La gita di rondò
la gita fu un rondò di sguardi.
i sedili del pullman erano o troppo vicini o troppo lontani.
i vicini non interessavano, i lontani invece sì:
lì sedevano gli amanti possibili,
le sillabe dell’accento, accentate dall’emozione
accentuate zone di tatuaggio.
la gita finì con un nulla di fatto:
il piazzale di accesso al ritorno
parve nemico, sventrato da un bombardamento:
i saluti tremolavano nei versi giusti
ma le stigmate già si andavano aggirando
nella gattabuia di un ricordo di rimpianto.
(Agosto 2007)

bella donna…
-i vicini non interessavano, i lontani invece sì-
è sempre così quando entrano in gioco i sentimenti forti…
ciao Marina
Questa concessione alla narrazione, nella tua poesia, mi è nuova.
Molto intrigante.
mi associo a Valter.
la gita finì con un nulla di fatto
una gita è quasi sempre un giro a vuoto, si va e si torna: un cerchio, un ellissi, un quadrato , una linea retta A/R , mi vengono in mente certi pellegrinaggi, si va cercando chissà che e si torna, senza aver trovato quello che si cercava, con l’amaro in bocca. è sempre un percorso senza sbocchi quello di chi non trova in sè stesso le ragioni del viaggio
grazie marina
c’è anche molta ironia nelle stimmate che si vanno aggirando, dopo i versi tremolanti..forse è involontaria ma è un guizzo notevole dopo il (necessario) bombardamento, un saluto, Viola
Una bella riflessione sulla vita!
Mi è venuto a mente una vena pittorica del ritratto, alla Neri (s e non fosse che non c’entra con te), ma per il gusto asciutto del quadro fissato, e per la intonazione calma:
“la gita fu un rondò di sguardi” ” il piazzale…/ parve nemico”, senonché alla fine rispunta Marina, e il suo giro di parole abbracciate.
Maria Pia