Maledetto orsetto Knut

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Il 22 aprile, dopo lunga malattia, è morto a Roma Alberto Grifi (1938), fotografo, inventore e maestro della video-sperimentazione degli anni ’60 e ’70. Battezzato a Parigi da Marcel Duchamp, Man Ray e Max Ernst, tra i suoi capolavori si ricordano La verifica incerta (1964), montaggio neo-dadaista di pellicole hollywoodiane destinate al macero, Il grande freddo (1971), cruda favola di congedo dalla sperimentazione linguistica pura, e Anna (1975), pellicola letteralmente deragliata in realtà auto-filmantesi, capolavoro e simbolo del miglior cinema underground italiano.

I cittadini italiani non potevano di certo accorgersene. Essi ora hanno un nuovo eroe di cui occuparsi. Si tratta del tenero Knut, dolce orsetto polare simbolo dello zoo di Berlino, la cui spensierata crescita viene seguita con passione e affetto dall’intero mondo civilizzato. È chiaro che le redazioni dei tg Rai abbiano ben pensato di dedicare al simpatico animaletto una dozzina di servizi, simpaticamente glissando sulla triste notizia dell’artista malato, morto nell’indifferenza della propria nazione.

Dovremmo proprio rassegnarci all’idea di essere diventati cittadini di Disneyland.

147 pensieri su “Maledetto orsetto Knut

  1. marina

    ho pietà per entrambi, non per la TV. e poi lo ricordi tu, Davide, e te ne ringrazio, io non conoscevo A.Grifi, ma l’orsetto lo conosco e mi dà tenerezza e tristezza intense. questo schifo di mondo è sempre dalla parte del più redditizio e l’orsetto è diventato redditizio, ecc.

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  2. Roberta

    E’ vergognoso, e non bisognerebbe rassegnarcisi. Bisognerebbe indignarsi e far risuonare l’indignazione nelle orecchie di chi ha deciso la nostra cittadinanza nel paese dei balocchi, o mondo patatino puccettino o che dir si voglia. Il terreno in proposito è stato preparato dalla politica mediaset, che ci ha criminosamente assuefatti a programmazioni televisive degradanti (pretendendo di rispondere a quali gusti? sembrano pensare a un target di scimmie accaldate..), il cui grado di imbarazzo è stato ampiamente sorpassato, da qualche tempo ormai, dalla scaletta dei servizi tg, sempre più apprensivi nei confronti delle vicende sentimentali di animaletti e rispettivi padroni, delle questioni etiche legate all’abbattimento di orsi bruni in baviera, al dramma della cattività che colpisce alcuni di loro dividendo famiglie affiatatissime di lemuri come alla terribile sciagura della sterilità di copito de nieve…
    per non parlare degli spazi fasulli di informazione: è una truffa far passare della pubblicità per servizio di informaione sul mondo. la televisione che dà notizie su se stessa! promuove programmi televisivi e protagonisti abituandoci a questo paese dei balocchi che prima o poi finirà coll’esistere se non ci si ribella…e la Rai? si accoda.

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  3. marina

    e chi si rassegna? reddito, denaro, capitalismo violento, banche, pubblicità, ecc.: apposta siamo qui a scriverci e a pensare a un po’ di vacanza (sic!)

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  4. Roberto Rossi Testa

    “Bisognerebbe indignarsi”…
    Azzardo sottovoce un’ipotesi: alcuni di quelli della generazione intorno ai cinquant’anni che non s’indignano più non hanno necessariamente venduto l’anima a Mammona, ma forse, avendo constatato i disastrosi effetti delle loro indignazioni giovanili, hanno soffertamente deciso di non aggiungere male a male, e di tenersi il mondo così com’è, dandogli al massimo un’accomodatina di tanto in tanto, quando e come si può.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  5. Roberto Rossi Testa

    Dimenticavo: i cinquantenni di cui sopra, per sopportare le conseguenze personali della loro “eroica” decisione, devono comunque andarci giù pesanti con gastroprotettori, ansiolitici, ecc.
    L’indole non si cambia, al massimo si reprime.
    Ancora saluti,
    Roberto

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  6. elena f.

    povero orsetto senza colpe! sono gli umani ad insistere sulla loro presunta uguaglianza con gli animali e allora perchè tanta meraviglia? oltretutto io non maledirei l’inconsapevole e innocente orsetto che non ha altra colpa che l’essere stato salvato ed essere diventato suo malgrado fonte di lauti guadagni.
    se gli esseri umani hanno iniziato a dare più importanza agli animali ciò si deve all’omologazione animale- uomo. se l’uomo è solo un animale fra gli animali perchè dovremmo commuoverci della solitudine e della malattia di un essere umano?

    questa indignazione che ci muove invece dimostra che non si può appiattire uomo-animale e che la dignità umana sovrasta o dovrebbe venire prima di qualunque commovente storia di animali.

    ma se non si torna a riflettere sulla dignità della persona umana sarà difficile uscire da dysneyland

    saluto tutti

    elena f

    Rispondi
  7. marina

    non mi piace Disneyland: anche se ogni inventore è un genio e un benefattore dell’umanità alla stessa stregua dei comici. i mammiferi sono mamme, le mamme sono mammifere, le separazioni ghettuali un po’ fasciste, la sicurezza nella/della religione è pericolosa e potrebbe sfociare nel militare, ecc. il mondo avrebbe e dovrebbe avere tutto il diritto-dovere di conservare bellezze e naturalità. ma il denaro è lo sterco del diavolo, tutti i cuccioli affamati e uccisi lo sterco di noi stessi, nessuno escluso. ecc.

    Rispondi
  8. elena f.

    sono madre ma lascio ad altri il piacere di considerarsi mammiferi alla stregua dei cani o delle mucche.

    crescere un figlio significa aiutarlo a diventare Uomo , ad essere Umano, e non bastano a questo scopo le semplici cure animali, perchè l’uomo è altro dall’animale ed è ora di ridare voce a questo Altro che grida dal ghetto in cui è stato relegato da troppo tempo da chi ha dimenticato L’uomo e l’umano.
    se l’uomo si riscopre umano anche la natura e il mondo ne trarranno beneficio, perchè solo l’uomo( e non l’animale) può farsi responsabile dell’ambiente che lo circonda.

    saluto tutti

    elena f

    Rispondi
  9. vbinaghi

    Disney? Diffidare di chi spaccia tenerezza a tutte l’ore.
    Quando non fa più audience passa alla crudeltà.
    Ricordo una battuta feroce, di non so chi.

    Ronald Reagan non è un presidente americano
    è il testamento di Walt Disney

    Rispondi
  10. marina

    sono talmente umana da non riuscire a dimenticarmi.
    gli animali se non deportati non fanno mai del male alla natura.
    solo la volontà/identità dell’umano è perfida.

    inventare cartoni animali o cartoni di poesia è DONO: dare gioia ad un essere umano bambino o adulto è la magnificenza del vivere con il morire.

    il gatto schiacciato sotto le ruote fu partorito.
    come le frittate di morti sulle strade. ecc.

    la distrazione e la superiorità superba dell’umano sfanno e vomitano tarli di voracità. ecc.

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  11. Fabio Brotto

    Chissà se all’orsetto daranno ora una fochetta, affinché per gioco suo e nostra edificazione cominci ad usare dell’istinto che madre natura gli ha dato…

    Rispondi
  12. elena f.

    ma l’umano è anche capace di generare persone come madre teresa, gandhi, luther king, i medici senza frontiere, i silenziosi volontari che di notte portano pane e coperte ai senza tetto, i missionari spesso martirizati da coloro che stavano aiutando, l’umano è migliore di tutte le brutture che ami descrivere così calorosamente, solo che il bene fa meno rumore del male. e spesso c’è un gusto perverso a distogliere volontariamente lo sguardo dal Bene che c’è.

    saluto tutti

    elena f

    Rispondi
  13. Francesca Matteoni

    non descrivo nessuna bruttura con nessun calore. difendevo l’orso, tutto qua. dato che lui rischia l’estinzione e l’essere umano no. e ognuno ha i suoi santi, sono per la diversità di opinione. io mi tengo gli orsi, i gatti, le volpi e le lontre. si può?

    Rispondi
  14. Francesca Matteoni

    e fa torte splendide. Davide, le televisioni sono così. almeno l’orsetto fa sorridere… anche quando morì Syd Barrett lo dissero velocemente, poi mandarono in onda un concerto degli ultimi Pink Floyd che non si è capito bene cosa c’entrava con Syd. Ma credo che lui anche da morto non se ne sia dato problema.

    Rispondi
  15. elena f.

    @francesca

    scusami, i commenti si sovrappongono, il mio 15 era in risposta a marina e vedo solo ora di non averlo specificato .

    cordialmente

    elena f

    Rispondi
  16. elena f.

    a proposito anch’io ho difeso l’orsetto, nel mio primo commento ,dalla meledizione con cui era stato colpito dal titolo , ritenedolo innocente di ciò che è accaduto

    saluto tutti

    elena f

    Rispondi
  17. marina

    il Bene non mi ha mai guarita o consolata o resa altra. il Male, sì, eccome! e, poi, sia filosofia, sia religione, sia poesia, sia arte, sia il sia hanno e stanno su di un binario morto. a Jena l’installazione d’arte consisteva nell’immigrato vivo posto con la carta identificativa sul petto! notizia visiva di pochi giorni fa. la santità, se esiste, consiste nella rivelazione rivelata e, pensa un po’, VISIBILE A TUTTI…

    Rispondi
  18. marina

    il Male, sì, eccome!=tutto il rivolto negativo: non tutto il male vien per nuocere: aglietto per le cenette

    Rispondi
  19. elena f.

    @marina

    se scegli di non lasciarti consolare è affar tuo, ma non puoi dire che esista solo il male perchè è falso.

    che poi la Rivelazione è visibile a tutti questo posso sottoscriverlo. chi crede sa che c’era un tempo in cui non riusciva a vedere nè a capire quello che oggi vede e comprende, e sa anche che non è il mondo e la realtà ad essere cambiata ma i suoi occhi, la rivelazione era lì ma i suoi occhi non la vedevano così come oggi è lì e riesce a vederla. PENSA TU UN PO’!

    saluto tutti

    elena f.

    Rispondi
  20. marina

    elena, quello che dici tu è AFFAR TUO. e te lo dico con simpatia, nessun astio.

    Mio padre era CREDENTE: non vide NESSUNA RIVELAZIONE: morì come una qualsiasi bestia, URLANDO!. di terrore e di soffocamento. si curò fino allo spasimo, pregò, parlò con tanti preti indaffarati con tutti e le care e materne monachelle. I casi eccezionali sono il sale e lo zucchero di questa straccioneria.

    Rispondi
  21. Roberta

    in risp al commento 14°
    no, io non mi sentirei troppo rassicurata dalla naturalità dell’assasinio nel regno animale. preferisco uomini che sbagliano con pistole e ombrelli ma non rispondono a una necessità, semmai peccano (ovvero esercitano libero arbitrio).

