Da tempo immemorabile non acquistavo una rivista per sole donne

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Da tempo immemorabile non acquistavo una rivista per sole donne, che non è il corrispettivo di una rivista per soli uomini ma è una rivista femminile, almeno una volta era così. Ai miei tempi con le mie tre amiche del cuore le leggevamo per la moda, per sapere cosa si indossava al continente, cosa si usava, che qui, in Sicilia, in provincia, la moda arrivava dopo due anni e noi volevamo essere come le continentali che ci sembravano tutte belle e le donne fumavano e andavano nel motorino, e non portavano il reggiseno, e poi si radevano le sopraciglia, e anche le ascelle e le gambe, e si mettevano la crema autoabbronzante, il correttore bianco sotto gli occhi e il cappotto maxi, la minigonna. ma noi pure, perché leggevamo le riviste e poi leggevamo Cosmopolitan, che era il massimo della trasgressione, e lo facevamo di nascosto per sapere della modernità e del sesso leggero, trattato con leggerezza. Leggevamo con risolini ebeti e commentavamo tutte insieme sedute negli scalini all’ultimo piano, prima della terrazza dove la signora del primo piano, che non aveva il balcone, saliva a stendere la biancheria.

Oggi ho comprato questa rivista femminile, non so perché l’ho fatto, forse solo per curiosità, perché la moda non è che mi interessi più di tanto, vesto comoda, scarpe basse, maglioni, pantaloni. Non mi trucco. Mi concedo solo il parrucchiere. La rivista è spessa, è quasi un centimetro e mezzo, è più spessa di una volta, la carta è migliore, la grafica accattivante, sulla copertina, semirigida e in carta patinata, spicca, su fondo bianco, una modella magra e con i capelli rossi, che indossa, sulla pelle nuda, una giacca nera attillata e una gonna cremisi. La modella ha occhi molto grandi, stupiti, sgranati, la bocca socchiusa, l’espressione di chi non ha mangiato da anni e guarda con voluttà una torta sacher.Mi siedo, e m’accendo una sigaretta, poggio la rivista sul tavolo della cucina, guardo l’orologio, è ancora presto per cominciare a preparare la cena, ho tempo, comincio a sfogliare.
prima e seconda pagina una donna e una borsa bianca;
terza e quarta pagina una donna scollacciata e una borsa marrone con frange;
quinta e sesta pagina una donna seminuda e un paio di saldali a pois;
settima e ottava una donna seminuda e un paio di sandali in pelle lucida nera;
nona pagina colorata e basta;
decima pagina crema rassodante;
undicesima e dodicesima un nuovo profumo per donna flacone oblungo evidente forma fallica;
tredicesima pagina bianca
quattordicesima pagina donna languida semi- narcotizzata cappottino smilzo nero, fronte appoggiata su parete bianca, occhi chiusi;
quindicesima e sedicesima pagina fanciulli e fanciulle con abiti country color pastello, espressione ebete, lui leggermente allampanato, lei la disfatta.
diciassettesima e diciottesima pagina mezzobusto di donna sdraiata che dorme con occhiali da sole e bracciale di brillanti.
diciannovesima e ventesima pagina testa di donna con gioielli pietre nero opale e oro bianco, collana senza susta, sguardo sperso nel vuoto.
Sfoglio senza sosta.
ventunesima e ventiduesima pagina fondotinta e testa di donna boccuccia di rosa.
ventitreesima (finalmente!) sommario
ventiquattresima pagina scarpe e borsa.
continuo a sfogliare (ho già le braccia stanche)
venticinquesima continua il sommario
ventiseiesima compact makeup privo di profumo
giro e giro, giro e giro, sfoglio e sfoglio, sfoglio ancora venti pagine. Borse, fianchi, scarpe, sciarpe, profumi, balocchi, occhi, labbra, seni, gambe, creme, profumi, occhi, fondotinta, creme, borse, sandali, fianchi, anche.

Poi il trafiletto:Cara Patrizia mi chiamo Giovanna ho quarant’anni e sono felicemente sposata, amo mio marito e ho due figli bellissimi, un mio collega si è innamorato e di me e mi copre di attenzioni, cosa devo fare?

Cara Giovanna se fossi in te mi godrei il collega, accetterei la sua corte, è bello sentirsi corteggiate e amate. Non c’è niente di male ad essere corteggiate e amate, è bello avere un uomo che ci sbava dietro, fallo sbavare, fallo morire, godi del suo desiderio, fallo scoppiare di desiderio, accavalla le cosce e godi del suo desiderio, poi torna a casa pronta all’uso.

Continuo a sfogliare. Donna che guarda l’orizzonte, all’orizzonte un paio di scarpe. Donna che guarda l’orizzonte, all’orizzonte borsa in pitone verde. Donna che guarda l’orizzonte, all’orizzonte abito raso bordeaux stretto in vita. Donna che guarda l’orizzonte, all’orizzonte il nulla, ma giro pagina e scopro che guarda prodotto per una nuova pelle, per una nuova età della bellezza, per una nuova vita, per una nuova faccia, per una nuova bocca, per una nuova schiena, per una nuova guancia, per una nuova capigliatura, per una nuova pettinatura, per una nuova bellezza, per una nuova silhouette, per una nuova magrezza, per una nuova secchezza, per una nuova giovinezza, per una nuova primavera, per una nuova cera, per una sensualità rinnovata, per una nuova abbronzatura, per una nuova avventura, per una nuova arricciatura. Una faticaccia. Poi ecco uno dei due/tre articoli presenti nella rivista: come esercitarsi nell’uso del piede. Leggo che il piede ha fatto strada e che l’uso è cambiato, non è più il piede di una volta. Butto la rivista, comincio a preparare la cena.

