DIZIONARIO / Acqua

gucc.jpgACQUA

L’acqua

in questa pianura distesa fra il Ticino e il Mincio
àvan fluire l’acqua àkw-a mulini gore
i fiumi umori fertili àhva: prateria umida e
gli alberi il verde àche paludi incanalate i la-
ghi le marcite argini rogge àvas: sorgenti che na-
scono vanno ritornano mani che lavorano vie
fluide aw macchine navigli energie elettriche l’ac-
qua abh è proprio l’origine-vita della Lombardia

(Guido Ballo, Altre arie lombarde)

***

C’è tanta acqua qui, che splende
e s’incupisce, il sole sopra
le lamiere corrose dal sale
esplode come un fiore atemporale
e si nasconde, qui il blu
si gonfia di nero e guizza
la lucertola selvatica sui muri,
s’apre e subito si chiude
il pozzo della fantasia, qui.

(Michele Sovente, Carbones)

***

liquate, liquate, racque effluite, s’acquetan al sé
traendosi a quelle de’ canali dolce mente, de gli
occhi e spansa àigua eliquate, ora, floitate, floita-
te, d’àire efflorate, àigue effluìte, come se trèmula
e marcescente agua rotta e sparsa,

liquarsi addentro l’àira o licòrea sflorando de la
duna, cheta,

di muna, stormando amar’se doglie e in flusse,

parti che ‘in fiore sboccia lucente il ventre impal-
lidire esaudente, de l’acqua, in fluide,

e torbid’onde, de l’aure, da igli occhi àcide sponde;
che fluite

di mària e matre e sé sfacente che de la rotta flùa,

ad infinita morte……………

(Tommaso Ottonieri, Coro da l’acqua per voce sola)

***

acqua che ride

l’acqua del Niagara
nasce come
scatenandosi libera
e legata a un profondo
indecifrabile

niente mi può venir bene se non
nella forma dell’eruzione
e subito la sutura il taglio
assestamenti e irrigazioni
preziosi canaletti nel gramma del deserto
e quanto mi rimane
più niente in mano

ed ecco mi salva un bimbo istinto
che afferra ridendo
quella stessa mano
la scrittura cammina
sui propri cocci

(Milli Graffi, embargo voice)

***

I
Si apre tra la riva e il mare
un altro solco: non d’acqua e rena ma
come una quinta verticale che
ha nel profondo il vertice ed appare
in rotta verso il compito
la riva e il mare e il gelo dello scoglio;
la natura alla luce
verticale del vertice s’appropria
del rigagnolo e il sasso
scopre nell’acqua la sua forma
e il colore.

II
Dunque, e per sempre,
nell’attimo di luce che per te
propone il credere al più vivo
sasso di gioia,- per una forma
in rapida discesa verso il solco
aperto – vedi – tra la riva e il mare;
a te, senza memoria e culto, forza,
materia, primo
elemento (…….)

(Michele Ranchetti, La mente musicale)

***

lungo fiumi confidenti
curve figure d’acqua
lambiscono occhi
d’erbe equinoziali,
si attardano in calmi
contrappunti di vento,
mentre il tremore di una rosa
apre all’orizzonte
la sua corolla deserta
di incolmabili sabbie
e la notte irraggia gelidi
navigli d’esuli sulle mani
oscurate dalle orme
raccolte-
un volo di inesistenze
tra manciate di cielo
che la febbre alimenta
come una sorgente,
una lingua remota
che sorregge il fuoco
dell’astro che la consuma:-

l’evento declina
nell’umidore sparso
che esala il naufrago
e la vela-
eredità di parole
specchiate in liquidi fondali
di pensiero

(Francesco Marotta, Per cammini d’ombre e di sorgenti)

***

Acqua smossa

Volto la testa da te
verso un altro mare,
lascio tracce di parole
scie dei nostri ricordi:
il cappotto mi tiene la forma
sennò sarei neve al sole.

E come acqua smossa
nella mia testa
con ogni tua parola
mi fai cerchi nel lago del cuore.

Mi perdo nei liquidi
sgonfiandomi di pianto
bicchiere d’acqua sarò
arriverò dal mare una mattina.

