IN LODE DELLA GIRELLA
Lo strato marrone del cioccolato
artificialmente sintetizzato
s’attorciglia a spirale Pan di Spagna.
Non so se il gusto ci guadagna,
non conosco l’identità della sorpresa.
Quando fai la spesa la confezione è chiusa.
E’ una magna infanzia del soggetto
l’arrotolarsi al cuore del sapore,
concepire le ore come un’ansia
che tutto ti distacca dal perfetto.
Un simile prodotto di mercato
mi gira dentro al petto, nel costato.
Non l’ho desiderato il nocciolato
che cosparso di me sempre m’ammanta.
Sono stato confezionato
durante gli anni Ottanta.
ELOGIO FUNEBRE DI SUPERMAN
[della razza di chi rimane a terra]
La sedia a rotelle
con cui da anni solo ti muovevi
soffiando a stento dentro un tubicino
è dolorosa, vuota e planetaria.
Volavi nell’aria, un tempo
lasciando nello spazio
cometa d’infinita brillantina—
il pugno avanti, il moto accelerato,
controllavi il creato:
che nessuno guastasse quell’orbite incoerenti!
La tua tosse spesso smosse i continenti.
In una telefonica cabina
t’inventasti personaggio qualunque:
giornalista sfigato che dovunque vada
si perde per strada inevitabilmente,
mito mascherato deficiente.
Per salvare il mondo è obbligatorio camuffarsi,
travestirsi, sembrare un vagabondo,
uno svagato imbranato occhialuto.
Rischiavi di essere riconosciuto.
Alle stelle basta poco per cadere:
il gioco avverso del destino
lo scalino che cede sotto il peso
il caso che t’impenna il tuo destriero
un sentiero accidentato
il camion spuntato all’improvviso
e tutte le frenate non riuscite.
Lo schianto forte della Kryptonite.
LAUNDRY MACHINE
Un vortice la ruota che calcarea
fa fortuna centrifuga che gira,
m’ammira e stira
e smacchia intera l’area
dove lo sporco impùdico s’aggira.
Oh feticcio straccio, strofinaccio
che sfrega e affoga
e poi mi linda e monda,
che roventa e più non s’accontenta
del bianco sconcio che più bianco non si può!
Io non so
l’amore perlana e delicato
che candeggia brillante sul tessuto,
non conosco il fresco ammorbidente
che m’ammolla il bucato nella mente.
Detergo solo il nero del pensiero
che lava come l’ava il sangue intero,
che smacchia il cuore e netta per davvero
poi muta in neve il lordo Calimero.
COMING OUT
[confessional poem #1]
Mia madre mi guarda
attraverso i suoi occhiali di strass,
con i suoi Bette Davis’ eyes
incrollabile mamma del Mulino Bianco
sorride come una diva rimasta senza Oscar
che, in fondo, se l’aspettava.
Madre eroica: come Rocky si è allenata ogni giorno
seguendo il corso aerobica Jane Fonda
per essere fisicamente preparata
a questa rivelazione “inaspettata”.
Che non sono Schwarzenegger
l’ha sempre sospettato;
il mio fanatismo per Madonna
lo ha confermato.
“Una madre certe cose se le sente”
dice, ballerina che danza sulle punte,
Carla Fracci ragazzina al suo debutto.
Sono Gesù bambino
che guarda sua madre
like a virgin.
REQUIEM PER LAURA PALMER
Galleggiavi ghiacciata ninfea
sulla marea che segue ogni disastro
astro strozzato, incellophanato pacco
deceduta missiva
con mittente-mandante sconosciuto.
Oh corpo rinvenuto sulle sponde:
nessun dio a mutar le braccia in fronde.
Le onde ti consegnano freddata
a un’autopsia protratta inutilmente
la mente non comprende il movente
e il carnefice rimane ben nascosto
nel bosco dove Gretel ti perdesti
in un intrico di fronde e di misteri.
Noi tutti rimaniamo nel pantano
d’un’indagine priva di catarsi
ignorando la mano che recise
i capei d’oro a l’aura sparsi.
