«nos sumus sicut nanos positus super humeros gigantis» e fin qui, siamo d’accordo. Da qui in poi? A noi nani sta capitando di tutto! Prima ci hanno tagliato Bianca Neve fino a ridurla miserabile polvere mortale, quindi si sono associati per rapirci e abbandonarci in una selva oscura e là –abbiamo trovato un tale che scempiava le doppie: aveva smarrito la diritta via… E quando ci siamo sentiti persi, abbiamo scoperto che possedeva piantine in abbondanza!
Ti rendi conto? Ci siamo rivolti al Cugino Pons e «tutte le cose vere somigliano a favole, tanto più che al nostro tempo le favole fanno l’impossibile per somigliare alla verità» – è stato il suo responso. O almeno così l’abbiamo tradotto, essendo lui straniero (tra parenti di sangue e parenti acquisiti – siamo una grande famiglia, ma ci riconosci: siamo i più bassi!).
Così, medita medita, mediatica mediatica, decidiamo che il vero-favola è metafora per pellicola e ci presentiamo (in massa) al casting per un film. Incontriamo un tuo omonimo, molto stimato, che ci scarta perché lui voleva dei nani da installare e noi siamo “troppo performativi”.
Con la testa bassa – e così eravamo una spanna sotto le talpe! – incrociamo le dita, sperando in una Vita Nuova. Passo a passo, sbattiamo contro il tipo delle cartine – che ci saluta con un oscuro «lunga promessa con l’attender corto!». E noi? Noi siamo a corto di risposte, seguendo l’ombra lunga dei nostri profeti (che chissà dove sono per una riflessione di tale portata…)
Disperati, dopo infinite siepi scavalcate, scopriamo che i Giganti si trovano nei luoghi più disparati. Pur di tornare sulle loro spalle a guardare l’orizzonte: attraversiamo valli di lacrime, vinciamo la noia, apprendiamo la cognizione del dolore, subiamo delitti e pene (che ti risparmio!) e li troviamo. Ascoltiamo, rapiti, il loro verbo: «l’arte è nel cuor», ma prima di raggiungerli i fanatici neo-nati ci sommergono di urla – che neanche Munch!
Sono furioso e furente: da quando «il misfatto coronato da successo prende il nome di virtù?». Sono vecchio? È un classico: solo perché brontolo… Io sono un nano ancora giovane e di belle speranze, così parto per le vacanze e nel monregalese un graffito si rende palese: «Per conquistare il futuro, bisogna prima sognarlo».
Un disegno preciso.

«Tutte le cose vere somigliano a favole, tanto più che al nostro tempo le favole fanno l’impossibile per somigliare alla verità»… magari fosse così, Chiara, il fatto è che non sono le favole che tentano di somigliare alla verità, bensì le ‘panzane-mistificazioni’, ed è ben altro ‘aspetto’. Magari che le favole si trasformassero in realtà… almeno saremmo certi del lieto fine.
Ciao Chiara,
testo notevole per gli svariati spunti di riflessione.
“…ci presentiamo (in massa) al casting per un film.” Già la mediocrità di una massa per un filmetto di pessima qualità.
Talvolta rifletto sul fatto che le performance possano anche essere un fenomeno di assoluto e salutare nichilismo.
Ciao Ciao
Marco
@Gian Ruggero
Sarebbe lieto avere sempre un fine sicuro, ma la stranezza vera è che il cugino Pons è figlio di Honorè, lo stesso De Balzac che sosteneva:« Credete a tutto ciò che sentite sul conto del mondo, nulla è troppo brutto per essere impossibile»…
Tuttavia – per deformazione professionale ed anagrafica – sono fermamente convinta che possiamo essere registi della nostra vita e scrivere il nostro copione – originale e migliore, rispetto a quello dato.
@ Marco
Molte performance hanno quel valore di assoluto proprio perché – a mio avviso – “si è” nel momento in cui le dicotomie (io/non io; io/l’altro; essere/non essere)”si formano”, per l’artista e per il pubblico.
Grazie, come sempre, del confronto
Chiara