Per E.
l’anima
questa messa spopolata
dove solo dio è in ginocchio
questo scheletro
fatto di parole e non di ossa.
l’anima
questa misteriosa nemica
che portiamo dentro
e che alcuni vorrebbero salvare
e farla arrivare intatta chissà dove.
invece deve restare qui
nella casa del mondo
come il fiore che sta per nascere
stanotte
restare qui insieme a noi
e consumarsi interamente
nella religione dei nostri baci
e delle nostre lotte.

Da un tuo sincero ammiratore:
i primi versi sono di grandiosa desolazione, bellissimi.
il resto non è all’altezza, diventa apostrofe, didascalia, non so, è come se perdesse l’altezza del canto per guadagnare persuasione.
[OT]
ma scrive mai nessuno, in qualsivoglia forma, “quanto è bella la vita”?
è davvero soltanto un sudario?
Questa soma, che vien drieto
sopra l’asino, è Sileno:
così vecchio è ebbro e lieto,
già di carne e d’anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.
E’ proprio una bestemmia, indicibile?
Mario
caro v
è vero questa poesia coontiene la detonazione all’inizio, prima di nascere, direi. direi che quando cominciano le cose non possono che finire male.
e con questo rispondo anche ad ardenti e gli dico che io non posso dire nulla della vita in quanto sequenza di eventi, per me la vita è un mito. adesso mi viene anche un altro azzardo, mi viene da dire che considero puramente metaforica la mia presenza nella vita. in tutto questo c’è una potenza, forse, una potenza di cui voglio far dono alla persona a cui ho dedicato questi versi.
Caro Franco,
una volta pensavo che quando non ci si sente di scrivere una poesia capace di perforare le nubi e di mostrare il sole al di sopra si ha l’obbligo di restare in silenzio. Oggi credo che vada in ogni caso testimoniata una resistenza, in cui entri magari una giusta accettazione ma sia bandita ogni corrività. Per questo capisco bene e condivido la tua posizione, dalla quale comunque non è esclusa l’attesa del fiore che sta per nascere stanotte.
Peraltro, non vedo contraddizione assoluta tra parole e ossa: le parola possono essere tutto, anche acqua fuoco vento, cenere ossa pietre.
Un caro saluto,
Roberto
@ arminio
Oltre la inevitabile sequenza di eventi c’è solo ciò che d’essa inevitabilmente si pensa: come trasformare questo miscuglio in “mito” mi è cosa oscura, del resto come molte altre. Egualmente per la presenza “metaforica”: un’astrazione cui nulla può corrispondere, visto che in ogni caso la presenza permane, qui (temporaneamente) con tutti gli annessi di devozioni corporali.
Ma comunque, sono solo parole, e non ho ancora fatto colazione.
Un saluto
Mario
i primi tre-cinque versi sono di una radicalità lancinante – il seguito resta altamente gnomico – non credo però che contraddica l’incipit – bye
semplice parlato