ETERNO FEMININO – FINALE CON TUFFO

labbra

Pagina sedici del Corsera, due colonne in cronaca.
E’ storia di ieri l’altro, bambina e già puttana
del vicino di casa, dello zio e di quant’altri noi.
Femmina tredicenne, antroinfernale,
ti vogliamo fatale, per stuprarti innocenti.
Dal quarto piano schiantò sull’asfalto
di schiena, morta sul colpo, la nuca spappolata.
Ma nello scempio del volto restavano le labbra rosse
e il sorriso gelido della Medusa
che irretì il fotografo, maschio lui pure.

53 pensieri su “ETERNO FEMININO – FINALE CON TUFFO

  1. Giorgio

    Molti di questi colpi al cuore si trovano nel libro del “Bonetti cronista padano”: lo sto leggendo, Valter, nonostante le giornate di superlavoro ho passato pagina 100.

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  2. Fabio Brotto

    Parole dure, ma sante, Binaghi. Bisogna avere il coraggio di non distogliere lo sguardo dal sacrificio umano, che si consuma sotto varia specie, sempre di nuovo.

    Sono molti gli stupri che vengono perpetrati, in una società che pensa il sesso come a priori innocente e separato dalla violenza con cui è invece, ab origine, intrecciato.

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  3. alivento

    duro, crudo e doloroso

    E’ di ieri la notizia della sedicenne suicida a distanza di cinque mesi da una violenza di gruppo.
    La violenza nel sesso NON è cosa necessariamente intrecciata, per quanto insita ai primordi nostri animaleschi s’è evoluta nell’esistenza del consenso.
    E tredici anni mi sembrano davvero un consenso non da puttana, non da donna, preterintenzionale da femmina e comunque da persona fatta cosa, uso di strumento di sesso nonchè oggetto.

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  4. Fabio Brotto

    La violenza di cui parlo io, tuttavia, non è animalesca, ma tutta e solo umana. Gli animali non praticano il sacrificio.

    La violenza estrema è quella che perverte l’anima dei piccoli. Non a caso Stavrogin…

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  5. aditus

    Primizia di mezza Primavera!!
    su http://www.aditus.splinder.com La traduzione (by Mr. Baghètta) della prefazione di Giorgio Agamben alle poesie tradotte in francese di Patrizia Cavalli (G. Agamben Préface à P. Cavalli, “Mes poèmes ne changeront pas le monde”, Des femmes, Paris 2007).

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  6. paola

    @ valter
    mi pare un ordito ricamato tra le braccia- telaio di un manichino dell’upim e la cui trama sia stata umiliata che di più non si può.
    umiliata la bimba – le puttane – i maschi e anche la morte.
    se questo era l’effetto voluto sortire, è sortito.
    se altrimenti no, testo campato più in là che di qua – meglio il corsera di qua.
    un saluto a tutti.
    paola

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  7. valterbinaghi

    @ paola
    ma voi poeti vi prendete così sul serio che non riuscite a scrivere due righe in prosa neanche per un commento su un blog?
    Meglio il corsera, si, che tirarsela così.

    Rispondi
  8. Fabio Brotto

    Prendersi o no sul serio? E come prendersi o non prendersi? Un discorso interessante potrebbe essere questo: se e come i partecipanti al nostro blog vivono (o non vivono) la dimensione dell’ironia. Il bello di questo blog, secondo me, sta anche nel fatto che si va da Choukhadarian, passando per Krauspenhaar, fino alla Pizzo e alla Pizzi, con modi diversissimi di relazione al proprio sé e alla propria scrittura, ecc.

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  9. paola

    @valter

    io ho detto del vostro pezzo che non mi è piaciuto.
    voi invece dite che io me la tiro. cosa mi tiro, di grazia?
    siete un maleducato.
    questo è molto sgradevole e deprimente.

    nel vostro pezzo – così come lo avete scritto – PERSONALMENTE non vi ho letto parole che si potessero prendere con ironia, ma non per le parole in se ma per come sono state adoperate.
    non mi piace ma certo un mio limite.
    cosa faccio, mi scuso con voi perchè non mi piace? sarebbe quantomai sciocco teatrino, non credete?
    e tanti già ve ne sono.
    nessun problema per me.
    chiaro è non vi interessano certi tipi di commenti.
    prendo atto e con voi me ne asterrò dal farne e di questo tenore e di altro.
    paola

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  10. paola

    @Fabio
    “Un discorso interessante potrebbe essere questo: se e come i partecipanti al nostro blog vivono (o non vivono) la dimensione dell’ironia.”

