Le poesie di Manfred Streubel parlano sottovoce, senza nessuna intenzione di imporsi. Nascono nel quotidiano: il loro centro interiore è l’uomo debole, insicuro, fallibile, l’uomo girovago, all’eterna ricerca di qualche cosa che intuisce ma non sa.
Nessuna certezza.
Nella DDR, dove Streubel ( *1932) vive, il suo modo di essere nel mondo non soddisfa la richiesta d’ impegno politico lanciata dal regime ai suoi letterati ed artisti. Come in tutte le dittature, anche nella DDR, ogni forma di individualismo e di interiorità, risulta, perché non controllabile dagli organi dello stato, il nemico più pericoloso. Al contrario di altri , Streubel però ha la fortuna di essere almeno tollerato. Non è un perseguitato del regime. Lavora in una casa editrice di libri per l’infanzia e ha, anche se con sempre meno consenso, la possibilità di pubblicare.
La vita di Streubel rimane, artisticamente e umanamente, una vita sulla soglia. Soffre di depressione. Il suo matrimonio fallisce. E negli ultimi anni della sua vita, dopo la riunificazione della Germania, scopre con amarezza che la sua poesia , in gran parte sonetti, non sucita interesse né all’est, né all’ovest. La sua vecchia casa editrice si sbarazza di lui e per gli editori della Bundesrepublik la sua vita e le sue opere sono troppo poco spettacolari. Il grande pubblico preferisce casi più clamorosi.
Ma Streubel non è un caso clamoroso, egli è solamente un poeta dei toni sottili e dei naufragi quotidiani. Un uomo senza una teoria della vita, in lotta con e per la fede.
Trovandosi sempre più isolato e ormai privo di ogni speranza, il 10.7.1992, Manfred Streubel, in circostanze ancora oggi poco chiare, pone fine alla propria vita, impiccandosi nella soffitta della propria abitazione. Le sue poesie non sono più in commercio, ritracciabili solo su qualche bancarella d’antiquariato nell’est della Germania, dove si vendono le bellissime edizioni di allora per 20, 30 o 50 centesimi…
(Per maggiore informazioni sull’autore vedi l’archivio di www.nazioneindiana.com)
Kind vor totem Vogel
Daß das Schöne erst in solcher Starre
seine angeborne Scheu verliert!
Wie ich auf den großen Zauber harre,
der den kleinen Zauber repariert!
Wie denn soll ich diesem Körper glauben,
daß ihm gestern noch der Flug gelang?
Muß ich wirklich nun dem Wurm erlauben,
gierig zu verneinen den Gesang?
Wozu ist der Frühling denn gefiedert,
wenn er trotzdem aus den Wolken fällt
wie von einer fernen Faust zerknüllt?
Wenn er meinen Ruf nicht mehr erwidert?
Wenn der Sand ihn so zurückhält,
daß der Anblick mich mit Ekel füllt?
Bambino davanti ad un uccello morto
Che solo nella rigidità
perde il bello il suo innato terrore!
Come attendo la grande magia
che la magia piccola aggiusti!
Ma come posso credere a quel corpo
che ancora ieri riusciva a volare?
Davvero devo lasciare che i vermi
golosamente divorino il suo canto?
Erste Liebe
Plötzlich war das Schweigen wichtig.
Schwiegen sie zu zweit.
Für einander restlos richtig.
Und bereit.
Kein Gestammel. Kein Gestehen.
Stille Einigkeit.
Großes Staunen. Großes Gehen.
Und sie gingen weit.
Denn sie suchten Bäume: Schatten.
Einen Schutz für ihre Blöße.
Bis sie merkten, als es Mittag war –
Daß sie sich ins Licht verlaufen hatten.
Plötzlich schämten sie sich ihrer Größe.
Und sie wurden laut und sonderbar.
Primo amore
D’un tratto il silenzio fu importante.
Tacquero in due.
Per l’uno e l’altra il momento giusto.
Pronti.
Nè confessione nè alcun balbettio.
Unione silenziosa.
Lungo cammino e grande stupore.
E andarono lontano.
Perchè degli alberi cercavano: ombra.
Uno schermo alla loro nudità,
poi si accorsero che era mezzogiorno
e nella luce s’erano già smarriti.
Si vergognarono della loro grandezza
e divennero chiassosi e alquanto strani.
Familienspaziergang
Sie gingen am Eissee entlang.
Mit knirschenden Schritten.
Der muntere Knabe umsprang
die Eltern. Die stritten.
Die waren gefangen im Streit.
Vergaßen den Rufer.
Der trollte sich traurig zum Ufer.
Und sah einen Vogel: zu weit –
um ihn zu erreichen, ganz leis.
Der flatterte hilflos im Eis.
Da war so viel Mitleid vonnöten.
Erst wollte der Knabe laut schrein.
