Che forse gli somigliava

di Emanuele Kraushaar

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I miei guai sono cominciati la scorsa settimana.
Proprio il lunedì sera della scorsa settimana, infatti, buttatomi sul divano in procinto di guardare la televisione, mi sono accorto che non c’era più il telecomando. E che non era neppure nei posti possibili dove avrei potuto metterlo. E neanche in quelli improbabili dove sarebbe potuto finire.
Fatto sta che ho passato un’intera settimana a cercarlo e così anche per una settimana me ne sono stato senza televisione. Mi secca alzarmi per cambiare canale e se non posso cambiare canale la televisione mi fa schifo.
“Perché forse quello che mi piace è proprio il fatto di poter cambiare canale” ho detto al mio vicino Alessio Elfi, prima di accorgermi che il mio telecomando era sul tavolo del suo soggiorno.
“Quello non è certo il tuo telecomando, come vedi funziona con il mio televisore”. Ha fatto per accendere, ma io me ne sono andato sbattendo porta e cancello.
L’altra sera il mio telecomando è come spuntato fuori dal nulla e così sono corso dal mio vicino. Ma ad aprirmi è venuta una signora sulla settantina, che forse gli somigliava, ma che mi ha detto di non aver mai sentito nominare Alessio Elfi. E poi ha aggiunto che lei lì ci abitava da una vita e che un giorno di questi (“Non ora che devo fare la pedicure”), le avrebbe fatto piacere invitarmi a cena per conoscere il suo nuovo vicino.

4 pensieri su “Che forse gli somigliava

  1. carla

    Come sono intriganti questi tuoi inizi di racconto…
    mi domando se esiste un seguito!

    Un saluto
    carla

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  2. emanuelekraushaar

    a Valter: grazie per accostamento.

    a Carla e Gian Ruggero: anche questa volta il racconto si ferma lì 😉

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