L’acqua
in questa pianura distesa fra il Ticino e il Mincio
àvan fluire l’acqua àkw-a mulini gore
i fiumi umori fertili àhva: prateria umida e
gli alberi il verde àche paludi incanalate i la-
ghi le marcite argini rogge àvas: sorgenti che na-
scono vanno ritornano mani che lavorano vie
fluide aw macchine navigli energie elettriche l’ac-
qua abh è proprio l’origine-vita della Lombardia
(Guido Ballo, Altre arie lombarde)
***
C’è tanta acqua qui, che splende
e s’incupisce, il sole sopra
le lamiere corrose dal sale
esplode come un fiore atemporale
e si nasconde, qui il blu
si gonfia di nero e guizza
la lucertola selvatica sui muri,
s’apre e subito si chiude
il pozzo della fantasia, qui.
(Michele Sovente, Carbones)
***
liquate, liquate, racque effluite, s’acquetan al sé
traendosi a quelle de’ canali dolce mente, de gli
occhi e spansa àigua eliquate, ora, floitate, floita-
te, d’àire efflorate, àigue effluìte, come se trèmula
e marcescente agua rotta e sparsa,
liquarsi addentro l’àira o licòrea sflorando de la
duna, cheta,
di muna, stormando amar’se doglie e in flusse,
parti che ‘in fiore sboccia lucente il ventre impal-
lidire esaudente, de l’acqua, in fluide,
e torbid’onde, de l’aure, da igli occhi àcide sponde;
che fluite
di mària e matre e sé sfacente che de la rotta flùa,
ad infinita morte……………
(Tommaso Ottonieri, Coro da l’acqua per voce sola)
***
acqua che ride
l’acqua del Niagara
nasce come
scatenandosi libera
e legata a un profondo
indecifrabile
niente mi può venir bene se non
nella forma dell’eruzione
e subito la sutura il taglio
assestamenti e irrigazioni
preziosi canaletti nel gramma del deserto
e quanto mi rimane
più niente in mano
ed ecco mi salva un bimbo istinto
che afferra ridendo
quella stessa mano
la scrittura cammina
sui propri cocci
(Milli Graffi, embargo voice)
***
I
Si apre tra la riva e il mare
un altro solco: non d’acqua e rena ma
come una quinta verticale che
ha nel profondo il vertice ed appare
in rotta verso il compito
la riva e il mare e il gelo dello scoglio;
la natura alla luce
verticale del vertice s’appropria
del rigagnolo e il sasso
scopre nell’acqua la sua forma
e il colore.
II
Dunque, e per sempre,
nell’attimo di luce che per te
propone il credere al più vivo
sasso di gioia,- per una forma
in rapida discesa verso il solco
aperto – vedi – tra la riva e il mare;
a te, senza memoria e culto, forza,
materia, primo
elemento (…….)
(Michele Ranchetti, La mente musicale)
***
lungo fiumi confidenti
curve figure d’acqua
lambiscono occhi
d’erbe equinoziali,
si attardano in calmi
contrappunti di vento,
mentre il tremore di una rosa
apre all’orizzonte
la sua corolla deserta
di incolmabili sabbie
e la notte irraggia gelidi
navigli d’esuli sulle mani
oscurate dalle orme
raccolte-
un volo di inesistenze
tra manciate di cielo
che la febbre alimenta
come una sorgente,
una lingua remota
che sorregge il fuoco
dell’astro che la consuma:-
l’evento declina
nell’umidore sparso
che esala il naufrago
e la vela-
eredità di parole
specchiate in liquidi fondali
di pensiero
(Francesco Marotta, Per cammini d’ombre e di sorgenti)
***
Acqua smossa
Volto la testa da te
verso un altro mare,
lascio tracce di parole
scie dei nostri ricordi:
il cappotto mi tiene la forma
sennò sarei neve al sole.
E come acqua smossa
nella mia testa
con ogni tua parola
mi fai cerchi nel lago del cuore.