Bevimi a gocce,
bevimi a sorsi
che io sia in te
in ogni tuo passo.

(Elisa Biagini, Fiato)

38 pensieri su “DIZIONARIO / Acqua

  1. adrianopadua

    Ringrazio Fabrizio per l’invito a a partecipare e saluto tutti gli altri. A quanto pare ho inaugurato un dizionario…

    A. P.

    Rispondi
  2. francescamatteoni

    e hai fatto benissimo Adriano! gran bella scelta di testi, bravo. Domani sera ci torno con più calma.

    L’acqua come la A è il principio della vita, un bel modo d’iniziare, no?

    Rispondi
  3. adriano padua

    grazie francesca,

    forse avevo sete
    di poesia

    non potevo cominciare altrimenti, l’acqua per me vuol dire troppo, sono isolano, segno d’acqua e l’acqua, come dici, è principio, come dice guido ballo, origine-vita

    buonanotte

    Rispondi
  4. enricodelea

    l’acqua dello Stretto
    di Messina, pulsante, alternante,
    nella rema che va ogni sei ore
    da un mare all’altro,
    l’uno mare che penetra l’altro
    amoroso, furioso,
    mi ha sempre serrato
    nello stupore del sangue,
    nell’acqua dell’occhio
    che muto fissa il tempo
    dell’errare in una madre,
    del nascere inascoltato
    in un padre

    Rispondi
  5. davide racca

    caro adriano, questi versi di un tuo coisolano, Bartolo Cattafi, te li dedico…

    Mare

    Messo dentro tutto
    in ordine piegato
    la barca i remi il mare
    liscio crespo turbato
    tinte chiare e cupe
    i venti leggeri dell’estate
    quelli più pesanti per l’inverno
    corri a prendere il treno
    spacca in due la folla
    arriva issati parti
    perdilo
    fa lo stesso
    siediti a terra
    e viaggi lo stesso
    è tutto mare
    altissimo mare,
    te la sogni la terra.

    Rispondi
  6. adriano padua

    Speravo che qualcuno desse il suo contributo nei commenti. grazie ragazzi (e grazie davide per la dedica)

    Ps. vietati dante petrarca montale leopardi e manzoni 🙂

    Rispondi
  7. Luca Ariano

    Ottima scelta di testi Adriano! Bella questa idea del dizionario. Forse abbasso un po’ il tono ma mi è venuta in mente una canzone di Guccini (Acque) forse dopo De Andrè il più “poetico” dei nostri cantautori.

    L’ acqua che passa fra il fango di certi canali
    tra ratti sapienti e pneumatici e ruggine e vetri
    chissà se è la stessa lucente di sole o fanali
    che guardo oleosa passare rinchiusa in tre metri.
    Si può stare ore a cercare se c’è in qualche fosso
    quell’ acqua bevuta di sete o che lava te stesso
    o se c’è nel suo correre un segno od un suo filo rosso
    che leghi un qualcosa a qualcosa, un pensiero a un riflesso.

    Ma l’ acqua gira e passa e non sa dirmi niente di gente, me, o di quest’ aria bassa,
    ottusa e indifferente cammina e corre via lascia una scia e non gliene frega niente…

    E cade su me che la prendo e la sento filtrare,
    leggera infeltrisce i vestiti e intristisce i giardini,
    portandomi odore d’ ozono, giocando a danzare,
    proietta ricordi sfiniti di vecchi bambini,
    colpendo implacabile il tetto di lunghi vagoni,
    destando annoiato interesse negli occhi di un gatto,
    coprendo col proprio scrosciare lo spacco dei tuoni
    che restano appesi un momento nel cielo distratto.

    E l’ acqua passa e gira e colora e poi stinge, cos’è che mi respinge e che m’ attira;
    acqua come sudore, acqua fetida e chiara, amara senza gusto né colore.
    Ma l’ acqua gira e passa e non sa dirmi niente di gente, me, o di quest’ aria bassa,
    ottusa e indifferente cammina e corre via lascia una scia e non gliene frega niente…

    E mormora e urla, sussurra, ti parla, ti schianta,
    evapora in nuvole cupe rigonfie di nero
    e cade e rimbalza e si muta in persona od in pianta
    diventa di terra, di vento, di sangue e pensiero.
    Ma a volte vorresti mangiarla o sentirtici dentro,
    un sasso che l’ apre, che affonda, sparisce e non sente,
    vorresti scavarla, afferrarla, lo senti che è il centro
    di questo ingranaggio continuo, confuso e vivente.

