Massimo Sannelli

di Massimo Sannelli

a

Tre poesie e quattro poesie in prosa

1
servizio timidissimo conosce
o la schiena o, «dalla pancia larga», dalla
pancia larga «o’ fiore», in una borsa

il fiore. di sera Genova rinviene,
meraviglia di dieci ore, e prima
è la mattina primissima, fu solo
arrampicato già – lo spazio, con agio.

Anche senza, anche senza salute, oh io vivo –
sconvolto no, da marchio non
e mandorla scalata sulla
pelle, mirabile segno anche.
l’uguale è in denti e in occhi.2
Dispersi chi gioca e gli strumenti, e
il suo tappeto: è l’uno, gli altri sono;
tre volte e tre rientra
quasi morte nel sonno, per asma,
da sé riesce, sua e di più, vive –
né per altezza né per altro
si osa; quasi le dita spiccando, lunghe,
da questo polso a un palmo
non caldo:

A. a gennaio, a febbraio arrampicata
quasi, a sedia, che non
si parlava e mangiava più, senza luce.

3
non è per te – ma dóve? è certo
villanella, cantata, perché, ieri,
nell’angolo romano – non è per te,
infino al collo. infino al
collo, «dolcissima caduta dei cementi» e
delle case eccelse; e dei pavimenti, o altri percorsi, per
l’età – si piegano ammirabili. «la tua lingua
toscana mi manca», anche davanti a persone, e
non lasciarla – e quando? e come?

*
astratta dalla luce è solo legno e vetro un’icona; ma l’icona non è astratta dalla luce. Il legno può sopportare di più: TAGLI, FESSURE, CHIODI, CHIAVI, il FUOCO mai. L’UNITÀ RIMANE INCONSAPEVOLE, mentre anche la pelle BIANCA sbiancava, attratta dalla luce. Sbiancava: perciò la sua salute è messa in dubbio: muore la persona? la persona è malata? – Non muore e non è malata. La tua esperienza non «è un calco vuoto» della realtà. Tu stesso non lo sei, coinvolto in queste cose. ma è difficile farti capire, e a tua volta non capisci; resiste solo un punto fermo, nella mente, a cui tieni fede: sai che cosa vuoi fare.

*
se la parola si astiene – è come un crachat al ragazzo, alla pelle –, desinit cantus. il ragazzo pensa: il padre non gli ha insegnato nulla, al padre fu insegnato che molto gli era dovuto; al figlio sfugge la virilità. che ha succhiato ugualmente dai libri, prima; dopo, dall’esperienza. altre volte la parola tace degnamente, con il silenzio. Entri nelle cose, diventi una candela, un legno, il profumo che l’altra pelle trasmette alla tua.

*
qui il corpo non è nella lotta: decade verso una superficie, una tavola, i quaderni, il computer, i suoi strumenti. La sua pazienza, ecc. Se non vedesse, non crederebbe di essere vivo, dopo tanti argomenti e chocs (e pensa a sua madre, per la quale questo dubbio è forte: la madre vive; colpita, è viva): non vegeta. Quindi l’ambiguità non esiste: un uomo lotta da cinque anni, a suo modo, con qualche forza pratica, che tende a un risultato. solo questo ha un po’ di valore, sotto Dio, grande. noi ci aboliamo come scuola, definitivamente: ché parla la lingua mossa, parla sola.