    Rispondi
  22. elena f.

    @marina

    anche mio padre morì urlando e non solo lui dei miei cari, purtroppo.
    tutti moriremo, probabilmente soffrendo moltissimo, anche se speriamo che ci sia risparmiata almeno la sofferenza.

    ma nonostante tutto se era credente aveva visto più di quello che tu possa immaginare. la rivelazione non è una “visione” da effetti speciali, è uno sguardo nuovo sul mondo.

    ma credo sia tempo di chiudere il nostro contraddittorio per non abusare della pazienza di chi non è coinvolto nel nostro dire.

    un abbraccio a te marina,

    saluto tutti

    elena f

    Rispondi
  23. elena f.

    @roberta

    sono d’accordo con te, noi esseri umani siamo liberi di scegliere e non solo fra fare il bene o il male ma anche dove posare lo sguardo se sul bene o sul male. da questo dipende il nostro rapporto con noi stessi con gli altri e con il mondo e spesso da questo dipende anche la nostra decisione di fare qualcosa per aumentare il bene, oppure lasciare le cose come stanno.

    saluto tutti

    elena f

    Rispondi
  24. davidenota

    Scusate ma oggi sono allegro quindi ho deciso di adottare una sana censura di stampo sovietico, ogni commento minimamente offensivo che attenti alla serenità del dibattito sarà dunque eliminato senza pietà.

    Rispondi
  25. elena f.

    nessuna censura marina se vuoi puoi continuare a dire, solo che la cosa non dovrebbe riguardare solo noi due, e soprattutto non i nostri casi personali, visto che il sito non è una nostra linea privata e rischiamo di abusare di uno spazio comune.

    per me è così, tu sei libera di pensarla diversamente.

    saluto tutti

    elena f

    Rispondi
  26. elena f.

    @davide

    scusami pensavo che la parola censura fosse riferita all’ultima frase del mio 30

    grazie per la precisazione.

    Rispondi
  27. marina

    la censura di riferisce a Roberta che ha cominciato con c… e a Marina che le ha risposto con c…, restituendole la gentilezza!

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  28. Fabio Brotto

    Gesù morì urlando sulla croce, credo: certo soffrendo atrocemente.

    In America e in altri stati civili oggi negli ospedali nessuno muore più soffrendo atrocemente, perché la terapia del dolore vi è sviluppatissima, a differenza che in Italia.

    Meditiamo.

    Rispondi
  29. davidenota

    Marina tranquilla, ho censurato due commenti fuori luogo di Roberta e il tuo solo perchè era di risposta ai commenti già eliminati. Ora spero che si possa riprendere senza nervosismi il discorso sul libero arbitrio. A tal proposito penso anch’io che liquidare la formula cristiana e umanista della “coscienza svincolata dalle necessità determinate dalla natura” come “favoletta” sia giudizio per lo meno approssimativo. Un certo radicalismo naturista, storicamente figlio di un positivismo anche solo dal punto di vista scientifico abbondantemente superato, renderà forse giustizia a quest’epoca di abusi e soprusi giustificati attraverso il dogma della “necessità”, ma non alla storia tout court dell’uomo, nè tantomeno dell’arte e della poesia.

    Rispondi
  30. Roberta

    anche io sono stata “castrata”, stai contenta al quia marina 😉
    in risposta al 29°

    ” Qui appariva una certa imperfezione logica dell’onnipotenza e dell’immensa bontà d Dio, poiché insieme colle sue creature, dunque con ciò che emanava da lui stesso e veniva ad essere fuori di lui, egli non aveva saputo creare l’incapacità al peccato. Ciò sarebbe equivalso a togliere al creato la libera volontà di allontanarsi da Dio _ il che sarebbe stato una creazione imperfetta, anzi a rigore nessuna creazione e oggettivazione di Dio. Il dilemma logico di Dio consiste in questo: che egli non è stato capace di conferire alle creature, cioè agli uomini e agli angeli, l’autonomia della scelta, vale a dire il libero arbitrio, e allo stesso tempo il dono di non poter peccare.
    […]
    Libertà. Come era strana quella parola sulle labbra di Schleppfuss! Sì, certo, vi assumeva un’intonazione religiosa, egli ne parlava da teologo, ma niente affatto con disprezzo, anzi indicava la somma importanza che questa idea doveva assumere per Dio, VISTO CHE AVEVA PREFERITO ESPORRE L’UOMO E GLI ANGELI AL PECCATO ANZICHE’ PRECLUDERE LORO LA LIBERTA'” (Doctor Faustus, Thomas Mann)

    Rispondi
  31. marina pizzi

    ribadisco che il libero arbitrio intenso in senso cristiano NON esiste. esiste, semmai, diluito e sminuito, presso le piccole cose quotidiane, non in senso assoluto. l’altare è l’impotenza del sofferto e la potenza dell’offerto. Davide, sono tranquilla!

    Rispondi
  32. mauro baldrati

    Confesso che non conoscevo Alberto Grifi, e da come ne parla Davide me ne dolgo, è una lacuna davvero dolorosa. E’ giusto ricordare gli autori dimenticati

    Poi non ho capito il sarcasmo di Roberto Rossi testa sui cinquantenni. Ma che vuol dire questa generalizzazione? Io che sono un cinquantenne non mi riconosco per nulla in questo tuo sarcasmo. Leggo sulla tua scheda bio che sei del 56, e quindi sei un cinquantenne. E dunque?

    Rispondi
  33. elena f.

    la libertà è per sua natura illimitata: essa o è illimitata o non è. non rispetta nulla se non ciò che ha volontariamente accolto: la contestazione è la prima forma del suo esercizio, come possibilità di consenso o rifiuto originario… del resto essa sola è in grado di negarsi, e lo fa ancora con un atto di libertà, sì che la sua negazione d sè è ancor sempre un’affermazione di sè…(L.Pareyson, esistenza e persona, il melangolo, p.23-24)

    la libertà non si confuta se non con un atto libero.

    saluto tutti

    elena f

    Rispondi
  34. davidenota

    Cara Francesca Matteoni (#18), quello che successe il giorno della morte di Syd Barrett fu letteralmente disgustoso, perchè non si trattò solo di stupido e provinciale menefreghismo nei confronti dell’artista (perchè Barrett non fu solo il primo album dei Pink Floyd ma anche e soprattutto tre meravigliosi album di vera poesia, oltre che di una produzione pittorica minore) ma proprio di un viscido ripugnante grottesco indecente calcolo economico, visto che ne approfittarono per lanciare alla grande il doppio Dvd live dei Pink Floyd di Gilmour che nulla c’entrava con Syd Barrett. Nemmeno la decenza di aspettare una settimana, nemmeno l’indecente decenza di rispettare gli squallidi canoni dell’ipocrisia: ormai lo schifo si fa in maniera sfacciata e gaudente. Non mi ci far ripensare, mi viene ancora la pelle d’oca.

    Rispondi
  35. marina pizzi

    nessuno è libero: quanto amiamo i chiodi e i martelli che li conficcano.
    ammiro, lo ripeto, sono due “categorie” di persone: i suicidi e i non nati.
    è chiaro che non mi possiate accettare né lo desidero, ma lo so da tutta la vita.
    tenetevi tutto, tanto (io) non VOGLIO né so OFFENDERE: non ho pulpito, né premio, né potere, né altro, niente e non mi amo ma, guarda caso, tento di non fare proseliti né adoranti.

    Rispondi
  36. Fabio Brotto

    L’affermazione di Marina Pizzi che ammirevoli ai suoi occhi sono i non nati (che essendo nulla non possono essere né ammirati né non-ammirati) e i suicidi è una versione della antica sapienza di Sileno. Nichilismo assoluto, cui sarebbe in teoria impossibile rapportarsi dialogicamente. La sua sembra essere una disperata violenza verbale contro se stessa e il mondo, che non la spinge all’esito coerente del suicidio non per motivi non filosofici (come Leopardi, vedi il Dialogo di Plotino e di Porfirio), ma evidentemente personalissimi e indicibili. Ma proprio in quanto articola il suo nichilimo emetico (nel senso di una nausea totale dell’essente)in poesia e partecipazione ad un blog di cristiani e di sentimentali (ove sentimentale è detto simpateticamente), quel nichilismo non è credibile se non come cifra di un vissuto. In altre parole, il filosofo non può discutere con Marina Pizzi, ed Elena F. compie un’impresa impossibile. La strada della Pizzi e quella dei filosofi (e dei teologi) divergono.

    Rispondi
  37. elena f.

    @marina

    puoi ammirare solo i suicidi visto che i non nati non esistono e non sono mai esistiti.
    in questa tua ammirazione sta tutta la tua libera scelta di vedere il reale, cioè ciò che esiste come tenebroso e terrificante e di pensare che sia meglio il non essere che l’essere. il tragico però è che in tutto questo a te è dato di essere e non il non essere e non potrai mai sapere se davvero non essere sia bene come tu pensi chè non ti è dato farne esperienza, perchè bene e male attengono solo al reale esistente e non si declinano per ciò che non esiste.

    quanto all’essere o meno accettati credo dipenda non tanto nel dare o ricevere consensi nel dare o ricevere ragione o torto, quanto nel ricevere uno spazio dove esprimere il proprio pensiero e dove questo pensiero non cada nell’indifferenza, ma sia ascoltato. mi pare che nessuno ti limiti lo spazio o sia indifferente al tuo dire, per cui ritengo tu sia accettata da tutti qui, almeno da tutti quelli che si pongono a confronto con te.

    per quello che riguarda il ricevere o dare offese con o meno dolo, quello sta alla coscienza di ciascuno di noi, ciascuno di noi sa con quale animo si pone nella discussione con gli altri

    saluto tutti

    elena f

    Rispondi
  38. marina

    sì divergiamo. in non nati possono essere per es. gli abortiti. i semi concepiti sono controversi. come, anche, “disperdere” il seme secondo i cristiani.

    Rispondi
  39. elena f.

    la libertà di una madre che mette al mondo un figlio sta di fronte alla stessa libertà del figlio che sarà libero di detestare la vita che gli ha dato al punto da odiare quella stessa vita.
    ma anche questo fa parte della vita che si dà nell’assoluta libertà e noi siamo liberi anche in tal senso.rifiutare o accogliere la vita, pensarla un dono o una condanna

    saluto tutti

    elena f

    Rispondi
  40. cara polvere

    anche chi cerca di mettercela tutta per vivere non è un eroe
    è solo uno che cerca di mettercela tutta per vivere di compleanno in compleanno
    ma il discorso s’allargherebbe – ci difacerebbe – ci sommuoverebbe fino a incubarci ancora e ancora

    e dato che ti senti perseguitata da me, Antonella, mi permetto di farti una domanda:
    che ne sai tu dei suicidi
    e di quello che possono o non possono fare?
    sarei lietà tu mi facessi parte delle verità così da te ben suprasserite.
    un saluto
    paola

    Rispondi
  41. Giorgio

    “Anna”, l’unica opera di Alberto Grifi (e anche di Massimo Sarchielli) che ho visto vari anni fa, è un’esperienza indimenticabile: l’utopia assoluta della vita che si fa arte o di un’opera d’arte che si fa vita, e che dall’aspra verità della vita trae la sua bellezza. Peccato sia rimasto un’opera unica nel panorama cinematografico italiano, non ha fatto scuola per nessuno e pochi la conoscono.