    Acque del mondo intorno di pozzanghere e pianto, di me che canto al limite del giorno,
    tra il buio e la paura del tempo e del destino freddo assassino della notte scura.
    Ma l’ acqua gira e passa e non sa dirmi niente di gente, me, o di quest’ aria bassa,
    ottusa e indifferente cammina e corre via lascia una scia e non gliene frega niente…

    Rispondi
  8. francescamatteoni

    … Foscolo?…

    senza scherzare, l’acqua è il mio elemento preferito (io la porto e la rovescio secondo lo zodiaco) – mi ha ossessionato da sempre, pure negli incubi.

    Un solo elemento per un panorama differenziatissimo – dalla poesia quasi “onomatopeica”, che riproduce il guizzo delle onde e lo sciabordare di Ottonieri, a quella “volante”, liberatoria seppure in un’immagine di declino di Marotta, alla solidità atipica e claustrofobica della Biagini che chiude (se dico cavolate fatemelo notare…).

    Scusate il mio anglicismo serrato, ma la prima immagine sempre per me è l’acqua di Coleridge: “Acqua, acqua per ogni dove e nemmeno una goccia da bere”, della Ballata del Vecchio Marinaio.

    Un’acqua grande e ostile che porta la consumazione, la secchezza più che la morte. Forse anche perché per me l’acqua non porta pace, tranne forse quella dei torrenti, perché mi ricorda l’infanzia.

    Pensavo anche ad un libro non tradotto in italiano ed è un gran peccato, davvero: è recentissimo, di una poetessa della Cornovaglia Alice Oswald. Si tratta di un lungo poema che ha per protagonista il fiume Dart – nei versi s’intrecciano le voci di tutti coloro che si trovano ad interagirvi (pescatori, turisti, naturalisti, stagnini – anzi bellissima la parte sugli stagnini, una sorta di Spoon River) dalla foce al rimescolio delle acque nei molti “io” del mare. E’ la mia ultima fissa, questo libro.

    Accidenti, poi c’è una poesia bellissima di Pusterla in Pietra Sangue, sull’acqua (che lui osserva fumando). Non ho il libro con me, ma se qualcuno ha capito e la posta…

    Rispondi
  9. adrianopadua

    pusterla, cercherò, ho il libro ma ora non sono a casa e anche se lo fossi la mia libreria è un caos totale

    guccini in, foscolo out, oltre a dante, anche zante (o zacinto che dir si voglia)

    più tardi inserisco un rap, così scendo ancora più in basso….

    ciao a tutti

    Rispondi
  10. adrianopadua

    ah, dimenticavo, in quanto “classico” ad alta diffusione, eliminati anche battisti-mogol (niente acquaazzurraacquachiara)

    Rispondi
  11. francesco marotta

    Intanto, in attesa del rap, beccati questo gospel blues, quanto rimane di un naufragio, forse…

    Nessun corpo come l’onda

    Nessun corpo come l’onda, metamorfico, migrante,
    specchio memoriale di cicliche architetture d’acqua.
    Nessuna consunzione tanto lenta, attesa, prodigio
    punteggiato di oscura innocenza, quanto
    dissolversi in rivoli smeraldini, fuochi d’isola, radici,
    pollini di chiarità o di cupori ciechi,
    voci perdute che la luna, notte dopo notte,
    va seminando tra le derive del tempo –
    steli di fiamma nel riflusso
    per la pupilla che si attarda nel cammino, verdestella
    assorta, accampata nei chiostri di neve
    che germoglia la ferita del buio.
    C’è chi vi cerca infanzie di azzurri
    frugando rovi di risacca
    fino a far sanguinare i sogni, lacerare i giorni.
    Altri, vertigini segrete
    nel respiro che la pupilla immobile attraversa
    unendo sonno a sonno.
    Ci sono mani franate da lampi di parole, dall’immagine
    sommersa che zampilla accenti e carne e piaga
    trascina verso la stessa spina – che l’ombra
    abbia manti di pelle viva, combustione
    sonora di ali e morte.
    Tu senti in gola lo stesso grido
    albeggiare su orizzonti mai varcati, feroce, paziente,
    naufragare al ritmo di spuma e
    sabbia di antichi alfabeti terrestri,
    e disperso, coronato di cenere, riemergere a fiotti
    come un astro incantato da candelabri spenti –
    tu che potresti dare un volto al mare,
    trattenerlo nel palmo mentre arde, impigliarlo
    nel chiuso della mente questo canto
    primordiale del non detto.

