ultimi consigli

una volta gli artigiani lavoravano davanti alla porta. così sto finendo io questo libro. questa sezioncina dovrebbe chiamarsi dichiarazioni personali.  sono curioso di vedere l’effetto che fa. so bene che tutta questa “esposizione” può risultare invadente, ma se uno non vuole correre rischi deve cambiare mestiere.

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Ho provato di tutto: Aulin, Algofen, Antalgil e tante altre medicine. Niente da fare il mal di testa a me viene proprio da dentro. Certe volte vorrei aprirmi la testa e spruzzarla con la pompa con cui si lavano le macchine.   

Sono vedovo. Ho due figli maschi e una femmina. Dieci anni fa sono tornato dalla Svizzera. Oggi compio sessant’anni e non lo sa nessuno.

Io vivo con mia madre che sta tutti i giorni a dirmi che dovevo sposarmi. Mia madre non lo sa che prendo le medicine e che non è vero che ho fatto le domande per fare le supplenze nella scuola. Io non voglio fare più niente. Voglio solo sciupare la mia vita.

Abbiamo questo negozio di frutta da quindici anni ormai. Prima stavamo alla Svizzera. Lì la fatica non finiva mai.Qui basta essere gentili coi clienti, basta dire buongiorno e buonasera e hai già fatto assai.

Lavoro al comune. Siamo una cinquantina. Io sono uno dei pochi che faccio il mio dovere. Gli altri, se possono, cercano di scappottarsela. Gli amministratori a me mi tengono puntato perché io non li ho mai votati. Il sindaco è uno che scherza con tutti, ma con me non deve scherzare. Io se voglio lo faccio andare in galera. Prima che me ne vado in pensione qualche sfizio me lo devo togliere anche con Romeo Gisoldo. Lui è settimo livello e non ha mai fatto niente.   

Mio marito fa il macellaio. Tutti dicono che io sono una brava femmina. Me lo dice anche mio suocero. In effetti io non mi arrabbio mai con nessuno, a parte mio figlio, che mi chiede sempre soldi per mettere la benzina. Mio figlio ha ventinove anni e ha già cambiato tre macchine. Le compra per poco, dice sempre che ha fatto un affare, ma poi spende un sacco di soldi dai meccanici che qui si fanno pagare come se stessimo in città.

Il giorno che è morta mia madre mi è piaciuto come si comportava con me la gente. Dopo qualche giorno la gente ha dimenticato la morte di mia madre e ha ripreso a rimproverami ogni cosa. Non va bene se ingrasso, non va bene se dimagrisco, non va bene se mi vesto elegante, non va bene se mi vesto male. Lo so che quando muoio andrà tutto bene e non avranno niente da ridire.

Voglio bene a Michele quando non è qui, quando sta a Padova a fare l’infermiere e quando mi telefona e mi dice che il primario si fida assai di lui. Gli voglio più bene di chiunque altro, sicuramente più che a mio fratello, che vede sempre le gare di macchine alla televisione. Quando Michele mi scrive fa qualche errore, ma quando scrive Michele ci mette il cuore e io credo a tutto quello che mi dice. Il guaio è quando viene di persona, quando arriva a casa e si mette insieme a mio padre a guardare la televisione.

Credevo in dio e credevano che fossi ateo. Ero interista e credevano che fossi iuventino. Votavo per loro e credevano che votassi per gli altri. Grazie a questa loro infallibile imprecisione comandavano il paese.

Una volta andai con mio padre a Lacedonia. Andammo a vendere la mula. Una volta andai con mio padre ad Aquilonia. Andammo a vendere la vacca. Una volta andai con mio padre ad Andretta. Andammo a vendere la scrofa. Uscivamo solo per andare a vendere qualcosa e non compravamo mai niente.

Siamo tre amici. Andiamo al bar e poi alla pizzeria. Ci andiamo quasi ogni sera. Io che sono il più grande porto il trattore. Gi altri due non fanno lavori in proprio. Uno sta con un meccanico e l’altro col carrozziere. Ogni tanto esce con noi anche il professore. Lo chiamiamo così perché studiava a Napoli e quando usciamo dalla pizzeria puntualmente rivolge gli occhi al cielo e ci indica il nome di quale costellazione.

Avevamo una casa fatta come dio comanda e ce l’hanno tutta storpiata. Ora la ditta vuole che noi dobbiamo pagare trenta milioni di accollo spesa. Per aggiustare settanta metri quadri non sono bastati centotrenta milioni di contributo. La colpa è tutta del geometra. Quello è un affamato di soldi. Noi ai soldi non ci pensiamo proprio. Noi pensiamo alla salute. Mio marito ha l’ulcera e io ho la tiroide che mi funziona male. Il medico mi ha mandato in una clinica qui vicino che non sanno fare niente e trovavo sempre qualche pelo nei maccheroni.  

Sono artigiano, ho imparato il mestiere a tredici anni. La gente qui non capisce niente, io faccio tutto a mano e uso solo legno italiano. Se me n’ero andato al nord a quest’ora ero ricco. Lì c’è diritto e dovere e c’è rispetto per la fatica. Qua vogliono sempre sapere i cazzi tuoi. Comunque forse l’anno prossimo me ne vado a Rimini. Lì c’è Pinuccio Panno che ha un’impresa edile e si cambia una macchina all’anno.

Io faccio l’infermiere all’ospedale. Nel nostro reparto sono tutte vecchie. Il primario è una brava persona e anche la caposala. Io ogni tanto penso che me ne devo andare da qui. Prima c’erano gli amici, c’era sempre gente fuori. Prima andavo anche a giocare a tennis. Adesso le righe del campo si sono cancellate e ogni tanto la pallina finisce in qualche crepa del terreno. Un giorno ho messo un piede in una di queste crepe mentre tentavo di fare una schiacciata sottorete.
La prima con cui sono stato era Sonia. Due anni per avere solo qualche bacio. La seconda con cui sono stato era Michelina. In un anno mi ha fatto si e no un paio di seghe. La terza con cui sono stato era patrizia. Con lei si poteva fare tutto, ma sono rimasto insieme solo per un mese perché era troppo brutta.    

5 pensieri su “ultimi consigli

  1. Giancarlo Tramutoli

    Franco, sarà un gran bel libro.
    (A mio modesto parere che peraltro condivido a volte quasi totalmente).

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  2. mario

    Tutto (molto, troppo) bello, sig. Arminio.
    Bello nel senso di vivo.
    Vivo nel senso di intenso.
    Intenso nel senso (anche) di coraggioso.

    Scopro con lei che il pudore che mi avvolge è codardia
    non potendo cambiare un mestiere che non faccio
    opterò per la decimazione delle aspirazioni.

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