Mi perdo nei liquidi
sgonfiandomi di pianto
bicchiere d’acqua sarò
arriverò dal mare una mattina.
Bevimi a gocce,
bevimi a sorsi
che io sia in te
in ogni tuo passo.
(Elisa Biagini, Fiato)

Ringrazio Fabrizio per l’invito a a partecipare e saluto tutti gli altri. A quanto pare ho inaugurato un dizionario…
A. P.
e hai fatto benissimo Adriano! gran bella scelta di testi, bravo. Domani sera ci torno con più calma.
L’acqua come la A è il principio della vita, un bel modo d’iniziare, no?
grazie francesca,
forse avevo sete
di poesia
non potevo cominciare altrimenti, l’acqua per me vuol dire troppo, sono isolano, segno d’acqua e l’acqua, come dici, è principio, come dice guido ballo, origine-vita
buonanotte
l’acqua dello Stretto
di Messina, pulsante, alternante,
nella rema che va ogni sei ore
da un mare all’altro,
l’uno mare che penetra l’altro
amoroso, furioso,
mi ha sempre serrato
nello stupore del sangue,
nell’acqua dell’occhio
che muto fissa il tempo
dell’errare in una madre,
del nascere inascoltato
in un padre
caro adriano, questi versi di un tuo coisolano, Bartolo Cattafi, te li dedico…
Mare
Messo dentro tutto
in ordine piegato
la barca i remi il mare
liscio crespo turbato
tinte chiare e cupe
i venti leggeri dell’estate
quelli più pesanti per l’inverno
corri a prendere il treno
spacca in due la folla
arriva issati parti
perdilo
fa lo stesso
siediti a terra
e viaggi lo stesso
è tutto mare
altissimo mare,
te la sogni la terra.
Speravo che qualcuno desse il suo contributo nei commenti. grazie ragazzi (e grazie davide per la dedica)
Ps. vietati dante petrarca montale leopardi e manzoni 🙂
Ottima scelta di testi Adriano! Bella questa idea del dizionario. Forse abbasso un po’ il tono ma mi è venuta in mente una canzone di Guccini (Acque) forse dopo De Andrè il più “poetico” dei nostri cantautori.
L’ acqua che passa fra il fango di certi canali
tra ratti sapienti e pneumatici e ruggine e vetri
chissà se è la stessa lucente di sole o fanali
che guardo oleosa passare rinchiusa in tre metri.
Si può stare ore a cercare se c’è in qualche fosso
quell’ acqua bevuta di sete o che lava te stesso
o se c’è nel suo correre un segno od un suo filo rosso
che leghi un qualcosa a qualcosa, un pensiero a un riflesso.
Ma l’ acqua gira e passa e non sa dirmi niente di gente, me, o di quest’ aria bassa,
ottusa e indifferente cammina e corre via lascia una scia e non gliene frega niente…
E cade su me che la prendo e la sento filtrare,
leggera infeltrisce i vestiti e intristisce i giardini,
portandomi odore d’ ozono, giocando a danzare,
proietta ricordi sfiniti di vecchi bambini,
colpendo implacabile il tetto di lunghi vagoni,
destando annoiato interesse negli occhi di un gatto,
coprendo col proprio scrosciare lo spacco dei tuoni
che restano appesi un momento nel cielo distratto.
E l’ acqua passa e gira e colora e poi stinge, cos’è che mi respinge e che m’ attira;
acqua come sudore, acqua fetida e chiara, amara senza gusto né colore.
Ma l’ acqua gira e passa e non sa dirmi niente di gente, me, o di quest’ aria bassa,
ottusa e indifferente cammina e corre via lascia una scia e non gliene frega niente…
E mormora e urla, sussurra, ti parla, ti schianta,
evapora in nuvole cupe rigonfie di nero
e cade e rimbalza e si muta in persona od in pianta
diventa di terra, di vento, di sangue e pensiero.