    fm

    Rispondi
  12. Chiara Daino

    Io lo conosco e confermo: è crudele.

    Un truzzo crudele: giù le zampe rappettare da Battisti! 😉

    Come può uno scoglio
    arginare il mare
    anche se non voglio
    torno già a volare
    Le distese azzurre
    e le verdi terre
    Le discese ardite
    e le risalite
    su nel cielo aperto
    e poi giù il deserto
    e poi ancora in alto
    con un grande salto

    Che il Fulvo Foscolo ti canti il suo ruggito, in growl;-)

    Rispondi
  13. Giorgio Morale

    Mi associo all’ovazione a Francesco. E partecipo alla condivisione di questo omaggio al mare:

    …a tu per tu con il mare.

    Prima vedeva roteare davanti agli occhi tanti atomi luminosi, che a tratti lo inducevano a smarrire la prospettiva, non fosse stato per i gabbiani, attenti a tracciare il lontano e il vicino con i voli. Un momento dopo, con un cambiamento della messa a fuoco, gli sembrava di poter spingere lo sguardo fino a distinguere il punto esatto in cui terra e mare si congiungevano. In quel punto, a volte gli capitava di scorgere un azzurro diverso da quello del mare e del cielo, e lo attribuiva alla costa di una terra lontana. Si domandava come facesse a stare insieme tanta acqua a separarlo da altre terre, che, era sicuro, avrebbe raggiunto un giorno, e sentiva irrefrenabile la spinta a levarsi in alto in alto, fino a tendere con l’occhio un filo che congiungesse la sua terra con quelle d’oltremare. Ma tutto ciò che gli era concesso era ergersi in punta di piedi su un rialzo o su uno scoglio per superare quella prospettiva schiacciata che alla lunga l’opprimeva, nella quale la battigia era il vertice di una piramide rovesciata che aveva come facce il mare e la terra e come base il cielo: e lui, piantato in prossimità del vertice, si sentiva prigioniero.

    A volte in un eccesso di coraggio, rispondendo al fascino delle onde, Paolo avrebbe voluto andar loro incontro. Altre volte, fatto improvvisamente codardo, fuggiva gli assalti di mille lingue che si protendevano a far vacillare la sabbia sotto i piedi, come quei cani che, nonostante ti dibatta per scrollarteli di torno, ti stanno sempre alle calcagna. Tra un estremo e l’altro, Paolo faticava a trovare la giusta posizione. A volte s’aspettava che, come un miraggio, apparisse all’orizzonte un punto quasi indistinguibile, che poi avanzasse velocemente sulle acque aumentando dimensioni e acquistando figura umana. Altre, si figurava di essere egli stesso a scivolare sulle acque, tratto da una forza arcana. Altre ancora, situava l’arcano sotto le acque. Paventava mostri enormi, grandi quanto il mare e con tentacoli pronti a svolgersi in tutte le direzioni. Li sentiva crescere nell’attesa, sotto l’apparente indifferenza della superficie, finché, incapace di durare quella fantasia, l’interrompeva, decidendo di relegarli negli anfratti marini, da cui mai si sarebbero mossi, e di placare i pensieri nella visione della calma incolumità di vele lontane.