    ma siamo fuori di testa?
    una (io) fa un commento negativo
    ed ecco subito formulata una sentenza
    ad personam e pure con codazzo annesso?
    mi conosce il signor Binaghi tanto per sapere della mia mancanza di ironia e della supponenza di cui mi “accusa”?
    perchè prendersela con me persona e non invece – se interessa – proseguire la discussione sul testo in questione, insieme ed entrambi a pianterreno?
    sarebbe così sciatto?
    va beh. già detto sopra parole inutili
    un saluto
    paola

    Rispondi
  11. Francesco Marotta

    Paola, il diritto di “critica” è fondamentale, sempre, in ogni momento dell’esistenza, figuriamoci in un blog. L’unanimismo, l’omologazione e l’uniformità, non solo del pensiero, sono la morte civile, intellettuale ed etica. Mi permetto, quindi, non solo di invitarti a continuare a esercitarlo, ogni volta che lo riterrai opportuno, ma di non far mancare il tuo prezioso contributo alla dialettica di questo sito.

    Per il resto, ognuno risponde a titolo personale. Non vedo, dunque, il motivo di quel plurale, non maiestatis, nel quale posso non riconoscermi. E, infatti, non mi riconosco.

    Per il resto, credo che tanto tu che Binaghi, quando scrivete, siate le persone più lontane da qualsiasi idea di offendere gli altri, anche involontariamente.

    Un caro saluto.

    fm

    p.s.

    Spero che il tuo esempio, quello di muovere critiche costruttive e motivate ai testi che presentiamo, sia sempre più seguito.
    E, chiaramente, sto parlando a titolo personale.

    Rispondi
  12. fabry2007

    condivido in toto l’intervento di Francesco. e prego Paola di non privarci mai dei suoi preziosi contributi critici. che possa esserci qualche fraintendimento è previsto dalle dinamiche di gruppo, ma gli equivoci non devono mai avere la meglio sulla priorità e la benedetta complessità della ricchezza relazionale.
    fabrizio

    Rispondi
  13. marina

    l’ironia, qui, in questo post, sarebbe ed è soltanto oscenità gratuita.
    in più, e me ne dispiaccio, Valter, questo tuo scritto è accorato, solidale, ma, permettimi, “estetico” al brutto, mestolo nel sangue dell’atroce: un rigo in cronaca, appunto. ciao da Marina

    Rispondi
  14. paola

    @francesco

    grazie.
    terrò da conto queste parole che ( mi) hai scritto.

    un caro saluto anche a te.
    paola

    Rispondi
  15. paola

    e grazie di cuore a fabrizio.

    semplicemente il testo di Valter non mi è piaciuto, ho cercato di spiegare il perchè – forse superficialmente –
    ma se approfondissi dovrei millimetrare fino a vostra noia certi coinvolgimenti miei personali su precisi temi descritti nel testo.
    anche la disposizione delle parole predispone individualmente a una lettura diversa.
    chi leggerà ironia, chi altro.
    poi Valter scrive diretto a me ma parlando di un voi indefinito di poeti e quanto mai impossibile da definire:

    “ma voi poeti vi prendete così sul serio che non riuscite a scrivere due righe in prosa neanche per un commento su un blog?
    Meglio il corsera, si, che tirarsela così.”

    prego valter solo di rileggere.
    grazie a tutti.
    paola

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  16. Fabio Brotto

    Nel post 17 Paola cita un mio precedente, che voleva introdurre un discorso serio e generale, e dice:

    @Fabio
    “Un discorso interessante potrebbe essere questo: se e come i partecipanti al nostro blog vivono (o non vivono) la dimensione dell’ironia.”

    ma siamo fuori di testa?
    una (io) fa un commento negativo
    ed ecco subito formulata una sentenza
    ad personam e pure con codazzo annesso?

    Devo pensare che ella intenda me fuori di testa e in forma di codazzo. La cosa mi stupisce molto. Io mi riferivo al post 13 di Binaghi. Penso che questa sia da annoverare tra le molte reciproche incomprensioni che derivano da scarsa conoscenza delle persone. Per quanto mi riguarda, io tendo ad allontanarmi il più possibile dal personale, anche nelle polemiche più dure, e a pormi sul piano delle questioni culturali. Quella del prendersi molto o poco sul serio, e quella della presenza e assenza di ironia (soprattutto auto-ironia) la ponevo come rivolta all’intero blog. Trovo che sia argomento molto interessante. L’ironia è infatti cosa serissima, e dopo Kierkegaard anche molto difficile. Voglio infine precisare che ritengo legittimo criticare anche a fondo qualsiasi post: amicus Plato, sed magis amica veritas.