Ma a volte vorresti mangiarla o sentirtici dentro,
un sasso che l’ apre, che affonda, sparisce e non sente,
vorresti scavarla, afferrarla, lo senti che è il centro
di questo ingranaggio continuo, confuso e vivente.
Acque del mondo intorno di pozzanghere e pianto, di me che canto al limite del giorno,
tra il buio e la paura del tempo e del destino freddo assassino della notte scura.
Ma l’ acqua gira e passa e non sa dirmi niente di gente, me, o di quest’ aria bassa,
ottusa e indifferente cammina e corre via lascia una scia e non gliene frega niente…
… Foscolo?…
senza scherzare, l’acqua è il mio elemento preferito (io la porto e la rovescio secondo lo zodiaco) – mi ha ossessionato da sempre, pure negli incubi.
Un solo elemento per un panorama differenziatissimo – dalla poesia quasi “onomatopeica”, che riproduce il guizzo delle onde e lo sciabordare di Ottonieri, a quella “volante”, liberatoria seppure in un’immagine di declino di Marotta, alla solidità atipica e claustrofobica della Biagini che chiude (se dico cavolate fatemelo notare…).
Scusate il mio anglicismo serrato, ma la prima immagine sempre per me è l’acqua di Coleridge: “Acqua, acqua per ogni dove e nemmeno una goccia da bere”, della Ballata del Vecchio Marinaio.
Un’acqua grande e ostile che porta la consumazione, la secchezza più che la morte. Forse anche perché per me l’acqua non porta pace, tranne forse quella dei torrenti, perché mi ricorda l’infanzia.
Pensavo anche ad un libro non tradotto in italiano ed è un gran peccato, davvero: è recentissimo, di una poetessa della Cornovaglia Alice Oswald. Si tratta di un lungo poema che ha per protagonista il fiume Dart – nei versi s’intrecciano le voci di tutti coloro che si trovano ad interagirvi (pescatori, turisti, naturalisti, stagnini – anzi bellissima la parte sugli stagnini, una sorta di Spoon River) dalla foce al rimescolio delle acque nei molti “io” del mare. E’ la mia ultima fissa, questo libro.
Accidenti, poi c’è una poesia bellissima di Pusterla in Pietra Sangue, sull’acqua (che lui osserva fumando). Non ho il libro con me, ma se qualcuno ha capito e la posta…
Bravo Luca!!!!!
w Pavana e Guccini!
pusterla, cercherò, ho il libro ma ora non sono a casa e anche se lo fossi la mia libreria è un caos totale
guccini in, foscolo out, oltre a dante, anche zante (o zacinto che dir si voglia)
più tardi inserisco un rap, così scendo ancora più in basso….
ciao a tutti
ah, dimenticavo, in quanto “classico” ad alta diffusione, eliminati anche battisti-mogol (niente acquaazzurraacquachiara)
Adriano, non ti conosco, ma sei crudele. Indubbiamente.
Intanto, in attesa del rap, beccati questo gospel blues, quanto rimane di un naufragio, forse…
Nessun corpo come l’onda
Nessun corpo come l’onda, metamorfico, migrante,
specchio memoriale di cicliche architetture d’acqua.
Nessuna consunzione tanto lenta, attesa, prodigio
punteggiato di oscura innocenza, quanto
dissolversi in rivoli smeraldini, fuochi d’isola, radici,
pollini di chiarità o di cupori ciechi,
voci perdute che la luna, notte dopo notte,
va seminando tra le derive del tempo –
steli di fiamma nel riflusso
per la pupilla che si attarda nel cammino, verdestella
assorta, accampata nei chiostri di neve
che germoglia la ferita del buio.
C’è chi vi cerca infanzie di azzurri
frugando rovi di risacca
fino a far sanguinare i sogni, lacerare i giorni.
Altri, vertigini segrete
nel respiro che la pupilla immobile attraversa
unendo sonno a sonno.
