Mi chiedi le ragioni, di Antonio Sabino

Nulla ci è rimasto per liberarci del nostro sangue
Attecchito alle giunture
Come un pezzo di carta bagnata
E tu, ingenua, mi chiedi le ragioni del mio agire?

Non capisci come sono spinto dai millenni,
da qualche scimmione invaghito delle stelle,
da qualche bertuccia rinsecchita al vento,
coperta da strati di concime, da ossa,
da altre scimmie venute dopo di lei,

Forse le mie ragioni le trovi belle allineate
In qualche teca di museo.

(Immagine: un olio su tela di Renato Mambor)

6 pensieri su “Mi chiedi le ragioni, di Antonio Sabino

  1. Gaja

    Mi associo a RS. Quadro splendido. Hai un gusto sopraffino in materia di immagini, FK.
    (deflagrante la poesia di Antonio Sabino: complimenti.)

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  2. Francesca E. Magni

    l’evoluzione della poesia la poesia dell’evoluzione! Sì d’accordo Darwin, ma non è ingenuo anche il poeta che spera di trovare le ragioni solo in una teca? E il gene egoista, i feromoni, i neuroni specchio? Un labirinto di livelli interni, esterni, metabolici, neuronali, sociali, psicologici, genetici, culturali, e non ultimi metereopatici…

    Complimenti, ingegnere, la tua poesia mi ha fatto pensare (anche!), non è passata senza segni

    fem
    P.S. forse è ingenuo sia chi chiede sia chi spiega (bho??)

    [Luis Bunuel: “La gente vuole sempre la spiegazione di tutto.” Postava fk qui il 23 agosto]

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  3. antonio Sabino

    Grazie a Gaja e a Francesca E. Magni per il commento. Le mie ragioni sotto una teca non vanno interpretate come le ragioni che penso io, ma come le ragioni del mio agire che pensano gli altri, dunque per questo è lei l’ingenua e non io. Grazie.
    Antonio

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  4. Francesca E. Magni

    ti ringrazio per avermi risposto e spero tu abbia perdonato la mia ingenuità di lettrice!!

    fem

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