da “Pecca di espianto”, 2007-

di Marina Pizzi

[terzo espianto]

  • *

  • fu lo scampo apice soqquadro
  • bravura edita d’inedito
  • figlio dell’uva vana
  • aneddoto del falso sole del freddo.
  • convinse, ti dissi, il soliloquio
  • ulivo potato per voglie credule
  • dubbio del mare riveder la riva.
  • valse il silenzio il lutto a zonzo
  • quale veto di senso quale sudario
  • ritto alla nebbia in braccio alla sirena.
  • *
  • minaccia in cialda questa infanzia
  • sgraziata zavorra di promesse
  • acidule melense quanto basti
  • di sfingi. nullità del saio il baco
  • da seta indefesso, intonso nonostante
  • il lavoro senza sirena di stop.
  • *
  • con un gruzzolo di acque in piena foce
  • parta la zolla che mi terrà
  • apostrofo di goccia.
  • *
  • interminabilmente un vicolo di lacrima
  • lacrima di stoppie
  • pile su pile i libri da leggere
  • non letti
  • e tu che muri e muori
  • e le vestali darsene
  • e le creature nuove.
  • *
  • bella come una giungla
  • la madre da abbandonare
  • *
  • dà dolore l’entità del tale
  • tizio sconosciuto sciupio addosso
  • torto addentro l’addendo e il sottraendo
  • di una strada qualsiasi abitudine o soppiatto
  • improvvisamente scarto.
  • così col tuffo magnifico del peso
  • so la gente del comune accordo
  • quando per disaccordo si spensierò
  • e adesso si spensiera con un saltello
  • adatto sfaglio.
  • *
  • the spaghetti was mushy, gli spaghetti erano scotti
  • se mi permetti un arrivo in forma di palude
  • è questa la confidenza appesantita al tempo
  • al tempo appesantita tanto da temprarsi
  • in un cimelio d’olio fritto freddo
  • contumace il cielo con le teche di baci
  • oggi appena un cenno alla mestizia
  • di stirarsi affronto un altro giorno
  • stinto, dimentico e petulanza il tic
  • di farsi vivi.
  • *
  • alle spalle guardi il tuo ulisse
  • dal braccio braccato
  • canterino incanto quando di convivio
  • elemosinava vivo il vivo.
  • e non bastò il moto né il modo
  • per studiare o stupire uno stuolo
  • di mosche già crepe di cancrena.
  • crebbe l’arringa per creparti meglio.
  • *
  • alla maniglia i fasti delle tue vesti
  • daranno nicchia alle tue spoglie
  • donna già tutta in pasto al capodanno
  • alla maniera del profugo profano
  • nell’osanna di sale. l’azzardo lapidario
  • sia la zattera salita controcorrente
  • del poeta in prima benedizione.
  • *
  • zendado sul dado del volto
  • sei andato via dal viso dal cinque delle dita
  • per un abisso qualunque lucetta
  • di odio sottile o primitivo balsamo
  • primo:
  • apriti al mito del benservito
  • quale un orafo in balìa di stagno.
  • *
  • il respiro non è più tornato,
  • la mela resta sul comodino
  • sapiente per un altro morente
  • *
  • il sipario è già dentro il tuo no
  • questo sparviero stocastico
  • coda di veleno normalità del caso chiuso
  • sotto il parapetto di aver creduto
  • a tutte credute a proprio tutte
  • le credenziali della madre sotto
  • l’ospizio del tradimento.
  • *
  • albero secolare un salice
  • senza consolazione.
  • *
  • lo spessore del segreto
  • così sotto il buio
  • la novena della giostra
  • stranezza da riso
  • sopruso anche da cheto.
  • *
  • sitibonda la fossa con tutto il bordo
  • senza movenza d’atrio
  • senza scapicollo d’orizzonte
  • nascita scissione il senso
  • sottocosto d’abituro, toro con picca
  • cavillo di filosofo il gozzo.
  • nel mirino la perdita del tempo
  • pagliacciata d’avanzo e sottocosto
  • financo la facciata.
  • *

6 pensieri su “da “Pecca di espianto”, 2007-

  1. fabry2007

    hai raggiunto, secondo me, un rarissimo equilibrio tra la forma sperimentale e la comunicazione di un mondo articolatissimo, fra sensibilità e pensiero: una poetica che mi ricorda l’ultimo Lorca, anche per l’energia di passione, a volte qui disperata, che l’attraversa.
    grazie.
    fabrizio

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  2. Mario Ardenti

    (mi voglia perdonare il signor fabrizio per la mia incompetente presenza)

    Ho cercato di leggere con attenzione, per quanto mi è dato, ma le parole sono scivolate.
    Ho riletto, e sono rimasto confuso da un eccesso che non segna (me, ovviamente)
    Le stigmate sono brevi, e restano.

    “# il sipario è già dentro il tuo no
    # questo sparviero stocastico
    # coda di veleno normalità del caso chiuso
    # sotto il parapetto di aver creduto
    # a tutte credute a proprio tutte
    # le credenziali della madre sotto
    # l’ospizio del tradimento.”

    questo è molto bello, per esempio, come preso a punto tutto: ma sfugge, non resta per domani, non si fa ricordare (da me, ovviamente): come un quadro cui, ad occhi riaperti, resti solo la cornice, ed un ricordo della bellezza, ma senza più l’immagine.

    vabbè: come scrivono in rete i giovani? IMHO, e così sia, e scusate, e buonanotte

    Mario

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  3. fabry2007

    il signor fabrizio non ha da perdonarti nessuna incompetenza, Mario. anzi, apprezza parecchio la tua presenza qui (belli i versi che hai scelto).

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  4. alessandro ghignoli

    bello e interessante il lavoro poetico di Marina. è lo sperimentalismo che trova senso (significato e significante). mi sembra che l’autrice sappia ascoltare la parola e si ponga come ricettrice della stessa. i miei complimenti.
    un abbraccio

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