DISCORSO CIVILE DI GRANDE PUFFO
[Socialist Men Under a Red Father]
Felice puffserata a tutti i puffolini pervenuti:
questo capo villaggio comunista vi farà la lista
del nostro civil modo d’esistenza.
Alla partenza siamo tutti uguali
animali sociali privi d’esperienza,
puffbacche di natura varie ed eventuale.
Non male è valutare
le attitudini intrinseche d’ognuno:
Quattrocchi e il suo pallino per i libri
Inventore, bambino, giocava con il Lego
E Forzuto – che adesso è culturista-
non stava mai seduto un solo istante.
È importante, insomma,
che ognuno si realizzi, rigoroso a sé:
Brontolone che è sindacalista,
Vanitoso e la cosmesi,
Golosone e gli arnesi da cucina.
La dottrina dei puffi è stare insieme,
puffare sempre per la vita bella,
i compiti divisi
per il comune bene:
combattere con Birba e Gargamella.
APOLOGIA PER WANNA MARCHI
Tu, donzellotta, venivi dalla campagna;
il tortellino, la lasagna ti fecero mogliera
fintobionda, fintorossa criniera,
donna grassa troppo commossa
dai mali coniugali. Una sera
dal seminterrato di TeleCantina
fu arrabbiato il ruggire del topino:
“O tu genuino lardo di Romagna,
fogna di grasso, ammasso di lipidi:
butterai giù la trippa! Ti fidi? Stai attento…
mordo! Dimagrisci subito, d’accordo?”
Il vero reato è il denaro rubato;
ma non l’imperativo “dimagrisci!”
l’infinito carisma alla speranza
di vedere, un giorno, ridotta la panza.
Adesso non è tempo d’omeopatici strilletti.
Tu ti dibatti dal fondo della tua galera, ohimè!
Ma a Voghera, ti giuro, tutte pregano per te.
* Poesie tratte da PALINSESTI, di prossima pubblicazione con la casa editrice Zona di Arezzo.
Marco Simonelli è nato nel 1979 a Firenze, dove vive. Lavora come traduttore. Ha pubblicato il poemetto drammatico “Sesto Sebastian – Trittico per scampata peste” (Lietocolle, 2004). Il suo sito è www.marcosimonelli.net

eccolo….
Le posie di Marco si gustano sempre con grande piacere. Consiglio però di sentirlo dal vivo dove secondo me la performance vale davvero molto! Spero ci sia occasione di rivederci. Ricordo sempre con piacere quella lettura di Parma con te e Francesca. Ho letto prima un posto su farablog (http://farapoesia.blogspot.com/2007/04/e-se-la-vera-poesia-fosse-la-poesia-di.html) riguardante la poesia di Massimo Sannelli. E se Patrizia Bianchi avesse ragione? Lo stesso discorso vale per me come per altri centinaia di poeti. Abbiamo ancora qualcosa da dire? Secondo me la poesia di Marco è molto originale, fuori dagli schemi. Ha qualcosa da dire! Cosa ne pensate? Scusate ma ronzava nella testa l’articolo-provocazione di Patrizia Bianchi.
Complimenti a Francesca e Marco!
Un caro saluto
Caro Luca,
grazie per il commento, anch’io mi ricordo di Parma con piacere. Purtroppo non ho mai molto tempo per spulciare i vari blog e non conosco Patrizia Bianchi ma, dal momento che ho appena finito di farmi una doccia e fino alle otto e mezzo non ho praticamente nulla da fare se non applicarmi la maschera di fango sul viso, mi sono concesso qualche minuto per leggerlo.