    Anche gli artefici di “Anna” sono finiti male: Anna in manicomio, Grifi in povertà.

    Grazie a Davide per questo ricordo.

    Rispondi
  42. Marina Pizzi

    54. Antonella:
    la tua umanità mi commuove. ma i suicidi SONO gli eroi della sconfitta, chi dà la vita per un altro o per gli altri (del plurare dubito, tranne Savl D’Acquisto) è un EROE immenso. ma io spero di non dover più parlare di eroi. sono l’infanzia eterna e pessima dell’umanità. ti bacio

    Rispondi
  43. elena f.

    @58

    sì perchè la libertà si dà soltanto nell’essere e mai nel non essere. il non essere non è dunque non è declinabile nè come libero ne come necessitato, non è e basta. solo all’essere compete accogliere o rifiutare. vivere o morire.la scelta è possibile solo se ci sei, se non ci sei, chi sei per poter scegliere?

    tu puoi pensare e desiderare di non esistere solo perchè esisti
    ma non penseresti affatto se non esistessi.
    puoi rifiutare solo l’essere e puoi rifiutarlo solo ribellandoti a ciò che sei in quanto sei.
    perchè lo ripeto la libertà comincia con l’esistenza, è data insieme ad essa. e si è liberi di vivere o di morire, ti dirò di più si è liberi anche di essere morti viventi.

    saluto tutti

    elena f

    Rispondi
  44. cara polvere

    @marina

    – estratti –

    ti bacio non dover più parlare di eroi. (io)sono l’infanzia eterna e pessima dell’umanità.
    gli abortiti
    i semi concepiti sono controversi.
    nessuno è libero: quanto amiamo i chiodi e i martelli che li conficcano.
    è chiaro che non mi possiate accettare né lo desidero
    ma lo so da tutta la vita.
    tenetevi tutto
    tanto (io) non VOGLIO né so OFFENDERE
    non ho pulpito, né premio, né potere
    né altro niente e non mi amo
    ma guarda
    caso tento
    di non fare proseliti né adoranti

    […l’altare è l’impotenza del sofferto e la potenza dell’offerto…]

    marina. ti sto impazzendo dietro di mia volontà a racimolare quello che scrivi.
    posso suggerirti? senza inchini nè enfasi impanati di spiatto di non lasciare andati persi questi tuoi commenti e quelli che lasci in altri articoli
    a magari raccoglierli
    e magari metterli poi sul tuo blog
    così come schegge belle.
    davvero.
    paola

    Rispondi
  45. Gianluca Pulsoni

    A chi interessa veramente Grifi, dico che amici e conoscenti, tramite associazioni varie, stanno progettando una collana dvd che racchiuda le essenziali sue opere “filmiche”, finite/non finite. Con spezzoni inediti etc. Che magari si trovano in qualche archivio ora invisibile o nei posti più impensati, a svantaggio di tutti. Per info. si consulti lo stesso sito di Grifi. E cmq “Anna” è scaricabile in rete, così come credo “La verifica incerta”.

    Aggiungo poi che uno dei motivi di disgrazia sociale del regista – l’accusa che lo fece mettere in prigione nei sessanta o settanta fu possesso di droga, che aveva in quantità minime – fu in buona parte l’essere uno dei tanti attivi vicini alla banda di Braibanti – altro caso scandalo della nostra società – il cui processo fu l’auto-dimostrazione del bigottismo e della mostruosità cultural-burocratica del nostro paese. E nessuno fece nulla. Se ne dovrebbe ritornare a parlare: almeno in spazi aperti e vivi come questo. E anche perché Braibanti – fino ad oggi, stando a quel che so – è ancora vivo e vegeto. Sotto sfratto, forse. E non so se beneficiario della legge Bacchelli.

    Saluti

    Gianluca

    Rispondi
  46. davidenota

    Implacabilmente elimino con un sol colpo di mouse tutto questo veleno (e naturalmente anche i commenti di risposta, non avendo più ragion d’esserci). Grazie Gianluca per il contributo. Torniamo a Grifi, va’. E al maledetto orsetto Knut.

    Rispondi
  47. cara polvere

    notizia di poco fa.
    l’editore di h.potter ha preso accordi con lo zoo tedesco per scrivere una serie di racconti sull’orsetto.
    si devono sbrigare prima che cresca.
    un saluto
    paola

    Rispondi
  48. Francesco Marotta

    Non ho letto i commenti e seguito la discussione. Intervengo solo per ringraziarti, Davide, per aver ricordato un (altro) grande dimenticato. Purtroppo questo è un paese dove la cultura vale meno che niente, un paese che ha abdicato al pensiero e si è rifugiato nelle confortevoli pattumiere televisive, nei vuoti espansi dove dettano legge opinionisti strappati alle fatiche del grande fratello. Un paese di merda.

    fm

    Rispondi
  49. Carla

    ciao Francesco!
    anche io non ho letto i commenti….
    ma ho sentito un gran baccano…
    e stavo cenando…
    🙂
    baci

    Rispondi
  50. Marina Pizzi

    63. l’orsetto in sé NON è affatto maledetto, anzi! hai sbagliato aggettivo, da buon cristiano? i soldi sono maledetti, solo i soldi!
    dài, Davide, cancella, anche questa risposta!

    Rispondi
  51. Marina Pizzi

    caro Davide,
    solo pochi gg fa mi hai chiesto “permesso” presso la libreria di Viale Marconi per andare a leggere i tuoi versi che io, semisorda e in piedi, ho faticato molto ad udire, in senso fisico! ho addirittura pagto 5 euro di garage per pochi minuti; poi mi sono seduta verso la “cattedra” ed udivo un po’ megio, poi, sùbito, dopo, io e il mio Compagno di sventura ce ne siamo andati. ho hià vissuto, consentimi, alla Berlusconi, la chiusa.
    un affetto, marina

    Rispondi
  52. cara polvere

    io censurerei quello che ha scritto Carla
    a patto che confessi che stava mangiando noccioline dietro le sbarre.
    e poi, Davide.
    l’orsetto l’hai tirato in ballo tu, eefettivamente. orsetto eretto a feticcio di un mondo (pagano?) che adombra e dimentica.

    non credo si sia lesa la memoria della persona da te commemorata, anzi.
    da qui a me pare che tu abbia censurato abbastanza e con abbastanza piglio.
    poi, fai tu.
    il mause è lo scettro dei tempi moderni, dopo il telecomando-
    caramente
    paola

    Rispondi
  53. Marina Pizzi

    74. grazie, paola, un po’ di “donnesca” umanità, queste “donnette” che si fanno preda e prendere dai sentimenti! stai bene e un po’ lieta, marina

    Rispondi
  54. Francesco Marotta

    Non so cosa vi ha preso, e non voglio saperlo.

    Quello dove “una” poesia, una sola!, diventa un capolavoro, solo perché pubblicata su un blog; quello dove nessuno sa chi fosse Alberto Grifi, ma tutti sanno chi sono i protagonisti dei reality e del campionato di calcio; quello…etc. etc: è lo stesso paese nel quale muoiono ogni giorno in media quattro operai, senza che gliene freghi una beata fava a nessuno: i.e.: un paese di merda.

    Saluti e “buona” continuazione…

    fm

    Rispondi
  55. Marina Pizzi

    Davide, ironia? la leggi solo tu!

    Francesco, ribadisco: un paesotto di merda e di censure di cupola. ormai non potresti leggere per intero questo dibattuccio e, poi, che te ne frega? nulla di nuovo sotto il sole: solo la dimenticanza e il tornaconto ideologico, religioso, personale, filosofico e, come sempre, tutte le reclusioni ed esclusioni: per il nostro/ vostro bene, s’intende! ecc.

    ciao, Marina

    Rispondi
  56. Marina Pizzi

    Alberto Grifi: per mia colpa, mia immensa colpa non lo conoscevo e non lo conosco, forse lo conoscerò.? anche questa è una colpa? e dài, Francesco, tutti facciamo o non facciano qualcosa! e la vita è così: immense BIBLIOTECHE atte al nulla o quasi: il tempo è (l’unico)dittatore! ciao, da marina

    Rispondi
  57. Marco Saya

    .79

    …ma tutti sanno chi sono i protagonisti dei reality e del campionato di calcio; quello…etc. etc: è lo stesso paese nel quale muoiono ogni giorno in media quattro operai, senza che gliene freghi una beata fava a nessuno: i.e.: un paese di merda.

    Non posso che condividere Francesco!
    Speriamo che tutta questa merda, a breve , soffochi il potere dei mediocri.

    Ciao
    Marco

    Rispondi
  58. Francesco Marotta

    Marina, non è snobismo, è perché proprio non ho il tempo materiale. Leggo, comunque, tutti i post con attenzione.

