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da qui
La novità potente a cui mi riferisco è un desiderio intenso, irresistibile di appartenenza a Cristo, senza compromessi. E la consapevolezza di quanto sia preziosa la purezza che nasce da questo desiderio.
Una chiamata a una consacrazione? Don Mario, con pazienza, mi accompagnò nel corso del discernimento: con lui, capii fino a che punto le esigenze di una vita consacrata creavano in me la divisione interna cui accennavo. Non faceva al caso mio, avrei avuto bisogno di un tipo di vita alternativo.
Dopo la sua morte, continuai a cercare da sola la mia strada: le vie battute si rivelavano vicoli ciechi o labirinti, giravo a vuoto e a quel progetto, ormai, non credevo neanche più.
Mi ero appiattita su un modus vivendi equilibrato, ma privo dell’energia e della passione che avevano segnato l’esperienza precedente, quando ero immersa totalmente nello Spirito.
Nel tempo di Natale, tuttavia, avvertii nel cuore la richiesta: vuoi donare la tua vita per i sacerdoti?
Fui piena di una gioia profonda, un’emozione grande: quella di un amore ritrovato.
Mi piace pensare che il nuovo direttore spirituale, conosciuto in quel periodo, fosse stato un regalo di don Mario, poiché si rivelò per me un abito su misura, come diceva lui.
Mi guardai dentro col suo aiuto, e decisi di accettare.
Sappi che, se accogli la richiesta, la tua vita sarà un martirio quotidiano, mi disse la mia guida. Ma io, sull’onda dell’ amore che provavo, non diedi peso alle possibili riserve, e mi decisi per il sì.
Una sana incoscienza! Se avessi cominciato a fare calcoli, non avrei mai trovato il coraggio di lanciarmi. Comprendo bene, adesso, il grido che la Bibbia attribuisce a Geremia: Signore, tu mi hai sedotto, e io mi sono lasciato sedurre. E’ vero: solo l’amore permette di rischiare, di gettare il cuore oltre l’ostacolo.

il segno per avere il coraggio
Un amore ritrovato è il dono più grande che ci sia: la certezza di non averlo mai perso.
Sappi che, se accogli la richiesta, la tua vita sarà un martirio quotidiano
Sentimenti veri e sinceri in questa bella pagina, il timore davanti ad una scelta onerosa vinto dall’entusiasmo dell’amore.
“…… io porto la gioia. Ve la darei per nulla. Basta che me la chiedeste”
(Diario di un curato di campagna di George Bernanos)
“Ascoltare Cristo e adoratelo: porta a fare scelte coraggiose, a prendere a volte scelte eroiche. Gesù è esigente perché vuole la nostra autentica felicità. Quando si incontra Cristo e si accoglie il Suo Vangelo, la vita cambia e si è spinta a comunicare agli altri la propria esperienza.”
Giovanni Paolo II
“Nulla è difficile per chi ama.”
Cicerone
“Ci sono istanti magici che passano inosservati quando, all’improvviso, la mano del destino muta il nostro universo.”
Paolo Coelho
Appartenere a Cristo: l’intera umanità è chiamata a questa pienezza divina, e se vi sono vocazioni privilegiate che separano dal mondo per essere totalmente in Dio, nessuno è escluso dall’ abbraccio celeste dell’Amore.
Dio, creatore e conquistatore che non lascia nulla d’intentato per unire a sè gli uomini: “ti sposerò per l’eternità”, è lo sposo dell’umanità: “l’allegoria nuziale passa dall’antico al nuovo testamento, non solo nei rapporti tra Dio e Israele, e tra Cristo e la chiesa, ma anche quelli di ogni anima col suo Dio”, nel Verbo incarnato si attuerà questo sponsale divino nel dolce suo sangue: “quando Tu avrai consumato tutta la mia ostilità a Te, allora l’amore sarà perfetto”.
Appartenere a Cristo: “Fiore perfetto, Amore, Gioia, Verbo” è una vocazione, una finalità per la quale siamo stati chiamati all’esistenza: ” o Amore increato, aiutami a risalire verso di Te”.
Solo da Dio viene ogni cosa buona, l’uomo nella sua natura ferita dal peccato, senza virtù e perseveranza, grida al suo Bene: “Se io sono fatto per Te, per qual motivo non sono in Te?” ma “se Tu non mi lasci, non mancherò io a Te” .
Tutto ciò che emerge dal profondo dell’anima è verità: quando poi è amore, allora è un segnale che non solo non va trascurato, ma va perseguito fino in fondo.
Accettare quella richiesta è come dare la mano a Don Mario ancora una volta, è sentirlo sempre più vicino.
“Incoscienza”. Una parola che può avere un’accezione negativa o positiva, ma che, in ogni caso, conserva e trasmette tutto il proprio mistero. Ogni azione che si origini e scaturisca da tale stato, sembra provenire da una dimensione diversa da noi, da una temporanea mancanza di consapevolezza di noi stessi, del nostro esistere, dei nostri atti.
Una “sana incoscienza”, secondo me, non esclude alcuna di queste caratteristiche. Nemmeno la possibile accezione negativa, benché apparentemente compensata dall’attributo “sano”, che poi di sano, inteso come “salute”, possiede ben poco. La sana incoscienza si distingue dalla semplice incoscienza per il fatto di contemplare la precisa cognizione che risponderemo totalmente, coerentemente e responsabilmente di qualsiasi conseguenza potrà derivare dalla nostra scelta.
Rispetto alla mia esperienza, il maggiore episodio di “sana incoscienza” credo di averlo realizzato nel decidere di mettere al mondo un figlio. Quella è stata una di quelle occasioni in cui “se avessi cominciato a fare calcoli, non avrei mai trovato il coraggio di lanciarmi” e che mi fa dire “è vero: solo l’amore permette di rischiare, di gettare il cuore oltre l’ostacolo”.
” Sana incoscienza”.. a volte diciamo anche “Beata incoscienza”, e’ un modo di dire, un ricordarci che c’e’ questo luogo dentro di noi senza spazio-tempo,dove c’e’ il Tutto …dove la consapevolezza e’ l’ultima ad arrivare.
Un regalo anche questa pagina, che raccoglie tante cose, tanti pezzetti, per metterli in un cuore che estrae una voce conosciuta, ritrovata, ma allo stesso tempo nuova e rinnovata, un amore „che è, che era e che viene“ (Ap, 1,8).
” la consapevolezza di quanto sia preziosa la purezza che nasce da questo desiderio” appartenere a Cristo.
La strada che cerchi di percorre per salvarti, per arrivare ad Amarlo, per poterti amare come Lui ama te.
grazie sempre.
ernestina.