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Una specie di fine

Da quando sono tornato a casa dopo l’ospedale, a Barreiro, credo inevitabilmente, ho sentito dentro di me maturare una specie di fine.

Non spaventiamoci: si tratta di aver preso nelle mani una consapevolezza misteriosa. Ora sto proprio svelando questo mistero, che è fatto di accettazione dell’inevitabile e di una specie di paura, diciamo così, temperata, perlappunto dell’inevitabile. Chiamiamola con consapevole brutalità: la morte.

Paradossalmente, oggi mi sento vivo come quando ero ragazzo, e non avevo alcuna idea pratica della morte che non fosse quella turbolenta e alfine metaforica dei film e anche dei libri; anche di quei primi, non più per ragazzi, che cominciai presto a leggere. Continua a leggere→

Tenere botta

di Franz Krauspenhaar

Mentre guardo su Netflix il documentario sulla Maxwell, l’amichetta di Epstein , alla quale hanno dato solo vent’anni di galera e non quei bei quarantasei – ventilati dalla giustizia americana in un primo tempo- mi parte un abbiocco tremendo. A me questi “personaggi reali” sembrano, oltre che dei criminali della peggior specie, delle nullità. Intelligenti, brillanti, spavaldi oltre ogni dire ma trasudanti, allo stesso tempo, una mediocrità impareggiabile, un essere- non essere fino al numero zero, fino alla nullità completa. Continua a leggere→