    Ciao, Marco.

    mf

    Rispondi
  59. Marina Pizzi

    ma lo so che non è snobismo il tuo, qui si muore di “lavoro” e in senso letterale e noi qui a farmi le corde per impiccarci! demagogia dovunque, comunque o quasi. ciao, francesco, ciao marco saya, marina

    Rispondi
  60. lucaariano

    Francesco hai ragione!L’Italia è un paese così e gli italiani sono fatti alla loro maniera. Io mi sono stancato ci cercare di capirli e non capisco io perchè sono…siamo tremendamente così!Cosa vogliamo farci? Penso sia nel nostro DNA e siamo destinati inevitabilmente al declino sotto tutti i punti di vista…Capiso la tua rabbia, credimi!!!
    Un caro saluto

    Rispondi
  61. Mario Ardenti

    e perchè io no?
    con il permesso di chi ha le chiavi di casa, che giustamente può scegliere.
    e se siamo qui, ci sarà pure un motivo, no? e forse anche un minimo comune denominatore: farsi leggere. Come sempre, quando i fogli, cartacei o di che altro, oltrepassano l’uscio di casa. Siamo tutti convinti non solo di aver qualcosa da dire, ma che sia anche opportuno che altri lo conoscano. Me compreso, che manutengo un blog solo perché sia letto (e non lo è).

    schiocchezze premesse,

    @ 48 marina pizzi

    conosco (parola grossa, ma concedimela) la genesi dello scrivere: farsi “pubblici”, cosa non obbligatoria, E’ cercare proseliti, pur anche in dissenso. Sia pure come delitto preterintenzionale, è insita nella “pubblicità” di ciò che ci costa fatica (ed il tuo scrivere, che seguo in silenzio, è evidentemente “faticoso”) la ricerca di un controcanto. Offrirsi al mondo in forma di poesia, e di più per la natura particolare della poesia, e di più, nello specifico, per la forma e la profondità della tua poesia, è nella storia se non ricerca di plauso, sicuramente ricerca di pubblica “attenzione”: se fosse altrimenti sarebbe il silenzio, il solitario piegarsi tra le proprie carte e le proprie “ragioni”. Non c’è sofisma intellettuale che possa disconoscere nel passo di chi esce di casa, potendo non uscire, la volontà durissima di un confronto, cui è inevitabile discendano a volte proseliti, a volte adoratori o detrattori, sovente indifferenti. Quel passo, a mio avviso, è la prima pietra del pulpito, ed ogni ascolto (anche il mio ascolto di te) ed ogni “risposta” (anche questa risposta) sono tasselli che costruiscono potere: se e cosa farne poi, e di quanto e di quale piacere ci sia latore, è tutt’altra questione.
    io credo che “cercare” una parola sia amarsi, ed è evidente leggendoti con quanto affanno e cura tu cerchi le parole. nessuno si odia in verità, vi è un confine biologico che lo impedisce, e men che meno può odiarsi un poeta (quale tu sei) che d’altro e sempre non può che parlare di sé, e proprio della profondità di quell’amore disperato di sé, incorrisposto sempre da sé medesimi, ed anche per questo assolutamente totale ed assolutamente doloroso.
    e quale più grande prova d’amore per sé stessi che il suicidio? Un altare inviolabile, davanti al quale il passante può alzare le spalle, genuflettersi o sputare, ma che resta lì, in un “io sono” oramai immutabile, e dunque incancellabile.

    tutto qui, l’irrilevante che mi è venuto di dirti. cosa sia rilevante in questi “dibattiti” rimane un mistero, ma il fatto solo di esserci già parla, anzi, grida.

    se ritieni di crederci, un saluto sincero
    mario ardenti

    Rispondi
  62. marina

    mario ardenti, ti ritengo un Amico. ti assicuro, comunque, che NON amo e NON voglio nessun potere, vorrei solo non essere nata. ti saluto con affetto, marina

    Rispondi
  63. Roberto Rossi Testa

    Risposta a # 44
    Caro Mauro, non voleva affatto esserci del sarcasmo su quelle mie considerazioni su “alcuni” cinquantenni. Il fatto che tu non ti ci ritrovi magari depone a tuo favore, davvero, senza sarcasmo e con solidale affetto.
    Ciao,
    Roberto

    Rispondi
  64. Fabio Brotto

    La bellissima argomentazione di Ardenti e la risposta pizziana che si sottrae ad ogni dialettica dimostrano che con la poetessa è radicalmente impossibile la condivisione di un qualsiasi ragionamento.Il campo della condivisione per lei è solo un certo tipo di sentimento. Ella vuole una sola cosa: il nulla. Anzi, ne vuole due: il nulla e il riconoscimento della propria sofferenza e del valore (che ne discende) della sua parola poetica che quella sofferenza dice. Lei vuole un co-sentire che escluda ogni logos. La sua poesia (che poi nella sua essenza è concettosa, ma qui il discorso sarebbe lunghissimo)tende disperatamente all’idioletto, ma ovviamente non può mai giungervi pena la sua stessa negazione come poesia. Questo si riflette anche nell’atteggiamento che la Pizzi assume nello scambio virtuale in questo blog, e che del blog stesso è uno degli elementi più interessanti e rivelatori.Per coerenza, devo dire che le mie parole qui non sono rivolte alla Pizzi ma all’Ardenti.

    Rispondi
  65. lorenzo carlucci

    tutto non ho letto ma GRANDE FRANCESCA MATTEONI che ha detto ciò che volevo dire io, circa la morte di Syd Barrett. io l’ho sentito alla radio e ho frignato.

    lorenzo

    p.s. ma dietro alla polemica che c’è? cosa cambiava se dicevano al tiggì ch’era morto Alberto Grifi? tanto era ignoto ai più. sarebbe stato un segno di che? io veramente ho un dubbio, un dubbio vero: qual’è la radice qual’è la matrice di quest’ansia di “visibilità mediatica” per l’arte? a cosa si richiama? a un’idea di televisione di stato di stato educatore? a una società ideale, di che tipo? sovietico? ha senso partire dall’utopia della riforma della televisione, di per sé? e tutto il resto dell’educazione? se grifi era maestro dell’underground, perché la notizia della sua morte non dev’essere “underground”? deve andare in bocca a emilio fede? che tipo di contentino è? quale è il soggetto che testimonierebbe un riconoscimento di valore all’individuo? la tv dovrebbe fondarsi su criteri di “valore oggettivo” e non commerciali per trascegliere le notizie? e quali sono questi criteri?

    Rispondi
  66. lorenzo carlucci

    scorrendo a caso, trovo questo, di marotta:

    “Purtroppo questo è un paese dove la cultura vale meno che niente, un paese che ha abdicato al pensiero e si è rifugiato nelle confortevoli pattumiere televisive, nei vuoti espansi dove dettano legge opinionisti strappati alle fatiche del grande fratello. Un paese di merda.”

    ma non c’è un problema, francesco, anche in questo lamento anche in questo giudizio? la tv è davvero specchio del “paese”? quand’è che “il paese” siamo anche noi? solo quando è bello non di merda cioè mai o quasi mai? si può giudicare il paese guardando la tivvù? o forse lo si deve giudicare anche in base alle nostre vite, girando per le città e le provincie, girando per le scuole e le università, per le industrie i negozi i mercati? e questo paese è così? è di merda? io conosco gente, giovane e vecchia, che ha in cuore l’amore per lo studio e la conoscenza, che passa il giorno a “studiare e capire”. conosco gente che ha in cuore l’amore per la bellezza e passa il giorno a ricrearla. conosco gente che passa il giorno al lavoro al mercato in ufficio, e ha amore per l’uomo. ho fumato le sigarette con gli impiegati, faccio la spesa con le telefoniste. e non sono persone di merda. e io non sono io, ma anche tu.
    conosco te e nota tutti gli amanti della poesia che passano il giorno a esercitare l’arte, e poi anche lavorano, e magari sono padri buoni uomini degni.
    e le opinioni degli opinionisti del grande fratello entrano in un orecchio escono da un orecchio. non vedi francesco che la tivvù sta collassando su se stessa? e uccidere la merda in televisione è uccidere la merda rappresentata, mentre la vera merda è fuori, perché naturalmente c’è anche fuori, sì.

    ti abbraccio,
    lorenzo

    Rispondi
  67. marina

    92.
    “se grifi era maestro dell’underground, perché la notizia della sua morte non dev’essere “underground”?” commento che condivido per coerenza e per carenza della società. Marina

    Rispondi
  68. dario

    …comunque io ho conosciuto grifi attraverso la televisione (“fuori orario” di alcuni anni fa… e poi i commenti da venezia di ghezzi, che si intitolavano “la verifica incerta”…).
    Comunque non mi dispiace che la morte di grifi non abbia sollevato clamori mediatici “generalisti”. Dispiace molto più la sua vita raminga, dopo la quale una puntata di portapporta postuma mi sarebbe parsa grottesca…

    Rispondi
  69. Francesco Marotta

    Lorenzo, non ho mai detto che la televisione rende scatologico il paese: essa ne è lo specchio fedele, ne asseconda e rimanda istinti e impulsi, ne amplifica l’immaginario fino a farlo coincidere con le pulsioni più basse ed egoistiche, con la reificazione o la messa in ridicolo di tutto ciò che ha parvenze di pensiero e di refrattarietà all’omologazione.

    Non mi chiamo “fuori” e non giudico il paese guardando la tv (che, per mia scelta “vitale”, prima ancora che etica, non vedo da almeno dieci anni): lo faccio proprio perché il mio sguardo è interno a tutti i “luoghi” che tu indichi, ai luoghi dove si spende la vita vera e reale, senza infingimenti e cerone. Ed è proprio lì che le persone che tu indichi evidenziano tutta la loro “anomalia”, la gabbia che le rende “eccezioni” in un mondo dominato da ben altre aspettative e pseudovalori.

    Il fatto che io nella scuola, tu e tanti altri in contesti diversi, si cerchi di fare argine, al limite delle nostre forze e dell’impegno di cui ognuno singolarmente è capace, dice proprio che là fuori la marea monta sempre di più, inarrestabile. Ed è proprio la sua inarrestabilità che non mi/ci fa recedere: basta esserci, sapendo che rinchiudersi nel chiostro consolatorio della bellezza e della poesia fini a se stesse non ha più senso, ammesso che l’abbia mai avuto. Perché di un chiostro consolatorio ormai si tratta, di un’oasi nemmeno più segnalata sulla mappa di un deserto di mobili sabbie. E infatti, a chi parliamo? Per chi scriviamo?

    L’esempio di Alberto Grifi è estremamente sintomatico nella sua simbolicità. E dice di una violentissima rimozione di tutto ciò che perturba, che spezza l’ordine del vuoto nel quale siamo immersi. L’arte, quella vera, non insegna niente: aiuta soltanto, parafrasando Calvino, ad allargare i propri orizzonti, ad essere vigili, a cercare, nell’inferno, tutto ciò che non lo è, e a dargli spazio. Io non ho mai detto di essere fuori dall’inferno, solo perché leggo, studio e scrivo; anzi: leggo, studio e scrivo proprio per scrollarmi di dosso, giorno dopo giorno, un po’ della sua polvere.

    Leggo, studio e scrivo. Ma a partire da una convinzione, talmente attaccata alla pelle da fare tutt’uno con essa: che non ci sarà mai, mai, nessuna opera del pensiero e dell’arte, in nessun tempo, per la quale sacrificherei anche la più “piccola” delle vite umane. Nessuna “poesia” e nessuna “bellezza” potranno mai colmare il vuoto di un’esistenza rubata sul posto di lavoro (tanto per restare nei limiti dell’esempio che avevo fatto: e ben altri se ne potrebbero fare, ancora più devastanti se possibile).