Io e Sannelli non condividiamo solo le iniziali. La teoria secondo cui i poeti non avrebbero nulla da dire mi sembra un po’ scontata e superficiale. E l’immagine di Patrizia Bianchi che descrive Sannelli come “posseduto” dalla poesia mi sembra presa dall’Esorcista. Non ce lo vedo proprio. Credo però che la suddetta Bianchi Patrizia involontariamente tocchi un punto abbastanza importante. Volendo proprio essere manichei e assolutisti, si potrebbe dire che i poeti (oggi come cento anni fa) non hanno nulla da dire. Oppure hanno da dire tutto. Messa così, la questione assume proporzioni inquietanti. La mia opinione è che il punto di vista iniziale non sia esattamente dei migliori: si da per scontato che la poesia debba “dire” qualcosa. Per esperienza personale posso dire che la poesia non vuole “dire”. Vuole “dare”. E non è solo un calembour. Che si tratti di soluzioni foniche ardite come nel caso di Sannelli oppure di un “riciclaggio di immaginario sporco” (come io amo definire il mio MO), il testo, alla fine, chiede una cosa sola “Leggimi”. Come sui pasticcini di Alice su cui c’era scritto “Mangiami”. Non è un imperativo totalitario perchè il lettore ha la possibilità di scegliere se farlo o no. Vale a dire: il lettore ha la facoltà di scegliere di che “cibo” nutrirsi. W la libertà: a qualcuno piacciono i tegolini del Mulino Bianco, ad altri invece i maritozzi con la panna d’alta pasticceria. Si tratta di gusto. Ma la capacità nutrizionale forse non varia di molto. Certo, possono insorgere problemi digestivi. La Bianchi Patrizia sembra trovare Sannelli “indigesto”. Io non sono per niente di quel parere, anzi. Trovo che comprare un libro di Sannelli sia un investimento. Lo puoi leggere una volta a settimana e avrai l’impressione di avere fra le mani ogni volta un libro diverso. Ahimè, io temo di non avere questa capacità.
Tornando a queste mie poesie di “riciclaggio”: credo di capire cosa intendi quando dici “fuori dagli schemi”. Certo, forse, credo, fuori da “alcuni” schemi. In realtà lo schema c’è. Come c’è lo schermo. Si tratta di scelte. Temo che le mie poesie, poi, parlino sempre ed esclusivamente di una cosa sola.
L’intera questione potrebbe essere tranquillamente affrontata su un blog di cucina e non cambierebbe nulla: ognuno, per fare la pomarola, ha il suo metodo. C’è chi ci mette l’Ortolina, chi fa un soffritto con l’extravergine e chi, invece, opta per qualcosa di light e frulla i pomodori direttamente poi buttando la purea sugli spaghetti. Sono tutti metodi validi che hanno i loro estimatori. Un lettore poi prova e decide. Uno scrittore e un cuoco, anche.
L’incubo peggiore sarebbe che una società (di lettori, letterati e altra umanità varia ed eventuale) fosse COSTRETTA a cibarsi esclusivamente di BigMac.
baci
Marco
Sono Gesù bambino
che guarda sua madre
like a virgin.
Per me già un verso come questo vale il prezzo del biglietto. Per dire – anche – che la poesia ha molto da dire e in modi tanto diversi.
Complimenti.
Caro Signor Kraphen,
la ringrazio enormemente per l’apprezzamento.
suo crostino cristico
Eh, crostino cristico gli è niente male, ovvia! Kraphen pure; a proposito, vado alla pasticceria di fiduscia prima che la chiuda!
si ricordi i maritozzi e li mangi alla mia salute!
Eh, i maritozzi mit Sahne! Boni e italiani, come diceva la Staller parlando di cetrioli (sottaceto, neh?). D’accordo Markus, vado, addento, saluto e torno!
bravo Simonelli, piuttosto belloccio, anche! o solo se lo crede?
REQUIEM PER LAURA PALMER!
trasformare il cavo calvo del catodico in poesia è davvero cosa di gran roba.
ciao da marina
Ciao Marina, che bello ricevere i complimenti da un’artista che ammiro, mi capita raramente! Sono un fan delle tue poesie (di cui apprezzo moltissimo la concisione, ahimè dote in me carente) che vengono su dai vari blog come gnocchi nella pentola.
Per il belloccio, ringrazio i prodigi della tecnica e soprattutto photoshop.
Laura Palmer, poraccia, un funerale come si deve se lo meritava proprio (ma lo sai che sto traducendo un romanzo di uno degli sceneggiatori di Twin Peaks? Allucinante!)