Ci sono mani franate da lampi di parole, dall’immagine
sommersa che zampilla accenti e carne e piaga
trascina verso la stessa spina – che l’ombra
abbia manti di pelle viva, combustione
sonora di ali e morte.
Tu senti in gola lo stesso grido
albeggiare su orizzonti mai varcati, feroce, paziente,
naufragare al ritmo di spuma e
sabbia di antichi alfabeti terrestri,
e disperso, coronato di cenere, riemergere a fiotti
come un astro incantato da candelabri spenti –
tu che potresti dare un volto al mare,
trattenerlo nel palmo mentre arde, impigliarlo
nel chiuso della mente questo canto
primordiale del non detto.
fm
Io lo conosco e confermo: è crudele.
Un truzzo crudele: giù le zampe rappettare da Battisti! 😉
Come può uno scoglio
arginare il mare
anche se non voglio
torno già a volare
Le distese azzurre
e le verdi terre
Le discese ardite
e le risalite
su nel cielo aperto
e poi giù il deserto
e poi ancora in alto
con un grande salto
Che il Fulvo Foscolo ti canti il suo ruggito, in growl;-)
P.s. Standing ovation per Marotta!
Complimenti a Marotta, davvero!
Mi associo all’ovazione a Francesco. E partecipo alla condivisione di questo omaggio al mare:
…a tu per tu con il mare.
Prima vedeva roteare davanti agli occhi tanti atomi luminosi, che a tratti lo inducevano a smarrire la prospettiva, non fosse stato per i gabbiani, attenti a tracciare il lontano e il vicino con i voli. Un momento dopo, con un cambiamento della messa a fuoco, gli sembrava di poter spingere lo sguardo fino a distinguere il punto esatto in cui terra e mare si congiungevano. In quel punto, a volte gli capitava di scorgere un azzurro diverso da quello del mare e del cielo, e lo attribuiva alla costa di una terra lontana. Si domandava come facesse a stare insieme tanta acqua a separarlo da altre terre, che, era sicuro, avrebbe raggiunto un giorno, e sentiva irrefrenabile la spinta a levarsi in alto in alto, fino a tendere con l’occhio un filo che congiungesse la sua terra con quelle d’oltremare. Ma tutto ciò che gli era concesso era ergersi in punta di piedi su un rialzo o su uno scoglio per superare quella prospettiva schiacciata che alla lunga l’opprimeva, nella quale la battigia era il vertice di una piramide rovesciata che aveva come facce il mare e la terra e come base il cielo: e lui, piantato in prossimità del vertice, si sentiva prigioniero.
A volte in un eccesso di coraggio, rispondendo al fascino delle onde, Paolo avrebbe voluto andar loro incontro. Altre volte, fatto improvvisamente codardo, fuggiva gli assalti di mille lingue che si protendevano a far vacillare la sabbia sotto i piedi, come quei cani che, nonostante ti dibatta per scrollarteli di torno, ti stanno sempre alle calcagna. Tra un estremo e l’altro, Paolo faticava a trovare la giusta posizione. A volte s’aspettava che, come un miraggio, apparisse all’orizzonte un punto quasi indistinguibile, che poi avanzasse velocemente sulle acque aumentando dimensioni e acquistando figura umana. Altre, si figurava di essere egli stesso a scivolare sulle acque, tratto da una forza arcana. Altre ancora, situava l’arcano sotto le acque. Paventava mostri enormi, grandi quanto il mare e con tentacoli pronti a svolgersi in tutte le direzioni. Li sentiva crescere nell’attesa, sotto l’apparente indifferenza della superficie, finché, incapace di durare quella fantasia, l’interrompeva, decidendo di relegarli negli anfratti marini, da cui mai si sarebbero mossi, e di placare i pensieri nella visione della calma incolumità di vele lontane.
francesca, chiara, sono crudele, ma nel senso buono del termine….
