Un venditore ambulante arriva in una cascina dove abita una donna sola. Lei non compera nulla ma lo invita a restare per la cena e la notte. Nella notte lei prova ed assaggia la merce di lui ma non riesce a decidersi. Al mattino lui riparte dicendo che tornerà al termine del suo giro, fra un mese o due. Lei ribatte che è meglio si ripresenti prima, fra una settimana o due al massimo. Lui promette che se potrà lo farà.
L’ambulante è tornato quando la donna gli aveva chiesto e la cosa oramai va avanti da anni. Lui arriva e le spacca la legna mentre lei gli riattacca un bottone; poi dividono la cena ed il letto. Nella notte lei prova ed assaggia la merce di lui, che non compera mai. Poi lui all’alba riparte: libero di andare e tornare come un satellite, un pendolo.

si.
si fa così.
o almeno si dovrebbe.
e non aspetto nessuno:
nell’ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono –
non è questione di satelliti o pendoli,
forse la merce del venditore non è poi così buona.
forse la donna, nel tempo che resta, accoglie anche un tipo della folletto.
le donne, maestre da sempre dell’attesa…
grazie roberto
elena f
non è mica facile attaccare un bottone!
🙂
La distanza dell’amore: sempre un elastico, un prendersi e lasciarsi anche quando si vive una vita insieme.
Il motore è sempre il medesimo: amore è bisogno.
Mi consola grazie
inconsapevole forse
anche mio padre era così
un pendolare certo
ma potrebbe essere
un concentrato di Borges
circolarità speculare
quasi filastrocca
una storia da ascolare
su ginocchia amate
accanto al camino.
conosco un ambulante
che la merce vendeva a caro prezzo
ed una donna assente
che non comprava per disprezzo
degli assaggi ne fecero abitudine
degli omaggi restava solitudine
ma chiamavano quell’onda
cara libertà gioconda
perciò “chapeau” ai suoi fortunati, rossitesta
che l’amore a volte è scontro ma
con la lancia in resta.
vita da marinai. in fondo Ulisse faceva così, anche se non tornava una volta a settimana.
in effetti, uno spaccatore di legna è difficile a trovarsi, di questi tempi!
le sartine poi, sono ormai in disuso.
io però tra l’andare e il venire, preferirei, un bel Restare.
baci
la funambola
Al di là del senso oggettivo o intenzionale di questa “provocazione”, è la gioia divertita dell’autore che io colgo, il tenerci in scacco per un po’ nelle zone (volutamente) più scure e ambigue del testo; attirati così come falene, facciamo la nostra parte di lettori interrogandoci e vagliando possibili interpretazioni.
Grazie, Roberto
Giovanni
Cari amici,
grazie per i vostri interventi che leggo solo ora, tutti insieme.
Per il momento rispondo al nostro Don, placido e sornione:
vita da marinai è vero; ma marinai col mar di mare; e della razza
di chi rimane a terra.
Ancora grazie e un abbraccio a tutti,
Roberto
il mar di mare?
non è che sarà il mal di male?
😉
Cari amici
ecco le debite risposte, e grazie ancora per avermi proposto il vostro punto di vista.
Caro/a iltrenoavapore,
si fa così.
ma forse così “non” si dovrebbe.
Caro/a e non aspetto nessuno,
ci conosciamo noi, innamorati e soli, oppure
stiamo rileggendo gli stessi libri.
Caro/a Merisi,
vero quello che dici, ma forse la compratrice non sa farsi i suoi conti, e non è detto che sia l’unico fuoco dell’orbita del venditore.
Cara elena f,
grazie a te, tu sì che capisci, ma certe attese sono più crudeli delle altre, o almeno lo sembrano, perché una parte della nostra eternità ci sfugge.
Cara Carla,
personalmente riesco meglio ad attaccar bottoni che a spaccare legna, con la quale comunque devo poi fare il mio fuoco.
Caro Stefano,
sinceramente e seriamente: allora tanto varrebbe viverla insieme, questa vita.
Cara Giovannina,
c’è sempre questo fuoco che ritorna: qualcuno deve prepararlo, qualcuno deve badare. Quando si è piccoli, sulla ginocchia dei grandi, non ci si pensa, poi diventa un problema.
Caro/a ghawar,
ai miei cosiddetti fortunati più che un cappello serve un elmetto, dato che l’amore è scontro e le fratture multiple sono assicurate. Ma non è solo scontro, è anche ghawar, tesoro che giace nel profondo, che se quando schizza alla superficie porta guai non è colpa sua, ma di chi non sa maneggiarlo
Caro fabry2007,
aggiungo una cosa, così mi scopro del tutto, e che il Cielo mi perdoni. Hai nominato Ulisse. Sai che cosa rileggo continuamente dell’Odissea? La sfida dell’arco, con sottofondo della cavalcata delle Walkirie.
Cara la funambola,
proprio così: un bel Restare che sia, naturalmente, un Durare. In equilibrio.
Caro Giovanni Nuscis,
grazie a te. In realtà la mia è una pena, non una gioia, divertita: dove appunto il divertimento distrae in parte dalla pena. Con te filosofo del diritto vorrei parlare un po’ del negozio intercorrente fra i due protagonisti dell’apologo.
Caro/a e non aspetto nessuno (parte seconda),
a questo punto il riconoscimento è quasi certo. Chi ha un lapsus dietro l’altro come me in realtà vive di rendita. A parte le spese per bende e cerotti…
Caro/a e non aspetto nessuno (parte seconda),
ancora una cosa:
lapso e relapso, non mi rilasso mai…
‘Felici quelli in cui il piacere colto
estingue i sensi, estingue anche il pensiero
del rimorso che dà: la vita strugge,
la vita solamente, e non la pace!’
Corrono, oggi, brutti tempi per i venditori ambulanti. 😉 Bello, il testo.
Caro/a enonaspettonessuno #16,
grazie per aver ricordato questi vecchi versi, davvero pertinenti al caso di specie.
La poesia ha sempre un effetto boomerang, anche quando è (solo) tradotta.
Caro Marco #17,
è vero, anche se certi clienti possono essere peggio dei vigili urbani.
@Roberto
l’attesa è struggimento verso qualcosa che desideriamo sapendolo sfuggente, inafferrabile eppure vero e vivo. attesa è il sale della vita,è memoria di un istante in cui la verità si è palesata . è spesso, troppo spesso , aimè,infinita attesa che quell’istante torni a rivelarsi. così è l’amore, anche quello terreno e umanissimo fra uomo e donna, uno squarcio nel buio verso cui tendiamo, all’infinito.
@rossitesta: ghawar si è commosso al suo commento. i miei ed i suoi omaggi, mario
Cara Elena #19,
quanto agli eccessi d’attesa, ancora più funesti degli eccessi di sale, si può ancora nominare Sergio Quinzio?
Cari Fratturemultiple e Ghawar #20,
sono commosso ed omaggiante a mia volta.
Ancora grazie e cari saluti a tutti,
Roberto