anche qui solito problema:
versi o prosa.
comunque un mio amico mi ha sconsigliato di mettere questo testo nel libro. intanto lo metto qui, sempre nello spirito di questo lavoro che sta facendo sul libro, un lavoro in solitudine, ma una solitudine che cerca la compagnia di altre solitudini
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Mi sono ammalato dal giorno in cui ho letto le poesie nel mio paese. Alla fine nessuno si è complimentato con me nessuno mi ha fatto domande: il pubblico sembrava essere lì per spegnere la candela della serata. L’ideale sarebbe stato che morissi davanti a loro, si sarebbero vantati a lungo di essere stati miei amici e di aver raccolto tra le loro braccia i miei ultimi respiri. Lo strazio dei versi e la bella chioma e la bella voce di Antonietta meritavano un abbraccio. Invece tutto è finito come se non avessi fatto niente. Si sono messi a mangiare il salame e il caciocavallo, ansiosi di mettermi da parte. Io posso solo continuare a scrivere e a sentirmi male. Questo mi accade ormai da vent’anni: prima di scrivere mi sentivo solamente male e non so se era meglio. 1995

ma che te frega (sic!)? la poesia è un salotto di vermi e senza dispregio alcuno: dormire è il miglior piacere della vita, dopo viene sedare la fame e la sete e dopo, essere amati, molto amati e poi amanti. ciao, franco, che nessun coma cattivo ti colga mai.
antonella scusami
ma il problema non è che qualcuno resta male. chi ha questi problemi è meglio che non scriva.
“ma il problema non è che qualcuno resta male. chi ha questi problemi è meglio che non scriva.”: ma, Franco, chi scrive HA di questi probelemi! il chi se ne frega è ed era per non restarne male, almeno tendarne/lo. con cara vicinanza, marina
Quanto altro, oltre c’è, in questo urlo muto.
Il pezzo non lo inserirei in un libro. Ma se ti va proporre quanto hai scritto fallo, senza lasciarti suggestionare dal riscontro. Magari sono stati in tanti ad apprezzare, e, vuoi per timidezza, vuoi per l’atmosfera da convivio, non ti hanno fatto sapere del suo assenso. Scrivi, leggi e fregatene del dopo lettura. L’importante è, semmai, che quando sono stati letti i tuoi versi l’attenzione c’era.
Cmq, se ti può consolare, è capitato anche a me di non riuscire, per motivi banali, avvicinarmi per complimentarmi, in un contesto simile. Un po’ mi dispiace, e quello lì non saprà mai che ha avuto un’estimatrice in più.
non -suo- , ma -loro assenso-
forse non si complimentano perchè ascoltando sentono male anche loro, male nel senso di dolore, disagio
non lo metta… forse sono un idiota, ma fa quasi male. Non è impudico, è proprio intimo, che fa male. Non so come fa, ma lei riesce a toccare corde che vorrei nessuno mai. Insomma.
Franco, io lo metterei proprio per i motivi di cui sopra al n.10.
Caro Franco,
davvero lapidario, in tutti i sensi.
Certo che devi metterlo, alla faccia di tutti i mangiatori di salame e di caciocavallo!
Un caro saluto,
Roberto
credo sia meglio tagliare,
di netto.
oye Franco
🙂