C’è una parola, in particolare, che da qualche giorno mi risuona nella mente.
Una congiunzione che ha valore avversativo, che introduce un contrasto, un’opposizione.
Non un aggettivo – che, incastonato al posto giusto e al momento più opportuno, può dar sapore a un periodo e disegnare una gamma di eloquentissime sfumature [mi piacciono gli aggettivi, devo impormi di non pescare a piene mani dai miei preferiti, quando scrivo] – e nemmeno un avverbio [i suffissi in –mente appesantiscono troppo il periodo, mi diceva uno degli editori per cui ho lavorato e per il quale ho tradotto Black Juice, sorprendente raccolta di racconti di Margo Lanagan].
Una congiunzione. Una misera congiunzione [da qui in avanti m.c.], sinonimo di “tuttavia”, o anche di “nondimeno”.
Eppure. Ebbene sì, mi piace.
Mi piace la doppia bilabiale che è quasi un’esplosione. Mi piace – da amante delle patate – quella specie di allusione finale al purè. Mi piace perché, alle mie orecchie, suona più spontanea di un tuttavia o di un nondimeno che mi ricordano uno degli editori per cui ho lavorato e che non allargava mai troppo la bocca quando parlava, quasi temesse di veder crollare il meraviglioso impianto che il chirurgo plastico gli aveva costruito sulla pelle.
Eppure è più sbarazzina, più désengagée.
Mi sono trovata a scriverla spesso in queste ultime settimane, soprattutto in relazione alla protagonista femminile di un romanzo che sta prendendo lentamente forma dentro e fuori di me, e mi sono resa conto di nutrire nei suoi confronti una tenerezza sconfinata.
Un eppure non si nega a nessuno [sic dixit – sostituendo “dottore” a “eppure” – la praticante in uno studio legale internazionale in cui – con buona pace della mia gastrite – mi avventurai a lavorare in qualità di assistente del socio anziano. Ho resistito tre mesi. Poi sono tornata tra le amorevoli braccia dell’editoria. Eppure non è che tra i libri si guadagni di più…]
Cos’è un eppure? Con il permesso, e il perdono, di Rostand: una congiunzione rosa tra una frase nerissima e la speranza di una conclusione color pastello.
Lo confesso: ho la sensazione che eppure sia una congiunzione ottimistica, che introduce una speranza. Tuttavia [non sono una traditrice, bensì una traduttrice, e mi vedo costretta a usarlo. Detesto le ripetizioni: deformazione professionale] non sempre è così.
Nondimeno ho deciso di ignorare le circostanze in cui l’eppure sia foriera di cattive notizie e di circonfonderla di ottimismo.
Ho scelto di conferire a questa m.c. una valenza positiva.
La narratrice – ovvero io – scrive a proposito della sua protagonista, la cui vita sta per cambiare per sempre: «Era ancora sconvolta da quanto successo, eppure.
Continuava a ripetersi quell’eppure e non riusciva a staccarselo di dosso. Era come se le fosse rimasto appiccicato alla pelle, con tutto ciò che comportava: le riflessioni, le conclusioni. Non osò avventurarsi in alcuna analisi. Non capì nemmeno come le fosse riuscito di mettere un freno ai suoi ragionamenti. Forse era stato per via della stanchezza, forse per lo spavento, forse perché comprendere avrebbe rappresentato qualcosa di troppo assurdo, di troppo “altro” da sé.»
Eppure, in questo caso, il cambiamento della protagonista è più che positivo. Anche se le circostanze sembrano drammaticamente avverse, la sua è una entwicklung interiore destinata a una conclusione tutt’altro che dolorosa.
Quando mi sono resa conto che quell’eppure le spalancava un ventaglio di speranze ho provato ad applicare la m. c. alle circostanze avverse della mia vita per verificarne la reale avversità.
