Per brindare a # 2

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Ci sono, per fortuna, Christian De Sica, Boldi e Massimo Ghini; ma poi uno può andare a vedersi Lo Cascio, Gifuni, Scamarcio, Prayer, Rossi Stuart. Ascolti ancora Gino Paoli, magari Fossati (che noia che barba che barba che noia); però comprare compri Bersani, Niccolò Fabi, se sei già un po’ sgamato Joe Damiani. Allo stesso modo, niente vieta a nessuno di leggere Veronesi Veltroni cacciatori di aquiloni e camorristi in ordine sparso, però ben rasati e con mise stile campagne D&G fine 90s;

ma la narrativa italiana 2007 è Bizia Pinna, Paolo Colagrande, Valerio Aiolli e il semiesordiente Mattia Signorini, cuggìno prossimo della meravigliosa Silvia Nirigua (Un quarto di me, Padova, Meridiano Zero, 2006). Signorini è, come da foto, giovane e belloccio. Così sono le tre personae fictae di questo Lontano da ogni cosa (Milano, Salani, 2007). Alberto, Chiara e Stefano, più o meno suoi coetanei, cioè sotto i trent’anni, sono creature naturalmente intertestuali, che non ostentano ma neppure possono celare le mille e mille trame di romanzi film canzoni dipinti di cui sono intessuti. Così le loro storie e il più o meno plausibile- ma in realtà verosimigliantissimo – triangolo di sentimenti senza nome che li lega. Il tutto servito da un lessico sciolto ma non corrivo e da una sintassi di precisione chirurgica, con nessun cedimento ai dialoghi facili di tanti suoi coetanei. La foto di gruppo di questo libro anche un po’ (non tanto) corale, con qualche notevole caratterista, la scatta ovviamente Roberto “Che” Còggiola de la Repùblica Orientàl de Uruguay – e anche per questo si ribadisce qui e altrove che solo Antonio Feliciano Silva è grande.

44 pensieri su “Per brindare a # 2

  1. Marco

    Giovanni, in fondo, mi fa piacere che citi Paolo Colagrande perché il suo libro era stato recensito col mio su Tuttolibri da Sergio Pent. Come si dice, ci si assomiglia anche per vicinanza, e se questo è vero, allora…
    😀

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  2. giovannichoukhadarian

    La narrativa italiana 2007 sei anche tu, ma i tuoi colori e i tuoi timbri mi sono, come noto, meno affini di quelli del Cola, di Bizia (pur che non si monti la testa, vero), del giovanetto Signorini. E non capii, se debbo dire, l’accorpamento del tuo romanzo con “Fìdeg”, salvo considerarli tutt’e due, ma con davvero troppa facilità, nipotini od/ed pronipotini del c.d. postmoderno.

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  3. Gian Ruggero Manzoni

    Condivido appieno, Choukha, Signorini va oltre lo stereotipato generazionale che molto ha stancato. Interessante, invece, a mio avviso, l’operazione “sull’amore per la scrittuta” che ha fatto Marco Candida, che leggo nel commento sopra, nel suo “La mania per l’alfabeto”. Libro che ho gustato perché si distacca dalle solite storielle tipiche della sua età. Libro intelligente, che ha una sua solidità e delinea uno stile. Bene, grazie per come ci presenti il dovuto da un critico pari tuo.

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  4. giovannichoukhadarian

    Una delle possibilità di una scrittura come quella del Candida (ovvero direttamente della sua, tanto per fare i nomi e i cognomi, come si conviene alla critica militante) è lo slittamento verso il territorio che C. E. Gadda chiamava dell’automanustuprazione. L’amore per la scrittura non è in sé biasimevole, spesso lo diventa come lo diventano molti amori d’altra natura, no?

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  5. Gaja

    Lessi altrove di Mattia Signorini. Sono d’accordo con te, GC, e con GRM sugli stereotipi generazionali che inaridiscono la narrazione e ben lieta di leggere qualcosa che si discosti da questo cliché. Aggiungerei, a ciò che si ascolta, un paio di gucciniane “Vedi, cara” e “Vorrei”. Così mi gira, stamattina. E inneggio – non potrei non farlo, qui e ALTROVE! – al Còggiola e ad Antonio Feliciano (si pronuncia con la “c”, non con la “s” come qualche stolta ha fatto in precedenza!) Silva! p.s. Ai cuggìni no, non inneggio! Me ne guardo bene;-)