7 pensieri su “Da tempo immemorabile non acquistavo una rivista per sole donne

  1. krauspenhaar

    Niente male, Anto. Le poche volte che ho sfogliato riviste femminili mi è venuta l’ansia.
    Poi ci sono quelle che dovrebbero stare lì, a cuccia, e invece ammorbano anche sui magazine, come la “sotuttomì” del Venerdì di Repubblica. Come si chiama? Niente, amnesia totale. Quella che scrive di cinema, di letteratura, d’amore. Male ma su scala industriale. Dio, Natalia Aspesi, eccola.
    Buona giornata.

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  2. elena f.

    un tempo immemore del tempo
    ci restrituisce un anima asfittica senza orizzonti oltre i quali sperare.
    ma esiste , è vero, l’arte a ridare un’anima alle nostre povere anime assetate.
    brava antonella.

    grazie
    elena f.

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  3. Alivento

    è un “per” causale anto “per questo”, e un “per” finale pure, per sopravvivere di senso e di profondità, per non farci massacrare da questa vuota vacuità, il fitness, la palestra, il sesso a ore, il godere a tutti costi, il lusso inutile, desiderato ed esibito, il patinato, l’apparenza.
    Ecco.
    Ho quasi pronta una mia che dice, tra l’altro, anche questo.
    Saluti cari.

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  4. gian ruggero manzoni

    Io leggo sempre le riviste femminili quando vado dal dentista, servono per narcotizzarmi prima della narcosi 🙂 Cmq imparo infinite robe che poi sciorino alla mia compagna che rimane sempre stupita del come sono aggiornato sul gossip… al che mi infama dicendo che sto tutta la notte alzato, al pc, non per scrivere libri, articoli o saggi, ma per frequentare certi siti. Non crede che sia il mio dentista lo spacciatore di notizie, ma voi 🙁 A pensarci bene forse non ha tutti i torti 🙂

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  5. Chiara Daino

    Condivido la tristezza per “l’elogio del contenitore”, ma la VERA tragedia di riviste come questa sono proprio le ferite non VISTE:

    “La modella ha occhi molto grandi, stupiti, sgranati, la bocca socchiusa, l’espressione di chi non ha mangiato da anni e guarda con voluttà una torta sacher. Mi siedo, e m’accendo una sigaretta, poggio la rivista sul tavolo della cucina, guardo l’orologio, è ancora presto per cominciare a preparare la cena”

    Ci sono donne (e, in minor numero, uomini) che potrebbero morire proprio mangiando una sola fetta di quella torta: ultima crisi di reflusso gastrico.
    Ho conosciuto donne-bambine cresciute nella povertà totale, in famiglie dai troppi componenti per una sola-immane disperazione. Donne-bambine affamate, ma dalla bellezza fiera e dritta (come un attaccapanni), quella bellezza che SERVE alla Moda.
    Ho sentito una di queste donne-bambine portare una croce(pesante per i suoi 38 chili per un metro e settantacinque di altezza, pesante per i suoi sedici anni): «Non ho altro. Non ho studiato, non sono intelligente, ma so digiunare. Il mio talent-scout mi ha notata quando avevo 13 anni e mi prostituivo per le strade del mio Paese. Mi ha offerto soldi. Tanti soldi. Mi sono venduta, ma al prezzo che ha permesso ai miei fatelli di mangiare l’uva tre volte al giorno…Sai…l’adorano…»

    Scusate il lungo post ma devo tanto a persone come la donna-bambina citata. Massimo rispetto, poiché non sempre si tratta solo di estetica, ma di etica. L’etica di chi “sta dietro”, i famosi “master of puppets”. Le regole del gioco non sono le donne-bambine a stabilirle, ma la fame.
    L’altro lato di una medaglia platinata.

    E ogni volta che sfoglio riviste come queste, cerco di rintracciare un volto anonimo (che ho già visto in pagine passate), nella speranza che un pasto completo non l’abbia cancellato. Provo la pena che è concessa ai bordi della strada, ma NO, a loro: No…

    E ogni volta che leggo sul quotidiano: “sfregiata dalle compagne perché TROPPO bella”/ “Seviziata perché più bella”…Ripenso a “Fight Club” e al biondo angelo sfiguarto solo perché si voleva “distruggere qualcosa di bello”….
    e “BELLA” perde la poesia: muta in “Guerre”. Senz’anima.

    Chiara

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  6. Chiara Daino

    Antonella,

    io credo che il Mondo sia uno solo (il cerchio di tutto/tutti) e che sia sempre una questione di specchi e dell’angolo dal quale rifletti.

    E credo sia il confronto delle diverse prospettive l’indirizzo per Una soluzione.

    Per cui: grazie. Per crescere, per formarsi è indispensabile avere quella possibilità di dialogo che tu mi hai donato.

    La maggiore forma di rispetto, di amore che si possa manifestare a un/una giovane che “chiede” e l’ascolto, il dialogo, il raffronto.

    Sia esempio.

    Chiara

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