L’impegno

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di Franz Krauspenhaar

Io m’impegno solennemente
a impegnarmi tutti i giorni
perché il mio impegno possa impegnare
me, i miei amici, le mie donne, i miei conoscenti
il panettiere, il vigile e il lattaio, la lavandaia inginocchiata
sopra la lavatrice, la ingollatrice di sperma, il maritozzo felice
la sposa occipitale, il casco d’oro, la vagina liquefatta, la liquirizia mozzarellosa, il vento, il muschio, i mushrooms.
Io m’impegno solennemente
per oggi, per domani, per il futuro attendente sull’attenti
di una voragine assurda, crepitante e sardonica
(su città anonima, con roba alcolica)
d’impegnarmi fino all’ora dell’unico disimpegno;
e lì, nulla ci potrò fare…
 

(14.12.2005 – da “Champagne”)
 

31 pensieri su “L’impegno

  1. Sandra

    Il mio impegno dimagrisce già prima dell’ora dell’unico disimpegno 🙂

    La luna e il sole sono sulla stessa linea.
    Passato in parte, in mano ai figli,
    il timone dei traguardi loro

    camminando lentamente
    percepisco passo passo
    leggerezza di pensiero.

    Quel che pareva
    impensabile posseggo.
    Il bianco che c’è in me colorerò con calma.

    ( 2007)

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  2. carla

    io mi impegno solennemente….
    a respirare!

    Grande Franz, sai essere sorprendente, originale, diretto,
    genuino!
    🙂

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  3. Giovanni Nuscis

    “La Poesia e…
    …il ritrovato Spirito!

    (fa senso scoprirne, ora, pure questo senso…)

    Grande lezione, Maestro!

    G

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  4. claudiodamiani

    Dice un eremita taoista prelaotziano (VII sec. a.C?):
    “Se per salvare il mondo bastasse che mi togliessi un pelo dalla gamba, non me lo toglierei”.
    Opposto al messaggio di Cristo, ma, secondo me, solo in apparenza.
    ciao
    claudio

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  5. paola

    un cancro al retto che lui chiamava marmotte seduto in un caffè a scrivere di suo fratello van Gogh

    paola

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  6. giovanni choukhadarian

    Franz è il Gran Marpione delle Patrie Lettere, lo Sceicco Bianco della bloggherìa mediterranea (pur essendo lui, graziaddìo, di razz’ariana purissima). Che penserà, se pure ne penserà, del presunto facchino cantore trionfante a San Remo? Del di lui indomito impegno contro la mafia (mafia = brutto) e a favore della pace e dell’ammòre (ammòre = bello)?

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  7. franzk

    Maestro caro, io non merito tanto, se non un Buondì Motta Buondì Mio. Vada per il marpione, ma addirittura Sceicco Bianco! No, sceicco e basta, m’accontento, sì, y muchas graçias a le muchache.
    Per ciò che riguarda le vicende sanremesi, che dirle? Il giovine mi ricorda Ramazzotti vent’anni dopo, un dumasiamo repechage en hip hop; con un pizzico di davidcopperfieldismo all’angostura de noantri – cor maritozzo in un mano (destra) e er canarino giallo a la finestra.
    E stamo mejo noi che nun magnamo mai, ricordiamocelo questo! Soprattutto alla “domenica così non la potrò dimenticar”, con “Donna Rosa cara bella…” davanti a un piatto di sformato alla Luciana Turina.

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  8. giovanni choukhadarian

    Cioè, io oggi c’ero, nella sala stampa che più volte mi vide (non mi vide, dato il buio) aggrappato a donnine nigrae sed formosae, ascoltando il De Angelis degli Oliver Onions che ricordava con nostalgia uno fra i suoi parti più felici, cioè a dirsi Tanto pe’ cantà – che poi è secondo me e invece uno standard, ma poi chissene, che bello, due amici una chitarra e lo spinello, e una ragazza giusta che ci sta e tutto il resto che importanza ha (oh, non si parla del postbellico, neh: era l’a. D. 1976, a noi carissimo)

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  9. giovanni choukhadarian

    Dice A. V., ultimo e brillantissimo rampollo della dinastia Vacchino, cioè in sostanza erede del teatro Ariston e quanto in esso si contene: “Mah, Pippo è uno potente. Lo vedi che gira tranquillo, senza guardie del corpo o polizia attorno. E’ un po’ come Gesù, ai suoi tempi”. Gli si darà torto? E il direttore di rete, figlio a sua volta ma di pensatore cattolico, non gli rinnova il contrattino per Sanremo 2008, preferendogli un Bonolis quarziàsi. Allora l’impegno non paga? Com’è ‘sta cosa? Ai posters l’ardua sentenza, e a te, duce e Fuhrer di questo blogghèllo.