    Allora, fino a quando una vittoria sportiva, le vacanze dei vip (sic!) o la propaganda, da qualsiasi parte venga, tesa a negare a una persona il diritto di scegliere in che “modo” vivere o convivere, nel rispetto dell’analogo diritto degli altri a fare diversamente, terranno il campo, relegando nei “titoli di coda”, o oscurando del tutto, l’omicidio rituale che si consuma ogni giorno nel mondo del lavoro, io continuerò a dire – poesia o non poesia, bellezza o non bellezza – che questo è un paese di merda.

    fm

    Rispondi
  70. Lorenzo Carlucci

    “sudare per mangiare e studiare per conoscere”, è la maledizione di Adamo, non l’hanno inventata emilio fede, prodi costanzo e berlusconi, l’ha inventata dio l’amministra la natura. non siamo i primi a subirla, né gli ultimi.

    io non capisco Nota che è un fan di Pasolini e sembra dimenticare una tra le cose più sensate dette dal poeta: che la vera semplicità e la vera purezza si trovano nell’uomo incolto e si ritrovano soltanto nell’uomo estremamente colto. il che consona felicemente con l’Epitteto tradotto da G.L.: “Egli è da uomo non addottrinato nella filosofia l’addossare agli altri la colpa dei travagli suoi propri, da mezzo addottrinato l’addossarla a se stesso, da addottrinato il non darla né a se stesso né agli altri”.

    lorenzo

    Rispondi
  71. davidenota

    Ciao Lorenzo, ci si rincontra. 😉 Allora, è vero come dice Marina che il tuo commento è condivisibile e coerente, però io continuo a credere in un paese che non lasci morire di fame dopo calvari infiniti di sfratti e malattie artisti come Alberto Grifi, Sergio Citti, solo per fare due esempi recenti, finestre su quel che è diventato il nostro paese, con un quotidiano come Il corriere della Sera che dal 1990 al 1995 ha pubblicato solo un (UN) articolo di poesia italiana contemporanea (record europeo) e con una programmazione televisiva genialmente perfida all’interno della quale i tg devono mimetizzarsi. Forse non cambierebbe nulla se non i canoni ipocriti delle buone maniere, che senza dubbio preferisco alla sfacciataggine berlusconiana, ma non credo ci sia nulla di male nel fatto che un ragazzo di provincia possa avere per lo meno la “possibilità” di conoscere un autore importante. Tanto più che artisti come Grifi e come lo stesso Braibanti (attualmente sotto sfratto) hanno creduto molto nel rapporto con il pubblico (un mediometraggio come Il grande freddo non voleva di certo essere pellicola di nicchia). Non gli è stato permesso. Questo rapporto gli è stato precluso, proibito. Quanto costruito represso (storia comune credo a tutti coloro che provengono dagli anni ’70). Questo è il punto, forse: ad un artista oggi non è PERMESSO esprimersi. Alla comunità di cittadini oggi non è PERMESSO ascoltare poesia. Questo mio discorso potrà essere smontato e contestato come vuoi, ma io credo in un’altra nazione, in un’altra comunità, in un’altra polis, e soprattutto in un’altra cittadinanza. In cui non ci sono puntate agghiaccianti di Porta a porta sul funerale di un regista ma, piuttosto, i suoi film in tv. Non solo il giorno della morte, magari anche un po’ prima.

    Rispondi
  72. davidenota

    P.s.
    Per “non è permesso esprimersi” intendo: “non è permesso utilizzare gli strumenti della comunicazione di massa”.

    Rispondi
  73. cara polvere

    Lorenzo ha scritto:

    “io non capisco Nota che è un fan di Pasolini…”

    fan?

    fan?

    fan?

    come i fan(s) dell’orsetto
    e di h.potter?

    guardiamoci dalle losche:-) radici.
    (mi tocca mettere le emoticons, ahimè)
    p.

    Rispondi
  74. cara polvere

    ancora.
    d’accordo per i poeti sotto sfratto. ma.
    ci sono intere famiglie sotto sfratto.
    interi popoli sotto sfratto.
    persino interi morti cadaveri sotto sfratto
    o già sfrattati impunemente mischiando ossa generalità fiori.
    eh.
    p.

    Rispondi
  75. Fabio Brotto

    Ricordo una sera lontana. Dovevo essere alle medie o in quarta ginnasio. Le Eumenidi di Eschilo in prima serata. Sconvolgente, mi ha illuminato. Quei cori, quelle voci, quelle parole… Nel tempo della RAI democristiana che tutto censurava…

    E poi: la musica alta dove la mettiamo? Che un melomane, nel Paese dell’Opera, non abbia mai il piacere di vedere un Verdi o un Rossini in tv, è quasi paradossale.

    Ma appunto: la tv non deve educare, solo intrattenere. Come se poi le due sfere fossero così distinte.

    Rispondi
  76. Francesco Marotta

    “Sudare per mangiare”: e sia. Non so se l’ha inventato dio, né se lo amministra la natura.

    “Morire sul lavoro”, invece, cos’è? Un precetto divino? Una legge di natura?

    Se il primo capoverso della tua risposta era diretto a me, con tutta la buona volontà, Lorenzo, non riesco a seguirti. Il che non significa che non possa essere stato io a spiegarmi male, prima.

    Un caro saluto anche a te.

    fm

    Rispondi
  77. davidenota

    Non avevo letto: condivido e sottoscrivo interamente il commento #97 di Francesco Marotta.

    Per Fabio Brotto: quel che hanno fatto alla musica compositiva e d’opera in Italia è dolorosamente incomprensibile. Recisa una delle più importanti e antiche tradizioni e radici territoriali e comunitarie.

    Rispondi
  78. marina

    103.lo sfratto è il premio grandioso e legale del capitalismo: per gli appena leggermente diversi o sfortunati o altro è la culla della fune velenosa. questa mattina mentre tentavo di arrivare al lavoro ho visto molti strattati con carrelli, secchi, sacchi, barbe, occhi rossi, tante croste e la Stazione Termini con il bivacco, in un angolo, dedicato alla morte di Vanessa Russo: tanti fiori, lumini, biblietti, foto: l’oscenità benevola della morte causata dal viverci uno addosso all’altro in senso fisico letterale. per poter arrivare al lavoro (senza auto privata) la fatica si fa ogni giorno più gigantesca: roma capoccia der monno infame.
    Marina

    Rispondi
  79. andrea tosti

    non capisco…
    in generale non capisco molte cose, mi stupisco sempre meno, e mi indigno meno di quello che vorrei (meno intensamente vorrei aggiungere). Però, davvero, questa tua indignazione, reiterata, riproposta ogni volta, certo motivata da un giusto disappunto, mi lascia davvero freddo…e maldisposto. Non so se sia peggio queto tuo pensiero e la forse sinceramente ingenua ammissione di ingenuità della Marina che qui sopra ti risponde, ma quel che trovo davver fastidioso è il parallelo trito tra il simbolo della miseria morale ed immaginativa dei più e il solito artista di cui CI SI SAREBBE DOVUTI ACCORGERE, MORTO DIMENTICATO ecc, mentre le dimenticanze spesso sono altre, le amnesie infinite, che a ricordarle tutte, a citarle una per una non basterebbe la vita. E poi la sfila di nomi, le altisonanze per giustificare lo sdegno (Ernest, Ray, Duchamp) tanto che il tuo procedere sembra un po’ da manuale, il tuo indignarsi, che non voglio non reputare sincero, un po’ da schema fisso. Mi sembra, dalle tue parole come da quelle di altri, che certa gente di scrittura, tanto contenta del ghetto perchè è nel ghetto che solo si ritrova, ci metterebbe la firma per essere grande e dimenticato (e sul grande potrei dubitare), per far si che qualcuno, un giorno, si ricordi di noi. Poi, e io lo so bene perchè a questo non mi sottraggo, non c’è niente di più bello, di gratificante per l’intellettuale di un certo tipo, che riscoprire quello che gli altri dimenticalo e lanciarsi in questi astrusi quanto scontati paralleli. Nell’amore per qualcosa e nel volerlo trasmettere non c’è niente di male, ma qui c’è qualcosa di diverso, di perverso, che sta fra la paranoia e la lucida consapevolezza.
    E poi, prima di parlare di Disney, ci sarebbe da conoscerlo meglio; come se il povero artista morto in povertà e mal considerato (ma non si parlò allo stesso modo dopo la scomparsa di Fellini?) fosse per forza di cose più valido della grande major. Ti consiglio un bel libro, di un grande pedagogo comunista “In trappola col topo”…che è sempre meglio di altre trappole.

    Rispondi
  80. andrea tosti

    e poi perchè non c’è più nessuno che per questi fenomeni sfoderi la ferocia di uno Swift o di un Dick invece di salire sulle spalle dei grandi solo per dire banalità?

    Rispondi
  81. davidenota

    Ciao Andrea, vorrei poterti rispondere ma non trovo molti appigli sostanziali, al massimo qualche pretesto da polemica minore che sinceramente preferisco non raccogliere.

    Quanto a Disney non ho studiato l’opera, non sono un amante dell’animazione e dunque non mi pronuncio: ho parlato di Disneyland, inteso come parco divertimenti, collodiano paese dei Balocchi eretto a simbolo di un’epoca, il post-moderno, di cui oggi iniziamo a vivere le contraddizioni insanabili (fuori dal parco c’è la guerra; sotto il totem di Topolino i cadaveri; già detto, certo: ma ora VISSUTO; il predetto si incarna); l’eterno presente della narcolessia, l’obbligo alla spensieratezza, l’eterno intrattenimento (da cosa? dalla vita? dall’esistenza?).

    L’Italia è un paese che non riconosce i propri poeti e ciò mi basta. Per disprezzare questa nazione. Per amore di quello che potrebbe essere, e per amore anche dei fratelli che non sono nella possibilità di scegliere (il proprio gusto, i propri costumi, i propri sogni).

    Parlava Debord di “colonizzazione del desiderio”. Non posso non “reiterare” un pensiero giusto.

    Rispondi
  82. lorenzo carlucci

    per me rimane vero questo: il premio della virtù è la virtù stessa. perché questi tizi di cui parli erano o sono sotto sfratto? non hanno mezzi di sostentamento? è colpa nostra? non trovano lavoro? lo stato non dà loro una pensione d’artista? e MENO MALE! ché l’arte è un rischio o un mercato e in entrambi i casi sussiste il rischio di restare al verde. di denari materiali e di denari morali, intellettuali. perché non si è bravi abbastanza o nell’arte o nel commercio. ma questi tizi di cui parli sono anche loro così lamentosi? magari sono contenti, hanno una felicità. io non li conosco. tu Nota equipari “impedimento ad esprimersi” con “impedimento ad esprimersi attraverso i media di comunicazione di massa”. mi sembra assurdo. l’italia non riconosce i suoi poeti? in che senso?? quale è questa forma di riconoscimento che invochi? monumenti? fondi? piazze? manifestazioni? premi? cattedre? l’arte per tutti in televisione? e l’effetto qual’è stato di questa televisione d’un tempo con le opere e il teatro? è stato la generazione di poeti che ci ritroviamo adesso? l’arte non è pane non è pane quotidiano, è un rischio una sfida una libertà. deve fare tutto da sola. si sono iscritti questi tizi di cui parli alle liste di collocamento? si sono messi in fila con i poveracci? se non l’hanno fatto va benissimo, hanno rischiato con la loro arte per la loro arte, ed è andata così. disprezzano anche loro come te il proprio paese? tu disprezzi il tuo paese? perché non te ne vai? qual’è il paese che più s’approssima al tuo ideale di nuova polis? la russia che riconosce Sokurov? vai in Russia allora, cerca lavoro lì. perché il disprezzo è un sentimento proprio brutto non vorrei che tu vivessi troppo con il disprezzo nel cuore. ti farà male.

    saluti,
    lorenzo

    Rispondi
  83. Francesco Marotta

    “La virtù è premio a se stessa”. Immagino anche la bellezza, l’arte, la verità, lo studio, le sudate carte… Stupendo! A pancia piena, e circondati di tutti gli agi, i comfort e i benefit del caso. E gli altri? Beh, ci sono sempre le liste di collocamento, no? E infatti, i due milioni di artisti e poeti presenti in Italia, non vengono forse tutti da lì?……

    Per il resto, cioè il “disprezzo”. Parola grossa, credo. Quando non è usata volutamente fuori contesto, oggi serve unicamente a “etichettare” tutto ciò che, consapevolmente, non vuole omologarsi, princìpi compresi, a iniziare dall’imprescindibile diritto di critica dell’esistente. Il che è tutto dire! Proviamo a pensare a quando il termine è usato a sproposito!