    Rispondi
  14. adrianopadua

    francesca, chiara, sono crudele, ma nel senso buono del termine….

    piuttosto mi dispiace di aver turbato la vostra sensibilità, anch’io amo il Nostro e il suo paroliere, li escludevo in quanto con questo dizionario sarebbe mio intento dare visibilità a testi poco conosciuti, di autori a me cari. acquazzura (ometto acquachiara, che essa è sensibile anche all’onomastica)l’avrò sentita a 1809 falò. se questo è un falò virtuale però, sia riammesso il riccioluto, immediatamente. il mare effettivamente c’è, sta lì. manca il foco

    comunque grazie a tutti, mi sto divertendo

    mi aggrego alla standing per francesco (che sull’acqua in versi la sa lunga…)
    tu chiamale, se vuoi, ovazioni……. 🙂

    beccatevi ‘sto rap nel commento seguente

    Rispondi
  15. adrianopadua

    NOTTE D’ACQUA

    Mi sei svanita via
    in una notte d’acqua
    e io rimango dove ogni cosa manca
    non dormo
    non penso
    è diverso adesso nella solitudine dell’universo
    mi do’ due giorni per calmarmi
    limito i danni
    mi sono fatto morbido negli anni
    niente più parole
    cene
    colazioni insieme
    perché mi lascio andare a chi mi lascerà cadere?
    e se mi spingo nella notte in là
    perché mi chiedo cosa faccio qua?
    la pioggia non perdona
    fa paura
    gente dura sottobotta
    diventa strana

    ero un lupo in agguato a guardia di luci lontane
    ora conosco il prezzo di un ritardo
    e vedo te passare

    di notte
    il confine
    lo attraversi semplicemente
    e sei dall’altra parte
    lo sento
    mi hai dentro
    perdo ogni mio riferimento
    perdo certezze nei confini del mio regno
    il giorno passa
    la notte d’acqua mi spezza
    avessi qui la forza della tua presenza
    ma tu sei quello che vuoi
    e ognuno infine ottiene quello che vuole
    e se ne sta coi suoi
    avessi il dono di interrompere la pioggia
    avessi anch’io diritto a un equilibrio
    ma enorme
    di questa pace addosso
    non so che farne

    ero un lupo in agguato a guardia di luci lontane
    ora conosco il prezzo di un ritardo
    e vedo te passare

    brividi
    e non so se è freddo
    solo
    c’è un tempo
    che divora i sogni
    lo sento
    li sporca
    sai che me ne importa di chi ha colpa
    io non mi rassegno
    notte d’acqua
    arrivare all’essenziale è crudele
    ci sono desideri che non si lasciano dimenticare
    tu hai su di me un potere
    che io chiamo col tuo nome
    e rimane
    quello che non può durare
    ora basta
    lasciami dormire
    vedi che vuoi dire le grandi passioni
    devo uscirne fuori
    questo letto è grande per dormirci soli

    ero un lupo in agguato a guardia di luci lontane
    ora conosco il prezzo di un ritardo
    e vedo te passare

    Assalti Frontali

    Rispondi
  16. Luca Ariano

    Acqua nell’acqua di Claudio Baglioni che se non sbaglio era l’inno dei mondiali di nuoto o qualcosa del genere?

    Tu chi sei
    che parli diverso
    più giovane di me
    in un’altra età persa perso
    in mezzo ai giorni tuoi
    pezzi di quella vita che non so
    tu chi sei
    tu chi sei
    un universo
    tu che hai
    la nuova promessa
    di un segno che lasciai
    nell’infinità adesso impressa
    in fondo agli occhi tuoi
    figli di quella luce che non è
    solo tua solo mia
    se l’alba è la stessa

    cielo e oceano
    acqua nell’acqua
    onda e nuvola
    acqua nell’acqua
    fiato dentro il fiato
    io in te quant’è passato?

    corpo e anima
    acqua nell’acqua
    vene e lacrime
    acqua nell’acqua
    il mio grido nel tuo grido
    è stato un brivido
    un vento caldo da domare
    per salirci su e tornare
    a riamare aria e mare

    con te che fai
    un altro sentiero
    e insegui la tua vita
    in cerca di te vera vero
    e non si arriva mai
    a sapere quand’è che finirà

    tu che hai
    io che ho
    un cuore sincero
    che batte
    un cuore che batte
    davvero

    cielo e oceano
    acqua nell’acqua
    onda e nuvola
    acqua nell’acqua
    fiato dentro il fiato
    io a te cos’è che ho dato?