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  10. giovanni choukhadarian

    Di Fabrizio è il Disegno Intelligente, la Creazione in sé, la Quiddità. Tua è invece la (dis)Guida (im)Morale, cui tutti e ciascuno si è lieti di conformarci. Dàcci tenebre e luce, herr Franz, che di quelle solo abbiamo bisogno autentico – e dell’Mp3 della canzone di Marcella e Gianni Bella, per completare l’Ipod sanremasco.

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  11. giovanni choukhadarian

    Giusto a Santa, mais au mois de juillet, il m.o Giorgio Calabrese dirige il Festival Bindi, fino all’anno passato terreno del compiantissimo Brunetto Làuzi. Cerca, il genovese Calabrese, cantautori che sappiano far uso di pianoforte. Gli chiedevo l’altèr dì se pensa ne esistano e mi ha risposto con un sorriso, mormorando: sperèm, fràdel. Davvero: al rogo le chitarre i capelli lunghi, viva il boogie, il tight o tait e le scarpe di vernice nera (e i cravattini col nodo stretto, vacaputànga, mica quelle cose da venditore Publitalia che ancora si vedono in società)

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  12. Laura Tussi

    TERRA IN BOCCA.
    Quando i Giganti sfidarono la mafia
    Brunetto Salvarani e Odoardo Semellini, Il Margine 2009

    Prefazione di don Luigi Ciotti
    Messaggio di Franco Battiato
    Recensione di Laura Tussi

    Le relazioni, le speranze, le promesse di noi tutti sono attraversate, nell’arco della vita, dalle note della musica e dalle parole delle canzoni, che, quando promuovono l’impegno sociale, determinano la svolta, la storia del cambiamento.
    La musica trasmette la passione, i sentimenti, le emozioni, i sogni che alimentano la volontà di giustizia e la fede nel rinnovamento, nel cambiamento innovativo e progressista.
    I Giganti sono Sergio, Mino, Checco e Papes.
    Il gruppo milanese, storicamente inserito ormai nel panorama del beat italiano, chiude definitivamente la sua carriera musicale con un 33 giri intitolato Terra in bocca, che propone il sottotitolo Poesia di un delitto.
    Una cruda storia di mafia è narrata musicalmente in questo album concept, registrato nel 1971 e trasmesso un’unica volta per radio e in seguito immediatamente boicottato, ossia destinato all’oblio e fatto cadere nel dimenticatoio della storia della musica leggera italiana e del beat, insieme agli stessi Giganti.
    L’album Terra in bocca, creazione del gruppo i Giganti, rappresenta il tentativo dell’impegno musicale di porsi al servizio della verità e della giustizia, affrontando scottanti tematiche sociali, per denunciare la criminalità organizzata e raccontare al grande pubblico una storia di mafia con una reale ed autentica attinenza alla realtà degli eventi e al contesto sociale, attraverso un’intensità sconcertante e sempre attuale.
    Terra in bocca, Poesia di un delitto, è un disco rivoluzionario, una svolta radicale e imprescindibile di un gruppo musicale come i Giganti che cantano per primi l’argomento mafia, denunciando un delitto perpetrato dalla criminalità organizzata intorno alla lotta per l’acqua in un paese siciliano, tramite una scelta coraggiosa, ma fatale, che condurrà il gruppo musicale a cadere vittima di una subdola e spietata censura che li condurrà allo scioglimento definitivo.
    Questa vicenda permette di ricostruire un crescente e avvincente spaccato della musica leggera italiana durante gli anni ‘70, in un realistico frammento storico del contesto sociale tormentato dal malcostume, dalla corruzione e dalla malavita, tramite la biografia drammatica delle vicende politiche del nostro Paese, in un messaggio più che mai attuale sulle incongruenze della società italiana.

    Laura Tussi

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