    Pace e pensiero, fratelli

    Rispondi
  17. Fabio Brotto

    Aggiungo poi, per Paola, che è un po’ difficile rapportarsi dialogicamente sulla base di espressioni come “ma chissenefrega dell’ironia dei partecipanti al VOSTRO blog.
    tenetevelo.” Francamente, non capisco…

    Rispondi
  18. paola

    si Fabio.
    l’ironia dei commentatori del blog presa con il termometro.
    questo ho letto non quello che adesso spieghi esaustivamente tu.
    guarda caso in coda all’infelice commento di Valter.
    poi certo le incomprensioni più o meno sottili fanno il resto.
    sicuramente un altro mio sbarellamento.
    sorry.

    ps: tema: qual’è il numero massimo di nei che possono avere sulla pelle i commentatori di un blog per essere ammessi a commentare – ?

    si coglie l’ironia misera della domanda?
    un saluto
    paola

    Rispondi
  19. valterbinaghi

    Era una roba scritta in dieci (10) minuti.
    Da uno che non si prende sul serio come poeta (non lo sarà mai)
    Ci mancherebbe che m’adombrassi se a qualcuno non piace.
    Non piace riletta neanche a me.
    Stigmatizzavo il tono.
    Troppe vestali per una pagina deserta di dei.

    Rispondi
  20. Marco Saya

    Ciao Valter, ho iniziato a leggere il tuo romanzo, sono a Pag. 50, davanti a quell’esercito di pentoloni e marmitte schierato alle pareti, etc,etc…Bello!

    Buon we
    Marco

    Rispondi
  21. paola

    signor binaghi lei non ha solo stigmatizzato il tono e ben lo sa.
    in quanto alle vestali io vesto vestro quando abbassa i prezzi e soprattutto mai di bianco e la mia verginità è ormai un ricordo adolescente di un pomeriggio alle due e non certo per “mano” di un dio.
    bella l’immagine dell’assenza di dei nella quale vestali assortite e depistate, vagano. lei il dio-non dio guarda e sprezza e non chiede mai.
    clap clap.
    un saluto
    paola

    Rispondi
  22. Marina Pizzi

    senti, valter, scrivi del suo satana del cazzo e lascia stare le donne e i cari, carissimi indifesi! fatela, falla! finita! (nel bene e nel male) di fingervi/ti poeti!. ok? e mi stai sempre piuttosto simpatico se no altro per la tua sincerità oscena, onesta?!. marina

    Rispondi
  23. paola

    @marina

    si svagola nell’onestà fuori scena – non capisco poi: perchè l’onestà (intellettuale presumo) è sempre relegata fuori dal tendone ? poi quale tendone e scena se non questo a tutti noi comune e condiviso?
    l’onestà può stare senza essere definita oscena, credo o anche
    l’onestà può stare sulla scena esattamente definita come la finzione a tal punto da non distinguerle l’una dall’altra e quindi lo spettatore o lettore appagarsi di entrambe senza saperlo o senza volerlo sapere o pur sapendolo trarne godimento, ad esempio-
    comunque è un pregiudizio anche pericoloso, a mio parere e
    il discorso è scivoloso tante sono le argomentazioni e gli esempi e i non esempi che si andrebbero a fare.

    permettimi ma
    “l’espressione satana del cazzo”
    è davvero snob, inutile, inopportuna e arida.
    un saluto
    paola

    Rispondi
  24. Carla

    ma vi rendete conto di quello che scrivete?
    Vi rendete conto della sensibilità che si va a ferire?
    Solo questo.

    @Valter
    secondo me tu la sai scrivere la poesia
    quella vera, che fa male.

    Rispondi
  25. valter binaghi

    Mi sono rotto il cazzo.
    Della poesia.
    E delle poetesse.
    Mai più un verso da me qua dentro.
    E non ne sentirete la mancanza.
    Tenetevi il vostro feudo.

    Rispondi
  26. paola

    e tutto questo sviluppo e finale solo perchè ho mosso delle critiche all’articolo?
    non ci voglio credere ma devo.
    ultimamente devo credere alle cose più assurde e la cosa non finirà tanto presto ma non so mai se mi ci abituerò.
    comunque, valter, mi spiace davvero,e se serve mi scuso se ti ho offeso involontariamente.
    dopo questo mi eclisserò a riflettere a lungo su cosa sia “poetessa” cosa sia “poesia”
    sia con la p che con la P.
    paola