    corpo e anima
    acqua nell’acqua
    vene e lacrime
    acqua nell’acqua
    il mio grido nel tuo grido
    e ancora un brivido
    che c’e
    che piega e piaga la mia schiena
    che rovescia un fiume in piena
    mi svegliai
    su questa scena

    e nello sconcerto
    cominciai il concerto
    e incerto salutai
    e attraversai
    tutto il deserto
    per trovarmi in mare aperto
    e respirai
    e respirai

    acqua nell’acqua di parole
    come un salto nelle gole
    verso isole di sole
    un volo libero di bere
    nelle azzurrità leggere
    anche per perdersi e cadere
    ricadere giù

    Rispondi
  17. francescamatteoni

    OK. Lo avete voluto voi. La ballata del vecchio marinaio rivista e corretta da Vinicio Capossela in S.S. DEI NAUFRAGATI. (questa mi sembra una sfida all’ultimo sorso…)

    e venne dall’acqua, e venne dal sale
    la penitenza dalla mano del mare
    il comandante avanza e niente si puó fare
    vuole una morte, la vuole affrontare
    e lí l’attandeva, dove il sole cala
    cala e non muore, e l’acqua non lo lava
    e il demone lo duole, sui banchi d’acqua
    stregati di olio e petrolio
    e il vento non alzava, e il mare imputridiva
    legati a un solo raggio, tutti presi in ostaggio
    avanzavamo lenti, senza ammutinamenti
    e il comandante é pazzo, e avanza nel peccato
    e il demone ch’é suo, adesso vuole mio
    e brinda con il sangue all’odio ci convince,
    che se é sua la barca che vince, dev’essere la mia
    e gli occhi non videro, non videro la luce
    non videro la messe, che altri non l’avesse
    e il cielo fece nero, e urló la nube al cielo
    e s’affamó d’abisso, che tutti ci prendesse
    Matri mia, salvezza prendimi nell’anima
    Matri mia, le ossa nell’acqua
    anime bianche, anime salvate
    anime venite, anime addolorate
    che io abbia due soldi, due soldi sopra gli occhi
    due soldi per l’onore, due monete in pegno
    per pagare il legno, la dura voga del traghettatore
    e vieni occhi di fluoro, vieni al tuo lavoro
    vieni spettro del tesoro
    la vela tende, il vento se la prende
    la vela cade, le remi allontanate
    e accese sui pennoni
    i fuochi fatui, i fuochi alati
    della Santissima dei naufragati
    Matri mia, salvezza prendimi nell’anima
    il tempo stremava, l’arsura ci cuoceva
    parlavamo alle vare e il silenzio dal mare
    e il legno cedeva all’acqua suo pianto
    la vela cadde, la sete ci asciugó
    acqua, acqua, acqua in ogni dove
    e nemmeno una goccia, nemmeno una goccia da bere
    e gli uomini spegnevano, spegnevano il respiro
    spegnevano la voce, nel nome dell’odio
    che tutti ci appagó, il cielo rigó di sbarre il suo portale
    il volto di fuoco, dentro imprigionó
    lo spettro vedemmo venire di lontano
    venire per ghermire, nero di dannazione
    vita e morte, vita e morte era il suo nome
    Matri mia, salvezza prendimi nell’anima
    Matri mia, salvezza prendimi
    questa é la ballata di chi si é preso il mare
    che lapide non abbia, ne ossa sulla sabbia
    né polvere ritorni, ma bruci sui pennoni
    nei fuochi sacri, nei fuochi alati
    della Santissima dei naufragati
    O Santissima dei naufragati vieni a noi che siamo andati
    senza lacrime senza gloria, vieni a noi, perdon, pietá.

