Che Matteo Rolli fosse un bastardo lo sapeva da tempo. E lo sapevano tutti in paese. Che fosse un duro anche lo sapeva. E da quando lui si era messo con Elisabetta, la figlia del barista, lo temeva.
Perché sapeva che era sempre piaciuta anche a Matteo Rolli.
Quando quello arrivava con il suo motorino truccato e parcheggiava davanti al bar un brivido gli percorreva la schiena.
Spesso gli veniva questo pensiero: di bloccare Rolli e di colpirlo con un grosso bastone fino a ricacciarlo dentro il bosco, lui e il suo motorino truccato.
Matteo Rolli faceva il muratore o meglio aiutava Faustino Iacono a fare qualche lavoretto nelle ville di Riva del Lago.
Ogni due tre ore era lì al bar a bersi il caffè. E a servirglielo c’era Elisabetta, che la mattina era sola e lavorava anche alla cassa.
Lei ci metteva del suo. Lo guardava con una certa riverenza e ammirazione. E poi sembrava aspettarsi qualcosa da lui.
Lo faceva andare fuori di testa lo sguardo della sua ragazza, che serviva il caffè a Matteo Rolli.
Un giorno Elisabetta aveva i capelli legati e sembrava più bella del solito.
Avrebbe voluto prenderla, portarla al piano di sopra e fare l’amore, distogliendola dal lavoro per una mezz’ora.
Ma non aveva questo potere su di lei e lo sapeva.
Una sera Matteo Rolli gli si avvicinò. Lui era seduto alla fontana e si fumava una sigaretta in solitudine.
Erano due anni e più che non si parlavano, perché erano due anni e più che non avevano niente da dirsi.
Dopo aver parlottato per una decina di minuti, Rolli si fece dare e accendere una sigaretta. Prima di andarsene e lasciarlo solo vicino alla fontana.
Il giorno seguente di mattina non si fece vedere al bar. Rolli invece comparve verso le undici.
Si portò Elisabetta al piano di sopra e per poco più di mezz’ora nessuno entrò nel bar, perché non c’era nessuno a servire.
(Emanuele Kraushaar, Tic, Atì Editore, Milano 2005)

cinematografico.
come se mezzo giro e la voce narrante morisse
come se l-o (a)spettatore rimanesse indeciso se alzarsi dalla poltrona e uscire dal cinema o rimanere fino a che Elisabetta finisca di fare l’amore e lo venga a servire
un saluto
paola
colonna sonora mentre leggevo: James Blunt
“Back To Badlam”