Reflections (1)

Strano questo millennio nel suo inizio,
figlio di un vecchio poco saggio che
si circonda delle peggiori disgrazie quasi
fossero belle dame da portare a un
happy-hour per un veloce aperitivo
e poi aspettare l’eclisse della città
oscurata e con occhi sopiti guardare
la metro che ingoia l’alba dell’ingordigia

Nessuno vuole capire
che il terreno non è più fertile
Una margherita mi guarda
sparuta tra scarpe che passano

Il poeta anacronistico
interpreta Narciso
Nei panni di Mastrolindo
pulisce l’argentea ruggine

Il business vuole che tu produca
per sentirti il migliore tra i migliori
Come tanti Gennariello aspettiamo
l’educatore, il personal trainer che
in una palestra ci insegna a gonfiare
i muscoli e una bistecca di manzo
ci tiene in linea e mia nonna
ammazzava il tempo preparandomi
dei ravioli con tutto l’amore che
poteva donare e mio nonno mi
scarrozzava in Duomo e quattro
piccioni mi rendevano felice…

La natura è eterna come il tempo
e il tempo piega i nostri corpi
Quel tronco secolare
ne ha viste di tutti i colori
ed io appongo la mia firma
come le visite al museo di storia

L’altro giorno ho incontrato un albanese
Mi ha chiesto se avevo da accendere
Voleva parlare
Abbiamo parlato
Nella nostra diversità
avevamo qualcosa da dirci

E’ così bello buttare giù due righe
tra un semaforo e l’altro furtiva
la parola prende corpo sino al
semaforo successivo in cui si
completa nel discorso che non
ho in mente ma che sta in piedi
barcollando visione di me ubriaco
fradicio nell’incompiutezza della parte

La semplicità è tutto
Peccato che appartenga a pochi
Essere complicati è più semplice
Confondere rende di più
Vorrei essere semplice
La mia confusione non me lo consente

Mi sento (sempre) fuori dal coro di chi
ha fatto della consuetudine il minore
dei mali quando le vere pecore pascolano
libere e il fattore assorto si riposa e le guarda
fumandosi una sigaretta tra la pace della natura.

Se dovessi rappresentare il tempo che vivo
sarei imbarazzato nella scenografia di una
parete bianca che avvolge quattro cocci
di bottiglia lasciati lì per caso da uno sprovveduto
il cui alito confonde l’ordinaria puzza

Talvolta penso alle periferie
favelas costellazioni di poveri
che non hanno un sole che li
possa riscaldare
che non hanno una notte
che li accompagni nel lungo sonno
che non hanno nulla che
li possa convincere a restare
Solo un pallone sgonfio
regala un sorriso al piccolo
ragazzino che gioca la sua partita

La mattina inizia il dramma di un atto
così scontato e povera arte minimale
nei gesti di un fantoccio pedone che
si reca nei bordelli dove la recita di sè
plaude il significato privato dalla vita

Mi piace improvvisare quel poco
che rimane dell’esser libero…
La scelta di una briosche e un cappuccio
quand’è caldo e con la schiuma!

12 pensieri su “Reflections (1)

  1. Carla

    ciao Marco!

    la semplicità è una gran bella parola!

    Ti ho spedito il libro stamattina…
    Buon week end.
    carla

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  2. paola castagna

    La semplicità nel contorto di emozione, meno musica ma l’ode è grande.
    …di me ubriaco
    fradicio nell’incompiutezza della parte

    Rispondi
  3. Marco Saya

    Già A., i ravioli della nonna sinonimo di semplicità nel gustare la vita. Paola, “fradici” immersi in una contraddizione sociale senza scampo, quasi dei “nati per caso”. Grazie Carla per il libro. Buon we a tutti Voi.

    Rispondi
  4. Roberto Rossi Testa

    “La semplicità è tutto”; anche la maturità lo è, come diceva Shakespeare, ma sembra che l’unica (l’ultima) maturità che ci è concessa – e che non potremo goderci – sia quella del frutto più o meno riuscito che cade dall’albero.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  5. lucaariano

    Apprezzo il tuo stile Marco, come ho avuto occasione di dirti!E’ in evoluzione, cambia nel tempo…Questa poesia mi pare di averla già letta ma non ricordo dove?
    Un caro saluto

    Rispondi
  6. Marco Saya

    Ciao Luca, molti di questi frammenti sono editi nel libro che ti ho spedito.

    Si Roberto, complicare è più semplice, anche con le parole è più “facile” giocare e confondere. Faccio l’accostamento sempre con la musica, il “vero” artista, a mio avviso, è colui che mette solo due note al posto giusto, nel momento giusto e quelle due note, poi, lo rendono univoco e riconoscibile. Insomma il “gusto”, questo è la mia definizione di maturità.

    Un caro saluto
    Marco

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