Mister Mattina

di Emanuele Kraushaar

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Il tipo che se ne sta tutta la mattina al bar e che porta solitamente cravatte dai colori impossibili, quello tutti lo chiamano Mister Mattina. Ogni mattina è lì al bancone. Che poi è un po’ suo quel bancone, un po’ suo quel bar.
“E’ una certezza come il sole che sorge” mi dice Salvatore Racconigi. Con lui faccio colazione al bar e poi vado in città. Un giorno offro io e guida lui, un giorno al contrario.

“Due cappucci e due cornetti semplici”.
Mentre beve, Salvatore sfoglia la Gazzetta dello Sport.
“Niente di nuovo, qui ancora parlano di quel gol annullato…”.
Poi si ferma e guarda alla sua destra.
“Bella cravatta pure oggi….” bisbiglia.
E parte con la storia di Mister Mattina.
“Quello lavorava l’orto della madre e le dava una mano a vendere la verdura. Lì, dietro i campi di mio zio. Hai presente? Dove c’è il capannone di Pignetti…”.
Faccio cenno di sì.

“Stava tutto il giorno con una specie di tuta da lavoro, sempre sporco di fango. Sorrideva a tutti quelli che mettevano piede in quel tendone che la madre aveva messo su per vendere quattro carciofi. Era gentile con i clienti perché la madre lo teneva d’occhio senza tregua”.
“E poi?” chiedo.
“E poi niente. La madre è morta. Quello si è affittato il terreno ai Pignetti che c’hanno messo su il loro capannone. E ora è diventato Mister Mattina: se ne sta tutta la mattina al bar a guardare la polacca che serve al bancone”.
Mentre usciamo aggiunge: “E’ quello che dico sempre a mio zio: di mollare i campi e affittarsi il terreno”.
“Ma di pomeriggio che fa?” chiedo.
“Secondo me dorme tutto il giorno. Che altro dovrebbe fare un tipo del genere?” mi dice, mentre saliamo in macchina prima di farci ingoiare dal traffico della città.

2 pensieri su “Mister Mattina

  1. Carla

    il croissant mattiniero è sempre una tentazione!
    ultimamente me lo mangio integrale, con il miele dentro!

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