    Rispondi
  18. fabry2007

    laudato si’, mi’ Signore, per sora aqua,
    la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta.

    questo potevo scriverlo solo io, e per giunta dal coma profondo dell’influenza.
    do il mio caloroso benvenuto ad Adriano e a tutti gli amici di questo spazio web, “luccicante”, come direbbe una bambina, come acqua di mare, o di lago, o di fiume…l’acqua che scorre nella poesia del mio Lorca:

    “Io voglio che mi mostrino un pianto come un fiume
    che abbia dolci le nebbie e profonde le rive,
    per trasportare il corpo di Ignazio e che si perda
    senza ascoltare il duplice ansimare dei tori”.

    Rispondi
  19. francesco marotta

    “…sull’acqua…la sa lunga”

    E ti credo! Da buon contadino, infatti, le tecniche di canalizzazione e di irrigazione sono i primi saperi che si apprendono dai padri. Per non parlare di quelli trasmessi dalle madri… Ogni volta che mi si sono “rotte” le acque, ad esempio, non ho fatto altro che risalire a, e servirmi di, quelle conoscenze…

    Tu chiamale, se vuoi, ov(ul)azioni.

    fm

    Rispondi
  20. francescamatteoni

    “L’acqua che assaggio è calda e salata come il mare,
    e viene da un paese lontano come la salute”.

    SYLVIA PLATH da Tulipani.

    Adriano, il tuo ultimo post spiega tutto: ora devi solo dirci DOVE E QUANDO E CHI GENEROSAMENTE PAGA GLI SPOSTAMENTI.(per il falò)

    Un augurio contro la febbre a Fabrizio!

    Rispondi
  21. alivento

    io pure ne ho una mia

    Blanc

    Ho aperto un varco ai miei stivali
    per te ho creato una stanza
    ed era bianca.

    La porta stretta la lametta e l’erta
    stanotte non posso guardare
    la nebbia che s’alza fumando
    la nube che stende vapore di rosa
    la paura che scorre e risponde
    le balze a lavare gli alberi l’onde
    la macchia zitta che si protende
    tra ramo e fronda lungo la linea
    grigia e confusa dell’orizzonte.

    Acqua serena acqua furiosa
    acqua cristallo acqua zampilla
    acqua ripiena acqua schiumosa
    acqua insolente acqua curiosa
    acqua pulita liscia setosa
    acqua da bere fino a saziarsi
    acqua riempie bocca che annega
    tracimazione profonda dell’oltre
    trabocca di limo di verde di morte.

    Cade il respiro deluso e stanco
    rotolando nell’acqua dalla nuca
    bianco.

    Marombra
    28.5.2006

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  22. enricodelea

    In Sicilia, mia zia Lucia (96 anni), davanti ad un rosso nostrano: “io, caro nipote, con rispetto parlando, con l’aqua nenache i piedi mi lavo”…
    – scusate per la caduta (alcolica) di stile –
    Compliments x FM col rap & Fabry2007 con Francesco e Lorca

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  23. adrianopadua

    francesco, ti faccio n(u)otare che sull’acqua hai scritto impronte e non solo………
    idraulica e ginecologia sono importanti anche, per carità……
    ma anche la fisica, conosci la teoria dei versi comunicanti? questo post ne è una applicazione pratica

    Rispondi
  24. francesco marotta

    Adriano, sei troppo giovane per ricordarlo, ma io sull’acqua ci ho anche…camminato.

    :-))))

    p.s.

    Scusa Fabrizio, ma era solo per dimostrare la verità assoluta poco fa enunciata da Adriano: questo post “fa acqua da tutte le parti”. Oltretutto, a ulteriore riprova delle virtù idriche di questo spazio, ho appena accostato una caraffa di vino al computer. Indovinate cosa è successo…

    fm

    Rispondi
  25. carla

    …oscillava?
    che bel movimento!
    L’acqua è anche il mio elemento, oltre al fuoco.
    Sono contenta che sei tornato.

    Rispondi
  26. adrianopadua

    grazie franz!

    e un saluto a tutti, oltre al rapper fabri-fibra, noi abbiamo fabry-febbre, speriamo si rimetta al più presto……….

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  27. carla

    anche io ho una poesia per te…

    e la sera
    appoggiata a quel muro
    d’acqua i confini
    La fronte che
    sfiora i silenzi.

    Rispondi

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