
Il suo corpo cade sulla mia paura.
E’ la mia tregua, il mio sogno notturno.
Affondo nel suo petto, nel suo ventre.
Amo percorrere le distese ho il senso dello spazio.
Il sesso è legato al tempo
caduco come una traduzione
ma la pianura che lo circonda è il deserto su cui innalzare le mie tende.
Chi potrà cantare la volta stellata del mio amore?
Dire quanto coincida con il mio senso di prateria e di pace?
Se sapessero la mia povertà e il senso di sete che mi tiene in vita.
Lo porto in me, immenso e invisibile, sceso in ognuna delle mie ossa
assorbito dalla spugna dei polmoni, trattenuto dai reni
e ormai così prossimo al cuore da spaccarlo.
Che io l’abbia inghiottito è provato dalla mia pesantezza.
L’anima prima leggera e cava
ora pesa fitta di sassi.
Ho talmente amato da diventare pietra, non fuoco
ma uno dei macigni a guardia dei templi pagani.
E se attraverso l’amore si convertono interi popoli, perché non io?
Niente più profeti, niente più Messia, niente più attesa,
solo colonne che affondano nella terra, nessun sacrificio.
Il vento scuote le querce e io aspetto solo lui
metà uomo e metà buio, perduto nel labirinto mortale.
Può uccidermi, le mie ossa scricchiolano e si frantumano.
Non ho più corpo, non ho più pelle
perdo ciò che pensavo fosse il centro attorno a cui ruotare.
C’era un’asta invisibile
che lasciava inclinarmi continuando a sopravvivere
lui l’ha spezzata. E’ notte, vedo i secoli sfilare uno davanti all’altro.
Sono la terra come la pensò Tolomeo.
Apro le braccia. Il terrore non ha più spazio.
Le case sono briciole.
L’intero mondo si appiattisce e scompare.
Da: Il balcone del corpo (Mondadori, 2007)
Nella foto: Emily Watson e Stellan Skarsgard in Le onde del destino di Lars Von Trier (1996).

Questo bellissimo pezzo di Antonella Anedda, che stimo tantissimo,
ci mostra quanto può essere simile il desiderio al sogno.
Faccio miei questi versi…
“Ho talmente amato da diventare pietra, non fuoco
ma uno dei macigni a guardia dei templi pagani.”
un saluto a Francesca.
La donna per sua natura è pagana. Il monoteismo puro appartiene agli uomini. Mai verità mi è apparsa più chiara come alla fine della lettura di questa poesia.
beh, si può essere anche atei. DONNE o uomini che si sia.
“La terra si appiattisce e scompare”.
Davvero appare il segno della rastremazione ultima dell’esperienza vitale. L’horror vacui che si fa contemplatio vacui. Il senso di uno spazio espresso dalla morte del dio, che azzera il mondo. Il canto come estensione dello sguardo sul vuoto increato.
Ringrazio Francesca per aver proposto questa poesia, che a me piace, come le altre che conosco di Antonella Anedda. Mi fa piacere scoprire che ha appena pubblicato un nuovo libro.
Gran bella poesia, grazie Franzy.
Bellissimi versi, come sempre.
Intanto vi segnalo che sabato 12 maggio, alle ore 21,00 a Casa della poesia si terrà un incontro con Antonella Anedda che presenterà il suo ultimo libro.
(Convento Francescano SS. Trinità BARONISSI (SA)
Informazioni: Tel. 089/951621 – 347/6275911)