    Rispondi
  27. fabry2007

    è un’avventura la diversità. ma vale la pena viverla, anche nei momenti difficili. in fondo l’unica cosa che bisogna evitare è la violenza. Bertrand Russel si sfogava leggendo romanzi gialli. una valvola di sicurezza ci vuole, altrimenti ce la prendiamo con gli altri. comunque ci sta pure questo, basta pensare che c’è sempre qualcosa di più grande, che le nostre cose potrebbero rivelarsi all’improvviso piccole, anche se preziose. perché tutto ha un valore e può essere visto in una luce diversa, che ne spiega finalmente il significato più profondo.
    buonanotte.
    fabrizio

    Rispondi
  28. Marina Pizzi

    avevo appena scritto a valter, paola, antonella, carla: poi l’invio involontario e ho perso le parolette. riprovo, tanto.

    valter: le poetesse: uffa: (io) sono appena caduta dal letto e in senso letterale! la tua pietà cronistica la trovo da colica quale un’ernia scoppiata alla pupilla.

    paola: mai stata snob in vitaccia mia.

    antonella: la poesia è di tutta la settimana, nessuno addiziona o sottrae, scriverne!

    carla: “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”: vecchio adagio con cui vinsi il viso arcigno di un’esaminatrice ai tempi dei banchi di scuola!: ma il sangue è (e la gendarmeria italiana, quale evasione-reclusione, pure).

    marina

    il sangue lo tocco: scrivo col sangue del riso come i pazzi, a voi

    Rispondi
  29. fabry2007

    quando gli animi si riscaldano, può essere utile. me ne intendo, perché ho un amico ustionato (prete pure lui).
    fabry

    Rispondi
  30. Fabio Brotto

    Come si conferma in questo thread, la tendenza di poeti e scrittori alla rivalità mimetica è molto forte. Si nota ancora una volta la loro incapacità di discutere animatamente senza giungere all’offesa reciproca e alla violenza verbale. La cosa mi dispiace molto, ma non posso rinunciare ad una spiegazione che vada al di là delle caratteristiche psicologiche dei singoli coinvolti. La spiegazione, credo, sta nel risentimento che abita tutti i poeti. Essi sono risentiti, anche se non lo sospettano a volte, per la posizione marginale e insignificante che occupano nella società. Vati chiusi in un angolo, voci che nessuno ascolta, gruppetti che se la dicono soltanto tra di loro. Il successo sociale è loro precluso. E’ inevitabile il risentimento in chi vede il vero essere, la vera vita, quella socialmente riconosciuta, stare presso altri, atleti politici show girls attori,e anche romanzieri di grido, che sembrano non meritarla, e non presso di sé. Tale è la condizione dei poeti oggi. Migliaia, in italia, ciascuno dei quali è felice se qualche decina di persone lo legge… Si accumula violenza, che esplode poi verbalmente in diatribe come questa e come molte altre in questo giovane blog.

    Il pezzo di Binaghi, invece, dovrebbe sollecitare una riflessione su cosa sia oggi una poesia. Su cosa la renda tale, e la distingua da un pezzo di prosa. Qui è il punto. In che cosa un testo rivela la propria natura di poesia? Perché, come tutti sanno, ci sono passi di romanzo che appaiono intrisi di forte lirismo, ci sono “poesie in prosa” ecc. ecc. E quando su Fahrenheit ascolto i poeti leggere una loro poesia, non sento versi, ma parole che si succedono, e potrebbero essere un qualsiasi pezzo di prosa… ecc. Oppure la differenza non sta nel metro, che ormai non esiste più, ma nel fatto che nel poetico si rivela un’ “anima bella”, una vestale, un sacerdote come l’intendeva Novalis, più o meno aggiornati?

    Ma qui, invece che ragionare su questi temi, mi pare che si preferisca farsi a pezzi. Va bene, secondo il mito più profondo Apollo e Dioniso sono un unico dio.

    Rispondi
  31. valter binaghi

    paola: ripeto, lo scritto mio è veramente roba da poco, non è la critica che mi fa arrabbiare. solo che non capisco più tale enfasi sulle parole. tutte queste cose sulle parole che salvano il mondo, ne ferisce più la penna ecc. le trovo stucchevoli e false. per salvare il mondo ci vogliono pane e baionette.
    il resto è mito. e per offendere uno come me bisogna camminargli sopra. solo che sono uno cui piace litigare e mordere. quindi appena posso, se mi dai una minima occasione, esce il gatto selvatico che tengo in garage. un bacio alle poetesse.
    Per niente casto.

    Rispondi
  32. paola castagna

    La spiegazione, credo, sta nel risentimento che abita tutti i poeti…da Fabio.
    Io sinceramente avevo scritto due righe riguardo lo scritto di Valter ma non le ho poi spedite vista la piega assunta.
    Fabio, fortunatamente io mi considero una donna che scrive vivendo, un poeta distratto che del risentimento conosce ben poco.
    Non aggiungo altro onde evitare malintesi.
    Certo però che, ragazze mie, del casino ne fate, la vita è più semplice, tranquille.

