Enrosadira

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I

Tu che ci inondi di musica ancora
anche se ben distorta armonia
della donna perduta ci rimane
il sarcasmo disciolto nel sorriso
di un’innocente e flebile mania:
componi il tanto amato e vano riso.

Dai tempi lontani inaridito
non hai in mano che polvere di cose.
Ma non fermare i dolcissimi suoni
o dei passaggi disperato dio
sedotto dal profumo delle rose.

II

Tu che dell’occidente
conosci la pia rosa dei fruscianti
silenzi d’orizzonte
momento in cui si posa
il cuore degli amanti
e ride dell’eterno incandescente:
rompimi questo duro incantamento.

Io sono nella stasi senza pace
vicino a me si muove ogni vivente
l’erba germoglia intorno a me, la pietra.

III

Dileguare dell’ombra nella luce
della luce nell’ombra: tu sei questo.
Anche se muori d’ombra nell’amore
e se vivi di luce nel dolore.

Resta oscura la madre delle rose.

3 pensieri su “Enrosadira

  1. Roberto Rossi Testa

    Caro Fabio,
    hai scritto una poesia verticale e rocciosa anche se non mancante di appigli per scalarne la (forse innocente, non di sicuro flebile) mania/armonia. Giunti in cima ci si ritrova tanto in alto che si è in basso – e/o viceversa. E’ così che si coglie la meta.
    Un caro saluto,
    Roberto

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