La signora Vera dice che al venerdì si mangia il pesce. La signora Vera mi spiega che lei il venerdì cucina solo il pesce. E’ una questione di rispetto e tradizione, non si mangia la carne al venerdì, che è peccato.
-L’altra settimana ho fatto il merluzzo, oggi un bel capitone.
Allora la signora Vera ogni venerdì viene a dirmi del venerdì, del pesce e della carne, il pesce fa bene è leggero e mediterraneo. Oggi un bel capitone, che è festa.
In ogni caso al venerdì si fa spesa grossa e si sta in fila.
C’è un bambino alto uno sgabello che tocca cioccolati e cioccolatini e li vuole tutti. Poi fa segno uno col dito e sta lì col dito alzato a puntare il cioccolatino viola, la smorfia sulla faccia, il labbro molle e il corpo duro, vuole solo quel pacchettino.
Quando si chiude vorrei ringraziare e chiudere la porta con la catena. Dopo montare la tenda da deserto, allungare la stuoia, accendere il fornello e scaldare i fagioli aspettando i remagi.
Ogni venerdì la gente corre per le offerte. Tre per due, con l’acquisto di tre uno è gratis, la settimana dei peperoni, grande offerta del salame, cotto dodici euro al chilo, ciambelle pacco famiglia sedici ciambelle alla crema, vino buono a tre euro, la pastasciutta, tre pacchi di pastasciutta e uno te lo regaliamo.
I carrelli del cenone si riempiono di peperoni, salame, prosciutto, ciambelle, vino e pastasciutta.
Per il signore che sta arrivando cambia niente che è l’ultimo venerdì. Lui viene ogni giorno: un cartone di vino ogni giorno, al sabato due, puntuale.
-Buonasera signorina.
-Buonasera. Tanti auguri.
Esce col suo pacco e gli regalo la bottiglia di spumante, omaggio del detersivo per il pavimento, a lui anche senza il detersivo.
Quando si chiude io vorrei ringraziare e chiudere la porta con la catena, saltare sulla tavola, filare tra le corsie, i capelli dritti, gli occhiali da sole, il vento sulla faccia a surfare. Poi arrivare dalle birre, stappare quella più grossa e stendermi sotto una palma gonfiabile con alla cima la stella e la coda che lampeggia.
Alle sei di sera di ogni venerdì sera la gente arrivare arriva. Le carrozine, i passeggini e la valigetta.
Alle sei di sera dell’ultimo venerdì, gente ce n’è ancora di più, e ha fretta.
Fuori è buio. Noi siamo illuminati dentro, le facce delle donne belle con le creme, è caldo, la radio continua a suonare le sei canzoni dello stesso disco.
Dopo salterei sul banco del pesce, cambiare il disco, alzare il nuovo disco, il cornetto in mano, il vischio in testa, cantare le canzoni con tutte le parole fino all’ultima strofa, e sotto i fiori rossi a decorare il palco.
Arriva Grazia. Ha la testa piena di ricci la giacca di pelle e gli stivali.
Grazia di settimana preferisce mele verdi, formaggio magro, acqua senza il grasso, yogurt e minestroni. Poi certi venerdì cambia. Oggi Grazia è uno di quei venerdì che cambia. Bottiglia di vino, asparagi, fragole, affettato.
-Tutto bene?
-Tutto bene. Tanti auguri se non ci vediamo più.
E scappa con la sua spesa diversa dal solito.
Ci son delle facce che si vedono ogni giorno. Oggi la signora che lega il cane fuori ha detto che sto bene coi capelli nuovi. Poi è uscita e ha slegato il cane.
Con mortadella e salame aveva preso un cotechino, besciamella, un rotolo al cioccolato due bottiglie di aranciata e il detersivo per il pavimento. Non una foglia. Nel sacchetto le ho messo lo spumante regalo.
Quando si chiude la porta con la catena io vorrei passeggiare per le corsie, ammirare le cose belle in scatola con l’ombrello trasparente che para la neve, passeggiare col vino nel bicchiere della degustazione. Vorrei passeggiare col mio ospite e commentare che le polpette in scatola se non avessi paura le assaggerei. E poi apriamo un altro spumante, il salmone, i cuori di palma, il gelato col biscotto, il panettone solo per sputare i canditi.
E arriva l’ultima cliente, una ragazzina coi capelli blu e uno smalto per unghie in mano.
Le dico auguri. Lei risponde che bell’anno del cazzo.
Si abbassano le luci, si spengono le casse, si toglie il disco, si chiude la porta alle nostre spalle.
Noi usciamo da dietro e diciamo auguri senza guardare.
Sugli scaffali con le luci basse, sta notte cambia numero, le cose rimangono ferme.

il capodanno solitario è quello che preferisco, niente tre per due, niente cenone, niente cotechino e il giorno dopo è un giorno tutto nuovo, come ogni mattina.
bel racconto
elena f
descrivere è un genere a sé. personalmente, penso che necessiti di uno scatto finale, un colpo di reni. qui c’è. in altri scritti simili trovo la pura descrizione, che mi convince, sì, ma fino a un certo punto.
Sì, ottima chiusura.
Complimenti all’autrice.
ciao Gessica, ci sono arrivata tardi.
Mi piace sempre molto come scrivi, grazie