Cimitero di campagna
Fra la gioia dei grilli
oscure fiaccole.
E in alto le stelle.
Al giovane cuore
la riposata ridda
delle solari
gesta dei giorno.
Ma un’ansia i ridenti occhi
già turba
al fanciullo venuto
per gioia con rne
*
Lungo il vecchio sobborgo
non vive malinconia.
Vivon gli stracci una vita gentile
indorati dal sole. E così sia.
*
Lumi del cimitero, non mi dite
che la sera d’estate non è bella.
E belli sono i bevitori dentro
le lontane osterie.
Muovonsi come fregi
antichi sotto il cielo
nuovo di stelle.
Lumi del cimitero, calmi diti
contano lente sere. Non mi dite
che la notte d’estate non è bella.
*
«Cullo una solitudine mortale
nel mortale mattino, che da sempre… »
Il verso dell’amico si era imposto
da qualche giorno. Il fiume, come un olio
lucido e calmo nello stanco agosto…
Forse mia madre era perduta. Solo
lucido e calmo mi era intorno, specchio
a quello specchio nell’ampio silenzio,
quegli che poi doveva il mio silenzio
– già triste come di un lontano assenzio –
rompere con tanto mio consenso…
(Il suo odore, la sera, come un cane
sporco e fedele dopo le campane).
Notte d’inverno, la tua dolce boria
fa lontana, fa buffa questa storia.
Donna in tram
Vuoi baciare il tuo bimbo che non vuole:
ama guardare la vita, di fuori.
Tu sei delusa allora, ma sorridi:
non è l’angoscia della gelosia
anche se già somiglia egli all’altr’uomo
che per «guardare la vita, di fuori»
ti ha lasciata così…
*
E’ il nobile sesso. E poi, di questo,
sola un’età (nobile, sì, ma fresco!).
Di questa solo alcuni rari esemplari.
E infine, e poi… di te, ma tanto tanto
una sola immagine mi è cara.
*
Sempre fanciulli nelle mie poesie!
Ma io non so parlare d’altre cose.
Le altre cose son tutte noiose.
lo non posso cantarvi Opere Pie.
(tratte da: Poesie, Milano, Garzanti, 2000.)
Sandro Penna nacque a Perugia il 12 giugno 1906 (morì a Roma il 21 gennaio 1977). Visse per la maggior parte del tempo a Roma, svolgendo vari mestieri: ragioniere, traduttore, mercante d’arte. Esorsì nel 1938 con il volume Poesie, cui seguirono: Una strana gioia di vivere (1956), Poesie (1957), Croce e delizia (1958). Tutte le poesie (1970) raccoglie in modo organico gran parte della sua produzione poetica. Poco prima di morire pubblicò Stranezze (1976). Postuma è uscita la raccolta Il viaggiatore insonne (1977). Libro di racconti è Un po’ di febbre (1973). Penna è un lirico di straordinaria trasparenza. Immette all’interno di una lavoratissima e elementare cantabilità, in una metrica e in una sintassi apparentemente tradizionali ma in realtà scomposti da un struggente tremito interiore, il ‘racconto’ di una esperienza umana segnata da una dolorosa estraneità. Il tutto in maniera luminosa, con una quasi mistica capacità di letizia. Contemporaneo ma indifferente all’ermetismo e a quanto si svolgeva a lui coevo, la poesia di Penna – considerata tra le maggiori del XX secolo italiano – è vicina a quella di Umberto Saba e ai frammenti dei lirici greci antichi. Fu sostanzialmente inattuale e disappartenente. Rifiuta ogni legame con la realtà, la sua poesia non è collocabile in una cronologia; rimane ai margini e indifferente rispetto allo svolgimento cronachistico dei fatti poetici. Unico il tema da lui scomposto, l’eros omosessuale, e accanto a questo la solitudine, il paesaggio monolinguistico e insonne. Al tema prediletto Penna fece corrispondere una lingua sostanzialmente unitaria, nata dalla fusione di aulico e popolare. A volte lo vediamo esasperato, nell’accensione del desiderio, ma per lo più sembra placarsi in una contemplazione classicheggiante, nella quotidianità della vita.
(tratta da: http://www.girodivite.it/antenati/xx3sec/_penna.htm)


Ottima scelta! Mi sono appena riletto Peccato di gola (poesie al fermo posta) edito da Scheiwiller nel 1990.
Sono contento Marco che ti sia piaciuto Penna! Devo ammettere che quando lo lessi ragazzo (ormai più di dieci anni sono passati) non mi prese particolarmente. L’ho riletto qualche anno dopo e mi ha folgorato!
Penna è davvero un grande!!!!
Grazie e un caro saluto
i fanciulli di Penna hanno lo sguardo pulito.
ciao
carla
Grazie Carla! I fanciulli – frase scontata, lo so, ma è così – hanno sempre la faccia pulita, poi col tempo se la sporcano e gliela sporcano…
Un caro saluto
Bravo Ariano, Penna è uno dei miei preferiti, “inattuale e disappartenente”, e non poteva cantare “Opere Pie”, un saluto Viola
Grazie Viola! Sì, ogni tanto Penna me lo rileggo anche io, fa sempre bene alla poesia… 😉
Un saluto caro
aggiungo la mia poesia preferita dell’immenso Sandro Penna:
Moralisti
il mondo che vi pare di catene
tutto è tessuto d’armonìe profonde.
Eh sì Francesca!Sicuramente il Pennna ha dovuto soffrire molto per via dei moralisti. In quel periodo, molto più di oggi, essere gay doveva essere molto dura. Non aggiungo altro perchè non voglio addentrarmi in cose che non conosco. Non ho mai provato sulla mia pelle la discriminazione ergo…
Grazie!
