Sorgente


Ci vediamo ogni tanto, con regolarità. Loro hanno perso un figlio ma non ne parliamo, perché ne parla il cuore, con la sua voce bassa, impercettibile, lasciando tracce nei gesti e nello sguardo. Da quella volta, ogni abbraccio è un segno di consolazione, come se la ferita richiedesse cure, controlli, il rinnovo di disinfettanti, garze, cerotti, le informazioni sulla sensibilità dell’area, l’entità del dolore, i progressi nella mobilità dell’arto.
Tutto in silenzio. O meglio, parlando d’altro, lasciando che la realtà sollevi, almeno un poco, il velo di tristezza che è un vestito a lutto, liso e stinto dal tempo.
Ma sarebbe un errore pensare che tutto rimanga come prima: ogni volta, dagli occhi, traspare un guizzo in più, la sensazione che un angolo dell’antica ferita sia guarito, la pelle riformata, la normalità meno lontana. Il vuoto si riempie lentamente, come la goccia che cadeva nel secchio dal tetto della chiesa, che neanche la ditta più agguerrita riusciva a riparare: come se la pioggia fosse, in realtà, una visita di Dio, una sorgente zampillante dal deserto della nostra povertà, che può solo mendicare una speranza d’altri mondi, di un Cuore esperto di risurrezioni.

4 pensieri su “Sorgente

  1. annamaria ferramosca

    Una grande consolazione per loro, parlare con te, gli occhi negli occhi, le braccia aperte. La ferita non potrà non lasciare il segno, ma rimargina di altre speranze. Vorremmo tutti un fratelloamico come te.

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  2. marilena7

    La tua presenza discreta e competente, gli ha illuminato lo sguardo, nel guizzo in piu’ che traspare, come avessero ripreso a vedere.
    Nel silenzio di un abbraccio, il battito del Cuore esperto di risurrezioni.
    Grazie, per aver condiviso con noi questa esperienza di dolore e di rinascita, che sicuramente porterà il suo frutto.

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