piuttosto mi dispiace di aver turbato la vostra sensibilità, anch’io amo il Nostro e il suo paroliere, li escludevo in quanto con questo dizionario sarebbe mio intento dare visibilità a testi poco conosciuti, di autori a me cari. acquazzura (ometto acquachiara, che essa è sensibile anche all’onomastica)l’avrò sentita a 1809 falò. se questo è un falò virtuale però, sia riammesso il riccioluto, immediatamente. il mare effettivamente c’è, sta lì. manca il foco
comunque grazie a tutti, mi sto divertendo
mi aggrego alla standing per francesco (che sull’acqua in versi la sa lunga…)
tu chiamale, se vuoi, ovazioni……. 🙂
beccatevi ‘sto rap nel commento seguente
NOTTE D’ACQUA
Mi sei svanita via
in una notte d’acqua
e io rimango dove ogni cosa manca
non dormo
non penso
è diverso adesso nella solitudine dell’universo
mi do’ due giorni per calmarmi
limito i danni
mi sono fatto morbido negli anni
niente più parole
cene
colazioni insieme
perché mi lascio andare a chi mi lascerà cadere?
e se mi spingo nella notte in là
perché mi chiedo cosa faccio qua?
la pioggia non perdona
fa paura
gente dura sottobotta
diventa strana
ero un lupo in agguato a guardia di luci lontane
ora conosco il prezzo di un ritardo
e vedo te passare
di notte
il confine
lo attraversi semplicemente
e sei dall’altra parte
lo sento
mi hai dentro
perdo ogni mio riferimento
perdo certezze nei confini del mio regno
il giorno passa
la notte d’acqua mi spezza
avessi qui la forza della tua presenza
ma tu sei quello che vuoi
e ognuno infine ottiene quello che vuole
e se ne sta coi suoi
avessi il dono di interrompere la pioggia
avessi anch’io diritto a un equilibrio
ma enorme
di questa pace addosso
non so che farne
ero un lupo in agguato a guardia di luci lontane
ora conosco il prezzo di un ritardo
e vedo te passare
brividi
e non so se è freddo
solo
c’è un tempo
che divora i sogni
lo sento
li sporca
sai che me ne importa di chi ha colpa
io non mi rassegno
notte d’acqua
arrivare all’essenziale è crudele
ci sono desideri che non si lasciano dimenticare
tu hai su di me un potere
che io chiamo col tuo nome
e rimane
quello che non può durare
ora basta
lasciami dormire
vedi che vuoi dire le grandi passioni
devo uscirne fuori
questo letto è grande per dormirci soli
ero un lupo in agguato a guardia di luci lontane
ora conosco il prezzo di un ritardo
e vedo te passare
Assalti Frontali
Acqua nell’acqua di Claudio Baglioni che se non sbaglio era l’inno dei mondiali di nuoto o qualcosa del genere?
Tu chi sei
che parli diverso
più giovane di me
in un’altra età persa perso
in mezzo ai giorni tuoi
pezzi di quella vita che non so
tu chi sei
tu chi sei
un universo
tu che hai
la nuova promessa
di un segno che lasciai
nell’infinità adesso impressa
in fondo agli occhi tuoi
figli di quella luce che non è
solo tua solo mia
se l’alba è la stessa
cielo e oceano
acqua nell’acqua
onda e nuvola
acqua nell’acqua
fiato dentro il fiato
io in te quant’è passato?
corpo e anima
acqua nell’acqua
vene e lacrime
acqua nell’acqua
il mio grido nel tuo grido
è stato un brivido
un vento caldo da domare
per salirci su e tornare
a riamare aria e mare
con te che fai
un altro sentiero
e insegui la tua vita
in cerca di te vera vero
e non si arriva mai
a sapere quand’è che finirà
tu che hai
io che ho
un cuore sincero
che batte
un cuore che batte
davvero
cielo e oceano
acqua nell’acqua
onda e nuvola
acqua nell’acqua
fiato dentro il fiato
io a te cos’è che ho dato?
