
Oggi non c’è attenzione per la lingua. L’italiano è diventato un ibrido, contaminato da così tanti influssi che non è più possibile, forse, un resoconto dettagliato. Eppure la lingua è comunicazione, e dunque amore. Significa che ora, in giro, c’è un amore sciatto, slegato, indifferente ai nessi, alla coerenza, alla fedeltà a una forma?
Una domanda ulteriore: qualcuno può avere un interesse per questo disordine, per una degenerazione che sembra inarginabile?
Secondo la Bibbia, Dio è il cosmo, il diavolo il caos. Dalla parola “cosmo” deriva “cosmetico”: un prodotto che propone un certo tipo di ordine, di abbellimento. Ma l’ordine di Dio non è quello delle creme e dei rossetti: un ornamento esterno, che tocca solo la superficie delle cose. È un insieme di connessioni profonde, che si implicano a vicenda e orientano a un senso generale e finale.
Il diavolo, ribelle per opzione eterna, si oppone a questo cosmo: innesca nella realtà mondana un principio antagonista, il caos. Semina zizzania (“un nemico ha fatto questo”, Mt 13,28), incrina i rapporti, confonde bene e male, disconnette ogni forma di sana relazione e, a mio parere, snatura la sintassi e la grammatica. Se non esprimo chiaramente il mio pensiero, se sono incapace di descrivere il sentire, come posso entrare in comunione con l’altro? L’agàpe è anche un flusso di parole comprensibili, che rischiarano la mente, rasserenano il cuore, lavorano per l’unità dell’uomo in sé stesso e degli uomini tra loro.
In principio era il Logos: la parola, la logica, il Progetto. Se perdo le parole giuste, la vita diventa un testo incomprensibile, privo di unità interiore ed esteriore. “Il mio nome è Legione”, dice a Gesù l’indemoniato di Gerasa, “perché siamo in molti” (Mc 5,9).
Cominciamo a riconoscere gli agenti esterni e interni che corrompono la lingua: servirà a capirci, a creare legami, comunione, cosmo, contro il caos seminato dal nemico.

Condivido la necessità di poter distinguere, nell’inevitabile tendenza alla contaminazione, ciò che è cosmo e ciò che è caos. La contaminazione, infatti, non è di per se un male se aiuta a comprendersi, se facilita il dialogo. Io credo che il sintetizzare estremo dei giovani per poter comunicare agevolmente con i mezzi tecnici che padroneggiano sia comunque un modo per conoscersi, riconoscersi e “connettersi” con il prossimo. Allo stesso modo, se uomini di diverse origini e razze confluiscono in un unico territorio, sarà inevitabile il determinarsi di una lingua contaminata si, ma utile a facilitare la comprensione e, infine, a creare intorno a quel nuovo idioma una nuova comunità allargata. Insomma, io credo che la distinzione tra bene e male sia sempre nel fine con il quale avvengono le trasformazioni e i cambiamenti, anche quelli che ci appaiono inizialmente deleteri e ci fanno paura.
Esatto…..non no avevi analizzato da questo punto di vista e vero!!!!
Grazie!!!!!
“Amore bello come il cielo
Bello come il giorno
Bello come il mare, amore
Ma non lo so dire …”
Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere.
(Emily Dickinson)
Bellissimo articolo ?