College all’angolo della via – di Kenneth Patchen

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STREET CORNER COLLEGE

Next year the grave grass will cover us.
We stand now and laugh;
Watching the girls go by;
Betting on slow horses; drinking cheap gin.
We have nothing to do; nowhere to go; nobody.

Last year was a year ago; nothing more.
We wern’t younger then; nor older now

We manage to have the look that young men have:
We feel nothing behind our faces, one way or other.

We shall probably not be quite dead when we die.
We were never anything all the way; not even soldiers.

We are the insulted, brother, the desolate boys
Sleepwalkers in a dark and terrible land,
Where solitude is a dirty knife at our throats.
Cold stars watch, us, chum,
Cold stars and the whores.

COLLEGE ALL’ANGOLO DELLA VIA

L’anno prossimo ci coprirà l’erba della tomba.
Ora stiamo su, e ridiamo;
Guardando le ragazze di passaggio;
Puntando su dei brocchi; bevendo gin da quattro soldi.
Da fare non c’è niente; da andare, in nessun posto; c’è nessuno.
L’anno scorso era un anno fa; nient’altro.
Non eravamo più giovani allora; né ora siamo più vecchi.
Riusciamo a tenerci un’aria giovanile;
Dietro le facce non sentiamo niente, in nessun modo.
Probabilmente non saremo davvero morti quando moriremo. E comunque non siamo mai stati niente: nemmeno dei soldati.
Noi siamo gli insultati, fratello, i figli desolati.
Sonnambuli in una terra buia e terribile,
Dove la solitudine è un coltello sporco alle nostre gole.
Stelle fredde ci guardano, socio
Stelle fredde e puttane.

(trad. di FK)

Patchen, poeta beat ingiustamente meno celebrato dei vari Ginsberg, Ferlinghetti ecc.; pacifista, anarchico, scrittore di romanzi sperimentali come “Memorie di un pornografo timido”, (tradotto in italiano da quel ganzo di Luciano Bianciardi) dadaista, surrealista. Beat. Jazz. Basta così?!Un fuori di testa. Poeta amato anche da Sgarbi (e chi se ne frega, direte voi). Amato da me (questo a me frega di più, se permettete). Nato nel 1911, morto nel 1972. Un poeta che mi piace molto, oh yeah; e che piaceva tanto anche al Maestro Henry Miller. Let’s go, ve ne ho regalato un pezzettino, e buona domenica. FK.

15 pensieri su “College all’angolo della via – di Kenneth Patchen

  1. fabry2007

    si ritorna al discorso dei dimenticati, Franz. anche se di Patchen si parla e si scrive, al contrario di altri. mi piace sempre più questo ruolo della rete che restituisce o irrobustisce la memoria.
    buona domenica anche a te.
    fabrizio

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  2. Francesca Matteoni

    Bella la trauduzione e anche quello che dici dopo, Franz. Mi chiedo sempre quanto si tenda ad identificarsi (se non con l’autore almeno con le parole) con ciò che ci colpisce. Ci colpisce sempre perché parla di noi, no? Ma dice cose che non sapevamo o che non abbiamo la forza di dirci.

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  3. mariapia

    Socio non è più “mon semblable, mon frére” hai notato, Franzk, ma lo si capisce bene perché.
    E lo si accetta,anche.
    Ecco là, le facce attuali – forse del moderno,poco da eccepire-
    Maria Pia Q.

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  4. Giovanni Nuscis

    “Noi siamo gli insultati, fratello, i figli desolati.
    Sonnambuli in una terra buia e terribile,
    Dove la solitudine è un coltello sporco alle nostre gole.”

    ottimo testo
    grazie Franz

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  5. Giancarlo Tramutoli

    Forte. Di lui o una vecchia edizione di Guanda. Mi pare che Sgarbi una volta lesse quella bellissima di “Aspetta, aspetta aspetta…(dopo 50 aspetta)…. Ora (colpisci).” Assassino coi guanti gialli (?)
    Ciao Franz.

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  6. Sorellanza

    dimenticato o non dimenticato: poesia a pelle: dolorosa, quale vissuto tessuto da rendere senza averci mai resi liberi o riparati o riscaldati o rinfrescati o rincuorati o consolati.
    “chum” è con amico o compagno, socio ha la forza di affossare nel disincanto però, ed è più consono ai tempi nostri, basati sul dio denaro camuffato da flessibilità e sigle di società più o meno improbabili, ecc.

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  7. lisa

    bella, sì. nel finale forse era meglio mettere: stelle fredde ci guardano, socio, stelle fredde e le puttane.

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