    Troppo distante nel tempo, purtroppo, perché in caso contrario si poteva accusare Dante di “disprezzare” la sua “patria”, cioè il mercimonio quotidiano al quale, con la sua opera, cercava di sottrarsi, umanamente e intellettualmente, da uomo e da poeta.

    Ma fare della critica equivale sempre, oggi come ieri, a ricevere un “invito” all’esilio?

    fm

    Rispondi
  84. davidenota

    Il senso dell’affermazione “l’Italia è un paese che non riconosce i propri poeti” è evidente. Poi è anche evidente che “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, e tutto sommato anche che “non esistono più le mezze stagioni”. La prima forma di riconoscimento che invoco è quella che invocava Mandel’stam per la generazione dei poeti russi nati nel 1890 ed è il rispetto. Il rispetto nasce però anche dall’educazione e dalla diffusione. Alla prima dovrebbero pensare i critici e i redattori di giornali e telegiornali. Alla seconda assessorati e ministeri. Un paese riconosce dunque i propri poeti quando i giornali parlano, nel bene e nel male, dei libri di poesia; quando i telegiornali si occupano di prime teatrali per un giudizio di valore della redazione, foss’anche arbitrario e sbagliato; quando non si chiedono cioè 5 miliardi per un servizio culturale di 1 minuto al tg nazionale; quando non ci sono leggi che vincolano le banche a finanziare solo i registi già finanziati (e un regista non ancora finanziato come farà mai a rientrare in questa fantastica legge?). Ecco cosa significa, in termine pratici, essere un paese che riconosce i propri artisti e poeti.

    Mi ci ritroverei in un paese del genere? Sicuramente no. Mi farebbero schifo gli spettacoli proposti e contesterei i gusti redazionali. Sbufferei dei film scelti per la prima serata e mi annoierei mortalmente di fronte al Rigoletto imbalsamato su Rai tre. Ma questo è un altro conto, perchè stiamo parlando proprio della base, dei banalissimi stucchevoli rudimenti di stato civile che qui sono negati.

    Rispondi
  85. fabry2007

    ricordo che molti anni fa fecero due servizi interessanti in TV: uno su Italo Calvino, e l’altro su Erich Fromm. era circa mezzanotte. il poeta è uomo della notte, come il narratore e lo psicologo. restituirli al giorno è un’impresa disperata.

    Rispondi
  86. lorenzo carlucci

    marotta, non mi stupire così, dicendo:

    ““La virtù è premio a se stessa”. Immagino anche la bellezza, l’arte, la verità, lo studio, le sudate carte… Stupendo! A pancia piena, e circondati di tutti gli agi, i comfort e i benefit del caso. E gli altri? Beh, ci sono sempre le liste di collocamento, no? E infatti, i due milioni di artisti e poeti presenti in Italia, non vengono forse tutti da lì?……”

    ma lo sai quanto guadagna un ricercatore universitario???????????????????
    quali agi, comfort e benefit? ma che stai a di’?????????????????????????? di cosa parli? le liste di collocamento ci sono per tutti, non “per gli altri”.

    tu parli di “chiostro” e chiosto è l’arte se come dici tu è fatta per “sottrarsi”, al mercimonio all’inferno, quest’arte sì è chiostro, sottrazione, negazione, fuga, ma se è così per te non deve esserlo per tutti e io non credo davvero lo fosse per Dante. perché l’arte è anche comunicazione del bene, perché è il bene che ci spinge a comunicare, per esser comunicato. e dunque è positiva, non è una “sottrazione”.

    e tu caro Nota, che ti censuri da solo (che fine ha fatto il tuo messaggio simpatico con la faccetta e “ciao lorenzo”??), e mi dici:

    “Il rispetto nasce però anche dall’educazione e dalla diffusione. Alla prima dovrebbero pensare i critici e i redattori di giornali e telegiornali.”

    ma che stai dicendo? i critici e i redattore di giornali e di telegiornali dovrebbero pensare all’educazione?????????? ma perché????
    in primo luogo pensiamo noi all’educazione dei nostri figli. pensiamoci. poi la scuola poi l’università. ma, anche, l’individuo che sceglie di educarsi. o no? chi è che non rispetta i poeti?? sono pubblicamente sbeffeggiati? o perli della “opinione pubblica”? la poesia è un rischio, l’arte è un rischio non si può pretendere di essere rispettati soltanto perché si cerca d’essere artisti, o no? l’artista è sempre a rischio di sbeffeggio, perché tanto mette in gioco. di sé, per sé, per gli altri. senza questo rischio non c’è possibilità dell’arte. per mandelstam la questione era politica non poetica, lo sai bene, no? qualcuno ti manda in esilio per le poesie che scrivi?

    ciao,
    lorenzo

    Rispondi
  87. davidenota

    Sto dicendo una cosa talmente scontata ed ovvia, davvero banalissimi stucchevoli rudimenti di stato civile, da gestione democristiana della Rai (come diceva prima qualcuno), che mi sembra assurdo starne qui a discutere.

    Sì, i poeti sono pubblicamente sbeffeggiati.

    Per Mandel’stam la questione era innanzitutto poetica. In un secondo momento della sua vita diventa purtroppo politica.

    Rispondi
  88. davidenota

    Al contrario oggi la questione è innanzitutto politica.

    Sì, qualcuno mi manda in esilio non solo per le poesie che scrivo ma per la decisione stessa di scrivere poesie. La differenza dal passato è che i confini del capitalismo post-moderno sono invisibili e soprattutto sono ovunque.

    Rispondi
  89. GiusCo

    Nota, abbi pazienza, cerco di seguirti ma e’ impossibile: ad una intuizione seguono cento ghirigori, altrettanti lamenti e mille ripensamenti. Dacci un taglio, davvero: nessuno sbeffeggia o ammazza un poeta, siamo (siete) in Italia, non in Iraq o a Cuba. Se dai ad una persona normale un libro di poesie, potra’ al massimo restituirtelo ma non ti ride dietro; se invece ti metti a fare politica, comunicazione, filosofia, sociologia e matematica partendo da poeta, fanno bene a riderti dietro.

    C’e’ in molti tuoi scritti una massa cosi’ imponente di frustrazioni e ambizioni (sbagliate?) da devastare un toro, senza che vi sia succo. Il succo per il poeta e’ dato dalle poesie che scrive, che non sono un mezzo per fare carriera (?) ma piuttosto per raccogliere affinita’, dalle quali partire in altro modo per gli scopi che anche tu sembri porti. Come stanno provando a fare qua dentro, del resto, col buon pastore, il maestro sanguigno, i guastatori e compagnia cantante.

    Questo pot-pourri di devastazioni che cerchi di sintetizzare non costruisce niente e non aggiunge niente alla coscienza, alla conoscenza e all’esperienza artistica collettiva. Capisco che i 25 anni pesino, urgano, spingano ma, davvero, prendi un ruolo da adulto e parti da li’, altrimenti finirai in cenere e si’ deriso, ma non perche’ sei poeta.

    Prenditi mezzora: leggiti una mia commediola (http://www.nabanassar.com/cinqcinq.pdf), ritempra le meningi e rifletti sui tuoi talenti come uomo e come artista, cercando di imparare ad usarli con maggiore efficacia. Buona fortuna. —GiusCo—

    Rispondi
  90. cara polvere

    Davide, scasami ma a mio parere è un vizio d’origine
    il “decidere” di scrivere poesia
    e all’esilio di cui tu parli non credo possa mandarti nessuno
    quello si è una tua decisione volontaria
    (vuoi per tanti e indiscutibili motivi)
    come lo è per molti altri.
    un saluto
    paola

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  91. Francesco Marotta

    Ormai è chiaro come il sole, almeno per quel che mi riguarda:

    1) Davide Nota ha la capacità, innata, di non farsi capire, di “drammatizzare”, di accentuare i toni e ampliare all’inverosimile i confini delle questioni che pone;

    2) Davide Nota può scrivere quello che vuole, con le intenzioni più semplici e intelligibili, come quella di denunciare, ricordando un artista scomparso, lo stato pietoso (e comatoso) della cultura in Italia: ma non gli serve a niente: quello è solo, e unicamente, per gli altri, lo spunto per dargli addosso, con una caterva asfissiante di domande retoriche e di inviti alla lettura (sic!) e a un certo tipo di comportamento; con una serie di critiche e di riferimenti ad personam che investono l’insieme delle sue scelte e delle sue modalità di esistenza e di scrittura. Ma da dove, o da chi, deriva tanta auctoritas? “Chi fuor li maggior tui”, gli si potrebbe chiedere.

    Io propendo, totalmente, per la seconda ipotesi.
    E nel caso non fossi d’accordo con quello che scrive, e avessi voglia di intervenire, lo farei unicamente entrando e contestando nel merito. E infatti, nessuno mi autorizza a scassargli la uàllera con inviti pressanti a comportarsi e a fare quello che io, dall’alto della mia raggiunta saggezza (sic!!!!), ritengo regola naturale di condotta.

    fm

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  92. davidenota

    La cosa un po’ divertente e un po’ no è che ho scritto delle cose talmente ovvie e scontate, talmente “normali”, che questo “coccodrillo sarcastico” sarebbe dovuto passare quasi inosservato… davvero non mi capacito…

    GiusCo, vado di fretta, in serata leggerò la commedia che hai linkato, poi cercherò di risponderti. Intanto grazie dei consigli e delle critiche, con sincero rispetto.

    Rispondi
  93. Lorenzo Carlucci

    Nota, sarà forse perché hai scritto cose totalmente “banali e scontate” come tu dici, che hai ricevuto delle critiche? Non vedo la contraddizione.

    Ciao, buona lettura di commedia, poi facci sapere com’è andata.

