Quello prese subito confidenza. Ci aveva messo mezzo secondo a bruciare lo spazio che lo separava dalla mia scrivania, ad appoggiarcisi sopra, a rivolgermi la parola.
“Da quanto lavori qui?”.
Borbottai qualcosa. Erano mesi che non davo confidenza a nessuno, perché era quella la linea che avevo deciso di avere in ambito lavorativo.
“Guadagni bene?”.
Insomma, invece di farsi le sue ricerche in biblioteca, aveva deciso di non lasciarmi in pace e di bersagliarmi di domande.
“Vivacchio, sto qui perché non ho trovato di meglio, perché ho bisogno di soldi per vivere” avrei voluto dirgli. Eccetera.
Invece non dissi niente, perché un grosso topo attraversò la biblioteca.
E così a quel punto incominciò a raccontarmi la storia dei topi. Che una volta ne aveva visti tre in una sola giornata e in tre posti diversi.
Da quel giorno aveva iniziato a contare gli animali che incontrava e si segnava tutto su dei fogli e poi a fine mese inseriva i dati in una grossa agenda che teneva vicino al letto.
Quando entrò Lorena a portarmi dei dati da inserire nell’archivio, mi venne fuori una voce autoritaria e gli dissi di uscire dalla biblioteca.
Lui se ne andò senza dire una parola, ma quella notte non riuscii a prendere sonno, pensando di essere finito nell’agenda che quello teneva vicino al letto.
(Emanuele Kraushaar, Tic, Atì Editore, Milano 2005)

Strabiliante la tua fantasia!
Riesci a rendere una visione precisa delle immagini….impregnate di una sottigliezza acuta che lascia spazio-molto spazio -alla riflessione.
ciao
e buonissima giornata
molto kafkiano, Emanuele.
ciao
fabrizio
Un elogio del dettaglio
saluto tutti
elena f
Parole importanti che non solo leggo, ascolto.
Nelle immagini cinematografiche che vedi, riscontri la voce, quella Dentro, quella in Fondo.
Un raccoglitore di Animali, per l’ uso improprio che facciamo della bestia che ci appartiene.
Parole che spingono il pensiero verso la poetica come fonte di ricerca individuale.
Siamo tutti diversamente presi da queste parole, la bellezza di emozionare attraverso le diversità immaginative che si percepiscono.
Ulteriori analisi nei quotidiani prossimi specchio di ieri.
Complimenti.
Paola Castagna
Kafka,Camus e Saramago in questo micro racconto di Emanuele. Da iscrivere in un’ideale antologia del bestiario quotidiano.
Antonio
Bello e originale! Beh…è stato ,poi, dimostrato che il topo ha un’intelligenza vivace.
Marco
chi cerca non trova, chi non cerca viene trovato… tanto per rimarcare mi sembra un pensiero cafchiano
Vero molto kafkiano ma lo trovo originale!Sarà poi che io lavoro in biblioteca… 🙂 Complimenti!
Un caro saluto
Hey Luca…hai imparato a fare la faccina!
🙂
Grazie…
Kafka ti si incolla addosso fin da piccolo con quelle sue immagini bestiali: è una delle letture urgenti che riprenderò al più presto.
L’ho imparata anche io, dopo circa 3 mesi di blog…me ne vergogno un po’… 🙂
Un caro saluto
Molto bello, caro Quasi Omonimo; e viva la sintesi!
Labirintico l’esordio. Bene.