
Caro Adriano D’Aloia,
Lei mi chiede, nella sua lettera, se “vale la pena”. La mia risposta è: sì, vale la pena. Lei possiede, a mio avviso, una grazia naturale nell’usare e accoppiare le parole e nel sottometterle a una necessità ritmica.
Viva e si lasci vivere, e dopo la possibilità di essere poeta arriverà anche, diciamo così, la poesia in carne e ossa. Occorrono, e bastano, due cose: il dono (e lei ce l’ha) e l’esperienza. Mi faccia sapere!
Il suo libretto, naturalmente, lo tengo io. I libri si fanno per gli altri, no? — Abbia i miei auguri più cordiali per il nuovo anno e per tutto quello che Le sta a cuore.
Giovanni Raboni
Milano, 27 dicembre 2003
Tu vieni dal fondo con un vuoto nelle mani
e sei invisa e clamorosa mentre fissi
il tempo che ci arrampica alla vita
l’ora esatta della posa — tu sei ferma
eppure procedi e stringi fra i tuoi steli
il perimetro dell’aria nella forma
ch’è incolore e trema e buia
ma smuove e si ridicola in un grumo —
vedi, la linea che insisto per traverso
è la trama sfatta che ci annuncia e spaccia
dietro il volto della tempesta
anche il buio ha un’immagine esatta.
dalla sezione
Sull’esempio delle nubi
Le parole parlano una lingua muta
non nascono nel fondo della gola
nel filo perso del fiato
nella grana di una voce dovuta —
vengono dalla conca della mano
solchi come linee di pronuncia
o dalla pianura degli occhi
abitano un’opera notturna, un ingegno
la casa di un angelo minuta
ho bussato e ha risposto un disegno.
*
Attendere il suono delle tue labbra mute
e cucirmi alla tua vita come un lembo
nel gesto con cui il tempo ci conduce
come quasi un autunno (nascosto ma non chiuso)
io sono il bacio che parla la luce
luce nei miei occhi
parte di una parte ceduta
questo che chiami inverno
è un’intera vita innevata
sotto il manto del giorno.
*
Nel rimorso delle parole l’istante
nel deserto fra il deserto e il deserto
ogni luogo si specchia nell’oceano
custodito in un movimento incerto —
tu sei immersa nell’onda che ci ha vinti
sei il gesto scompiglio in cui il moto si decide
se c’è un tempo per le origini remote
se c’è un luogo al di fuori dello sguardo
anche il sole ha occhi gelidi e segreti.
dalla sezione
Un’incompiuta neve
La luna è una pianta e non ci guarda
una differenza negli oggetti
mentre dormi fra piccoli sussulti
sul ciglio di un luogo perduto
in un arco a spalancate lenzuola —
guardare non è avere aperti gli occhi
e fauci in bocca alla verità
un respiro denso, la certezza
che dormi e non la morte domani
ti arrampica a una scala di buio
a scovare i nomi più segreti
come chi ha il sospetto dell’estate
o del tuo volto fra le mani.
*
Il lago parla francese e non capisco
ma ha un’aria nera e le montagne
si scoprono una linea nel cielo
e orecchini di stelle riflesse
ma vedi, un’idea che non voglio
abbracciarmi come un’onda abbraccia
s’aggrappa al collo e confonde la vista
si dice ironia, ma è breccia
si dice avviso, ma è tempesta —
mutato nel volto del gesto
prendo la forma delle mani e ti tasto.
*
Se lei si perde bianca e circospetta
in questo prato buio e adriatico
nell’acqua che si aggrappa alla terra
nel passaggio dalla neve alla materia del vento
la sua mano si muove a fior d’acqua
non per un’impronta umana
perché s’imprime inabisso
e non c’è traccia di quel gesto
come un moto che ingrossa
e non resta.
dalla sezione
Delle nuvole radici
Nel freddo perenne dell’iridi
nella pianura tagliata per orizzontale
leggere gelidi versi e chiedertene una ragione —
io ti ho guardata come si guarda un buio
come si ascolta una vera voce
perso e certo della presenza di un corpo
che attende materia per mano di luce.