E – con mio grande stupore – ho rilevato che alcune di esse, a dispetto delle apparenze, potevano concedersi il lusso di un eppure. Che le espressioni lapidarie che, in altri tempi, avrei usato per riferirmi a una qualsiasi di queste situazioni, invece di terminare con un punto fermo [o esclamativo, a seconda dei casi] avevano la possibilità di diluirsi sorridenti in un interrogativo eppure.
Tanto che ho pensato di stilare un elenco di oggetti-eppure, di parole-eppure, di persone-eppure, di posti-eppure.
Ma capisco che le mie potrebbero essere solo divagazioni sterili, parto di una mente ormai avviata allo sfaldamento neurale.
Tuttavia, dopo tanto ciarlare per iscritto, quel barlume di lucidità che ancora mi è rimasto mi fa rendere conto che tràttasi di articolo poco interessante, forse troppo personale e poco “universale”.
Eppure, non so perché, parévami necessario…

Attenta, “un avverbio” va senza apostrofo:- )
ossantocielo. vero è. 🙂 il piccolino era rimasto lì a testimonianza di un fu-sostantivo femminile! grazie per la segnalazione, my Decons.
Tovo *deliziosa* questa divagazione sulle *particelle*
gli aggettivi, scelti bene, sono la mia passione!
sono del parere che un aggettivo, scelto bene e al momento giusto,sia più eloquente di un’intera frase!
Baci e buon pranzo:-)
carla
il cattivismo angelinico e il buonismo carlinico.
entrambi due estremi intoccabili.
Toccata anche tu dall’estro sardo e/o sardonico di questo/a misterioso/a Ruggero/a Solmi, ti chiederei un post d’altrettale arguzia sul fondamentale, ahinoi dimenticato, conciossiacosaché. Lo si avrà, qui o altrove?
No, scusa, ma Ruggero Solmi non è quello del post “LISTA 9876” del 19 agosto di questo blog??
Bho e doppio bho…
fem
Francesca, asserire che Ruggerosolmi E’ significa conferirgli dignità ontologica. Sei certa che questo possa fondarsi logicamente e sul piano appunto metafisico?
ohibo’, certo che no… di ontologia non c’e’ certezza…
adesso pero’ vi saluto e vado ai giardinetti, che anche loro avranno essenza ignota, ma mi basta che esistano fenomenologicamente per questo pomeriggio (il fine giustifica i mezzi mezzi. Il primo “mezzi” e’ nel senso di meta’)
baci
fem
@Carla: grazie. Concordo con te, come ho scritto. Amo gli aggettivi e perciò cerco di rispettarli, senza ingozzarmene.
@Ruggero: vuoi forse suggerire l’esistenza di una via di mezzo? 😉
@Johnny: l’estro sardonico è mio e solo mio, innatamente in me: nessun ruggerosolmi mi contagiò. Ma voglio venir incontro alla tua richiesta: LPELS avrà il mio post sul “conciossiacosacché”. Ebbene sì. Esulti?
@Francesca: ancora grazie per la Gualtieri. Buoni giardinetti. A Roma si muore di caldo…
Gaja, la Gualtieri è maggior attrice che poeta. Girò inoltre un video o corto o roba del genere su nonricordopiùquale poesia di G. Conte, il Comandante. Ciò detto, attendo ansioso, e però senza esultanze smodate, il posttùo su conciossiacosaché. Gràcias, si
Attendi! Di sicuro si materializzerà… Un abbraccio! Io amo la Gualtieri…
La Gualtieri non l’ama già il Ronconi minor, con cui s’ammucchia da or sono molti e molti anni?
Ma non la amo in *quel* senso, Johnny! Suvvia!
Ah, davéro? Prendo atto, vero
Spero che tu non ne dubitassi, acciderbolina!
Nella mia perenne noche obscura, dubito sempre di tutto e tutti – e più che altro di me, come ovvio e naturale che sia, mi linda amiga.