Un piacere averti conosciuto, spero d’incontrarti live e presto.
baci
marco
L’acquisto sarà d’obbligo.
Confezionati negli anni ’80, illusi dai puffi e presto consolati dalla “preraffaellitica” Palmer.
Adorabile e toscanamente pieno di guizzi.
Complimenti caro.
A presto,
Matteo
guizzi, guizzo, don’t worry… 😉
Bisogna riconoscere
che la musicalità dei molti endecasillabi,
unita ad una venatura ironica
è assai accattivante!
Bye
carla
Mi piace che Marco abbia citato Alice (ed i semi di senso… ) – personaggio d’infinita saggezza.
Questo di palinsesti è un Marco-Alice nel paese della televisione che gioca con il linguaggio, la tradizione ed personaggi smontandoli l’uno nell’altro.
Parola di Clementina (quella del Piccolo Mugnaio Bianco)!
@ Carla: Grazie! Mi piace accattivante e credo che rispecchi molto bene almeno una scelta dal libro. Il libro intero però non è accattivante. E’ cattivo proprio
@ Clementina: la conosci Caroline Says di Lou Reed? Te ne devo mandare una cover in italiano di Patty Pravo che potrebbe star benissimo come commento alle pictures poems…;-) Alice for president!
Quando il pop diventa arte vera e sublime! Grande Simonelli! Per favore non mi far ripetere quel che già ti dissi in altro blog neh?! :o))
pepe un tuo fan accanito!
Colpisce di questa scrittura la duttilità, la ricchezza inventiva, lo sguardo puntuto ed ironico sul mondo; più semplicemente, la giocosità dentro un immenso, comune immaginario, che tutti per ciò comprendiamo, e non è poco.
Grazie, e complimenti.
Giovanni
Dunque, grazie a tutti per i complimenti, critiche, osservazioni, plausi e altro. E’ stato un piacere. Ovviamente si tratta di un estratto da un libro.
Mi preme precisare che non si tratterà di una raccolta (non un “best of”) ma di un concept. Credo che all’apparenza potrà sembrare un libro un po’ trullalà. Ma sono sicuro che, a ben guardare, a lettura ultimata, risulterà tristissimo, se non deprimente.
that’s life.
peace, love
Marco
Caro Marco a dimostrare la tristezza o il risveglio dal sogno, sebbene catodico, basta l’Elogio di Superman. Siamo tutti della razza che rimane a terra, anche se per un periodo molto breve ed intenso (l’infanzia, l’unico forse in cui si vive davvero) sulla nostra pelle è disegnato tutto il mondo e credere coincide con essere. Poi si scopre che la pelle è rimovibile, staccabile, come un sacco di plastica da un morto. Sotto c’è tutta la pesantezza delle viscere.
Voglio questo libro! Se la poesia riesce a riabilitare Wanna Marchi, allora sì, c’è ancora per tutti… e anche che i poeti trovino cose nuove da dire 🙂
Grazie a Francesca per il post e tutta la mia stima a Marco. Cristina
oh..mi è sfuggita una parola…volevo dire c’è ancora speranza per tutti! scusate…
caro Marco, sei il ben trovato e il ben tornato… è bello che tu ci sia, davvero. scusa la frase banale, ma davvero è quello che sento. ti abbraccio forte
massimo
ed è magnifica Coming Out!
Riuscire ad essere… non è mai banale! 🙂
mi sono molto piaciuti questi versi… in particolare l’ode alla girella…gustosissima…
bacibà
ATTENZIONE: Venerdì 23 novembre, in quel di Ponte a Greve, Marco Simonelli sarà emcee, insieme a Rosaria Lo Russo, in uno splendido slammettino autoctono, così che – oltre che in veste di fine recitatore de li versi suoi – mostrerà al mondo anche come ci si fa a divertire in compagnia sul palco. Raccomando la visione dei 4 promo dei Palinsesti sul sito del medesimo autore e la sua bella traduzione del romanzo Mezzanotte a vita di Jerry Stahl uscita per Leconte.
Tommaso Lisa