Nella sua breve ma illuminante prefazione a The Best American Short Stories 2011 Heidi Pitlor, storica editor della collana, ci offre interessanti indicazioni sulla direzione che pare aver intrapreso la fiction in America.
Dopo anni in cui l’esplosione delle scuole di scrittura creativa aveva determinato una sorta di generale uniformità di soggetti e modalità d’esecuzione – suggerisce la Pitlor – sembra che qualcosa di nuovo abbia cominciato a muoversi nel sottosuolo della produzione letteraria d’oltreoceano: “contenuto drammatico, messa in scena non tradizionale e forma innovativa non significano automaticamente buona scrittura”.
Allo strapotere della forma e dello stile, e alla ricerca ossessiva di contenuti spiazzanti avrebbe quindi cominciato a far seguito l’idea che ci sia una qualità letteraria che preceda, diciamo così, le scelte stilistico-contenutistiche dell’autore.
“In una storia cerco immediatezza e freschezza del linguaggio se non addirittura – più di ogni altra cosa – diminuzione del linguaggio stesso” prosegue la Pitlor, ricordandoci che lo scrittore debba essere qualcuno che quasi si conosce (che quasi si riconosce) ovvero qualcuno di cui ci si fida, “non un acrobata, non un pattinatore che volteggia come un tornado al centro di un freddo e scuro anello di ghiaccio”.
The Best American Series, collana edita da Houghton Mifflin Harcourt, è per chi non lo sapesse Continua a leggere
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di Azra Nuhefendic
Appena si cominciò a stare meglio, gettammo via i vecchi mobili, di legno, fatti a mano e riempimmo I nostri piccoli appartamenti con armadi a mille ante, poltrone ingombranti che sembravano carri armati messi lì dentro prima che venissero tirate su le pareti delle stanze. Via i tappeti variopinti bosniaci. Era una questione di prestigio ricoprire il pavimento con una moquette monocolore, possibilmente. In tanti, me compresa, ci siamo trovati durante la guerra, a pagare ancora le rate per tutta quella roba moderna. C’era, però, un elemento costante nel nostro modo di fare, a prescindere dai tempi che correvano. I libri. Rimanevano un oggetto prezioso, sacro direi. Appartamento o casa, spesso era l’unica proprietà che avevamo avuto nel corso della nostra vita. Al punto che la gente si sovveniva dei libri persi, bruciati, rubati, e non delle case. Continua a leggere

