Ancora all’àncora di una dittatura, una delle tante

di Marina Pizzi

Nulla è più possibile, nessuna forma d’arte, dopo la pubblicità del reddito e per il reddito che ha usurpato qualsiasi, e tutte , le forme d’arte. Il “bianco e nero” della pellicola, per es., un tempo, il “poetico” del vedente, oggi è della lusinga guardona e ladrona della pubblicità. I messaggi subliminali, i messaggi d’inganno, le lusinghe capitalistiche e mercantili stanno e fanno e daziano il ladrocinio della legalità. Quale legalità? Quella del territorio di appartenenza.

La voce e l’immagine, un tempo antefatto e fatto, garantiscono l’assoluto del vuoto che promette ricchezza – di beni – per TUTTI!

Contrita e triste (io sono) per le “illuminazioni” già trite di Oliviero Toscano.

E potrei continuare all’infinito, ma non vorrei essere tacciata per…

L’Internet, almeno per adesso, è lo pseudo- di tutto e tutti, anche se solo in promessa, come sempre: i poveri di/in ogni accezione, esclusi.

7 pensieri su “Ancora all’àncora di una dittatura, una delle tante

  1. claudio damiani

    Della Pubblicità, Marina, dobbiamo fare resistenza, senza scoraggiarci, ma anzi facendoci sempre più coraggiosi, come sotto una delle più terrificanti dittature che mai siano state.

    Noi della resistenza non è che andiamo in strada a sparare,
    né ci nascondiamo in montagna,
    né scriviamo sui giornali,
    noi della resistenza non facciamo niente
    ma quando moriremo avremo nella nostra mente
    un ordine beato che ci ha consolato,
    ci ha accompagnato nella vita, ci ha dato gioia
    e felicità, ha fatto sì che la vita valesse veramente viverla,
    morderla con tutti i denti come un pomo,
    e quando moriremo questo paradiso
    che noi abbiamo trovato, che era per strada
    sotto gli occhi di tutti,
    lo porteremo con noi sotto terra
    e anche sotto terra continuerà a brillare

    claudio damiani

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  2. Marina Pizzi

    “noi della resistenza non facciamo niente”

    forte e, al piano, splendido verso qui di contesto e in assoluto: il “niente” è il nostro immenso sostato e tramortito in ogni angolo di minuto metropolitano sfatto e resistente dentro e fuori la (nostra) cuccia globale sprangata da ogni sorta di angheria.

    grazie e, davvero, da Marina

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  3. massimo sannelli

    è tutto vero e tragico. la (mia) consolazione si basa sulla durata del tempo, dopo l’individuo e l’epoca: di tutto questo non rimarrà – come si dice – “pietra su pietra”. questo vale, in primo luogo, per la falsa comunicazione e il rumore (ma anche per i finti monumenti, animati o inanimati)…
    m

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  4. Luca Ariano

    Giovani come te

    Quanti ne fissi negli occhi
    superbi della strada, erranti
    giovani come te.
    Non hanno in ogni tasca
    che mozziconi neri
    di sigarette raccattate.
    Non sanno che sperdersi
    davanti alle lucide vetrine
    alle dicende dei bar
    ai tram in rapida corsa
    alla pubblicità
    padrona delle piazze.
    Tanto perché il tempo si ammazzi
    cantano una qualsiasi canzone,
    in cui si chiamano fuorviati, si dicono
    amanti del bassifondo
    e si ripagano di comprensione.
    Una canzone è per covare insano amore
    contro le ragazze cioccolato
    che sono un po’ le stelle sempre vive
    che sono la speranza
    d’una vita sorpresa in un sorriso.

    E quanti, ma quanti
    vorrebbero la luna nel pozzo
    una loro strada sicura
    che non si rompa tuttora nei bivii.
    Quando compiono un gesto il solo gesto
    son lì coi mietitori
    addormentati ai monumenti
    che aspettano la mano sulla spalla
    del datore di lavoro.
    Sono coi facchini di porto
    contenti della faccia sporca
    e le braccia penzoloni
    dopo che il peso è rovesciato.
    Son sprofondati talvolta in salotti
    a far orgia di fumo e d’esistenzialismo
    giovani malati come te di niente.

    Spiriti pronti a tutte le chiamate
    angeli maledetti
    coscritti e vagabondi,
    compagni dei cani randagi,
    la nostra è la più sporca bandiera
    la nostra giovinezza è
    il più crudo dei tormenti.
    Or quando la terra accaldata
    ci mette addosso la smania del fuoco
    nei lunghi meriggi d’estate,
    è tempo di crucciarsi
    di dir di sì all’Uomo che saremo
    e che ci aspetta
    alla Cantonata
    con falce e libro in mano!

    ROCCO SCOTELLARO

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  5. Marina Pizzi

    la potenza del denaro: è tutta qui e qua e là la questione! la salute e il lavoro sono la ricchezza, unica, dei poveri (sic). il sì!, Signore!, il sì, Signora!, in epoca di fascismo, di pseudo-comunismo, di cannibalismo, di ex di ex, di buonismo atto, molto atto, ai diritti di autore, al giallismo sulle spalle dei veri morti, ecc., ecc.! uffa, lo sterco del diavolo, per chi ci crede o crederà: poveracci/a/o! lo straccio della parola (poetica?!) ci accomuni, ci accomuna.
    m

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  6. Luca Ariano

    Hai ragione Marina, concordo questo tuo ulteriore commento…proprio così, putroppo!Mai mollare però, i tempi possono sempre cambiare, si spera in meglio.
    Un caro saluto

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  7. gian ruggero manzoni

    Sottoscrivo anch’io, Marina, ed è giunto il tempo, oltre il tempo, di ri-cominciare a muoverci…! Io, nel mio piccolo, cmq non sono mai stato fermo-ignavo, ho urlato, anche a costo di fare la parte del ‘matto’… ma almeno ho urlato. Sono cmq ancora pronto a fare. Sono qua.

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