*
Dopo aver fumato un campo d’erba
cominciò a sparare balle di fieno.
Eclissi
Quand’anche l’amore platonico
è diventato plutonico
quando vedendo una stella cadere
esprimi il desiderio
che non ti venga addosso
allora vuol dire
che sei alla frutta
e che hai già chiesto il conto.
Anni sessanta
Nell’ozio assoluto e muto
coi ginocchi ammaccati a giocare
con le figurine dei calciatori
sul pavimento freddo.
Quegli interminabili
pomeriggi bui di inverni ostili.
Incasellato in un punto lontano
di questo spietato gioco dell’oca
da solo, in balìa di un paio di dadi.
*
In un alveare
l’ape regina
la distingui subito
dall’ape rugina:
non ha cioccolato addosso
né il bigliettino col paradosso.
*
Ad Aldo Nove
preferisco sempre
Natalino Otto.
*
Solo me ne vo per la città
con la testa vuota
nell’imbrunire piovigginoso
senza più nessuno scopo
leggero e smanioso
vago col mio ego
divago prima
deliro dopo.
*
A casa nostra
c’è molto dialogo:
lei parla con l’armadio.
Io col televisore!
Da Temporali, I protagonisti, 2002
(collana Zerozerosud a cura di Michele Trecca),


Sei un mito.
Mi associo al commento di Valter… 😉
Un caro saluto
e con me siamo in tre (a ballare l’alligalli).
L’epigramma su Aldo Nove tocca i vertici raggiunti da quel poeta (che ahimè non ricordo come si chiama… qualcuno mi aiuti!) che scrisse una cosa simile dedicata a Carlo Bo.
CARLO BO
No.
Fortini, Marco. Era Franco Fortini.
A casa nostra
c’è molto dialogo:
lei parla con l’armadio.
Io col televisore!
Very fine.
mi piace l’incipit!
e questa, assolutamente!
Anni sessanta
Nell’ozio assoluto e muto
coi ginocchi ammaccati a giocare
con le figurine dei calciatori
sul pavimento freddo.
Quegli interminabili
pomeriggi bui di inverni ostili.
Incasellato in un punto lontano
di questo spietato gioco dell’oca
da solo, in balìa di un paio di dadi
“Ad Aldo Nove
preferisco sempre
Natalino Otto.”
Impagabile, come dire che
“a Bethoven e Sinatra
preferisco l’insalata”.
Ma è logico che dopo
“Solo me ne vo per la città”…