    Rispondi
  33. Marina Pizzi

    43.F.Brotto:
    la narrativa e il resto sono (solo e soltanto) più fruibili ti risponderebbe uno dei tanti addetti ai lavori di ritorno di saccoccia almeno piena a metà.
    m

    Rispondi
  34. Fabio Brotto

    Cara Paola Castagna, è appunto la facilità del malinteso che ti dovrebbe far sospettare che qui ci sia in gioco qualcosa di più che semplici temperamenti infuocati. E’ lo status del poeta e della poesia che è in questione. Secondo me, tra l’altro, il sottotitolo del nostro blog la dice lunga sul risentimento: “rovesciare il mondo”, comunque lo si giri, è un atto di potenza…

    Rispondi
  35. paola

    @valter

    provo a dire sulle parole quello che penso io e lo dico molto superficialmente che poi annoia:
    ciascuna parola è per me un ente assurdo dalla capienza infinita di contenere pienezze vitali a noi sconosciute, irrecepibili con i soli cinque sensi ma anche pienezze mortalmente e limitatamente umane – è un ente dunque – come lo è la natura umana – carico di paradossi e mai univoco.
    ora quando adopero una parola, ma anche quando la leggo, lo faccio , cercando di intuirne in questo mio tentativo – spesso fallace e provvisorio – di sgombero mentale, la voce più profonda e archetipa- cioè l’impronta che la sua riformulazione in me, lascia
    adattandosi – nel mio ascolto, nel mio più intimo viluppo che non chiamerò anima, nè cuore: semplicemente non chiamerò-
    non mi è facile perchè devo isolare i pregiudizi che sono preordini dati e radicati dal tempo dei fatti che mi porto dentro e che vivo e che agiscono quasi da dittatori, facendomi terra bruciata intorno e paura. ecco perchè “ascoltare” non è facile, si deve diventare apolidi di se stessi e avventurarsi ed essere disposti anche a patire.
    le parole mentono e dicono la verità – portano il buio dentro e la luce – sono corpi di nascite che invece sono morti e morti che invece sono nascite.
    le parole fanno vivere e fanno morire – a volte si scrive ottanta per poter sopportare tutto il venti che resta. c’è chi delle parole ne ha fatto il suo alter- ego, la sua eredità inafferabile, la sua ragione di vita.
    si. si. che enfasi. si dirà.
    cavolo di psicologia da strapazzo, si dirà. forse.
    si dirà tutto sto can can per spiegare quattro righe che non piacciono neppure a chi le ha scritte. e va beh.
    metto in conto anche che chi legge
    non può sentire quello che sento io e tutte le altre menate.
    ci si tiene come si può
    si cerca di spiegare intanto che rimangono milioni di cose da spiegarsi
    comunque questo è quello che penso io delle parole

    @marina
    non parlavo di te ma della frase.
    a me è parsa una boutade snob
    senza appigli.
    ma credo anche ci siano parole che si atteggiano
    anche da sole, senza noi, che le si scrive, lo si voglia- questo è quanto ho letto poi che so, faccio le scuse pure a te, se ti ho irritata.

    @fabio
    se ti interessa potrei risponderti dopo.

    @Paola Castagna
    una piega come tante pieghe prendono i vestiti quando li usi.
    potevi mandarla. le cose usate sono affascinanti. più pieghe più usura meno spreco di comprare sempre cose belle nuove e a volte lucidate con vernici tossiche fatte passare per buoni odori

    un saluto a tutti
    paola

    Rispondi
  36. Sandra Palombo

    Noto che non sono l’unica a fraintendere Paola e questo mi consola, dato che non sono una commercialista.

    Fabrizio, la critica è necessaria, anzi indispensabile, ma non dimentichiamoci che nessuno è depositario della verità e che l’offesa è diversa dalla critica.

    Paola sono permalosa, ma poi mi passa subito.In questo sono rimasta bambina. Ti abbraccio

    Buon sabato
    Sandra

    Rispondi
  37. valterbinaghi

    Bellissime le donne che s’incazzano, scarmigliate e furenti, che difendono il vero come un figlio in grembo, poetesse o meno.
    Voi, si, salverete il mondo.

    Rispondi
  38. Marina Pizzi

    52, valter
    bellissimi gli uomini che amano le donne nel nesso e nello sconnesso, con tutto lo spirito, l’emozione e con tutto il corpo, con la forza bruta della tenerezza.
    marina

    Rispondi

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