Dann suchte er stumm einen Stein.
Sein Abbild zu töten. Zu töten.
Passeggiata di famiglia
Costeggiavano il lago ghiacciato,
che sotto i loro passi scricchiolava.
Il ragazzetto vispo saltellava
tra i genitori ch’ avevan altercato.
Erano così presi dalla lite
che non fecero caso al suo richiamo
e lui trotterellando triste a riva
vide un uccello lontano – troppo –
per poterci arrivare pian piano.
Nel ghiaccio invano batteva le ali
e di tanta pietà c’era bisogno.
Il ragazzo voleva gridar forte.
Ma zitto zitto cercò allora un sasso
per uccidere il suo ritratto. Per uccidere.
Allez Hiob
Der hat sich wund geschrien.
Flehen und Fluchen.
Aber nun finden ihn
nicht, die ihn suchen.
Der war zu tief verschneit,
Frostiger Wandrer.
In solche Einsamkeit
reicht gar kein andrer.
Nun geht er selbst hervor
der eine Welt verlor.
In eine neue Frist.
Nun ist er endlich hart.
Gültige Gegenwart.
Ist.
Allez Giobbe
Sino allo stremo ha gridato
suppliche e imprecazioni,
ma chi ora lo cerca
non lo trova.
Sepolto da troppa neve,
viandante ghiacciato,
a questa solitudine
nessun altro è arrivato.
Ora da sè riemerge
colui che perse un mondo.
In una scadenza nuova.
Finalmente egli è consistente.
Valido presente.
E’.
Geschichte einer Freundschaft
Sie hatten geredet vor jedlichem Ohr.
Zwei unzertrennlich Getreue.
Da knöpfte die Leitung sie einzeln sich vor.
Und forderte reichliche Reue.
Und als sie sich trafen, gestanden sie sich
verlegen, nach kurzem Umfassen:
“Ab heute, ist es besser für dich –
dich nicht mehr auf mich zu verlassen.”
So gingen sie sich konsequent aus dem Weg.
Und sahen sie sich bei Kongress und Kolleg,
dann sprachen sie kühn übers Wetter.
Und lächelten müde. Und alterten rasch.
Und lebten sehr hektisch. Und lebten sehr lasch.
Zwei ziemlich verlorene Retter.
Storia di un’amicizia
Avevano parlato a ogni platea
i due inseparabili compagni.
Separati li torchiò il direttivo
e pretese abbondante pentimento.
Si trovarono poi e con imbarazzo
ammisero, dopo un rapido abbraccio:
“Meglio è per te da oggi
non contar mai più su di me.”
Indi da quel momento s’ evitarono,
ma trovandosi a incontri e seminari
audacemente parlarono del tempo.
E sorrisero stanchi. E invecchiarono presto.
Vissero frenetici e molto fiacchi.
I due redentori un po’ sprecati.
( Traduzione di Adelmina Albini)

Grazie Stefanie per il lavoro che fai!Ci fai conoscere sempre poeti interessanti…
Un caro saluto
Imperfetto, attacco paratattico, stupore assunto e ripreso dall’infanzia.
(ho tremato un pò per la recente morte della mia cocorita, davanti a mia figlia..)
Che bravo poeta!Grazie anche a te, Stefanie.
da
Maria Pia Q.
Passeggiata di famiglia, splendida!
E “Primo amore”? Grazie, Stefanie, splendide anche per me. C’è un’atmosfera comune a scrittori tedeschi da te ricordati in un precedente post, come Fontane e Storm…
Ma a “Bambino davanti ad un uccello morto” mancano due strofe, nella traduzione italiana… Come mai?
Grazie di avermi “avvicinata” a questo autore.
anch’io, che sono fermo a Celan ed a pochi altri tedeschi novecenteschi, ti sono grato per questa tua opera davvero meritoria
“Sino allo stremo ha gridato
suppliche e imprecazioni,
ma chi ora lo cerca
non lo trova.
Sepolto da troppa neve,
viandante ghiacciato,
a questa solitudine
nessun altro è arrivato.”
La tua bella presentazione, Stefanie, rende struggente la lettura di queste poesie e di questi versi in particolare. Ci ricordano che il poeta, per sua natura, è un “marginale”. Una vicenda umana ed artistica, la sua, triste ma autentica; certo, non voluta.
Grazie
Giovanni
Vi ringrazio dell’interesse che mi fa condividere con voi
le mie passioni… un caro saltuto dalla Germania, da Bonn!
Stefanie
a Giorgio: non so come mai… purtoppo da qui non posso rimediare…
P.S. Tradurre le poesie di Streubel sembra facile, ma no lo e´per niente. Se hanno raggiunto la riva dell ´altra lingua, questo e´merito della tradutrice Adelmina Albini, mia amica, senza la quale non potrei lanciare le mie proposte!