Da molti anni Erre riceve ogni settimana la visita di un uccellino malato; malato, evidentemente, di una di quelle malattie che come si dice allungano la vita.
Le cose vanno sempre allo stesso modo: Erre sente battere ai vetri, apre la finestra e l’uccellino entra affranto, riceve acqua, cibo adatto e cure, quindi s’accomoda in una scatolina imbottita già pronta per lui. Trascorre la notte dormendo di un sonno ora agitato ora quieto, mentre Erre veglia guardandolo. Alle prime luci del giorno l’uccellino, non proprio ristabilito ma certo in condizioni migliori della sera precedente, fa capire in ogni modo la sua volontà d’andarsene, incurante delle esortazioni e delle preghiere di Erre, che alla fine lo lascia volar via. Erre trascorre poi il tempo che lo separa dalla nuova venuta dell’uccellino pensando a lui e a se stesso, a volte intenerito, più sovente cupo. Ora gli è addirittura venuto in mente di munire quella finestra di doppi vetri e di una spessa tenda, da non aprire mai più.

io non credo che riuscirà a farlo
resterà un pensiero appeso alla sua coscienza,
se deciderà di sbarrare quella finestra, Erre si ammalerà.
Cara Carla,
forse Erre è già ammalato e credendo di curare l’uccellino in realtà cura (ma evidentemente con scarsi risultati) se stesso.
Un caro aaluto,
Roberto
forse Erre si è stancato di attendere. o peggio ancora: si è stancato di chiedersi perché l’uccellino non voglia fermarsi, “incurante delle esortazioni e delle preghiere di Erre”. Erre si stancherà e non gli aprirà più. Erre si chiede sempre, forse (il forse precede tutte le ‘affermazioni’, in un discorso come questo): “perché quello che faccio è sempre POCO? se è ABBASTANZA, perché l’uccellino non rimane? ma se è POCO, perché continua a tornare?”. Erre si stanca e decide di non interrogarsi più. credo di capire Erre…
c’è sempre nel doppio (o nella coppia in cui si cerca approfonditamente se stessi) la prevaricazione dell’uno sulla psiche dell’altro. è fisiologico perchè il dominio è re-sistenza per chi domina.
a volte questa dualità diventa così intollerabile (quanto necessaria) tanto da desiderare di scinderla e scindendola (l’imposizione dell’evaporazione della quintessenza della volontà
a questo punto sentità inferma e prevaricata) – e ci si rilega in uno stato appannato di oscurità – di tendaggi assorbiti dal buio. scivolamento primitivo nella metà del tutto egocentrico. il click.
siamo solo se siamo uno, come al solito.
(questo il pensiero che mi è venuto leggendo)
bel testo. dà forza evocativa.
un saluto
paola