*
Emersa dalla linea dei tuoi occhi
la verità si chiude tutta nello sguardo
cucita sul dorso la scrittura è uno spago
di qui alle sue prime avvisaglie
mi lega al confine del lago
della poesia come un’opera pigra
di sperare sia carne e sia ossa —
l’aspetto ma è senza il suo nome
l’aspetto ha di un vago sentore
se illumina una voce sfinita
come minimo dal nulla
arrivare alla vita.
*
Per un buio terreno in una stanza
muoversi l’opera viva del tempo
nell’origine temuta dell’inverno
un’avventura chiusa bianca nelle mani
un desiderio di nuda fedeltà, di infanzia
non la fine sventata dell’eterno
la promessa rifugio degli eventi
in cui si stringe ferita una grazia
di amarci ancora e non ancora dirci amanti.
***
Adriano D’Aloia è nato a Milano nell’estate del 1980 e vive di scritture. È giornalista pubblicista e svolge attività di ricerca e didattica nel campo del cinema e dei media presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
La prima fra le sue opere poetiche è Ombre Brillanti (La pulce – edizioni di passione, 2004/5). Una delle sue poesie, dal titolo SOLITÙDE, è stata stampata dalle Edizioni del Pulcinoelefante (2005). Suoi versi sono inclusi in numerose antologie, fra cui Subway – Poeti Italiani Underground (il Saggiatore, 2006) a cura di Davide Rondoni, e Il Lago Verde (LietoColle, 2006).
Ha ottenuto premi e segnalazioni in numerosi concorsi letterari di livello nazionale (Città di Chieri 2007, Subway-Letteratura 2006, Le notti ritrovate 2005) e a ha partecipato in qualità di autore a eventi e letture pubbliche. Ha curato reading teatrali tratti dalle proprie opere, fra cui di terra in aria. poesie dall’entro della terra.
Le opere riprodotte in nel libro sono realizzate da
Pierantonio Verga
in copertina: La casa dell’angelo, 2006

belle potenti suggestive forti luccicanti vibranti dolci pietose carissime come oggetti di persone care, salate rare e troppe dense e cariche e grazie e in bocca al lupo al D’Aloia e se arriva l’esperienza ma che ci fa le bombe? bello sapere che ho altro nuovo di zecca, da leggere.
Meteore luminose che si posano
su paesaggi interiori
esaltandone la grazia.
“nel deserto fra il deserto e il deserto
ogni luogo si specchia nell’oceano
custodito in un movimento incerto —”
grazie innanzitutto al Valter, per aver postato quest’estratto. e agli altri per le parole d’attenzione. a quella lettera di Raboni, il libro vuol essere una risposta da leggersi negli astri. il desiderio della poesia in “carne e ossa”.
E’ una delle ultime lettere di Raboni? Chissà se uscirà mai un carteggio tipo quelli di Sereni, Parronchi e Bertolucci? Oltre un tuo valore personale affettivo penso abbia anche un valore economico.
Un caro saluto
quel buio negli occhi
fari di ginestre accende
nell’arido assolo del giorno.
uno dei maggiori sforzi mentali dei tempi del liceo scientifico era figurarmi come potesse funzionare il procedimento chimico-fisico della sublimazione: dallo stato solido allo stato gassoso, senza alcunchè di intermedio. poi, finalmente, il d’aloia.
e mai come oggi queste parole le sento mie: “corpo che attende materia per mano di luce”. E con esse la dannazione e il peccato di non voler attendere, di non aver voluto attendere.
Un saluto a tutti, ringrazio per le possibilità di lettura e confronto offerte in queste pagine e tra queste voci. Ho trovato tra voi un autore di cui, anche qui, si sono dati in letture alcuni testi poetici: adriano D’aloia. Poichè scrivo in VIADELLEBELLEDONNE e poichè da poco ho presentato anch’io alcuni suoi testi dello stesso libro qui offerto in lettura, mi chiedevo se è possibile averlo ospite tra noi. Sarebbe bello avere anche voi, tutti, di questo sito, in visita: dunque apro l’invito ad Adriano e lo allargo a voi, ferni.