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  6. matteo

    Buon Chouckha che ci dici qual è la narrativa italiana dell’anno in corso.
    La narrativa italiana 2007.
    La narrativa italiana.
    La narrativa. Dov’è la narrativa? Dove ce la siamo persa? Ogni tanto viene fuori e accenna un timido saluto dopo di che scompare, resta qualche traccia, ma sulla sabbia. Al primo vento di scirocco, via, tutto cancellato.
    Attendo speranzoso qualcuno che la resusciti, spero non ci voglia un miracolo. Nel frattempo leggo Balzac e che dio mi perdoni se sono un lettore esigente, piuttosto lento e che si annoia con facilità.
    Posso parlare iberamente perché non devo favori a nessuno, né percepisco alcunché. So che queste mie parole faranno inalberare gli scrittori ma tant’è. Quanto più si è grandi tanto meno ci si risente, è una regola che ho imparato sul campo e di grandi ne ho conosciuti.
    E, pur non avendolo conosciuto, sono sicuro che è grande Antonio Feliciano Silva ed è grande anche, perché lo è e risulta evidente da come è riuscito e riesce a ritrarre i volti e il mondo, Roberto Còggiola.

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  7. Gian Ruggero Manzoni

    Può darsi, Choukha, ma consideriamo che è il suo primo romanzo (parlo di Candida) e può essere più che plausibile iniziare con una sorta di “dichiarazione di poetica”… del resto se ne fanno sempre meno, quando, invece, in tutto questo bailamme, forse necessiterebbero, al fine di inquadrare i “da dove” e “i fin dove” di un autore, ovviamente per poi lasciarle, le dichiarazioni, nelle prove successive, al fine di dare spazio a un flusso più depurato, che parli da sé… senza più il “balzello teoremico di un innamoramento”, come poi dici anche tu. Vedremo, quindi, anche se le fondamenta sono già state messe. Almeno non siamo di fronte a un bluff già d’inizio (da prima mano), o, meglio, usando un termine pocheristico, a un ‘buio’ d’azzardo, che poi spesso se non sempre si ritorce contro l’autore o pseudo tale… sempre se autore è, e non ‘carne allo sbaraglio’.

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  8. giovannichoukhadarian

    Matteo ha posto una delle questioni fondamentali: se si può leggere Balzac, perché Signorini (o Candida, o Philip Roth o chi per loro)? La risposta è contenuta nella domanda, come ovvio. In quanto alle dichiarazioni di poetica, non mi spiace affatto che se ne legga meno. Altro è il Suprematismo come modello della non rappresentazione, altro è il ciarpame parolaio che da quel testo è disceso per rami in gran parte invisibili.

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  9. Gian Ruggero Manzoni

    Ah ! E dopo questa ‘dichiarazione di poetica’ di Choukha si dia il via alle danze… 🙂 c’è molta ‘carne allo sbargalio’ sul fuoco… vediamo come cuocerla, se al sangue, media, ben o carbonizzata.

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  10. demetrio

    io credo che il libro di Marco non sia una dichiarazione di “poetica”, ma la narrazione di una ossessione. Poteva raccontare l’ossessione per gli aeroplani, quella per le stazioni dei treni, per le madonne delle chiese andaluse o per il fado.
    Marco ha raccontato qualcosa che ingoia il mondo, che non ti fa fare altro che “ritornare” a quello stato ossessivo.

    in questo senso è un libro assolutamente poco “gggiovane”.

    sul resto: perché leggere X Y Z se abbiamo Balzac?
    Io lo trovo di una snobberia paurosa. Se leggiamo Balzac e solo lui, spariscono dico a caso: Celine, Camus, Levi, Pavese, Ariosto, Cervantes, Montale etc etc… Non credo che Marco, ma neppure Roth o chi per loro, si credono Balzac. Scrivono. C’hanno cose da dire e le dicono.
    e come se dicessimo: perché pubblicare poesie su la poesia e lo spirito?
    In fin dei conti noi abbiamo Dante e Petrarca, che a dirla con Luzi, hanno praticamente esaurito tutto il “possibile” poetico

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  11. matteo

    Ma ovvio che Blazac era per dirne uno. Ci mancherebbe leggere il libro di uno solo. Appunto possiamo dire mettendoci dentro anche poesia e teatro: Celine, Camus, Levi, Pavese, Ariosto, Cervantes, Montale, Calvino, Proust, Tolstot, Dostojevski, Beckett, Cecov, Omero, Dante, Kafka e tutti quelli che volete, che ce n’è una fila interminabile. E’ proprio questo il punto, sono tantissimi e la vita non è eterna, quindi bisogna scegliere come impiegare il proprio tempo.
    Era un piccola provocazione, no? Per dire che forse certe robe che escono oggi sono già vecchie domani mentre altro ha ancora molto da dire e rimarrà nei secoli dei secoli. amen.
    La vita scorre in fretta perciò bisogna scegliere. E io faccio le mie scelte: per leggere un libro che non mi piace di oggi preferisco mollarlo a metà e leggermi ancora Dostojevski. Trattasi di tutto fuorché di snobbismo. Se l’editoria e gli scrittori lo capissero si pubblicherebbe meno si pubblicherebbe meglio. E andando indietro: scriviamo meno, scriviamo meglio. E soprattutto che si scriva sentendone davvero l’esigenza, perché urge una storia. Non così, tanto per esaudire i desideri dell’ego. Sarebbe meglio per tutti, autori e lettori.

