presente
    nella nostra storia.
    (D.M.Turoldo)

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  12. mariaserena peterlin

    E’ incredibilmente bella la spiegazione della scrittura in cui, Fabrizio, unisci, per noi, alla sapienza anche l’attenzione alle immagini, alle figure così vicine a noi ed umane come quella de” il vegliardo che prende in braccio il bimbo in cui si concentra tutta l’aspettativa degli Ebrei” . L’aspettativa che ristabilisce, oltre alla realizzazione della profezia biblica, la piena umanità in cui noi grandi d’età viviamo il contatto coi nostri piccoli. La speranza dell’adulto, dell’anziano, si fa gioia quando lo sguardo s’incontra con quella del bimbo che tiene in braccio e perchè non potrebbe essere figura della speranza più alta?
    grazie grazie

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  13. annalisa

    tutti in fondo aspettano qualcosa…la fede salva se è quella forza che plasma le nostre opere .. la fede è quel dono profondo che siamo chiamati a raccogliere per dare frutti. Non basta dire io credo, bisogna amare tanto ed in profondita’ per essere cristiani veri attendibili …il Paradiso inizia qui in questo mondo …l’importante è farsi portare dallo Spirito di DIO strumenti d’amore per il meglio …accanto alle persone che ci vengono messe vicine. Certo che la speranza ci porta a credere che il nostro mondo possa diventare migliore ma soltanto sporcandosi le mani per gli altri ci riusciremo a cambiarlo.penso che se ognuno di noi da il meglio …quello che puo’ soltanto allora amando veramente il nostro Paese , la citta’ di DIO scendera’ su questa terra. Grazie Dfabry…buona notte!

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  14. bioraffaella

    Anche in questo caso la vita di Gesù e una “sintesi perfetta” tra presente ,passato e futuro ,tra la presentazione al tempio per la “purificazione di Maria” o meglio per offrire Gesù a nostro Signore e la morte sulla croce ,quando Gesù. ,come agnello si è offerto per noi al Signore ,per la nostra purificazione.

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  15. annamaria orlandi

    Ho una speranza anch’io. Mi riferisco alla tua coraggiosa omelia di ieri. Sulla considerazione, scarsa, che viene da sempre riservata alle donne. Oggi parliamo di femminicidio e si fanno leggi in loro difesa . Ma il problema è culturale. Nei nostri maschi, non sempre per fortuna, ma troppo spesso, si inculca un senso di superiorità nei confronti dell’altro sesso che può sfociare in disprrezzo e violenza. Anche l’omofobia ha questa origine : non si accetta che un uomo si ” degradi ” nell’avere qualcosa di femminile, anche in persone moderate questo suscita la derisione. Spero in un mondo dove tutti trovino rispetto, in una chiesa che, come Gesù, accolga tutti, senza escludere nessuno, con pari dignitaà. Ma come tu hai detto ieri, la strada è ancora lunga.

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  16. pmartucci

    L’attesa mi ricorda qualcosa che va compiendosi, passo dopo passo, che si prepara, cresce, in una tensione alla vita tra ciò che ci si fa davanti, nostro malgrado, e quello che noi compiamo con il nostro miglior impegno….. L’attesa scorre, non sta lì, immobile, muta, è la spinta ad accogliere, nuovo, ogni giorno, un frammento in più verso ciò che sappiamo giungerà. “Non sapete nè il giorno, nè l’ora”, ma è invito a vegliare sul nostro cuore, sulle nostre attese, le più profonde.

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