corpo e anima
acqua nell’acqua
vene e lacrime
acqua nell’acqua
il mio grido nel tuo grido
e ancora un brivido
che c’e
che piega e piaga la mia schiena
che rovescia un fiume in piena
mi svegliai
su questa scena
e nello sconcerto
cominciai il concerto
e incerto salutai
e attraversai
tutto il deserto
per trovarmi in mare aperto
e respirai
e respirai
acqua nell’acqua di parole
come un salto nelle gole
verso isole di sole
un volo libero di bere
nelle azzurrità leggere
anche per perdersi e cadere
ricadere giù
OK. Lo avete voluto voi. La ballata del vecchio marinaio rivista e corretta da Vinicio Capossela in S.S. DEI NAUFRAGATI. (questa mi sembra una sfida all’ultimo sorso…)
e venne dall’acqua, e venne dal sale
la penitenza dalla mano del mare
il comandante avanza e niente si puó fare
vuole una morte, la vuole affrontare
e lí l’attandeva, dove il sole cala
cala e non muore, e l’acqua non lo lava
e il demone lo duole, sui banchi d’acqua
stregati di olio e petrolio
e il vento non alzava, e il mare imputridiva
legati a un solo raggio, tutti presi in ostaggio
avanzavamo lenti, senza ammutinamenti
e il comandante é pazzo, e avanza nel peccato
e il demone ch’é suo, adesso vuole mio
e brinda con il sangue all’odio ci convince,
che se é sua la barca che vince, dev’essere la mia
e gli occhi non videro, non videro la luce
non videro la messe, che altri non l’avesse
e il cielo fece nero, e urló la nube al cielo
e s’affamó d’abisso, che tutti ci prendesse
Matri mia, salvezza prendimi nell’anima
Matri mia, le ossa nell’acqua
anime bianche, anime salvate
anime venite, anime addolorate
che io abbia due soldi, due soldi sopra gli occhi
due soldi per l’onore, due monete in pegno
per pagare il legno, la dura voga del traghettatore
e vieni occhi di fluoro, vieni al tuo lavoro
vieni spettro del tesoro
la vela tende, il vento se la prende
la vela cade, le remi allontanate
e accese sui pennoni
i fuochi fatui, i fuochi alati
della Santissima dei naufragati
Matri mia, salvezza prendimi nell’anima
il tempo stremava, l’arsura ci cuoceva
parlavamo alle vare e il silenzio dal mare
e il legno cedeva all’acqua suo pianto
la vela cadde, la sete ci asciugó
acqua, acqua, acqua in ogni dove
e nemmeno una goccia, nemmeno una goccia da bere
e gli uomini spegnevano, spegnevano il respiro
spegnevano la voce, nel nome dell’odio
che tutti ci appagó, il cielo rigó di sbarre il suo portale
il volto di fuoco, dentro imprigionó
lo spettro vedemmo venire di lontano
venire per ghermire, nero di dannazione
vita e morte, vita e morte era il suo nome
Matri mia, salvezza prendimi nell’anima
Matri mia, salvezza prendimi
questa é la ballata di chi si é preso il mare
che lapide non abbia, ne ossa sulla sabbia
né polvere ritorni, ma bruci sui pennoni
nei fuochi sacri, nei fuochi alati
della Santissima dei naufragati
O Santissima dei naufragati vieni a noi che siamo andati
senza lacrime senza gloria, vieni a noi, perdon, pietá.
laudato si’, mi’ Signore, per sora aqua,
la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta.
questo potevo scriverlo solo io, e per giunta dal coma profondo dell’influenza.
do il mio caloroso benvenuto ad Adriano e a tutti gli amici di questo spazio web, “luccicante”, come direbbe una bambina, come acqua di mare, o di lago, o di fiume…l’acqua che scorre nella poesia del mio Lorca:
“Io voglio che mi mostrino un pianto come un fiume
che abbia dolci le nebbie e profonde le rive,
per trasportare il corpo di Ignazio e che si perda
senza ascoltare il duplice ansimare dei tori”.