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  12. Diablita

    Gloria fugace quella di molti giovani narratori. I più spariscono nel giro di un anno. Ma questo perché? Mi pare che abbiano poco da dire e poco vissuto da raccontare.

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  13. Scintilla Luz

    I giovani narratori che spariscono nel giro di un anno, magari poi tornano. Magari hanno da vivere un pò, costringere le proprie esperienze verso cose nuove, sviluppare, come suggerisce Matteo, un’altra impellenza, un altro irrinuniciabile bisogno di raccontare storie. Ma quelle, benchè già scritte dentro le cose, sono proprio difficili da stanare. Meister,obbligatissima. A Te va l’unico refrain dell’estate 2007 degno di essere menzionato “Toda gioia, toda beleza!”

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  14. giovannichoukhadarian

    A Demetrio, valoroso e assai lodato saggista, consiglio la lettura del combinato disposto di F. Bizia Pinna, “Per tutte le altre destinazioni”, Genova/Ancona, Quarup, 2007, e M. Signorini, “Lontano da ogni cosa”, Milano, Salani, 2007. Che i due titoli afferiscano a un campo semantico non affine, ma per la precisione del cielo e della terra soltanto UGUALE, qualcosa vorrà dire o no, ottimo Demetrio? Andare, camminare, muoversi. Non necessariamente on route 66, che è meglio, ma anche sulla Pontremolese. Moevéss!

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  15. demetrio

    Giovanni
    io non volevo mettere in discussione la tua personale scelta, ricordo ancora – ti faccio una proposta – le bellissime trimestrali di cassa che facevi su vibrisse. dico che tu sei un esempio, ad esempio, di chi oltre ad aver letto una buona dose di classici passa il suo tempo a leggere anche autori giovani, contemporanei, cercando di mettere su nuove riflessioni, cercando di fare critica, cercando di trovare voci nuove.

    se passiamo il giorno a dire a quanto era bravo Balzac o Rimbaud o Eliot… siamo apposto.

    faccio una confessione: io non ho letto niente di Proust e niente di James; il solo prendere in mano i loro libri e leggere le prime pagine mi fa desiderare di andare al tornio. Riconosco la loro grandezza, ma non rientrano nei miei gusti: questo mi permette di scrivere lo stesso o devo costringermi a leggerli?
    Oppure dato che amo Dostoevskij e Musil mi è dato di scrivere solo di certe cose e non di altre?

    d.

    ps.
    per quanto riguarda la gloria: quella non mi interessa, come Giovanni sa io scrivo per andare a mangiare dopo le presentazioni: il bello viene dopo, o no?

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  16. Carla

    auguri ai bellocci!
    è quì che si brinda?
    cin cin con del sassella del chiavennasco, gradite?
    Charlotte

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  17. matteo

    Le provocazioni, piccole o grandi sono provocazioni. Prendiamole come tali. E poi, de gustibus. A me scappa da andare al tornio con certa prosa del 2007. Una cosa è passare il tempo a dire quanto sono bravi Eliot e compagnia, altra è dire: la vita passa, il tempo è limitato e meglio morire non avendo letto Signorini che non avendo letto Beckett.
    La sostanza è: dove sono oggi i capolavori, le opere-mondo (parlo soprattutto dell’Italia)? Perché è già un po’ di tempo che non se ne vedono all’orizzonte? Oppure ci sono e non siamo in grado di scorgerli?

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  18. giovannichoukhadarian

    Antico lettore, e scettico q.b., delle Lezioni americane di Calvino, penso che le opere-mondo (lui le chiamava più modestamente iperromanzi: ma altro è essere figlio di un professore di epigrafia greca, altro di uno agronomo, e di fama internazionale) siano finite con “La vie: mode d’emploi” di Perec. Da lì in avanti, quel genere non è più praticabile, se non nella forma del pastiche admiratif: al modo che ha fatto, p.es., Leonardo Colombati in Perceber (Roma, 2006). La narrativa contemporanea deve battere altre strade, altrimenti è battuta in partenza dal Campionato di Wimbledon, dalle acciughe al verde, da Compay Segundo e, come ovvio, da Antonio Silva, che solo è grande e batte ogni narrativa possibile in ogni possibile caso.