Un caro saluto
E dopo una amara escursione nel post politico (evvero nel che fare? di Giovanni Nuscis) ecco una boccata di ossigeno poetico, seppure venato di amarezze e difficoltà un po’ parenti anch’esse della politica.
Grazie a Luca Ariano per il suo Penna
Antonio
Grazie Antonio! Eh sì periodo duro ed amaro questo. Putroppo non c’è rimasto manco “Il Sol dell’Avvenir”, quello è tramontato da un bel po’…
Un caro saluto
Che strano, caro Luca, anche a me Penna è piaciuto “dopo”. Quando mi regalarono un suo libro, lo lessi e mi lasciò fredda. Poi, dopo anni, l’illuminazione.
Sì Sì Anna anche per me è stato così. Penso perchè Penna non è così semplice come può apparire. Lo si coglie forse solo col tempo, maturando e avendo una visione più complessa della poesia.
Grazie per essere passata!
Buona serata e un saluto caro
uno dei miei poeti preferiti.
“Rifiuta ogni legame con la realtà, la sua poesia non è collocabile in una cronologia; rimane ai margini e indifferente rispetto allo svolgimento cronachistico dei fatti poetici.”
quando leggo affermazioni come queste ho una specie di crisi. secondo me è “OVVIO” che vivesse in una dimensione altra, rispetto alla realtà quotidiana e poetica. era il solo modo per non essere escluso, in quanto omosessuale e dichiarato. non è una certezza, la mia. ma credo che penna non abbia potuto decidere diversamente. era troppo originale sotto molti aspetti.
consiglio la lettura delle lettere di saba e del carteggio montale-penna (archinto edizioni).
s.
Grazie Silvia per i tuoi spunti e i preziosi suggerimenti di lettura. Le lettere di Penna non le ho lette ma mi hai fatto venire una gran voglia di colmare presto la lacuna… 😉
Ho letto un librettino uscito per San Marco dei Giustiniani: una breve autobiografia! Interessante. Mi manca anche “Un po’ di febbre” che mi dicono sia un capolavoro!
Un caro saluto
un verso caro a una mia cara amica (colfavoredellenebbie).
e caro a me.
Io vivere vorrei addormentato/ entro il dolce rumore della vita
Grazie Remo! Eh già, Penna ne ha davvero tanti di versi memorabili…
Un caro saluto
Non c’è, nella letteratura italiana, un poeta che, come Sandro Penna, abbia delimitato in modo preciso e assoluto il proprio mondo poetico. Nulla, o quasi, dell’agire umano rientra negli interessi del suo universo. L’agire umano, qualunque ne sia il campo, non desta in Penna alcun interesse. Il mondo reale, con la congerie di problemi, di complicazioni, non trova spazio, se non come mondo “altro” da escludere o escludente. Da qui muove in duplice direzione. Il mondo degli uomini, o, per meglio dire, degli adulti, dei loro commerci e affanni non sollecita alcuna curiosità. Rarissime sono le “apparizioni” di adulti e tutte più o meno casuali o svolgenti la funzione prosaica di rompere l’incanto del costrutto erotico e ricondurre la vita, deprivata di ogni valenza vitale, nel viale a-poetico della realtà. Quando invece questo mondo è escludente, il Penna poeta avverte questo suo essere fuori posto (La sera la vergogna ai colmi vini / mi prese: alla taverna cosa stavo io a fare?) [da Croce e delizia]*, questa negazione del riconoscimento di sé come soggetto umano. La sua disappartenenza diventa concreta, si manifesta in disagio da cui non si esce se non con una repentina e reiterata fuga.
Grazie Luca per la proposta, parlare di Penna è sempre un piacere. Volevo solo aggiungere che la sua poesia è molto più novecentesca di quanto solitamente si dica.
Enrico
Stupendi versi, di serena accettazione dell’uomo e della natura, di saggezza che arriva da lontano.
@Grazie Enrico per la tua puntuale e precisa analisi critica, come sempre! A me piace molto leggere e parlare di Penna. Come ti dissi ho in progetto una lettura di Penna dalle mie parti.
E’ molto novecentesco e penso resisterà al tempo, molto più di tanti suoi colleghi che a lungo lo hanno snobbato e considerato “minore”…
@Grazie Stefano! Penna emoziona sempre…
Un caro saluto
“Lungo il vecchio sobborgo
non vive malinconia.
Vivon gli stracci una vita gentile
indorati dal sole. E così sia.”
Concordo con Enrico Cerquiglini quando dice “Il mondo reale, con la congerie di problemi, di complicazioni, non trova spazio, se non come mondo “altro” da escludere o escludente.”
Grazie, Luca, ciao
Giovanni
Grazie a te Giovanni per esserti soffermato sulle splendide poesie di Penna. Il merito è suo. Io sono solo un divulgatore dei suoi versi… 😉
Un caro saluto
Notti d’estate, umori lucidi nello specchio intorno, e paesaggi intonanti i respiri: di madri ragazze, di fanciulli, di amore della sera..a volte sembrano ispirare pagine di “Diario ottuso”, della Rosselli, appena un pò, soltanto per certe visioni.
Grande Penna!
MPia
E’ sempre bello rileggere Penna! Grazie 🙂
@Grazie Maria Pia, sempre attenta dove c’è un grande poeta. La Rosselli è una grandissima.
@Grazie Simona; Penna, come i grandi poeti, è sempre illuminante da rileggere…
Un caro saluto
Comunico che Luca Baldoni (di cui abbiamo ospitato in estate alcuni inediti) è il vincitore del Premio Sandro Penna per l’inedito con Il Mio Custode.
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