La mia docente di metodologia dell’insegnamento linguistico soleva dire: “Dubitate, dubitate sempre. Il dubbio critico è prezioso”, mi lindo amigo.
che lei dubiti di se stesso, caro giovanni, è cosa ovvia. meno ovvio è dubitare della mia esistenza, mettere il dubbio che io SIA… come si permette? a leggere il suo cognome si potrebbe pensare che lei sia stato inventato da uno sceneggiatore della defunta DDR per un film di spionaggio prodotto nel 1968. la spia in trabant.
francesca magni, sì, quello sono io. e allora? io sono ruggero solmi, di valdobbiadene. professione incazzato nero.
saluti
rs
ps: l’unico sano di mente qui è alessandro morgillo, che saluto.
Solmi, mi scusi: vorrebbe cortesemente rispondere al mio quesito? Suggerirebbe una via di mezzo tra l’Angelico e Carla? E se sì, di qual natura?
Si può sempre dirimere la questione con una partita a Concia: pure fortuna pura e fato servizio delle lettere.
Blackjack.
Ops, prima o poi imparerò a scrivere (difficile); il testo corretto è: pura fortuna e fato al servizio delle lettere.
Blackjack.
Chi meglio di te può proporre una partita per dirimere la questione, Blackjack?
e ramino dov’è? non è voluto venì?
eppure era atteso. Solmi, lei comunque non mi ha risposto.
Torno dai giardinetti ecc ecc e guarda te un po’ GiovanniCh che compara attricita’ e poeticita’ della Gualtieri, a dir suo piu’ l’una che l’altra…. da spettatrice di abbastanza lunga data (l’epoca di “Cantos”) della Valdoca mi sono innamorata in subitanea di parole teatro corpi colori spazi recitazione canti gesti attori attrici regista poesie musiche (c’erano pure i Bevano Est in un certo periodo…) mi e’ quindi difficile districarmi o confrontare l’esperienza dell’assistere allo spettacolo e della lettura dei testi e delle poesie. Che volevi dire, insomma, che oltre che grande poetessa è attrice grandissima? Sottoscrivo
baci
fem
@Gaja: grazie sei molto carina sempre (e divertente!) . Qui nel varesotto si resiste ancora all’afa se si sta all’ombra…
@Solmi: vivo nel varesotto, ma per tuo dispiacere sono milanese… il prosecco inoltre mi da’ alla testa e forse e’ per questo che non oso definirmi “sana di mente”, beato te che hai cotanta salute. Confermo infine il mio pregiudizio che per apprezzare una poesia una musica ecc. (o lista che sia) non sia necessario apprezzare il poeta o il musicista. Nei blog c’e’ la novita’ dell’incontro in diretta fra autore e lettore sui piu’ disparati temi, sempre per fortuna mediato dalla scrittura. Io apprezzo molto tutto cio’ (da neofita). Detto cio’, ti ricordo che mi sarebbe piaciuto leggere la 6789 e a proposito, ti saluto perche’ c’e’ Numbers in TV e forse questa volta lo riesco a vedere indisturbata…
magni charta, lei è simpatica. mi mandi foto in bikini e due righe di presentazione a [email protected] e vediamo che si puo’ fare.
io sono per “l’incontro con l’autore”. sempre…
rispondo in lista:
1) foto in bikini no causa cellulite ed eta’ avanzata e foto vestita no causa faccia (non per i lineamenti, si intende, ma per l’espressione non confacente, non funzionano le tecnologie fotografiche con me, colpa loro, inteso) Se vuoi mando filmato con audio.
