di Marina Pizzi
Nulla è più possibile, nessuna forma d’arte, dopo la pubblicità del reddito e per il reddito che ha usurpato qualsiasi, e tutte , le forme d’arte. Il “bianco e nero” della pellicola, per es., un tempo, il “poetico” del vedente, oggi è della lusinga guardona e ladrona della pubblicità. I messaggi subliminali, i messaggi d’inganno, le lusinghe capitalistiche e mercantili stanno e fanno e daziano il ladrocinio della legalità. Quale legalità? Quella del territorio di appartenenza.
La voce e l’immagine, un tempo antefatto e fatto, garantiscono l’assoluto del vuoto che promette ricchezza – di beni – per TUTTI!
Contrita e triste (io sono) per le “illuminazioni” già trite di Oliviero Toscano.
E potrei continuare all’infinito, ma non vorrei essere tacciata per…
L’Internet, almeno per adesso, è lo pseudo- di tutto e tutti, anche se solo in promessa, come sempre: i poveri di/in ogni accezione, esclusi.

Della Pubblicità, Marina, dobbiamo fare resistenza, senza scoraggiarci, ma anzi facendoci sempre più coraggiosi, come sotto una delle più terrificanti dittature che mai siano state.
Noi della resistenza non è che andiamo in strada a sparare,
né ci nascondiamo in montagna,
né scriviamo sui giornali,
noi della resistenza non facciamo niente
ma quando moriremo avremo nella nostra mente
un ordine beato che ci ha consolato,
ci ha accompagnato nella vita, ci ha dato gioia
e felicità, ha fatto sì che la vita valesse veramente viverla,
morderla con tutti i denti come un pomo,
e quando moriremo questo paradiso
che noi abbiamo trovato, che era per strada
sotto gli occhi di tutti,
lo porteremo con noi sotto terra
e anche sotto terra continuerà a brillare
claudio damiani
“noi della resistenza non facciamo niente”
forte e, al piano, splendido verso qui di contesto e in assoluto: il “niente” è il nostro immenso sostato e tramortito in ogni angolo di minuto metropolitano sfatto e resistente dentro e fuori la (nostra) cuccia globale sprangata da ogni sorta di angheria.
grazie e, davvero, da Marina
è tutto vero e tragico. la (mia) consolazione si basa sulla durata del tempo, dopo l’individuo e l’epoca: di tutto questo non rimarrà – come si dice – “pietra su pietra”. questo vale, in primo luogo, per la falsa comunicazione e il rumore (ma anche per i finti monumenti, animati o inanimati)…
m
Giovani come te
Quanti ne fissi negli occhi
superbi della strada, erranti
giovani come te.
Non hanno in ogni tasca
che mozziconi neri
di sigarette raccattate.
Non sanno che sperdersi
davanti alle lucide vetrine
alle dicende dei bar
ai tram in rapida corsa
alla pubblicità
padrona delle piazze.
Tanto perché il tempo si ammazzi
cantano una qualsiasi canzone,
in cui si chiamano fuorviati, si dicono
amanti del bassifondo
e si ripagano di comprensione.
Una canzone è per covare insano amore
contro le ragazze cioccolato
che sono un po’ le stelle sempre vive
che sono la speranza
d’una vita sorpresa in un sorriso.
E quanti, ma quanti
vorrebbero la luna nel pozzo
una loro strada sicura
che non si rompa tuttora nei bivii.
Quando compiono un gesto il solo gesto
son lì coi mietitori
addormentati ai monumenti
che aspettano la mano sulla spalla
del datore di lavoro.
Sono coi facchini di porto
contenti della faccia sporca
e le braccia penzoloni
dopo che il peso è rovesciato.
Son sprofondati talvolta in salotti
a far orgia di fumo e d’esistenzialismo
giovani malati come te di niente.
Spiriti pronti a tutte le chiamate
angeli maledetti
coscritti e vagabondi,
compagni dei cani randagi,
la nostra è la più sporca bandiera
la nostra giovinezza è
il più crudo dei tormenti.
Or quando la terra accaldata
ci mette addosso la smania del fuoco
nei lunghi meriggi d’estate,
è tempo di crucciarsi
di dir di sì all’Uomo che saremo
e che ci aspetta
alla Cantonata
con falce e libro in mano!
ROCCO SCOTELLARO
la potenza del denaro: è tutta qui e qua e là la questione! la salute e il lavoro sono la ricchezza, unica, dei poveri (sic). il sì!, Signore!, il sì, Signora!, in epoca di fascismo, di pseudo-comunismo, di cannibalismo, di ex di ex, di buonismo atto, molto atto, ai diritti di autore, al giallismo sulle spalle dei veri morti, ecc., ecc.! uffa, lo sterco del diavolo, per chi ci crede o crederà: poveracci/a/o! lo straccio della parola (poetica?!) ci accomuni, ci accomuna.
m
Hai ragione Marina, concordo questo tuo ulteriore commento…proprio così, putroppo!Mai mollare però, i tempi possono sempre cambiare, si spera in meglio.
Un caro saluto
Sottoscrivo anch’io, Marina, ed è giunto il tempo, oltre il tempo, di ri-cominciare a muoverci…! Io, nel mio piccolo, cmq non sono mai stato fermo-ignavo, ho urlato, anche a costo di fare la parte del ‘matto’… ma almeno ho urlato. Sono cmq ancora pronto a fare. Sono qua.