Giacomo e Maria Grazia Calandrone
(Tratto dal blog di Stefano Guglielmin, www.golfedombre.blogspot.com)
Oggi pomeriggio, lunedì 28 maggio, ore 14,00, alla facoltà di lettere e filosofia di Arezzo, Maria Grazia Calandrone rivisiterà la guerra di Spagna attraverso le parole di Giacomo Calandrone, suo padre.
Giacomo (Savona 1909 – 1975) fu operaio metalmeccanico, sindacalista e volontario nelle Brigate internazionali. Prigioniero in Francia, fu dirigente del P.C.I. in Sicilia dal 1946, deputato comunista della I e II legislatura della Repubblica (1948 – 1958), giornalista politico e autore dei volumi storici e autobiografici La Spagna brucia (Editori Riuniti 1962), Comunisti in Sicilia (Idem, 1972) e Gli anni di Scelba (Vangelista 1975).
Nel suo blog, che invito a leggere, Guglielmin riporta due liriche di Maria Grazia Calandrone, tratte da una serie inedita dal titolo Cinque madri.
A Maria Grazia i migliori auguri per una bella e partecipata conferenza.

peccato non poter assistere all’incontro (sono in Lombardia) – qualcuno ci faccia il bel regalo di un resoconto della conferenza – auguri
peccato non poter assistere – per chi è lontano da Arezzo – cmq. auguri ed un grazie anticipato se qualcuno ci regalerà un post di resoconto dell’incontro
scusate la ripetizione – credevo non fossero partito il 1.
Auguri di cuore.
Un bacio a Maria Grazia.
Mi corre l’obbligo di una doverosa rettifica, visto che nella fretta, per evitare l’uso prolungato di un mezzo non mio, mi è sfuggito un clamoroso refuso: le due liriche a cui si fa cenno nel post, tratte dalla serie inedita “Cinque madri”, sono opera di Maria Grazia e non di suo padre.
Chiedo scusa all’autrice e, appena possibile, correggerò.
fm
Caro Enrico,
si è trattato di una ricognizione storica sulla guerra civile – e sulle tragiche conseguenze della sconfitta in Europa – passata al setaccio delle parole dei poeti (Auden, Spender, Neruda, Prados, Vallejo) intervallate a brani de La Spagna brucia e a frammenti del poemetto con il quale mi è stato urgente rispondere al libro di mio padre. Tutto questo cercando di portare un unico racconto composto da tante voci che arrivasse a farci intendere meglio il presente. Il passato è nella nostra carne e nelle nostre città, lo sappiamo.
Ringrazio di cuore Francesco, Stefano, Carla e tutti quelli che sono sensibili a questo genere di discorso poetico.
un abbraccio
maria grazia