2) ne’ io ne’ il mio compagno padre di mia figlia (e per giunta calabrese, lui non la figlia, cioe’, lei e’ meta’ anche milanese) siamo per “l’incontro con il lettore” tantomeno con la lettrice 🙂
3) adesso ti scrivo
fem
P.S. calabrese ma gradisce prosecco
vabbè, ho capito magni charta, devo mandare una bella cassa di prosecco al calabro. poi però io e te incontriamoci, no? manda pure il filmato, grazie. intanto. eh.
guarda che lo gradisce in segno di scuse, non so se era chiaro…
fem
scuse? e perchè? che ho fatto? boh? vabbè, tante cose, mi saluti il calabrone…
fra il sol e il mi c’è il fa (sempre in discesa, noti?): controlla la mail, ciao fem
P.S. solfami suona male pero’, anche come significato
interessante il mondo-eppure, Gaja.
Ruggero Solmi il trevigiano, ad es., sembra […], eppure…:-))
Grazie Fabry.
Eppure Solmi continua a ignorarmi… :-))
Solmi t’ignora? Ma se nun vede né ‘r giorno né l’ora. Ma che stai a dì?
Tu sei pazzo, lo sai, vero? E, nel caso non lo sapessi, ti informo ora, coram populo.
Je so’ pazzo je so’ pazzo
si se ‘ntosta ‘a nervatura
metto a tutti ‘nfaccia o muro
je so’ pazzo je so’ pazzo
e chi dice che Masaniello
poi negro non sia piu` bello?
e non sono menomato
sono pure diplomato
e la faccia nera l’ho dipinta
per essere notato
Masaniello e` crisiuto
Masaniello e` turnato
je so’ pazzo je so’ pazzo
nun ce scassate ‘o lazzo
È consolante che tu abbia preso atto della tua follia. D’ora in poi tutto ciò che dirai non sarà ritenuto né serio né vero. Sàppilo.
Madness
What darkens, what darkens?—’t is heaven’s high roof:
What lightens?—’t is Heckla’s flame, shooting aloof:
The proud, the majestic, the rugged old Thor,
The mightiest giant the North ever saw,
Transform’d to a mountain, stands there in the field,
With ice for his corslet, and rock for his shield;
With thunder for voice, and with fire for tongue,
He stands there, so frightful, with vapour o’erhung.
On that other side of the boisterous sea
Black Vulcan, as haughty as ever was he,
Stands, chang’d to a mountain, call’d Etna by name,
Which belches continually oceans of flame.
Much blood have they spilt, and much harm have they done,
For both, when the ancient religions were gone,
Combin’d their wild strength to destroy the new race,
Who were boldly beginning their shrines to deface.
O, Jesus of Nazareth, draw forth the blade
Of vengeance, and speed to thy worshippers’ aid;
Beat down the old gods, cut asunder their mail—
Amen!—brother Christians, why look ye so pale.
(G. Borrow, 1803-1881)
Ruggero, dici che l’hanno capita la battuta sulla Trabant? Fantastica!
Un saluto.
Magnifica “Madness”. Magnifica.
Grazie.
none morgillo. solo tu mi capisci, agato, (guarda, stupisci…).
io qui lo dico e qui NON lo nego: alessandro morgillo è l’unico sano di mente.
Solmi, io non dubito che Morgillo sia in gamba (non ho il piacere di conoscerlo, ma ne sono certa e lo dico con la massima serietà): ma resta il fatto che lei non mi ha risposto!
io l’avevo detto che è un gran maleducato!
;-)))
il Solmi, naturalmente!
Che poi, secondo me, il fatto di non rispondere a una donna è ancora più grave! ;-))
scusi gaja. allora: la rispost è sì.
carla, secondo lei sono più maleducato io o lei che commenta DAPPERTUTTO senza dire nulla?
ma allora insiste!
sig. Solmi, ma lei non sa leggere tra le righe?
saluti.
certo. ma nel suo caso non si vede nulla.
meno male!
ora vado a pranzare
le mando un bacio pieno…
Solmi, e quale sarebbe questa via di mezzo? Ce ne spiega la natura? “Curiosità: il tuo nome è donna…”
ha presente “l’incrocio magico playtex”?
ecco, quella è la giusta via di mezzo…
Solmiiiiiiiiiiii… [trattengo a stento un’esplosione di ilarità]