ARSENICI – di Marina Pizzi -2007-

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7.
ode rammento credito felice
guardar di te l’orologio fermo
aureola santa quando la partenza
spericolò un’agave col fiore
alto altissimo per morir di pianta:
di sana pianta il ricordo despota
la mano vecchia che ne scrive l’eco
l’oscenità bambina di restare.


8.
sfrido di me il corpo che sva
ladrone di pavone senza vita
9.
la baraonda del dado è sotto torchio
né per digestione m’innamora la luna
10.
in fondo mi allento per scoprirmi
alla visitazione di un garage
rantolato nelle suole
delle scarpe pesanti di umidità
11.
pungerò il tuo guado
con un solo sguardo
e me ne andrò conclusa
sazia nomea al frullo del celeste
12.
non toccherò le unghie dei gattoni
imbalsamati o vivi che reggono il campanile.
la torre campanaria è il fatto senza l’antefatto
il miele innamorato, l’atrio senza casa.
13.
rape dell’astro il mostriciattolo che si fa
da intruso imponendosi di asilo.
negli anni la cicogna si dà
coma nel viottolo
l’arresto accorre per portarti via.
14.
peccato conservarsi così bene
per uno scarto di buccia
per un’agape di gara che non sa darti
valenze netturbine di ritrovamenti.
15.
nella stanza c’è un’aria un po’ predata
sconfitta dalle aureole dei sogni
è attenta l’alunna come una falena
una dispensa al seme e la prima
fidanza appena sotto un peso
di conchiglia o di ginestra
del deserto quella sua è
una mangiata di persiana.
16.
toccami il ventre pillola di lotta
astrolabio di eclissi i crisantemi
a mongolfiera e poi tornami
con la faccia di un cimelio infante
temuto dalle rotte delle ruspe!
17.
avevo una contumacia di felicità
quasi una vicinanza un contatto
oltretutto equoreo. ti vinsi in un seno
di nodo in nodo il pomo di adamitico
corso. so la sola empirìa del certo
perderti con nenia di venuta
nuda arsura dell’acquerugiola
18.

14 pensieri su “ARSENICI – di Marina Pizzi -2007-

  1. Carla

    ma lo sai che mi fai venire veramente i brividi lunghi?
    io queste poesie me le devo a lungo leggere per cercare di capire quel messaggio misterioso che racchiudono, perchè non è per niente facile la tua poesia, e qui sta la vera bellezza.

    baci
    carla

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  2. Mario Ardenti

    @ carla #3

    io non credo che marina pizzi abbia messaggi da trasmetterci, oltre al comune “sto male”. il messaggio “poetico” difficilmente è altra cosa, come d’altronde poco più che binari sono gli stati umani: “sto male” “sto bene” “non lo so”.
    chi scrive quegli “stati” li veste: lo facciamo tutti, ed anche marina pizzi, che si veste bene.

    buona domenica

    Rispondi
  3. Mario Ardenti

    @ carla

    senza ombra di polemica, io davvero non so cosa possano essere i “messaggi” nell’ambito di cui parliamo e dubito che chi scrive questo genere di “cose” pensi di averne alcuno.
    o forse è il termine “messaggio” che crea confusione, una volta abbandonata la sua formale definizione. io me resto, come detto, all’abito, e risottolineo che trattasi di ottimo abito.

    grazie, e ciao.

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  4. Marina Pizzi

    la poesia è la libertà, ma non il messaggio della libertà. forse se scivo così è più comprensibile: “messaggio”: esso è già insito nelle singole parolette, cara

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  5. cara polvere

    oh. Carla.
    oscillazione tra arte culinaria, cocktails e e felpazioni acquatiche.
    il messaggio. no. non il messaggio.
    di più.
    il messaggio misterioso.
    il criptato.
    il budellico.
    e i tuoi brividi lunghi che mi mettono i brividi.
    sono sensibile al fascino femmino pur essendo femmina anch’io.
    se li hai vuol dire che il messaggio
    ha forato le tue mebrane catodiche
    del pozzo.
    oh. Carla.
    la vera poesia è quella che capiscono tutti?
    la vera poesia è quella che non rapisce nessuno?
    la vera poesia è quella che rapisce solo qualcuno?
    la vera poesia è quella che rapisce solo Carla?
    oh. Carla. i miei omaggi.
    paola

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  6. cara polvere

    la poesia è libera perchè e l’increato.
    la libertà è un concetto d’increato
    nel senso che siamo prigionieri anche solo delle vene che dobbiamo badare a tenere libere,pricionieri della pelle vecchia che si incallisce sotto i piedi e dobbiamo avere cura di raschiarla. siamo schiavi di tutti gli organi, ci mordiamo l’osso sacro da soli comunque e siamo prigionieri del nostro corpo quanto se non di più lo siamo della mente.
    ecc. ecc.
    solo l’increato è libertà.
    e quindi la poesia.questo penso almeno.
    in questo momento.
    un saluto
    paola

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