*
Tutto il giorno è durato un richiamo di CHIARE LETTERE: vieni. torna. corri. E non vieni? e non torni? Corri. Dalla prima Pasqua in poi, e dopo, questa operazione di atti lancinanti – e non sei san Sebastiano? (no, ma piace); e l’anima è posta su una piazza, non sono stati presi amici nuovi (e l’amicizia non si conquista) – e la madre, M., ha visto chiese nuove e la Galleria coperta, in pieno centro; si è emozionata – finisce, finisce l’anno; e certamente l’aria è ancora sottoposta a tagli; scoppi di piccole cariche, televisioni in cui si canta e mangia; e veramente è stato sgozzato quel montone? veramente è stato – fatto? lo stato di prima torna, sinceramente. e solo pochi giorni dopo, pochissimi dopo la novelletta di Correggio, lo scritto sembra debole: di nuovo sottomesso ad una dolcezza di confidenza, che in realtà è pietismo, commiserazione di sé… Non è bello, ma pessimo. Non veramente si invocava un aiuto? Veramente, sì, sì – ma troppo cambia da un giorno all’altro, e di più di settimana in settimana; accade che una ragione di vita non sia più causa di nulla, e non sia più natura, più niente. E in questo, l’anno 2006 finisce: nel quale la prosa è nata, più facilmente della poesia. Era l’errore, ma molto più bello del vero, quando è in bocca di altri. Non reagisci, né reagirai, a nessuna provocazione: se il cuore scoppierà, allora meraviglie, molte.
Tra meno di dieci, quindici ore, bisogna considerare scandito, e finito in ogni modo, il tempo incerto; ti sei visto tanto solo…, e ti sei visto… con l’ossessione di ripetere, ex corde: e questo non è bello, e questo non è buono – questa mania si immiserisce, di giorno in giorno: per sua bruttezza no, ma per sua vanità pratica: non serve. Di questo, in pratica, basta, basta. Anche io – e con «io voglio», fortissimo; e questa notte, in cui è fatto – e fatto, fatto – il lavoro, non è più, non è un problema: né per madre di figlio, né per figlio di madre. Di quest’ultimo è scritto, fatto, detto, impedito, non impedito, imposto.

NOTA
[le tre poesie appartengono ad una raccolta inedita, iniziata e chiusa nel 2006; le prose fanno parte di una serie di poesie in prosa, riunite sotto il titolo Digesto: le prime tre sono del 2006, la quarta è

9 pensieri su “Massimo Sannelli

  1. carla

    Caro Massimo, che dire…?
    è un uso sublime della parola il tuo, ce l’hai nel sangue, la poesia.
    Il messaggio arriva dritto al cuore.

    un caro saluto
    carla

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  2. Antonio Fiori

    Mi sembra di vedere in questi testi un tentativo di autopsia degli eventi: l’affiorare,in frammenti, d’immagini e frasi (“la tua lingua toscana mi manca”, “dolcissima caduta dei cementi”); i dolori e le fatiche o le care visioni(“di sera Genova rinviene,/meraviglia di dieci ore, e prima/ è la mattina primissima…”)come anestetizazti. E il tutto nella confermata fedeltà alla poesia, anche sotto l’aspetto materico dei testi (penso al titolo scelto, Digesto).
    Antonio Fiori

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  3. carla

    oggi ho scritto questa, dopo un periodo buio….te la dedico:

    Sublime
    il tuo canto che sale
    la nuda parola che batte
    quì, accanto alla vena
    accanto al pensiero presente
    sul viso, nel suono
    che un cielo spalanca…

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  4. fabry2007

    “Entri nelle cose, diventi una candela, un legno, il profumo che l’altra pelle trasmette alla tua”.
    è il tuo carisma, Massimo. per questo secondo me sei grande.
    fabrizio

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  5. Antonio Fiori

    Quasi un’autopsia degli eventi: ricordi e frasi in frammenti, tentativo di rielaborazione e sistemazione (significativo il titolo scelto, Digesto). Tutto molto interessante.

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  6. Giovanni Nuscis

    “noi ci aboliamo come scuola, definitivamente: ché parla la lingua mossa, parla sola.”

    “Io ho dato loro la tua parola…” (Gv 17,14)

    “…lascia/lascia che venga tutto ciò che preme, cieco,/di cui noi arderemo -: tutto questo./
    (E resta immobile perché ci trovi)./
    Porta il nostro destino questo vento…” (F. Holderlin – I titani)

    Gianni

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  7. massimo sannelli

    cari tutti… vorrei solo ringraziarvi, con tutto il cuore. è questo parlare che dà senso… vi abbraccio forte
    massimo

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