Milania si deposita nella pianura come la caducità delle foglie d’autunno o le polveri acide che sgorgano dagli occhi, vitree bilie incastonate in sguardi assenti, viste d’angoli tra strade ora vuote ora piene, talvolta linee che intersecano altre linee in concentriche ragnatele con smagliature più o meno fitte, più o meno spesse, fruscii di calze a rete nelle coppie di puntini che, in ogni dove, segnano il territorio.
Dall’alto si gode il panorama di guglie, cime di cipressi, cornicioni di sparuti grattacieli, una quantità infinita di piccole grandi nature vive, morte,corpi, oggetti, puzzle in movimento che si accoppiano, si intrecciano per poi lasciarsi perché l’elemento scappa, perché non sei nel posto giusto, nel momento adatto, nel centro del microcosmo.
Come veramente sia Milania sotto questo confuso tappeto di segni non ci è dato sapere. Fuori, la pianura prosegue arida sino all’orizzonte, s’alza il cielo dove le nuvole s’inseguono. Nelle forme che il caso e il vento regalano ad esse, l’uomo gioca a distinguerne i contorni; una barba, un dirigibile, un segno…

Tutto un guazzabuglio di segni. Forse la città è questo; niente di definito, di davvero costruito:segni, tracce, un immenso desposito di tracce, come secondi sparsi, tempo a gocce come di pioggia. Grazie Marco, da Franz (in perfetto Marina’s style).
grazie per l’omaggio, Marco: sai che mi basta anche solo pensare a una città invisibile per andare in visibilio.
fabrizio
è vero Marco…
in questa tua prosa poetica ricordi tanto Calvino….
un caro saluto
carla
Ciao Carla,
Melania(da me “storpiata” in Milania) è una delle città invisibili di Calvino: “La popolazione di Melania si rinnova: i dialoganti muoiono a uno a uno e intanto nascono quelli che prenderanno posto a loro volta nel dialogo, chi in una parte chi nell’altra” e alla fine: ” Chi s’affaccia alla piazza in momenti successivi sente che d’atto in atto il dialogo cambia, anche se le vite degli abitanti di Melania sono troppo brevi per accorgersene.” Come ha commentato, poi, Franz, è tutto un guazzabuglio di segni e il dialogo che attraversa il tempo e la città è una delle tante tracce.
Molto bello questo pezzo: le città di notte, dall’alto sembrano mappature di stelle.
“le città di notte, dall’alto sembrano mappature di stelle.” Bellissima questa tua immagine, Francesca, e il silenzio della notte contempla questa mappatura di “luci sparse”.
Mi hanno sempre affascinato i brani, le poesie sulle città. Non voglio fare un OT ma il prossimo numero di Tabard sarà interamente dedicato alla città. Sotto vari aspetti. Complimenti per questo passo Marco! La città è vita, morte, mi piace soffermarmi negli angoli buoi, vite vissute…Mi fermo sennò scrivo un romanzo! 🙂
Un caro saluto
Ciao Marco,
bel testo!
Alla prossima
Mauro
“perché non sei nel posto giusto, nel momento adatto, nel centro del microcosmo.”
“fruscii di calze a rete nelle coppie di puntini che, in ogni dove, segnano il territorio.”
I.C. non s’incanutisce invano. eppure, ormai, il vano della porta si fa ogni dì più nutriente per poter resistenza. siamo ma siamo invisibili, meglio dentro che fuori e, poi, per una donna, è da sempre così! dentro si può [che cosa?!…] senza essere troppo o affatto visti: dati i segni, troppi, farsi gomma da cancellare e amare, come un feticcio, l’armilla.
ciao Marco, ciao da Marina
e ciao, anche, a FranzK, ciao da MarinaP
Ringrazio Luca e Marina per i preziosi contributi, è vero, anche noi siamo sempre “meno visibili” in città sempre più anonime.
Ciao grande Marina, un bel ciao a te di buona settimana.
ciao, franzk, la tua “violenta” cara umanità mi tocca. ciao, teddelsud, da marina