“…sull’acqua…la sa lunga”
E ti credo! Da buon contadino, infatti, le tecniche di canalizzazione e di irrigazione sono i primi saperi che si apprendono dai padri. Per non parlare di quelli trasmessi dalle madri… Ogni volta che mi si sono “rotte” le acque, ad esempio, non ho fatto altro che risalire a, e servirmi di, quelle conoscenze…
Tu chiamale, se vuoi, ov(ul)azioni.
fm
“L’acqua che assaggio è calda e salata come il mare,
e viene da un paese lontano come la salute”.
SYLVIA PLATH da Tulipani.
Adriano, il tuo ultimo post spiega tutto: ora devi solo dirci DOVE E QUANDO E CHI GENEROSAMENTE PAGA GLI SPOSTAMENTI.(per il falò)
Un augurio contro la febbre a Fabrizio!
io pure ne ho una mia
Blanc
Ho aperto un varco ai miei stivali
per te ho creato una stanza
ed era bianca.
La porta stretta la lametta e l’erta
stanotte non posso guardare
la nebbia che s’alza fumando
la nube che stende vapore di rosa
la paura che scorre e risponde
le balze a lavare gli alberi l’onde
la macchia zitta che si protende
tra ramo e fronda lungo la linea
grigia e confusa dell’orizzonte.
Acqua serena acqua furiosa
acqua cristallo acqua zampilla
acqua ripiena acqua schiumosa
acqua insolente acqua curiosa
acqua pulita liscia setosa
acqua da bere fino a saziarsi
acqua riempie bocca che annega
tracimazione profonda dell’oltre
trabocca di limo di verde di morte.
Cade il respiro deluso e stanco
rotolando nell’acqua dalla nuca
bianco.
Marombra
28.5.2006
In Sicilia, mia zia Lucia (96 anni), davanti ad un rosso nostrano: “io, caro nipote, con rispetto parlando, con l’aqua nenache i piedi mi lavo”…
– scusate per la caduta (alcolica) di stile –
Compliments x FM col rap & Fabry2007 con Francesco e Lorca
oppure
l’acqua alle papere
questo post fa acqua da tutte le parti, proprio quel che volevo…….. 🙂
francesco, ti faccio n(u)otare che sull’acqua hai scritto impronte e non solo………
idraulica e ginecologia sono importanti anche, per carità……
ma anche la fisica, conosci la teoria dei versi comunicanti? questo post ne è una applicazione pratica
Adriano, sei troppo giovane per ricordarlo, ma io sull’acqua ci ho anche…camminato.
:-))))
p.s.
Scusa Fabrizio, ma era solo per dimostrare la verità assoluta poco fa enunciata da Adriano: questo post “fa acqua da tutte le parti”. Oltretutto, a ulteriore riprova delle virtù idriche di questo spazio, ho appena accostato una caraffa di vino al computer. Indovinate cosa è successo…
fm
oppure l’acqua fa venir le rane 😉
ora hai pure il computer sbronzo, in questo momento ti sta vedendo doppio
…oscillava?
che bel movimento!
L’acqua è anche il mio elemento, oltre al fuoco.
Sono contenta che sei tornato.
Post geniale.
grazie franz!
e un saluto a tutti, oltre al rapper fabri-fibra, noi abbiamo fabry-febbre, speriamo si rimetta al più presto……….
anche io ho una poesia per te…
e la sera
appoggiata a quel muro
d’acqua i confini
La fronte che
sfiora i silenzi.
grazie, Adriano: fabry-febbre sta meglio. saluti speciali anche a Elena ed Enrico.
fabrizio
saluto tutti, in particolare te fabry augurandoti di ridiventare fabry-senza-febbre
elena f.