Il primo impegno

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“Il primo impegno di uno scrittore è di liberare se stesso, diventare pulito del suo passato, della sua morte, diventare vivo. Una vittoria personale. Non c’è tempo per nessun’ altra cosa. Tutto il resto è letteratura – con un cattivo odore!”

(Henry Miller)

18 pensieri su “Il primo impegno

  1. Mario Ardenti

    ah… queste frasi “definitive”!
    belle sono belle e fanno tanto tutto.
    peccato che manchino di significato alcuno, potendo significare ogni cosa.

    buonanotte

    mario

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  2. Francesca Matteoni

    Proprio perchè estrapolate da un contesto possono significare ogni cosa e danno allo stesso tempo l’idea di una irrevocabile fissa “verità” (ma quale? di chi ha scritto o di chi legge?) diventano funzionali ad un pensiero, fino a farne un convincimento, un incoraggiamento.

    E secondo me è esattamente questo il senso della frase di Miller: liberarsi dal passato per uno scrittore è coincidere con la sua scrittura – a tal punto che la sua propria vita avuta, filtrata e poi indagata all’osso, sia la vita di tutti.
    Così che quando io leggo non è la storia dello scrittore ad apparirmi e colpirmi, ma la mia.
    Detto da un uomo che ha scritto sempre il solito libro in tutte le sue possibili varianti e ha fatto di se stesso la sua prima materia, direi che ha un certo impatto…

    Ho adorato Miller. Ne ho fatto il pieno anni fa.

    Comunque Franz io ho una foto molto più bella con mocassini indiani di quando codesto diavolo, viveva a Big Sur e gli faceva visita Jaime de Angulo, uno dei miei primissimi miti, tramandato da padre pazzo (il mio, ahimè), che ha popolato la mia adolescenza con gli “indiani” della California.

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  3. vbinaghi

    Eh, invece caro Mario quella frase (di uno scrittore che non mi estusiasma) dice qualcosa di molto profondo: la scrittura ti sfida ad essere più piccolo e più grande di te stesso, a ripulire la parola dall’ingombro dei risentimenti e dalle vanità della pura esibizione per lasciar essere la forma, la storia da raccontare.
    Nel far questo uno esorcizza i propri demoni, e a volte ma non per tutti la scrittura può essere una via di salvezza.

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  4. Orodè

    Se frasi del genere non significano niente è perché gli occhi sono alla rovescia e così tutto il resto. Questa frase è di una chiarezza lancinante solo che non conviene ascoltarla perché ha a che fare con la verità… e la verità conviene a pochi. Bello! Bello Miller. Sempre bello! Anche sotto quel salvagente!
    Orodè

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  5. Mario Ardenti

    Alcune osservazioni:

    @ francesca

    “liberarsi dal passato per uno scrittore è coincidere con la sua scrittura – a tal punto che la sua propria vita avuta, filtrata e poi indagata all’osso, sia la vita di tutti.”

    liberarsi dal passato non è possibile, elaborarlo può succedere.
    ed ogni vita si somiglia, non essondoci molte pietanze da prendere: amore, odio, indifferenza
    ed un libro solo lo scrivono tutti: difficilmente si ha più di una cosa da dire, averne due è estremamente improbabile, avendo una vita sola.

    @ binaghi

    “ripulire la parola dall’ingombro dei risentimenti e dalle vanità della pura esibizione per lasciar essere la forma”

    senza vanità e senza risentimenti, come scrivere? di cosa? credo sia impossibile.
    in quanto ai “demoni”, essi stanno non potendo che stare, e certo ci si può salvare, intendendo per salvezza il continuare a respirare.

    @ orodè

    “Questa frase è di una chiarezza lancinante solo che non conviene ascoltarla perché ha a che fare con la verità… ”

    no, non c’è nessuna verità, se non quella irrilevante di miller: riguarda solo lui.

    salutando, e venia per il disturbo

    mario

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  6. Giorgio

    La frase ha la sua verità – per Miller soprattutto – e come tale è bella. Per alcuni scrivere è liberare gli ormeggi, per altri navigare in mare aperto, per altri sprofondare nei suoi fondali. Ma periodicamente è utile e vitale rimestare il tempo e resuscitare il caos. Per lo scrittore come per l’uomo, mi sembra.

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  7. Orodè

    per Mario

    Mi dispiace ma la verità esiste- aldilà delle infinite sfaccettature- ma ai di più conviene far finta di niente e quindi esistono anche la mancanza di verità, l’ingiustizia e il buio. Miller è un coraggioso in un’epoca- e la sua meno della nostra- in cui per eroismo s’intende tutt’altro.
    Orodè

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  8. paola

    @antonella
    scrissi queste righe tra il serio e il faceto
    “che chi scrive poesia dovrebbe pensare mentre lo fa, a se stesso come a un morto che si scrivesse in terza persona e completamente privo di ogni vanesia pretesa terrena, e rimasto presso gli uomini solo per scrivere la siccità di cui fu sete, dell’amore di cui morì, dell’aria che gli venne a mancare ma anche per ascoltare curioso i commenti dopo il suo funerale”

    non so se miller estenda il suo pensiero anche a chi scrive versi
    un saluto
    paola

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  9. lucaariano

    La vanità è insita nell’uomo, più o meno sotto varie forme e aspetti. Diciamo ci vorrebbe una certa “mesotes”!
    Un caro saluto

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  10. Giorgio

    Non so sono stato chiaro al n. 8. Ma stasera sfogliando “Il poeta e il tempo” di Marina Cvetaeva ho trovato questa frase che è molto chiara:
    “Nell’arte non esistono ricette non individuali”.

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