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  19. matteo

    Ah Chouckha com’è disincantata la tua risposta.
    Hai detto bene chiamandomi “antico lettore”, antico e scettico. Eppure non sono del tutto d’accordo con te, amico mio. L’opera mondo ancora può venire, a patto di farla poggiare sulle spalle dei giganti. Ma anche stando al di qua dell’iperromanzo e per parlare di narrativa tout court le opere nuove sono spesso così sterili perché chi scrive non conosce gli antenati suoi, chi scrive non si sente epigono di nessuno. Trovo spesso nei “giovani” questa illusione di poter narrare semplicemente raccontando ciò che si vede o si sente. Vedere però non è sufficiente: è lo sguardo che conta e lo sguardo appartiene a un individuo che crea sulla carta un mondo nuovo, per farlo non basta conoscere “questo mondo” bisogna aver moltiplicato la propria esperienza leggendo molto e bene. Chi non l’ha fatto, chi non ha la forza e la capacità del demiurgo, dall’altro mondo, quello che sta fuori, viene fagocitato. E’ questo che capita spesso ed è per questo che poco, o niente, resta.

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  20. matteo

    Gentile Scintilla Luz, no non scrivo e mai ne ho sentito il desiderio. Però leggo volentieri che per me la lettura è un piacere fisico e mentale.

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  21. giovannichoukhadarian

    Matteo non scrive, l’antico lettore e non disincantato, ma annoiato ero io, al comm. nr. 21 ero io e le tue osservazioni sono condivisibili. Le condivido anche in quanto sono in linea con quanto scrivevo sul pastiche, che è forma poco praticata ma in realtà utilissima a ogni scrittura e scrittore.

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  22. matteo

    Choucka scusa se ho fraiteso. Mi è stato facile perché antico e scettico sono aggettivi che mi si confanno.

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  23. Scintilla Luz

    Va bene, gentili signori, farò tesoro dei Vostri interventi di lettori puntuali, disincantati e non. Allora, Meister, me lo leggo Signorini, giacchè mi fido ciecamente.A occhio sembrerebbe uno che se la tira…sbaglio o è un fighetto ligneo pure costui?

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  24. giovannichoukhadarian

    Scintilla, ma che mi dici? In ogni caso, quello era territorio presuntamente tuo (negato tuttavia in radice da un’ormai celebre notte multipla ai Murazzi). Signorini non se la mena: è che lo disegnano così. Matteo antico e scettico? Spero vivamente che no. La prosa di finzione richiede lettori disposti alla sospensione di qual essi vogliano credulità (da Wordsworth a E. T. la storia è quella – ma forse si comincia con Omero, chi lo sa, o Gilgamesh)

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  25. Scintilla Luz

    Scusa Meister, lo sai che quando si alza tanto il livello faccio di tutto per abbassarlo. Ave atque Vale.

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  26. giovannichoukhadarian

    Sempre tenendo in conto, gentile Fabrizio, che Harry Potter (o FedeMoccia per lui, e son 2 a caso), incontrano attese e speranze di lettura a noialtri magari ignote, tuttavia presenti. E’ sempre stato così, da che c’è uno scrìba e un lettore. Non si pensi, con un blog o un movimentino tipo il Vaffa dell’agiato cabarettista genovese, di sovvertire la storia della cultura.

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  27. ruggerosolmi

    a parte il cognome, darian mi sembra preparato alla bisogna. di spiegare come gira il fumo nelle patrie lettere. signorini sembra un modello di jean louis david, il capellologo.
    matteo ha qualcosa di femminile, ma magari è gay.
    saluti,
    rs

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  28. giovannichoukhadarian

    Solmi, dubito forte che Signorini sia gay. Credo di vederlo lunedì sera: debbo riportargli questa tua impressione, me ne dài cioè facoltà, o no?

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  29. giovannichoukhadarian

    Carlotto, abbassa gli istinti e fa’ un giro sul Myspace del Signorini. Te, che sei di sicuro un eterissimo, ma di quèli de féro, avrai di che farti ed/od rifarti la vista (ce n’è un 2-3 assai segnalande, per dire)

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  30. matteo

    no ruggerosolmi, matteo non è signorini. e viceversa. Il darian è un po’ distratto. Ha preso matteo per mattia.
    buon fine settimana a lei e a tutti.

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  31. ruggerosolmi

    mi chiami ruggero, o rugg, o ru. anche perchè così risparmia.
    grazie per il chiarimento.

    a meno che darian non abbia pensato al gayismo perchè i modelli del j.l.david sono gays. io non ci avevo pensato. ci penso ora. e vado a dormire anch’io.
    saluti,
    rs

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