POETAS. Racconto a puntate di un viaggio poetico – I

di Alessandro Seri

Coimbra è città poco prima del finis terrae ed ha conformità adatta per diventare storia, tanto che è stata già per cento e passa anni capitale del Portogallo e di storia addosso ne porta tanta. Su questa collina di edifici bianchi posati a scendere fino alle rive del Mondego sono arrivati, come in una specie di adunanza, quaranta poeti da tutto il mondo.

Me li sono immaginati tutti e trentanove prima di partire io stesso, li avevo visti preparare le sacche o le valigie, scegliere il mezzo di trasporto e poi avviarsi tutti insieme alla stessa ora per arrivare tutti insieme il 23 maggio tra pomeriggio e sera come se ad attrarli tutti fosse stata calamita e non coscienza. E poi tutto si avvera, tanto che parte del viaggio si fa anche in comune; da Lisbona a Coimbra per puro caso abbiamo viaggiato insieme io, Jesus Munarriz, poeta editore di Madrid, il più importate giovane poeta inglese Jonathan Morley e la poetessa olandese/cilena Myriam Diaz-Diocartez. E lungo un tragitto di due ore abbiamo scambiato solo poche frasi un po’ per timidezza, un po’ per diffidenza del primo impatto. Solo con qualche sforzo è cominciata la discussione sulla poesia italiana soprattutto con Munarriz che da editore è sempre curioso e cerca di capire. Coimbra appena arrivi sembra un po’ confusa, ma forse è solo maschera perché t’accorgi che tutti sanno dove andare anche se camminano lentamente e il tempo non è fondamentale. Il primo atto conviviale è stata una gran cena in un locale scelto anche per il nome: Bohéme; e per l’ubicazione sul lato nord della cattedrale che sembra un libro di storia dell’arte tutto insieme. Dentro la taverna seduti tra i poeti c’erano anche studenti angeli custodi e professori attenti a confondersi e conoscerci ed io per assonanza sono volutamente capitato sul tavolo degli spagnoli dove ho continuato la discussione, stavolta attraverso il mio spagnolo autodidatta e famigliare, con Munarriz, sempre più curioso di sapere, e con Alexandre Nerium poeta galiziano con gli occhi vispi e una sconfinata simpatia. E mentre assaggiavo il primo vino portoghese e la carne e i dolci pensavo che Cristina (Babino, n.d.r.) sarebbe arrivata tardi per l’aereo che io parto da Roma e lei da Londra, come se fosse un segno del destino che due italiani nati e vissuti distanti pochi metri si debbano riconoscere per la poesia e viaggiare in lungo e in largo su rette congruenti fino a che i punti s’incrociano in certi istanti; così successe ad Oxford, ed ora sarà Coimbra il punto cardinale. Dalla taverna al posto quattro stelle dove dormo mi accompagna in auto la professoressa giovane e simpatica Maria José Canelo e con noi sale Ytzakh Laor, mostro sacro della letteratura israeliana, poeta dissidente, viaggiatore, editorialista di Hahararetz. In questo breve tragitto comincia una lunga e proficua discussione, continuata nella hall dell’albergo sulla politica in Italia, su quel po’, ed è davvero poco, che di poesia contemporanea italiana si conosce in giro per il mondo, e anche sul sindacato. Ytzakh si è dimostrato subito attento, colto, curioso e anticonformista e soprattutto riusciamo a comunicare con facilità dato che lui sembra conoscere bene anche l’italiano, che prendiamo come lingua di riferimento per le nostre lunghe chiacchierate. L’appassionata discussione termina con l’apparire di Cristina nella grande sala d’aspetto, con un sorriso spalancato e un inevitabile abbraccio lungo un giorno. Ora siamo davvero quaranta poetas. Mi congedo da Ytzakh dandogli appuntamento per l’indomani e finalmente i due italiani di provincia e non provinciali, stanziali giramondo possono cominciare a raccontarsi gli eventi degli ultimi mesi lontani e lasciare che la notte scorra sotto il primo cielo portoghese.

(continua)

foto di Alessandro Seri

4 pensieri su “POETAS. Racconto a puntate di un viaggio poetico – I

  1. Francesca Matteoni

    bello! sono la prima a lasciare un commento. Aspetto il resto!!!

    è una cosa molto bella, nonostante la “misteriosa sorte della poesia contemporanea in Italia agli occhi sbigottiti del resto del mondo occidentale” (come Alessandro accenna in più riprese), che la poesia diventi il legame che annulla una distanza affettiva, prima che intellettuale.

    Di cose misteriose per l’Europa, invece l’Italia ne ha a bizzeffe…

    io comunque aspetto sempre di sapere quanto vi siete ingozzati nelle pastelarias.
    ‘notte!

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  2. fabry2007

    concordo con Francesca, un racconto che prende, con quegli strani nomi (Diocartez, una via di mezzo tra un conquistador e una bestemmia) e l’incrociarsi imprevisto dei destini.
    sì, aspettiamo la prossima puntata: ma lì si aggirano ancora l’ombra di Pessoa dai mille nomi e i sogni di Antunes e di De Andrade?

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  3. gugl

    mi aggrego alla brigata di lettori: aspetto il seguito, nella speranza che l’editore madrileno l’abbiate edotto sulla poesia italiana ed ora stia girando per la penisola in cerca dei tesori da voi annunciati 🙂

    un caro saluto

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