Ci sentiamo abbandonati da Dio, ma siamo noi che abbandoniamo Lui. Basterebbe accorgersi che c’è, interpellarlo in ogni situazione, renderlo partecipe della nostra vita. “Entra nella tua camera”, raccomanda Gesù: è la stanza del cuore.
Bisogna chiedere credendo di venire esauditi. L’esito non dipende da noi, altrimenti sarebbe una follia. È l’Onnipotente che è implicato, e l’impossibile diventa possibile.
Ognuno ha un suo posto per pregare Gesù. È il luogo degli amanti, non si cambia con nulla. È lì che avviene tutto: là risuona la Voce, il tempo s’incrocia con l’Eterno. È il punto d’incontro tra il desiderio e l’Assoluto.
Chi prega col rosario ha la possibilità di far scendere nell’anima la grazia del mistero. Il Vangelo diventa carne e sangue, modificando la vita. Altrimenti la preghiera è una nuvola sterile, che passa così come è venuta.
Abbiamo paura di disturbare Dio, che si annoi con le nostre preghiere; ma Lui è sensibile alla tenerezza, non ha le difese che impediscono al mondo di abbracciare.
Certe persone si considerano perse, come se nulla al mondo potesse introdurre un cambiamento. Inutile pensarci. E chi l’ha detto? Abbiamo pregato? Senza speranza rimane solo il gelo.
Pregare gli uni per gli altri: è questo il nostro compito. Invece di farci la guerra, di vedere il male inevitabile, i difetti onnipresenti; invece di pensarsi in una giungla piena di agguati, in un mare che nasconde mostri, pregare gli uni per gli altri: ecco un segreto da custodire attentamente.
Si prega per dovere? Bisogna raggiungere una quota di tempo, di parole? Immaginate due innamorati che riempiono un registro in cui si calcola il numero delle dichiarazioni d’amore giornaliere. Non ci riuscite? Bene, allora capite cosa intendo.
La preghiera serve a fare luce: Jung diceva che la psicanalisi è un fac simile della confessione e, come questa, cerca di farsi strada nell’ombra. Pregare è illuminare: a qualcuno potrebbe essere ancora molto utile.
Il segreto è pregare, qualunque cosa facciamo, ovunque siamo, dialogare con Dio, accorgersi della presenza. Tutto è diverso, in questo modo, tutto è vero.
Perché giudicare, se si può pregare? La scelta vincente non è mai ciò che condanna, ma ciò che salva. C’è tempo fino alla fine, quando renderemo conto della nostra libertà. Ma prima d’allora, la preghiera prevalga sul giudizio.
Gesù vuole che chiediamo: senza limiti e senza timidezze. Sarà Lui a scegliere quello che ci serve, a separare il sole dalle nuvole, a mostrarci il sentiero che raggiunge la luce in mezzo al buio.
Chiediamo sempre: venga il Tuo Regno. Sarà bello poter dire: il Regno è arrivato. Ogni preghiera ha il suo esaudimento integrale, ogni sogno autentico la sua realizzazione.
Gesù ci ascolta: se ce ne accorgessimo, gli parleremmo meglio. La preghiera è sterile perché si riduce a un monologo insensato. Che tristezza parlare a Qualcuno convinti che sia assente.
Capita spesso di distrarsi, durante le preghiere: ci si scopre a pensare a tutt’altro, con un poco d’imbarazzo. Basta niente per concentrarsi su qualsiasi altra cosa; di fronte, per esempio, alla bellezza della luna. Vabbè, ma chi l’ha fatta?
La preghiera è un canale attraverso cui scorre la grazia: bisogna che raggiunga Dio, altrimenti non funzione. È quella che i Padri chiamavano attenzione, merce ogni giorno più rara.
Ci riteniamo incapaci di pregare, siamo afflitti dalle distrazioni, tendiamo a scoraggiarci: dimentichiamo, spesso, che Gesù fa la sua parte, l’essenziale.
C’è una gran distanza, a volte, tra il nostro desiderio e quello che riusciamo a realizzare. A fronte di ciò, si prospettano due vie: scoraggiarsi o invocare lo Spirito che attua anche quanto è proibitivo.
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