    Lorenzo

    Rispondi
  94. Lorenzo Carlucci

    (tra l’altro mi incuriosisce come allegramente tu manchi di rispetto a me che non ti insulto né ho la faccia tosta di consigliarti di studiare le mie opere e invece esprimi formale e “sincero rispetto” al cornacchia… mah… misteri della fede… misteri dell’ovvietà)

    lorenz

    Rispondi
  95. R.

    … e mò (da “mox” lat.) basta!!
    proprio parole in libertà le tue (lorenzo) e proprio acqua quella che fanno in gran copia da ogni parte!… oh carlucci, non mi appare per niente tanto manifesta l’ovvietà di ciò che davide, tra l’altro molto umilmente (e l’umiltà non va ripagata colla moneta colla quale l’ho vista ripagare, anche da te), che davide _ dicevo _ ha deciso di condividere con i lettori di questo blog (ricevendo tra l’altro qualche ringraziamento in merito alla possibilità offerta a chi non lo conoscesse di conoscere alberto grifi).
    molto più evidente per chi ha un minimo di memoria storica in riferimento al blog stesso è invece una sorta di recidività da parte tua nell’appigliarti con tenacia davvero indefessa a qual si voglia pretesto (e in barba alla dignità, a mio avviso) per dedicarti all’attività che più sembra riscattarti da una natura forse matrigna, da una vita avara di soddisfazioni (?) : davide nota.
    sei davvero tanto scontento della tua condizione? a tal punto da sentirti tanto in debito col destino per l’averti offerto questa valvola di sfogo (nota) da mostrare sprezzo di te stesso e della tua dignità nello sparare a caso? lo fai colle lacrime agli occhi dalla commozione quando sottoscrivi qualche inutile critica perloppiù personale anche quando si pavesa di cavilli filologici?
    sei pessimo.
    cerca di fare meno il gradasso: “Ciao, buona lettura di commedia, poi facci sapere com’è andata.” che tono da sberleffo da scuola media è?

    tante care cose a tutti

    Rispondi
  96. Lorenzo Carlucci

    “sei davvero tanto scontento della tua condizione?”

    – no

    “a tal punto da sentirti tanto in debito col destino per l’averti offerto questa valvola di sfogo (nota) da mostrare sprezzo di te stesso e della tua dignità nello sparare a caso?”

    – ho discusso con tanti altri oltre nota. con molti altri molto più che con nota. con nota, mi pare, due o tre volte.

    “che tono da sberleffo da scuola media è?”

    – lo sberleffo in questo caso era rivolto ad altri.

    “sei pessimo.”

    – che tono è questo? da prima liceo? da primo anno di università?

    ciao
    lorenzo carlucci

    p.s. ma tu chi sei?

    Rispondi
  97. Lorenzo Carlucci

    Roberta, piacere di conoscerti, tu dici:

    “davide, tra l’altro molto umilmente […] ha deciso di condividere con i lettori di questo blog (ricevendo tra l’altro qualche ringraziamento in merito alla possibilità offerta a chi non lo conoscesse di conoscere alberto grifi).”

    e mi dai occasione di spiegare forse meglio i motivi delle mie reazioni: questa umiltà di cui parli non la vedo, e sai perché? perché nota non ha fatto un post su “grifi”, con l’intento di farcelo conoscere (magari quando era vivo). ha fatto un post di lamento (che ora va sotto il nome di critica) contro i media la società e l’italia, in cui la morte di grifi (anzi la mancata copertura mediatica della morte di grifi) è soltanto un pretesto. non a caso il post si chiama “maledetto orsetto knutt” e non “in memoria di alberto grifi”, e la foto è di un adorabile orsetto, non di alberto grifi. e il contenuto è solo tangenzialmente connesso al lavoro di grifi, mentre il grosso del testo è un esercizio di per me NAUSEABONDA retorica e di qualunquismo e per tanto non mi stancherò di rispondere fintanto che avrò pietre in tasca per fare buchi nell’acqua. senza offesa ad alcuno. a rischio del risibile rispetto.

    saluti,
    lorenzo

    Rispondi
  98. Ambrogio Colombo

    Non vedo perché prendersela tanto, signor Lorenzo: se uno ha piacere di farsi dare dell’immaturo in pubblico (‘prendi un ruolo da adulto’) e di farsi, sempre pubblicamente, indicare il sillabario più adatto (‘leggiti una mia commediola’), vuol dire che ha le sue buone ragioni per farlo. Lasci perdere, alla fin fine ognuno ha il ‘maestro’ che si merita, visto che se lo sceglie.

    p.s.

    Aggiungo i miei più sinceri auguri di buon lavoro al blog, soprattutto perché, finalmente, qualcuno ne ha fatto la radiografia (‘il buon pastore, il maestro sanguigno, i guastatori e compagnia cantante’) e io adesso so chi leggere quando vengo da queste parti.

    Non potreste, per ulteriore comodità del visitatore anche occasionale, mettere nel ‘chi siamo’, accanto al nome di ognuno dei redattori, un asterisco rosso o blu, a seconda che si tratti di ‘guastatore’ o ‘cantante’? Oppure scrivere direttamente che avete un supervisore che, passando di tanto in tanto, mette a posto le cose.

    I miei ossequi, signori.

    Ambrogio Colombo

    Rispondi
  99. davidenota

    Ciao Lorenzo,
    non è la prima volta che mi occupo di Alberto Grifi: mesi fa pubblicai due articoli di studio sul mio vecchio blog (Carta Sporca) che puoi ancora trovare a questa pagina
    http://www.davidenota.splinder.com/?from=10
    Ancora acqua, mi spiace. Però se insisti prima o poi una barchetta la trovi. Ciao.

    Ad Ambrogio Colombo: non so minimamente chi sia GiusCo. Ho solo detto che ho trovato le sue parole più rispettose e quindi rispettabili degli interventi pretestuosi di tal Carlucci Lorenzo che si diverte da mesi a sabotare ogni mio intervento o ogni discussione, di qualunque contenuto esse siano, con provocazioni di varia natura, dagli scherni ai cavilli filologici, il tutto condito con un tono da bulletto frustrato, mosso da non so quale violenta forma di rancore o invidia o desiderio di fastidiare gratuitamente una persona che semplicemente cerca di fare il proprio lavoro.

    Rispondi
  100. Gianluca Pulsoni

    E a proposito di Grifi… spero che qualcuno di voi abbia visto ieri Fuoriorario… davano una delle sue ultime cose, A PROPOSITO DEGLI EFFETTI SPECIALI… (con dei flashes a mio avvisto strepitosi da TRANSFERT CON CAMERA di Braibanti) e poi, introdotto da una storica presentazione dello stesso Grifi, davano ANNA… qualcosa da vedere e rivedere – checché certa critica a suo tempo non apprezzò perché non capì il lavoro. E perché non capì mai, con problemi legati al personale, l’idea di cinema che muove tutta l’opera e la “vita delle opere” dello stesso.

    Saluti

    Gianluca

    Rispondi
  101. Nino Dejosso

    Posso darti ragione su tutto, ma non sul tuo titolo, completamente fuori luogo oltre che penoso. La gente si lascia emozionare da ciò che vede e che sente. Io stesso, che pure mi ritengo attento a parecchi avvenimenti, ignoravo la fine del signor Alberto Grifi. I media ne hanno forse parlato? Forse un titolo più intelligente sarebbe stato “Maledetti media!”, magari con un sottotitolo che ne spiegasse sinteticamente il perchè. Non ti pare? Ho capito. Non ti pare. Pazienza! Nel frattempo ti auguro un buonproseguimento della tua giornata. Nino ^___^

    Rispondi
  102. davidenota

    Grazie signor Nino Dejosso, buona giornata anche a lei.
    Il titolo, eheh (accetto il penoso), è stato un gioco, uno scherzo di cui ridere. Speravo fosse chiaro che sottointendesse il senso “maledetta sotto-cultura televisiva che intrattiene e diseduca l’umanità alla vita, all’arte etc…” o meglio dire “maledetta colonizzazione del desiderio che aliena il soggetto dalle sue esigenze individuali”. Non voleva essere un saggio critico, nè un manifesto politico, nè un intervento filosofico. Quindi ho usato le parole che più amo, le semplici sbagliate parole che si usano con gli amici, al bar. Solo un sorriso amaro che volevo condividere. Questo voleva essere questo intervento, nient’altro: un sorriso amaro.
    Ciao a tutti, grazie.

    Rispondi
  103. lorenzo carlucci

    caro nota, sul tuo ultimo intervento (per ora n. 132), preferisco non dilungarmi, per quanto mi terrorizzi la mistura di una paranoia del tutto infondata con falsità bell’e buone (“si diverte da mesi a sabotare ogni mio intervento o ogni discussione”), e per quanto potrei invitarti a citarmi un mio intervento paragonabile al tuo per quantità e natura degli insulti personali che vi hai stipato.

    mi limito dunque a dirti che più che divertirmi a “fastidiare gratuitamente una persona che semplicemente cerca di fare il proprio lavoro”, io non ho la benché minima idea di quale sia il tuo “lavoro”, e non credo affatto di fare interventi “gratuiti”, se non in quanto non remunerati con moneta d’alcun tipo.

    saluti.
    lorenzo

    Rispondi
  104. lorenzo carlucci

    un grande piccolo p.s.: per trasparenza vorrei far notare a tutti che mister nota continua a produrre post insultanti (l’ultimo era “tu rompi solo i coglioni”) per poi cancellarli poco dopo, viziando in tal modo la discussione irrimediabilmente, e facendo cosa ai miei occhi – che li leggono prima che spaiano – davvero poco gradita.

    saluti,
    lorenzo

    Rispondi
  105. davidenota

    un piccolo piccolo p.s.: per trasparenza vorrei far notare a lorenzo carlucci che ogni giorno, dichiaratamente (vd. commenti #33, #40, #63) cancello gli interventi inutilmente offensivi e tutti i commenti di risposta (che in sè non avrebbero più senso).
    nell’ultima potatura ci sono capitati, tra gli altri, anche dei miei commenti (di risposta), oltre che un commento di lode nei miei confronti e di grave sottovalutazione nei tuoi, che ho ugualmente ritenuto opportuno cancellare. queste sono le regole, che credo di aver rispettato sin dall’inizio in maniera nient’affatto personalistica.

    Rispondi
  106. Pandora

    Vorrei far notare a tutti quanti che questo discutibile-discusso articolo del signor Nota, ha ottenuto quantomeno il risultato di far leggere a 1300 persone il nome Grifi.
    Neanche io concordo col mezzo, ma credo che tutti siamo più o meno convinti che il fine sia giusto.
    Forse in questo caso il fine ha giustificato il mezzo, ed è solo quello che conta.
    Conta la bontà delle intenzioni, e quello che le intenzioni realizzano.

    p.s. non mi interessano normalmente le polemiche, ma il signor spaiare sono mesi che attua una politica persecutoria nei confronti di davide.. la critica è inutile se non è costruttiva.

    Rispondi
  107. lorenzo carlucci

    caro davide, la tua incoerenza e la tua veemenza toccano punte divine. indulgi a scrivermi e postare insulti e poi ti penti e li cancelli. fantastico. a me gli insulti non danno fastidio e personalmente preferisco i post non ritoccati. ma comunque, se non ritieni insultante quello che scrivi al #132, i commenti che hai “potato” dovevano essere veramente atroci.

    ciao, buon lavoro
    lorenzo

    Rispondi
  108. davidenota

    Ciao Gianluca, no, non sapevo e non ho visto (ieri ero impegnato nella visione, mea culpa prima, de I pugni in tasca di Bellocchio; aveva davvero ragione Garrell a considerarlo un punto di riferimento europeo). Puoi dirci qualcosa su “A PROPOSITO DEGLI EFFETTI SPECIALI”, che non ho visto?
    Ciao!

    Rispondi
  109. andrea tosti

    Poveri cadaveri…e non parlo solo di Grifi.
    E quanta arroganza, da illuminati, da eletti, da principi del regno dell’amnesia.
    si poteva ricordare grifi (e raitre lo ha fatto, con puntualità ma discrezione) e si poteva usarlo per polemiche steriche e un tantino autocelebrative. “io, davide nota, (come direbbe de andrè “col mio collezionismo di parole complicate”) sono se non l’unico uno dei pochi ad essersi accorto di questo grande artista che è scomparso principalmente per permettermi di polemizzare sui modi della sua scomparsa. Non una dichiarazione d’amore, o di dolore per la scomparsa, ma l’arrogarsi il diritto di sottolineare cose che tutti sanno ma solo io so dire. Non un omaggio doveroso e puntuale, ma un alquanto ridicolo parallelo con uno dei tanti simboli di questa contemporanea decadenza.
    Caro Davide, che cerchi quel Golia da combattere con tanta, reiterata insistenza, hai voluto, con la tua mail, mettermi a parte di questi tuoi (s)ragionamenti. E avrei preferito, piuttosto che riservarmi il posto scomodo del polemizzatore, che tu mi avessi risposto puntualmente, ed educamente, come ho fatto io. Credo cperò che ti si addica più il ruolo del profeta (certo delle cause perse) piuttosto che quello di cui avrei voluto vederti rivestito. Ogni squallore ha il suo pubblico, e se in Italia piangere è diventato di moda, non capisco che differnza faccia lacrimare nel corso di qualche pomeridiana trasmissione per massaie (e non solo per loro) o per un pubblico, si suppone più degno, di intellettuali, sensibili o presunti tali. Lacrimazioni.
    Io il mio omaggio a Grifi l’ho fatto stanotte, rivedendomi con piacere e partecipazione (anche polemica certo) il suo bellissimo “Anna”, fino alle sei del mattino.
    In un’intervista prima del film era lo stesso artista a dire, ammettendo una propria vigliaccheria, che era molto più comodo cercare di filmare una realtà piuttosto che adoperarsi per cambiarla. Vorrei concludere con una citazione, visto che vanno tanto di moda, ma non ne ho di adatte.

    Rispondi
  110. davidenota

    Andrea, mi sembra di aver raccolto il tuo commento e averti risposto piuttosto educatamente. Il #111 è infatti tutto ciò che ho e che posso dire in risposta alle tue critiche. Per il resto, su questo mio presunto cinismo esibizionista sulle spalle dei cadaveri, che posso dirti? Mi spiace, mi scuso per la mia disgustosa persona.
    Credimi: nessuna forma di supponenza, per lo meno non volontaria. Solo un po’ di crescente imbarazzo.

    E se si tira in ballo ogni volta la mia persona, il mio eventuale o immaginario passato, la mia eventuale o immaginaria personalità, la mia eventuale o immaginaria simpatia o antipatia, e non la sostanza di quanto scrivo, non è di certo colpa mia. Si vede che dovrò cambiare nome o firmarmi d’ora in poi con una Z come zorro.

    Davvero non capisco. Ma per caso mi conosci? Mi frequenti? Abbiamo mai parlato di Grifi? Spiegami solo con quale sfacciataggine ti permetti di pensare di conoscere lo spirito che mi muove. E io che cosa dovrei risponderti a proposito? Spiegami, consigliami…

    Cmq sia ho cambiato idea. Viva l’orsetto Knut. Lo amo. Penso che partirò presto per Berlino.
    Ciao a tutti.

    Rispondi
  111. orsetto Knut

    “Amore e ‘l cor gentil sono una cosa,
    sì come il saggio in suo dittare pone,
    e così esser l’un sanza l’altro osa
    com’alma razional sanza ragione…”

    Alla fine l’Amore vince sempre…

    Saluti affettuosi da Berlino!

    Orsetto knut

    Rispondi
  112. andrea tosti

    ma chi se ne frega di chi sei (e anche dell’orsetto knut)…questo è il punto. Io di te non so niente. Però…tu forse mi conosci visto che sono anni che mi mandi i tuoi articoli sperando, credo, di suscitare interesse, dialogo.
    Allora…allora io non ti conosco, non pretendo di conoscerti. Infatti non rispondo al Davide Nota che non conosco, ma a quello che si espone con le sue parole, qui, come altrove. Ed su queste parole che rifletto ed è a queste parole che rispondo. Pensavo di trovare una discussione, anche accesa; ho trovato muri deprimenti e mi annoio.
    credo che la cosa si chiuda qui

    Rispondi
  113. davidenota

    Io discuto accettando anche i toni più aspri della contestazione purchè le polemiche non siano palesemente pretestuose.
    Per pretestuose intendo 1) di carattere personale 2) basate su uno spirito di rivalsa o di sfida egotica 3) basate su un arbitrario processo alle intenzioni.
    Queste sono le uniche tre tipologie di critica che non accetto, perchè non di contenuto nè di confronto, ma del tutto destituite da ogni fondamento, gratuite e finalizzate alla pura e semplice ricerca di un pretesto per demolire pubblicamente la “firma” del pezzo e non il pezzo in sè. Lorenzo Carlucci rientra da mesi nella tipologia numero due, ed è per questo che non troverà mai confronto a meno che non decida di cambiare metodo.
    Tu mi sembra che sia rientrato in tutte e tre le categorie. Sinceramente non me lo aspettavo e non riesco tuttora a capire il motivo dei tuoi interventi, cosa che ti ho scritto sin da subito in privato. Cmq sia ho cercato di rispondere educatamente alle uniche questioni di sostanza che mi avevi posto (e che sono queste: Disney, il problema major, il rapporto tra qualità e distribuzione, il luogo comune del trash tv, perchè secondo me non è un luogo comune ma un’emergenza).
    A quel punto ti trovavi ad un bivio, da una parte potevi dare spago a questo pur piccolo dibattito, dall’altra ribadire una polemica decontetualizzata che in definitiva non era altro che un classicissimo processo alle intenzioni, a cui sinceramente mi rifiuto di rispondere. E hai scelto la seconda opzione. Tutto qui.
    Hola!

    Zorro

    Rispondi
  114. Lorenzo Carlucci

    caro davide, io ti scrivo in piena sincerità: almeno tre individui distinti e indipendenti hanno espresso essenzialmente le stesse critiche a questo tuo post. critiche a ciò che scrivi, non a te come “persona” o come “firma” né alle tue “intenzioni”.

    per quanto riguarda ciò che dici di me, mi limito a dirti che è falso, e a notare che l’incolpare me di far critiche

    “2) basate su uno spirito di rivalsa o di sfida egotica”

    pare essere proprio una critica del tipo di quelle che hai sussunto sotto il tipo 3), ossia

    “3) basate su un arbitrario processo alle intenzioni.”

    oltre che piuttosto volgare. sembri anche molto spesso indulgere in “critiche” del tuo tipo 1), i.e.,

    “1) di carattere personale”

    per quanto mi riguarda, o, come anche tu dici, “alla pura e semplice ricerca di un pretesto per demolire pubblicamente la “firma” del pezzo e non il pezzo in sè”. perché davvero sembra che tu non rifletta su un solo rigo di ciò che ti viene fatto notare.

    saluti,
    lorenzo carlucci

    Rispondi
  115. davidenota

    Alto pistolero! Donde vas tan seguro? En tu camino esta el Zorro!

    Per processo alle intenzioni si intende un processo senza basi nè prove tangibili, cioè senza la benchè minima possibilità da parte del giudicante di azzardare ipotesi dedotte. Le accuse sono dunque a priori e il giudizio è basato esclusivamente su preconcetti. Esempio: Davide scrive di Grifi per fare il figo; Mario fa il buono con Carla per portarsela a letto; Francesco è un ipocrita; Ludovica è una poco di buono.

    Quando invece ti accuso di essere mosso da non so quale spirito strampalato di sfida nei miei confronti lo faccio a ben donde, dopo aver osservato per un ragionevole tempo i tuoi metodi di intervento. Registrando dunque una serie di dati (Il signor X mi attacca per il colore della giacca; giustifico il colore della giacca allora mi attacca per la pettinatura; giustifico la pettinatura allora mi attacca perchè l’anno scorso avevo le scarpe sporche; giustifico anche le scarpe dell’anno scorso allora mi interroga su qualche cavillo grammaticale sulla frase usata per giusticarmi…) posso azzardare una prima ipotesi: il signor X ce l’ha con me, e nulla gli importa del colore della giacca, delle scarpe e della grammatica. Ma perchè il signor X dovrebbe avercela con me? Non ha senso, non mi conosce. Lui stesso mi rassicura sul fatto che non nutre alcun particolare moto d’odio, e mi pare piuttosto credibile. Azzardo dunque una seconda ipotesi: il signor X per una particolare predisposizione psicologica ama sfidare pubblicamente persone che non conosce e cavillare fino allo stremo delle forze su particolari insignificanti del discorso. Nulla o poco gli interessa del tema del confronto, ciò che egli cerca è il confronto fine a se stesso. Ciò che maggiormente lo soddisfa è introdursi in un dibattito già avviato e aggiungere un segno negativo (-) all’opinione del principale relatore. In questo modo egli ha conferma della propria esistenza. Egli esiste come negativo di ciò che non è.

    Questa è una mia ipotesi che attende naturalmente (e speriamo!) di essere smentita dai fatti.
    Ora vado, davvero credimi senza nessun astio. Accetto il volgare e cercherò di essere più riflessivo.

    Buenas noches chico… al proximo duelo.

    Zorro

    Rispondi
  116. lorenzo carlucci

    caro davide zorro,

    a te sembrerà un “cavillo”, ma secondo me il punto è che non ci intendiamo sul significato del termine “cavillare”. ciò che tu chiami “cavillare” io lo chiamo analisi (testuale e contenutistica). sarà forse un problema di standard (?).

    saluti,
    lorenzo

    Rispondi

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